--La signora Schönfeld, dove sta?--domandò Pietro Laner alla portinaia
del numero 27.
--Scala grande, terzo piano, l'uscio a sinistra.
Il giovanotto salì lentamente, cacciando fuori il capo, per guardare
nel vano il giro ampio della ringhiera e ripetendo fra sè: terzo piano,
scala grande, l'uscio a sinistra. Quando fu su, l'uscio lo trovò
subito. C'era nel mezzo, in alto, un biglietto di visita:--Edita
Schönfeld--e sul nome una corona di contessa. Pietro Laner vide subito
anche il bottone lucente del campanello, ma non lo toccò. Prima si
spolverò le scarpe col fazzoletto, si abbottonò il paltò, si aggiustò
la cravatta, tirò fuori i guanti, si levò gli occhiali per ripulirli,
poi tornò a rimirare il bottone del campanello.... ma invece di
toccarlo, sospirò.
--Se l'andare lui dalla Schönfeld a cercar di Nora, non fosse stato
assolutamente "come si deve?" Se poi Nora si fosse arrabbiata?--E
rimaneva irresoluto dinanzi all'uscio, quando l'uscio, a un tratto, si
spalancò: era la cameriera, una bella ragazza, che aveva aperto ad un
garzone di caffettiere, il quale passò via portando sulle spalle un
gran cesto vuoto.
--Cerca della signora Schönfeld?--domandò la bella ragazza a Pietro
Laner.
--Vorrei sapere.... avrei da dire una parola, per parte di suo zio,
alla signorina Nora. È venuta oggi? è qui la signorina Nora?
--Sissignore; cioè credo: adesso andrò a vedere.--E la cameriera aprì
l'uscio del salotto, ch'era in faccia a quello dell'anticamera, e lo
richiuse in fretta, appena entrata.
Fu un attimo, ma in quell'attimo Pietro aveva veduto come in
un'apparizione, la Schönfeld e la Nora che sedevano sdraiate, quasi
abbracciate sul canapè. Aveva veduto il salotto pieno di fiori, i
tavolini pieni di dolci, di bottiglie: aveva veduto due signori che
scherzavano galantemente, e in quell'attimo aveva pur sentita anche la
voce di quello dei due più vicino a Nora, e che le offriva un
bicchierino di rosolio: una vocetta alta e tremula...:--Non mi dica di
no, signorina Eleonora!... Non mi dica di no!...--poi l'uscio si era
richiuso: tutto era sparito.
Ci fu subito nel salottino un gran silenzio, che durò qualche minuto.
Di là, certo, confabulavano a voce bassa. Poi tornò la cameriera, ma da
un'altra parte. La bella ragazza non aveva più la faccia sorridente:
era sossopra, aveva il broncio; dovevano averla strapazzata.
--Venga di qua,--disse sgarbatamente al giovanotto facendolo entrare in
una camera piena di vestiti, di sottane sulle seggiole, sul divano; e
in mezzo, sotto il baldacchino, un gran lettone di mogano, colla
coperta di lana azzurra, damascata.
--Viene subito!--e la cameriera, piantò il giovanotto e se ne andò
sbattendo le portine coi vetri a smeriglio.
--Per Dio!--mormorò Pietro Laner, sbuffando, battendo i piedi
furioso.--A noi due! Adesso a noi due, signorina Eleonora!
Nora non si fece aspettare: piombò in camera rossa, furente.
--Cosa c'è? Cosa vuoi? Cos'è successo?--domandò colla voce bassa, rotta
dalla collera.
Pietro Laner le afferrò un braccio e se la tirò vicino, addosso, per
fissarla bene in faccia.
--Chi sono quei due? Chi sono quei due? Chi sono quei due?
La gelosia, la collera, la passione, il dolore, rendevano terribile
quel povero diavolo, solitamente così innocuo, così timido.
La fanciulla, di primo colpo, ne rimase un po' impressionata; ma poi
riprese subito tutta la sua franchezza, tutta la sua audacia.
--Sono amici di Edita; e non seccarmi; e non venire in casa degli altri
a far scene, che non voglio rendermi ridicola! Non sei in montagna qui,
non sei in mezzo ai bifolchi, in mezzo a' tuoi villani!... Sei a
Milano, fra persone come si deve!--Poi, liberatosi il braccio ch'era
diventato bianco, violetto ai polsi, fra le mani del Laner, gli disse
di andar via subito: di andarla ad aspettare ai Giardini dinanzi al
Museo.
La collera dell'amata, indizio sicuro della sua innocenza,
quell'appuntamento ai Giardini che provava l'amore e l'arrendevolezza
di Nora, calmarono subito il giovane. E col tono sommesso di chi vuol
scusarsi, le raccontò che c'era stata una gran lite fra lui e il
Direttore e che si erano guastati per sempre.
--Ero venuto anche per questo; per dirti che in casa tua non ci metto
più i piedi.
--Lo zio è di primo impeto,--rispose la ragazza un'alzata di
spalle;--ma poi gli passa presto.
--Ma non passa a me, se non mi paga! Se non mi rende quello che mi
deve!... Non è per me che voglio la roba mia, quanto per te!... E poi
le zie non ti conoscono. Non possono sapere che tu sei.... tutt'altra
cosa.
Come faccio a dir loro "non ho più le ventimila lire e ho preso
moglie?" Preso moglie?... E chi hai preso?--La nipote di quella
canaglia che mi ha truffato!
Gli occhi di Nora si fecero torvi. In mezzo alla fronte rosea da
bambina, alla fronte tersa e lucente, si scavò una piccola ruga
sinistra, bianca, sottile come una cicatrice.
Pietro capì subito: si era lasciato trasportare e l'aveva offesa. La
ragazza, lei, poteva dire tutto il male possibile dello zio Matteo; ma
gli altri, Pietro Laner, no. Questi, come per scusarsi, raccontò
allora, ma più pacato, contenendosi, anche la scena di quella
mattina.--Di volo: zaff!--e le ultime dieci lire erano sparite. Non
aveva più niente; non aveva.... ancora fatto colazione.
--Va bene, va bene;--rispose Nora sempre seccata, sempre
imbronciata.--Aspettami ai Giardini, vicino al Museo. Omai bisogna
spiegarsi.--E borbottò ancora nell'andarsene stizzosamente:--Tant'è,
oggi o domani, bisogna spiegarsi!
--Spiegarsi?--pensava Pietro, girando attorno al gran fontanone
asciutto dinanzi al Museo, e voltandosi ogni tratto sperando di veder
la Nora entrare dai cancelli che apparivano tra i rami degli abeti, in
fondo al prato verdissimo.
--Avrà voluto dire: bisogna spiegarsi collo zio Matteo.--Ma Pietro non
era tranquillo. Si sentiva fiacco. Si sentiva addosso una irritabilità
dolorosa. Anche quel sole pallido, bigio, tristo era snervante.
--Ma chi erano quei due? Amici di Edita! Oh, quella Schönfeld!... come
l'avrebbe mandata al diavolo!
Tornò a voltarsi: essa non veniva ancora. I lunghi rami degli abeti e
delle magnolie e il prato verde formavano come un quadretto attorno ai
cancelli di ferro; ma il quadretto era vuoto: Nora non si vedeva.
Era stanco, sfinito, eppure avrebbe adoperata la poca forza che gli
rimaneva per strozzar qualcuno. Come erano uggiosi quei giardini! Tutto
vi era falso, artificiale; quella fontana senz'acqua, quei fiori troppo
rossi, quegli alberi e quei prati troppo verdi; persino quei bambini
infagottati, che parevano pupattole!--Si voltò ancora....
--Ah, finalmente!...
In mezzo al quadretto dai rami frondosi, in fondo al prato verdissimo,
c'era la bella figuretta blù, colla cravatta lilla e il berrettino di
lontra.--Era lei!--Tutto il giardino sembrò ravvivarsi.
Pietro andò ad aspettarla nel piccolo viale dopo il Museo, ma quando
Nora lo raggiunse, sempre diritta, col suo passo ritmico e sicuro,
Pietro non si ricordò di levarsi il cappello, sconvenienza che dava
tanto ai nervi a Nora.
I due giovani camminarono l'uno a fianco dell'altra, silenziosamente.
Il Laner voleva mostrarsi offeso, e Nora pensava come doveva
incominciare.
--Chi erano quei due?--domandò Pietro pel primo, colla voce cupa e
affondando il muso nel bavero alzato del paltò.
--Amici di Edita.
--Va bene; ma chi sono?
--Uno, il banchiere Kloss; l'altro.... il duca di Casalbara.
Al Laner, subito, montò il sangue alla testa. Il Casalbara, quel
decrepito damerino, gli era indifferente, ma il Kloss?... Il Kloss era
un vizioso, un dissoluto! Un vecchiaccio sudicio, osceno! Era una
vergogna, un'onta per una ragazza, soltanto l'averlo vicino. E smaniava
geloso, furibondo, perchè il Kloss, certamente doveva aver messo gli
occhi addosso a Nora. Perchè certo era per lei, per Nora, che andava
dalla Schönfeld!
Il Kloss! E non aveva avuto tempo, in quell'attimo, di riconoscerlo nel
salotto!... Meglio così. Se l'avesse visto con Nora.... Il Kloss vicino
a Nora!... Per Dio! Avrebbe commesso uno sproposito!
Nora, impassibile, camminava sempre diritta, affondando le mani nelle
tasche della giacchettina aperta, colla sua aria di sicurezza e di
sfida. Soltanto, con indifferente naturalezza, guardava di qua e di là,
per vedere se la gente, quei pochi che passeggiavano e quegli altri
seduti sulle panchine, notavano, osservavano le smanie di quel pazzo.
Pietro si sforzava di parlare a bassa voce: ma tutti dovevano
indovinare quel furore, dalla faccia stravolta, dal gestire concitato.
--Almeno.... faccia il piacere.... si ricordi.... siamo in mezzo alla
gente!--E Nora, con la voce armoniosa dal timbro infantile, non gli
disse altro. Il giovane la guardò, colpito da tanta freddezza, e le
disse con più calma, col tono risoluto di chi s'impone e ha diritto
d'imporsi:
--Ti proibisco, intendi bene, ti proibisco d'ora in poi, di mettere i
piedi in casa della Schönfeld. E se io vengo a sapere che il Kloss si è
trovato ancora con te o che ti ha ancora parlato,--anche una volta
sola,--quel giorno, ricordatelo bene, tu vai per la tua strada, ed io
per la mia.
--Pur troppo,--rispose la fanciulla con un sospiro ostentato,--pur
troppo!... È quello che bisogna fare.
La sua voce non ebbe un tremito, il suo volto rimase fresco e roseo.
--Come? Spiégati!... "Quello che bisogna fare?..." Perchè subito ti
arrabbi con me?...Sei in collera?--domandò il giovanotto andandole così
vicino, per vederla negli occhi, da sfiorarle, da toccarle il braccio
col suo braccio. E poi soggiunse con passione:--Parlo così per tuo
bene: perchè ti voglio bene e quel Kloss è capace di tutto!
Nora non rispose: continuò a camminare, sempre diritta, dimenandosi
elegantemente colla bella persona.
--Nora!... Nora!...--esclamò il povero ragazzo, con un'espressione
appassionata, disperata, in cui c'era tutta l'anima sua, tutta la vita
sua.
L'altra si fermò di colpo. Poi cominciò a parlare concitata,
agitatissima. Che quelli che passavano, o stavano seduti sulle
panchine, la guardassero pure: non le importava più niente. Le
importava di spiegarsi, di dir tutto, di finirla una buona volta!
--Guarda come son conciata!--e sollevando un po' la veste, mostrò la
scarpettina elegante, aggiustata con una pezzetta sul fianco.--Ho le
scarpe rotte: e queste sono le migliori. Guarda,--e gli mostrò gli
occhielli logori e la fodera rappezzata della giacchetta,--e non ne ho
un'altra. E nella mia camera manco di tutto; e anch'io stamattina non
ho fatto colazione: un po' di caffè col latte. E tutti i giorni il
tormento dei debiti; la paura di qualche scenata. E credi che io voglia
adattarmi a far sempre questa vita impossibile, da cani?... Ah no!
Piuttosto vado in America a cantar nei caffè!
--Certo,--esclamò il Laner, trionfante. Non gli aveva fatto impressione
la tirata dell'America: era una delle solite frasi, tanto per dire. Ma
era contento della collera di Nora, del suo sdegno che credeva tutto
rivolto ormai contro lo zio Matteo, e la vita "da cani" che lo zio
Matteo le faceva condurre.
--Certo! Hai ragione! Mille ragioni: bisogna finirla!
La ragazza capì subito lo sbaglio.
Come?... Crederesti che io voglia finire da una parte, per
ricominciarla dall'altra?... Piantare lo zio Matteo, aver dei
dispiaceri, sembrare un'ingrata, perchè? Per andare con un altro a fare
la stessa vita? Anzi peggio, perchè potrebbe capitare anche la miseria
dei bambini da allevare, da curare, da mantenere, per crepar d'inedia
tutti insieme!--No, caro mio, no!--Io sono una ragazza onesta e
preferisco dirtelo prima; finchè c'è tempo, per tutti e due. Io non mi
sento nata per i sacrifici, per gli eroismi, per stentare la vita tutti
i giorni; ma almeno, sono sincera, e ho il coraggio di dirlo prima,
francamente. Ti sembrerò cattiva, senza cuore, leggera, quello che
vuoi. Ma preferisco dirlo oggi, finchè tutti e due siamo liberi e
possiamo rimanere buoni amici, piuttosto che commettere, dopo, uno
sproposito, fare un colpo di testa, piantarci allora, un bel giorno,
quando fossi tua moglie, e non ci potessi più resistere.
--Dio! Dio! Dio! Ma era vero?--Pietro Laner la guardò.
Nora, accesa, rossa in viso, aveva le narici e le labbra frementi, il
petto ansante e in mezzo alla fronte la piccola ruga sinistra, bianca e
sottile come una cicatrice.
--Dio! Dio! Dio! Ma era vero? Era Nora, la Nori che parlava così? Tutto
era finito? E nel suo cuore, nella sua mente, quella parola "finito!
finito!" pareva ripetersi, diffondersi; pareva prorompere,
ripercuotersi nel vuoto:--Finito! Finito! Tutto era finito!... Dio!
Dio! Dio!--Non aveva più forza, non aveva più voce. Soltanto quella
parola, e l'idea tetra, accasciante, spaventosa.--Finito! Tutto era
finito!...--Una solitudine immensa, desolata. Più ancora del dolore,
della disperazione, era un senso cupo, profondo di sgomento. Morire!
Morire! Oh la consolazione di poter morire, di sprofondarsi lì, sotto
terra; di non vedere, non sentire, non soffrire più niente!
Il povero ragazzo, curvo, colla faccia dentro il bavero alzato del
paltò, tremava tutto convulsamente; quando voleva parlare le parole
rimanevano rotte dal batter dei denti. La guardò ancora, ancora....
colla vista oscurata dagli occhiali pieni di lacrime.
--Ma pure era lei.... Era Nora.... Nori, che camminava diritta, colla
persona alta, bella, che pareva come illuminata dallo splendore dei
capelli biondi. Era Nora, col passo ritmico e sicuro, risonante
nell'ombra quieta del viale, sotto i tigli, Nora, Nori che camminava
diritta, sempre diritta per la sua via, come il destino.
Pietro Laner, così misero, così infelice, si sentì vicino, accanto a
Nora, ancor più oscuro, più umile; e timidamente, ma con tutto il
fervore di quella grande angoscia, la pregò, la supplicò. Era la sua
divinità che pregava; era la sua Madonna sfolgorante; e le domandava la
grazia della vita.
--Ritorna buona!... Ritorna buona!... Ritorna la Nori, la mia Nori--e
aggiunse per smuovere la sua ragione, dopo aver tentato di toccarle il
cuore.--Lavorerò giorno e notte. E poi devo avere le ventimila lire.
--Ci vuol altro che le ventimila lire!--rispose Nora sorridendo
sdegnosa, con un'alzata di spalle.--Lavorare?... Tu poi, che non hai il
talento del mestiere, le risorse che può avere lo zio Matteo. Ci vuol
altro!
A questo punto fu tutta una sollevazione, una ribellione nell'animo di
Pietro. Egli sentì l'offesa ancora più forte del dolore.
--Ah no! Questo no! Non ho il talento di essere una canaglia come tuo
zio! Di essere un truffatore, un ladro, come tuo zio! E nemmeno di
essere "onesto" a modo tuo. Di quella onestà che tu vanti. Di quella
onestà che è una vergogna, una menzogna, un'infamia. Ah, l'ho capito il
tuo giuoco "onesto!" ho tutto indovinato.--Innamorato sì, lo sono
stato, ma imbecille no; imbecille mai!... Il tuo gioco e la tua onestà,
è visibile, è chiara, è sconcia! Ti eri messa d'accordo con tuo zio per
ingannarmi, e poi adesso mi pianti per i milioni del Kloss! Eccola la
verità! Ecco la tua onestà!... Per essere falsa, come tu sei stata
falsa con me, per trattar così bassamente dopo avermi tanto ingannato,
devi essere diventata, o stai per diventare, l'amante del Kloss! Sì!
L'amante del....
--Signor Laner!--intimò Nora con voce sommessa, ma così vibrata, da
fermarlo sull'attimo.--Signor Laner!--Era livida, contraffatta: lo
fissò cogli occhi torvi, saettanti la collera, il disprezzo, l'odio: lo
vide diventar pallido, esitare.... Lo fissò ancora, poi con un'alzata
di spalle, con un ultimo atto di disprezzo,--buon giorno!--borbottò
seccamente, beffardamente e se ne andò piantandolo solo.
Pietro rimase immobile, muto. Lungo il viale di tigli sentì dileguarsi
il fruscìo delle vesti, il rumor dei passi ritmici, sicuri. Si guardò
attorno come per cercarla.... Era solo. Non si mosse, non fece un
passo: rimase così, immobile e muto, senza una parola, senza una
lacrima.
Matteo Cantasirena declamava, lamentando le lunghe assenze di Nora.
--Oh, si figuri!--esclamava la Gioconda.--Comincia troppo presto a
predicare! Non sono ancora le due; fino alle cinque, verso l'ora di
pranzo, la signorina Nora non si lascia più vedere!
Ma il Cantasirena continuava lo stesso. Costretto a restare in casa
perchè gli era morto il _Rinnovatore_, e per paura dei "tirolesi", si
sfogava a predicare l'ordine, la morale e gli ideali. Colla veste da
camera color marrone, strascinando i lunghi cordoni rossi, passava dal
salotto alla cucina, e dalla cucina allo studio, sempre colla voce in
aria, declamando. Con Evelina, che continuava a scrivere il suo
Dizionario, si sfogava contro l'ingratitudine dei "patriotti viventi" e
ripeteva, forse per la ventesima volta: "Quell'asino del marchese
Duranti, in sospeso!... Ha sempre amoreggiato coll'Austria!...--Ma
procura di mettere un po' d'ordine su questa tavola. I piatti colle
bozze di stampa, il gatto colle mie note!" "_Ft!... Marche!_..." e Numa
spariva sotto il canapè, dopo aver ricevuto una staffilata forte, sulla
groppa, colla nappa e il cordone della veste da camera.
In cucina, il Direttore guardava nelle pentole, nelle casseruole; e con
un braccio attorno alla vita della Gioconda, e stringendo colla sua
affettuosità paterna il bel servone contro il petto, assaggiavano
insieme, sulla stessa forchetta, un pezzetto di stufato, o sorbivano il
consommé un po' per uno, nel mestolino. E negli intervalli egli
continuava a predicare contro "E-le-oo-nò-ra".
--Questo andare in giro tutto il santissimo giorno, senza che io sappia
dov'è, dove va, cosa fa, non è bello, non è decoroso, non è morale! La
gente fa presto a sparlare, e l'onore di una ragazza è subito
compromesso. Se quel tanghero del signor Laner non sa imporsi, non sa
mettere un po' d'ordine, ci penserò io. Vita nuova!
E diceva alla Gioconda che Eleonora non lo faceva presagir bene, perchè
mancava di idealità.--Senza ideale,--e intanto continuava a stringere
la serva,--l'arte diventa una fotografia, la famiglia, un albergo.
Poi, frugacchiando nello studio, gli tornava a ronzare nel cervello
quella certa idea che sarebbe stata davvero colossale.--La Navigazione
Cisalpina!--Perchè no?... Perchè no? Trovare un bel nome, che faccia
effetto, da mettere alla testa del Comitato. Trovare un argomento, una
ragione forte, incalzante per aver l'appoggio e anche i denari dal
governo....--una grande campagna elettorale per esempio, fatta nel nome
della "Navigazione Cisalpina" e con tutto l'esercito degli
interessati....
Ma il Comitato, il bel nome, il governo, la "Navigazione" gli facevano
risovvenire del più importante: delle cinquecento lire che gli doveva
mandare il Brunetti; e allora andava sull'uscio dello studio e si
metteva a gridare:
--Ma _Taddeum_! Quella tartaruga di _Taddeum_ è tornato sì o no?
Era la seconda volta che lo aveva mandato dal signor Brunetti. La
prima, con una lettera in cui gli diceva che gli mandasse, intanto,
anche solo quattrocento lire; poi un bigliettino:--Che si mettesse in
quattro, che si facesse in pezzi, ma almeno trecento, gli occorrevano
sul momento."
La Gioconda rispondeva che Taddeo non si era visto: il Direttore
pestava i piedi, sbatteva gli usci, e tornava a domandare di Eleonora e
tornava a predicare sulla condotta impossibile di quella ragazza senza
testa e senza cuore. E sempre ripeteva con forza: "senza cuore per
nessuno!"
Finì col sedersi vicino a Evelina, dopo aver cacciato _Numa_ fuori del
salotto, buttandogli dietro un vecchio ombrellino rotto.--_Ft!
Marche!_... Quella bestiaccia infingarda e golosa non la poteva
soffrire!
--Il marchese Duranti lo farò io!... E comincerò da suo padre, che ha
firmato il famoso manifesto a Francesco Giuseppe!--Poi, siccome aveva
volontà di sottoporre Evelina ad uno de' suoi soliti interrogatorii, di
quando non aveva altro da fare, prese via la penna dalle dita umide
della ragazza e abbassò il coperchio a molla del calamaio.
--Lascia un po' stare tutta quella gente! Una massa d'ingrati! Non val
la pena di metterli in luce. Piuttosto bisognerà dire alla signora
Eleonora, che invece di star fuori tutto il giorno, aiuti a mettere un
po' d'ordine in questo salotto: faccia qualche cosa anche lei, che
lavoriamo tutti!--Poi le domandò piano, rabbonito:
--Credi che Eleonora si trovi col Laner?
Evelina si tolse il _pince-nez_ per riposare gli occhi, e fissò lo zio
Matteo, sorridendo.
--Trovarsi col Laner?--Il Laner è in gran ribasso.
--Oh!... Questo mi fa piacere!--Cantasirena si tirò colla seggiola
ancor più dappresso ad Evelina.--Ce n'è un altro?
--Forse.
--Chi? Chi?...
La ragazza lanciò un'occhiata verso l'uscio della cucina: la Gioconda
poteva sentire.
Matteo si alzò maestosamente, e allacciandosi i cordoni della
vestaglia, col bel fiocco in mezzo al pancione, andò fin sull'uscio
della cucina.
--Gioconda! Non è tornato Taddeum?
--Nossignore.
--Quel Brunetti è un inconcludente. Un vero pasticcione. "Senza fallo!
Senza fallo!" e manca sempre ai propri impegni. Gente screditata! Non
trovano la miseria di cinquecento lire!
Finito di brontolare, chiuse l'uscio della cucina, chiuse pure quello
del salotto, e tornò a sedersi accanto all'Evelina, battendole colla
mano sulle ginocchia puntute e sottili come quelle di un ragazzetto.
--Chi è? Chi è?...
--Ce ne son due.
--Due?
--Ma non so qual è dei due quello che faccia davvero, o che sia il
preferito.
--E.... chi sono? Chi sono?
--Il duca di Casalbara e il banchiere Kloss.
I due nomi fecero una grande impressione: lo zio Matteo li ripetè quasi
macchinalmente, scandendo le sillabe.
--Il duca, il senatore Giovanni di Casalbara? Il banchiere, il
commendatore Francesco Kloss?...--Si alzò, accarezzò, prendendole fra
le sue mani, le guance in sudore di Evelina, e la baciò sui capelli
fini e radi, con tutto un mugolìo di tenerezza.
--Fanciulla mia cara! Raccontami tutto; tutto quanto, tutto quello che
sai!
Evelina non aveva molto da raccontare, perchè poco ne sapeva, e anche a
quel poco, era arrivata per induzione. La Nora era sospettosa, e stava
in guardia. Temeva forse che le volesse fare la spia con Pietro Laner!
Matteo Cantasirena la interruppe:--Dunque? Dunque? Cos'hai potuto
sapere?
Evelina raccontò che le erano venuti i primi sospetti, per il gran
cambiamento di Nora verso Pietro Laner: le era diventato uggioso,
antipatico....
--Ha ragione. Mi sono ingannato anch'io sul conto di quello spiantato!
--Sono stata attenta, e ho notato i due che passavano, ripassavano....
e quell'altra, che correva alla finestra e poi si vestiva in fretta,
scappava giù, in istrada.... e i due dietro, a braccetto.
--A braccetto?... Insieme?
--Insieme.
--Lettere?... Hai visto lettere?
--No.
--Ma si trovano? Si parlano?
--Credo.... dalla Schönfeld.
--Dalla Schönfeld?... Siamo a cavallo.
Certo, Matteo Cantasirena aveva subito pensato che quei due non avevano
messi gli occhi addosso alla "sua figliuola" con le più sante
intenzioni, ma non dubitava punto, ad onta delle precedenti invettive,
della testolina quadra, e dello spirito accorto di Nora. E intanto
c'era questo di guadagnato: il matrimonio con quel pezzente, taccagno,
del Laner andava in fumo.
Per guidare, e al caso far nascere gli eventi, c'era lui, lo zio
Matteo, che sarebbe stato ad occhi aperti. "Era una vera passione,
irresistibile?" E allora colle figliuole, col sangue di Matteo
Cantasirena non si scherza!--Era una semplice _flirtation_?--Il
Dizionario dei "Patriotti viventi" sarebbe stato messo a disposizione
del Casalbara e del Kloss... tedesco questi, ma non monta: patriotta
della finanza, della fratellanza fra i due popoli e poi, come
banchiere, patriotta.... internazionale!
--Ma che!--esclamò ad un tratto il Direttore, alzandosi e parlando
forte, benchè parlasse soltanto a sè stesso.--Ecco il nome, il bel nome
che può produrre un effetto magico!
In quel punto tornò Taddeo colla risposta del Brunetti. "Fino alle
cinque era impossibile, e anche alle cinque non era sicuro."
Il Direttore corse nello studio e scrisse in fretta un terzo
bigliettino.
"Finalmente, impegnando la vostra parola d'onore per il più scrupoloso
silenzio, posso mettervi a parte del segreto. Vi piacerebbe il nome del
senatore Giovanni di Casalbara? Oppure quello del commendatore, del
banchiere Francesco Kloss?--Non dite una parola. Pensate che la più
piccola imprudenza, può mandar tutto a monte. Vostro
"CANTASIRENA."
"P.S. Consegnate, sul momento, almeno duecento cinquanta lire. Non
dovevate promettere "senza fallo." In tal caso io avrei già provveduto
diversamente. Ora è troppo tardi. Col Casalbara e col Kloss devo
trovarmi oggi stesso alle quattro e mezzo. Salute."
--A gran carriera, dal signor Brunetti!--disse a Taddeo consegnandogli
la lettera:--prendi un brum: ti darò da pagarlo al ritorno.
"_Il duca Giovanni di Casalbara, senatore del regno!_" E già,
Cantasirena, vedeva quel nome, quei titoli in alto, sul grande
manifesto del Comitato; e già mentalmente, cominciava l'articolo: "Il
duca Giovanni di Casalbara, uno dei nomi più fulgidi e intemerati di
quel patriottico patriziato lombardo che alleato col popolo ha iniziato
le rivoluzioni, ha fatto l'Italia!" E al Governo e al Prefetto avrebbe
potuto far notare che la villa di Casalbara era a cavallo tra Primarole
e Castellanzo, i due collegi del Bonforti rompiscatole radicale, e del
Ghirlanda, rompiscatole socialista....
--E se invece era Francesco Kloss?... Bel nome anche quello del
Kloss!--Il commendatore Francesco Kloss.... "Una delle personalità più
spiccate, più reputate di quella onnipotente finanza tedesca, che
contribuì quanto la politica di Bismark alla solidità granitica
dell'Europa Centrale...."
Ma il Kloss gli accomodava molto meno del duca di Casalbara, anzi,
ripensandoci, non gli accomodava affatto.
Il Kloss era un tedesco: una zucca dura e una volpe fina. Era un uomo
capace di spendere centomila lire per cavarsi un capriccio.... che però
ne valesse almeno duecentomila. Invece, il duca di Casalbara, era di
tutt'altra pasta; era pasta assai più maneggevole. Vecchio, della
vecchia razza, avrebbe sposato anche la figlia del portinaio, quando si
fosse trattato di compiere un dovere.
Quel Kloss! Quel _filone_ di Kloss, gli veniva a rompere le tasche.
Cosa voleva fare? Cosa ci entrava lui? Maledetti i tedeschi!
L'invasione tedesca era più terribile adesso che prima del 59!
--Li abbiamo cacciati dalla porta con tanti sacrifici e ci sono entrati
dalla finestra, sempre per fare i loro interessi in casa
nostra!--Maledetti i tedeschi!
Intanto udì un fruscìo e il battere dei piedini nell'anticamera. Spiò
dall'uscio: era Nora.
Aspettò un momento, tornò ad allacciarsi i cordoni della veste, e poi
entrò nella saletta, tranquillamente.
Evelina era andata alla finestra per prendere un po' d'aria e per
vedere se "quell'altra" era tornata sola. Nora veniva allora
direttamente dai Giardini, dopo la scena con Pietro Laner: era ancora
sossopra, imbronciata, nervosa. Non voleva parlar con nessuno. Si
cacciò, rannicchiandosi, in un cantuccio del canapè.
Era il rimorso? Era un sentimento di compassione, di pietà?... Passato
il primo impeto dell'ira aveva sempre dinanzi agli occhi quella faccia
livida, contraffatta, straziata dal dolore. Che cosa avrebbe fatto?...
Piantato da lei? Senza più un soldo? Spogliato di tutto?... Oh, lo zio
Matteo aveva agito molto male con Pietro Laner!
--Sei stata dalla Schönfeld?--le domandò dopo un momento Cantasirena.
--Sì.--E la fanciulla seccata, imbronciata, non volendo più parlar con
nessuno, si ritirò, si rannicchiò ancora di più nel suo cantuccio.
--Hai visto Pietro Laner?
Nora rispose con un'alzata di spalle, e perchè capissero di lasciarla
in pace, prese dispettosamente un libro ch'era lì vicino e finse di
leggere.
--Hai visto Pietro Laner?--tornò a domandare lo zio Matteo.
--No....--Sì.
--No, sì,--esclamò Cantasirena ridendo.--Ce n'è per tutti i gusti!
Evelina se ne andò passo passo: voleva lasciar solo lo zio con
"quell'altra".
Mentre Evelina usciva, entrava Numa chetamente. Vedendo Cantasirena il
gatto si fermò, non si arrischiò di venire avanti. Rimase sotto la
seggiola attento, cogli occhi fissi che luccicavano.
--Io ti dirò una cosa sola,--disse Matteo Cantasirena, mettendo in
ordine lentamente le carte, i libri sparsi sulla tavola.--Nelle cose
serie della vita ricordati che hai uno zio, che diventa un padre.....
un padre amoroso. Quando hai bisogno di aiuto, di difesa, di consiglio,
eccomi qui, pronto, a braccia aperte. Tra i miei molti errori,--e
sospirò--ho avuto in abbondanza tutti quelli del cuore: è per questo
che non ho fatto fortuna; nel qual caso, sarei forse amato di più.
Ricordati: quando si ha una famiglia non si è mai soli nel mondo.
L'ideale della famiglia, dopo quello della patria, è il più alto, il
più puro. E quando non c'è ideale.... non c'è idealità. È inutile
dedicarsi all'arte, nemmeno all'arte gentile, appassionata del canto!
Matteo continuò a sospirare e a metter ordine nella roba del salotto.
_Numa_ si era arrischiato di venir fuori, dall'ombra. Accosciato,
diritto, in mezzo alla stanza, guardava il padrone e aspettava sempre
il momento di fare un salto, movendo, strisciando la coda per terra,
come una biscia.
A un tratto si fermò un brum, sotto la finestra.
--Taddeo! _Taddeum_ che ritorna!
Se quell'imbroglione del Brunetti gli aveva mancato ancora di parola,
era la volta che si disgustava davvero!...
Tutti erano un po' in ansia: Evelina tornò nel salotto; la Gioconda
corse ad aprire.
--E così? Ha risposto?--domandò il Direttore, aspettando Taddeo
sull'uscio.
--Sissignore!--Anche il vecchio soldato era allegro: pareva si
avanzasse ballando sulla gamba di legno, al suono delle medaglie.
--Qua, vediamo!--Il Direttore gli strappò la busta di mano. C'erano le
duecentocinquanta lire.
--Oh, alleluia!--esclamò la Gioconda avvicinandosi colle mani sui
fianchi, e aspettando la sua parte.
--Mi darai le venti lire per il dentista!--esclamò subito anche
Evelina. Essa, quando c'eran denari, ne domandava sempre, per il
dentista, il dottore, la farmacia Zambelletti.
--Uno alla volta! Uno alla volta! Mi raccomando! Il Direttore consegnò
subito cinquanta lire alla Gioconda.--Va bene? Va bene così?
La serva, senza rispondere, se ne andò via, contando i biglietti.
--Ecco le lire venti per il dentista.
--E tu?--domandò a Taddeo, vedendolo immobile, che lo guardava e
sorrideva.--Ah, per il brum!
--Per il brum.... e se potesse.... sono ancora in arretrato....
--Tutti, figliuolo mio, siamo in arretrato, cominciando dal Governo!
Per oggi ti darò venticinque lire, e paga la carrozza.
--Grazie, colonnello!--esclamò Taddeo, e presi i denari se ne andò in
fretta accompagnato dal tuc-tuc della gamba di legno, che batteva
sull'impiantito. Anche Evelina, avute le venti lire, era sparita.
Nel salotto erano rimasti soli Matteo Cantasirena e Nora. Questa si
alzò lentamente e gli andò vicino, sempre seria, sempre imbronciata.
--Anche tu?... Che cosa ti occorre?--le domandò lo zio sorridendo con
affabilità paterna.
_Numa_, fatto sicuro da quel ritorno di quiete, di pace, saltò sul
canapè e andò ad acchiocciolarsi nel cantuccio lasciato caldo da Nora.
--Tu non hai bisogno del dentista!... Per i guanti?... Per qualche
nastrino?
--No; per Pietro Laner,--rispose Nora seccamente.--Manda subito un po'
di quel danaro al signor Laner. Taddeo lo troverà ai Giardini o a casa
sua; se no, vada a cercarlo. Non ha da mangiare.
--Che?... Se stamattina mi ha date dieci lire?
--Non ha da mangiare. Erano le ultime.
--Le ultime? davvero?...--esclamò Matteo colpito sinceramente.--Quando
uno confessa di aver dieci lire, vuol dire che ne ha, almeno,
cinquanta! Quel Laner è sempre stato un uomo inverosimile, fantastico!
Tornò a chiamare Taddeo e gli diede cinquanta lire in una busta, per
Pietro Laner.
--Sarà ai Giardini o a casa sua. Prendi un brum e gira finchè lo hai
trovato.
--Va bene? Va bene così?...--tornò a domandare a Nora, quando furono
soli di nuovo. Poi contò i denari che gli eran rimasti.
--Appena cento lire!--Sospirò, soffiò.--Sempre così! Non so mai
misurare il cuore secondo le forze!