--Ohè, ce n'è un altro: il tappezziere che aspetta sul
portone!--avvertì la Gioconda cacciando dentro il capo nella saletta e
ridendo.--Metto fuori la bandiera?
Era questo un segnale convenuto: quando Cantasirena, ancora da lontano,
vedeva la bandiera alla finestra, faceva di colpo un _dietro-front_.
Ma Pietro Laner, al quale premeva come agli altri di non lasciar
scappare il Direttore, si oppose risolutamente.
--Ed io?...--esclamò con stizza tornando a tirar fuori e a mostrare fra
le dita il famoso biglietto da dieci lire.--Ed io?... Come fo colla
padrona di casa?
Piuttosto gli sarebbe andato incontro, per avvertirlo di girare di
bordo, e intanto lo avrebbe messo alle strette per il matrimonio, per
riavere le sue ventimila lire.... e per le due o trecento che gli
occorrevano al momento.
--Se vuole, le ha!--pensava il giovanotto.--Se vuole, può _far saltar
fuori_ le trecento e poi anche le ventimila!
Era credenza generale che Matteo Cantasirena, per quanto fosse
rovinato, avesse la bacchetta magica per far saltar fuori i quattrini.
--Se vuole le ha!--ripeteva Pietro Laner fra sè. Ma lo turbava l'idea
di trovarsi da solo a solo col Direttore. Costui avrebbe cominciato a
gridare, a strapazzare, oppure a piangere, ed egli sentiva che avrebbe
finito col lasciarsi abbindolare o col lasciarsi commuovere.
In casa, alla presenza di Evelina, della Gioconda sarebbe stato più
forte....
--_Se vuole, le ha!_--pensava pure il signor Brunetti, che aspettava in
anticamera, cominciando a sospettare di essere preso in giro.--Si
raccontavano certe farsette inventate da Matteo Cantasirena per
burlarsi dei creditori!
--Ah! Ah! ma con lui non c'era da scherzare! Non voleva perderci dieci
mila lire e far ridere la gente!--
Quasi a confermare i suoi dubbi, anche il fattorino della Faré si era
messo a brontolare: Aspetta, aspetta, accidenti! e mai non torna! Il
portinaio mi ha assicurato che era in casa!
L'altro lo guardò di traverso.
--In casa?
--Sissignore!
--In casa?... Per Dio!...--E con impeto, dopo aver bussato forte
all'uscio, si precipitò nella saletta:
--C'è o non c'è?
--Lo zio Matteo? Non è ancora tornato.
--Il portinaio, invece, assicura che c'è.
--No, non c'è!
--Eppure, lo ha ripetuto, adesso, anche al fattorino della Faré!
--Allora vuol dire che si sarà sbagliato,--rispondeva Evelina con
calma.
--Io mi sono sbagliato! Io sono stato un asino a fidarmi! Ad accettare
la firma del Direttore!--continuava il Brunetti gridando.--Se io non
facevo presto a pagare, avevo la cambiale protestata; ero compromesso,
rovinato!... Sono cattive azioni!... È una vergogna! Ma questa volta o
mi paga, o mi vendico!--e il pover'uomo, s'infuriava anche di più
perchè lo lasciavano dire senza troppo inquietarsi.
Infatti Evelina continuava a scrivere, Pietro Laner a correggere le
bozze, e la Gioconda lo stava a guardare col faccione tondo, beatamente
stupido.
--Mi vendicherò! Sì! Voglio vendicarmi! È una vergogna! È un'indegnità!
È un'infamia!--E la sua rabbia, la sua collera contro il Direttore era
arrivata a un punto tale che già gli dava dell'imbroglione, del ladro,
minacciandolo persino di farlo metter dentro, quando, a un tratto,
spalancatosi l'uscio dell'anticamera, ecco Matteo Cantasirena, proprio
lui, in persona, seguito dal fattorino della Faré, e da quell'altro--il
tappezziere--che gli faceva la posta sul portone.
--Ah, finalmente! Sono due ore che vi aspetto!--Gli occhi del signor
Brunetti erano ancora stravolti dall'ira, ma il tono della voce era già
cambiato.
Matteo Cantasirena, acceso in volto, il cappello all'indietro, l'ampio
soprabitone svolazzante, era tutto pieno di pacchi e pacchetti e
cartocci di roba; e nella stessa mano che teneva la canna dal pomo
d'argento, aveva un bel mazzo di fiori.
Egli rimase muto un istante, guardandosi attorno come smarrito, come
invocando un conforto, poi a un tratto esclamò con grande dolore e
insieme con grande espansione:
--Ah, Brunetti, Brunetti mio! Non sapete la disgrazia? Evelina,
Evelina! Sai chi è morto?
Tutti, meno Evelina, rimasero sorpresi, guardando il Direttore.
Chi era morto?
Il signor Brunetti, borbottò con un'alzata di spalle:--Altro che i
morti! Con voi, sono i vivi da compiangere!
Ma lì per lì, anche il signor Brunetti era rimasto interdetto e
aspettava ansioso la gran notizia.
--Adesso, all'ufficio del giornale, ho ricevuto il dispaccio da
Roma!... Dal Presidente della Camera!...
E Cantasirena dopo consegnato il bastone e i fiori alla Gioconda, colla
mano rimasta libera cercava il dispaccio nelle tasche, senza mai
riuscire a trovarlo.
--È una perdita incalcolabile! Uno dei grandi lutti della patria!... Lo
amavo come un fratello!... Lo veneravo come un secondo padre!
--Eh! avanti!--borbottò di nuovo il signor Brunetti. Ma intanto, per
via di quel dispaccio del Presidente della Camera, pensava che a Roma
il Direttore, era sempre potente.
--Fuori!
Cantasirena aspettò: voleva prima raccogliere tutto il suo dolore,
tutta la sua forza, poi:--È morto il capitano Fara-Bon,--tuonò col
vocione rotondo, sonoro, e lanciò quel _Bon_ proprio come una
cannonata!
Pietro Laner, il Brunetti, il tappezziere, il fattorino si guardarono
l'un l'altro sbalorditi.
Il capitano Fara-Bon?... Chi era il capitano Fara-Bon?
--Un magnanimo! Uno dei più gentili e forti patriotti d'Italia!
Nell'epoca memoranda dei processi, siamo scappati insieme. Nel 66 è
stato ferito in vece mia, per miracolo! D'ideali sinceramente
repubblicani, accettò con lealtà la monarchia, e sdegnando l'inerzia
passiva degli inoperosi, andò ad occupare un posto eminente al
Ministero dei Lavori Pubblici. Era uno dei più illustri discepoli del
massimo Paleocapa. Io conservo un suo progetto: La _Navigazione
Cisalpina_!--Brunetti! Caro Brunetti! Ecco una grande idea!... Morto!
Malattia di cuore!... Mah, il cuore, il cuore!... Non perdona ai
generosi!
Cantasirena non tuonava più, sospirava, gemeva, era commosso, aveva le
lacrime agli occhi, e mentre tesseva gli elogi dell'anima grande del
compianto Fara-Bon, si vuotava le tasche dei pacchi, dei pacchetti, dei
cartocci di roba, e a mano a mano li ammucchiava nel grembiule che la
Gioconda gli teneva spiegato davanti.
Era una formetta di cacio, una scatoletta di presciutto, un mezzo
pasticcio di Strasburgo, poi ancora dell'altra roba, avvolta nella
bella carta rosa e gialla, coi nastrini azzurri.... _Numa_,
riconoscente, passava, ripassava fra le gambe del Direttore,
strisciando, sfiorandole colla schiena e rizzando la coda.
Il capitano Fara-Bon era realmente esistito ed era morto in quei
giorni; ma Cantasirena non aveva ricevuto il dispaccio al _Rinnovatore_
e tanto meno gli era stato mandato dal Presidente della Camera. Quella
mattina egli non s'era fatto vedere all'ufficio; non voleva cadere in
mano ai nemici, ai "tirolesi". Taddeo, una specie di portiere e di
fattorino, che con una gamba di legno arrivava sempre in ritardo e che
egli perciò chiamava _Teddeum_, gli aveva portato le lettere, i
giornali al Circolo dei Superstiti; e appunto colà gli era capitata
sott'occhio la notizia nel dare un'occhiata al _Fracassa_.
--Povero Fara-Bon! Un bell'originale!
E si ricordò pure di un certo progetto del capitano, di una serie di
articoli che gli aveva mandato sulle _Vie acquee dell'Italia
Settentrionale_ e che non aveva mai potuto pubblicare per mancanza di
spazio.
La _Navigazione Cisalpina_! Perchè no?... Potrebbe essere una grande
idea per far denari! Trovare un bel nome da mettere alla testa del
Comitato.... e avanti!... Povero Fara-Bon!...
Ma poi non ci pensò più. Aveva tanti fastidi, tante seccature; la
macchina della tipografia sotto sequestro.... Quanta ingratitudine
nella _Costituzionale_!
Come fare?... Restar chiuso in casa?... Sì; non farsi vedere da nessuno
e far rispondere ai seccatori:--Il Direttore è partito per
Roma!--Intanto avrebbe mandato in giro _Teddeum_ con parecchie lettere
dai patriotti viventi, dagli amici politici.... qualcheduno avrebbe
risposto! E poi non ci doveva essere al "Manzoni" l'opera nuova di un
nobile veronese?
Si cacciò in un brum e andò a fare le sue provviste per la colazione e
per il pranzo. Chi sa? Avrebbe potuto cavarsela bene!--E il suo viaggio
a Roma?... Perchè non ci sarebbe andato davvero?... Sicuro! Domani!
A poco a poco aveva cominciato a rianimarsi, aveva già ripreso un po'
del suo buon umore, quando, fatalità, si accorse troppo tardi per poter
tornare indietro, che i tirolesi invece di aspettarlo al _Rinnovatore_
lo aspettavano a casa....
La carrozza si era fermata proprio dinanzi alla porta e il tappezziere
gli era corso incontro aiutandolo a smontare.
--Grazie, caro Vergani! Sono tutto sconvolto! Ah, che disgrazia!--Su di
corsa per le scale, e l'altro dietro. Ma di sopra non c'era
quell'ignorante maleducato del Brunetti?... Quel seccatore indiscreto
di Pietro Laner?...
--Ah, che disgrazia! Ah, povero Fara-Bon!
E dopo che la Gioconda, seguita da _Numa_, era tornata in cucina colle
provviste, quando tutti stavano per riaversi dal primo sbalordimento di
quella gran notizia, Matteo Cantasirena ebbe un impeto di collera
contro Pietro Laner:
--Vi trovo qui ancora, voi?... E vi ho proibito di venire dalle mie
figliuole quando non sono in casa!
Il giovanotto, in quel momento, e in presenza d'altre persone, non si
aspettava il rimprovero; rimase un po' sconcertato.
--Ma.... avevo da parlarle....
--Ragione di più per venire all'ufficio.
--Ma....
--Basta così! Ormai ci siete: per questa volta passi! Vi serva di
regola in avvenire!... E i fiori?... Gioconda!... Gioconda!... Voi,
Pietro, che avete la passione dei fiori, fatene un bel mazzo per la mia
Eleonora! Ahuf! Non ne posso più! È una giornata delle più tremende!...
Ah, povero Fara-Bon! È un chiodo fisso qui,--e rivolgendosi al Brunetti
si picchiava forte l'indice teso contro la fronte,--un chiodo qui! qui!
qui!
Poi, appena uscito il Laner in cerca dei fiori, andò a baciare Evelina,
correndo coll'occhio sulle cartelle.
--Il marchese Duranti? Niente Duranti! Sospeso! Teniamolo in sospeso!
Gli ho scritto e non mi ha risposto: l'ho incontrato e ha finto di non
vedermi! Ah, ah! Ma io gli domanderò alla prima occasione:--È diventato
orbo lei, o è diventato asino?...--Ah, Brunetti, quanta ingratitudine!
Tutta gente fatta da me, creata da me, che io ho messo all'onore del
mondo! Mi credono un uomo finito, morto, perchè ho avuto le mie buone
ragioni per far morire il _Rinnovatore_! Ma io sono ancora vivo! Ve ne
accorgerete, signori! Alle otto e trenta,--guardò l'orologio,--parto
per Roma.
--Parte?... Per Roma?...--esclamò il Brunetti.
--Se vi occorre qualche cosa, siamo a vostra disposizione!--rispose
Matteo, socchiudendo gli occhi e inchinandosi leggermente, con un
sorriso olimpico di protezione.
--Parte per Roma?... E la cambiale?
--Precedetemi nel mio studio. Faccio vedere qui al signor Vergani come
mi ha servito colla camera da letto, e sono subito da voi.
Ma nel voltarsi per chiamare il Vergani, che a quelle parole era
rimasto attonito, si trovò faccia a faccia col fattorino della Faré.
--Voi chi siete? Che volete? Cosa fate qui?
Il pover'uomo, intimidito, gli presentò il conto nella busta gialla.
--Trenta lire?... Ma questa signora Faré è sull'orlo del fallimento, se
ha bisogno di trenta lire! Ma io devo pagarne trentamila, centomila
delle lire, e ho diritto di non essere seccato, molestato per simili
pezzenterie! Gioconda! Ma Gioconda!--gridò più forte,--perchè mi lasci
venire fra i piedi tutta questa gentaglia? Passate al giornale! Andate
dal Bizzarelli! Andate dal mio amministratore! Via!
E il fattorino corse via davvero, senza farselo dire due volte.
Cantasirena, sbuffando, teneva una mano sul pancione ansante, come per
rimetterlo in calma, e coll'altra, preso un fazzoletto, si asciugava il
sudore.
--Seccatori insistenti! Morti di fame!--Poi avvicinandosi, ancora colla
voce rotta, oppressa, chiamò il tappezziere:--Sono con lei.... signor
Vergani....--ma quando fu sull'uscio si fermò d'un tratto per
raccomandare al Brunetti di non andarsene.--Sentirete! Una grande
idea!... Aspettatemi nello studio!
--Non vado via, no!--rispose l'altro di malumore, quasi con minaccia.
Ma oramai anche il Brunetti non era più quello di prima. Erano tutti
più quieti, più calmi. Il bel faccione aperto, geniale, simpatico, la
sicurezza di Cantasirena, la sua alterezza, le sue espansioni, le sue
minacce, le sue collere, avevano ottenuto il solito effetto.
Tutti credevano di trovarlo avvilito, disfatto, supplichevole, e invece
non si era mostrato dolente altro che per la morte del capitano
Fara-Bon; e un uomo che si dispera per un amico morto, non può essere
lui stesso _in extremis_!--Ma che! Matteo Cantasirena era sempre vivo,
sempre forte! Aveva troppo talento! Conosceva i segreti di troppa
gente!
E anche quei pacchi e pacchetti e cartocci di ghiottonerie,
contribuivano pure a tranquillare gli animi, sebbene ognuno fosse
sicuro che li aveva presi senza pagare. Tutta quella roba l'avrebbe
mangiata il Direttore, ma faceva bene e riconfortava anche i suoi
creditori.
E poi, il viaggio a Roma?...
Anche il tappezziere che gli aveva venduto il mobilio della camera da
letto e aspettava da un anno senza aver visto il becco d'un quattrino,
avrebbe aspettato, diamine! il suo ritorno da Roma. Anzi, si scusò per
il tarlo che qua e là cominciava a farsi vedere.
--Che vuole? Anche noi siamo i primi ad essere ingannati!--Gli promise
che gli avrebbe mandato subito uno de' suoi migliori operai e che in un
paio di giorni gli avrebbe rimesso tutto a nuovo.
E Matteo Cantasirena, sorridente, bonario, godeva a perdersi in
chiacchiere con quel brav'uomo e gli domandava il prezzo, l'ultimo
prezzo di un salottino "completo" che voleva regalare a Eleonora per la
sua festa.--Ma di colpo, si ricordò che aveva ancora da pagare il brum,
e allora lasciò andar via il tappezziere per correre in cerca della
Gioconda.
La Gioconda era in cucina; aveva già assaggiato e riposto il pasticcio,
e mangiava adagio una fetta di presciutto, colorita e sottile come una
foglia di rosa. Appoggiata col dorso alla finestra, si godeva nel
sentirsi scaldare a poco a poco dal sole tepido d'aprile e cogli occhi
imbambolati guardava Pietro Laner.
Com'era bravo nel preparare i mazzi di fiori! Ma il giovanotto pareva
insensibile all'ammirazione della serva: era serio e triste.
Oh, in quei fiori quante memorie delle sue Alpi, quanti ricordi della
sua vita semplice e tranquilla!... Oh le larghe felci strane e selvagge
e il capelvenere gentile! Quando era ragazzo, nella solennità del mese
di Maria, aiutato dalla zia Angela e dalla zia Rosa egli adornava,
copriva di felci e di capelvenere tutto il piccolo Santuario della
Crodarossa!... Oh i bei ciclamini.... Come ne erano fiorite le
stradicciuole ombrose e fresche di Selvapiana!...
--Gioconda!... Paga il brum!
La Gioconda lo guardò, rise, e gli rispose mangiando:
--Aspettavo anch'io il suo ritorno, signor padrone, per andare a far la
spesa.
Matteo si fermò di colpo e la guardò maravigliato.
--Possibile?...
L'altra, senza esser vista dal Laner, che intento ai fiori le voltava
le spalle, si soffiò adagio sul palmo della mano, come aveva fatto
prima colla signorina Nora.
--Voi, Pietro,--esclamò vivamente Cantasirena:--Datemi degli spiccioli,
della moneta! Non ho avuto tempo di passare dal mio amministratore.
Il povero giovane si sentì venire i sudori freddi. Lasciò il mazzo sul
tavolo e gli corse vicino, balbettando colle labbra pallide, tremanti e
colle lacrime nella gola:--Non ho più niente! Ho la padrona....
l'affitto, tutto da pagare, e non ho più niente! Non ho più che
questo!--E quasi a testimoniare le sue angustie, la sua miseria, si
levò dal taschino il biglietto sudicio, ripiegato:--Non ho più altro
che dieci lire!--Cantasirena glielo prese al volo, colle dita rapide
come la linguetta del rospo.
--Eh, credete che ce ne vogliano cento per pagare il brum?... Prendi,
Gioconda; gli dai due lire colla mancia.
E la Gioconda, intascate le dieci lire, se la svignò con insolita
prestezza.
--Voi,--disse Cantasirena a Pietro Laner,--aspettatemi pure. Vado un
momento dal Brunetti; poi vi darò due righe per il Bizzarelli--fece per
andarsene; l'altro l'afferrò per un braccio.
--Che Bizzarelli! Che amministratore! Ma vuol darla ad intendere anche
a me? Il povero Bizzarelli è un suo creditore come gli altri! Lei lo ha
rovinato come gli altri!
--Diventate matto?--esclamò Cantasirena. Così, all'improvviso, era
rimasto spaventato dal pallore, dagli occhi torvi, dalla collera di
Pietro Laner; ma riprese subito il sopravvento, e divincolandosi con
forza, riuscì a sciogliersi dalla stretta e a buttare Pietro Laner due
o tre passi lontano.
--Osate mancarmi di rispetto?... Badate a voi! Sarà la mia Eleonora,
lei stessa, che vi scaccerà da questa casa!... Malcreato!--e soffiando
e sbuffando, maestoso nel suo sdegno, nel suo disprezzo, Matteo
Cantasirena voltò le spalle al povero diavolo rimasto come annichilito,
spaventato, andò nello studio a raggiungere il Brunetti, e gli comparve
dinanzi sorridente e più espansivo che mai.
--Caro amico, da un grande dolore, una grande idea!--e siccome l'altro,
stizzito, voleva interromperlo, voleva dirgli prima il fatto suo,
gl'impose di tacere scotendo le due mani aperte, con una gravità
solenne e misteriosa.
--Ssst! Da un gran dolore una grande idea! Voi lo meritate; mi siete
sempre stato amico, ho sempre trovato in voi un gentiluomo, vi offro
una fortuna. Nessuno potrà mai disconoscere due grandi qualità a Matteo
Cantasirena: la memoria e il cuore. Così non avessi avuto cuore e
ideali troppo alti!--Avrei dei milioni, invece di avere dei....
nemici!--Ma basta! Avanti i giovani a disfare l'Italia che noi abbiamo
fatta, con tanti sacrifici, guadagnando, per conto mio, che cosa?... un
rimorso!--Il rimorso, se crepo domani, di lasciare le mie figliuole
senza un soldo! Ho lavorato abbastanza per gli altri e quando
l'ingratitudine del mio partito....
--Finiamola--interruppe il Brunetti seccato, irritato.--Lei mi ha fatto
una porcheria!
E rotto il freno per la stessa violenza della parola bassa, triviale
che gli era sfuggita, accendendosi in viso, ricordando a un tratto la
ragione della sua collera e perciò a mano a mano infuriandosi sempre di
più,--lei mi ha truffato,--gli gridò colla voce soffocata,
strozzata,--mi ha truffato!... Ladro!
Matteo Cantasirena alzò le braccia barcollando, come un uomo sul quale
è stata tirata una schioppettata, e trascinandosi andò a cadere di peso
sul seggiolone della scrivania soffiando, singhiozzando, gemendo, con
un sordo mugolìo del pancione ansimante.
--Anche voi!... Mi coprite di fango!... Anche voi!... L'amico!... La
mia fede ultima.... superstite!--Guai ai vinti! Guai!--Poi, a un tratto
si riscosse, si rianimò, come avesse preso una terribile risoluzione, e
cominciò a cercare, a frugare nei cassetti....--So!... So!... So che
cosa mi resta a fare!--Tutto è pronto!--e trovato un _revolver_ glielo
mostrò.--Vedete? È un dono, una memoria di Nino Bixio! Povero Nino! Se
avesse potuto immaginare che il suo Matteo, colui che lo ha sempre
difeso strenuamente....--E a questo punto non potè più contenersi, e
scoppiò in lacrime, in vere lacrime.
Il Brunetti gli si avvicinò; credeva, non credeva, ma anche senza
volerlo si sentiva commosso.
--Coll'ammazzarsi non si pagano i debiti,--brontolò col suo modo
burbero.
--Ma in eredità a quelle due disgraziate lascierò un nome intemerato!
--Sono spropositi; cogli spropositi non si paga nessuno!
--Siete voi che non mi lasciate nè il modo nè il tempo di pagare! Io
ero disposto a rendervi il cento per cento! Siete voi che mi avete
ammazzato, con una parola! Ladro! Il colonnello Cantasirena!... ladro!
E improvvisamente impugnò di nuovo il _revolver_: ma il Brunetti fu
pronto e glielo strappò di mano.
--È anche il suo modo di trattare che mi ha offeso, che mi ha fatto
andare in bestia. Tante preghiere, tante promesse, tanti giuramenti per
aver la firma, e dopo non farsi più vivo! Almeno avvertirmi che non
poteva pagare!
--Ho sempre sperato.... fino all'ultimo momento.
--E se mi protestavano la cambiale?
--Dopo il protesto ci sono ancora cinque giorni.
--Grazie! Ma il discredito è la rovina per chi è nel commercio! Io ho
bisogno di farmi una posizione! Ho una famiglia, dei figli....--e anche
al povero signor Brunetti venivano le lacrime agli occhi.
L'altro lo guardava attonito.
--Ma l'avete pagata sì o no?
--Sicuro, che l'ho pagata!
--E allora di che cosa vi lamentate, santissimo Iddio!--esclamò
Cantasirena con un'alzata di spalle.--Non correte più nessun pericolo!
--Ma l'ho dovuta pagare io e toccava a lei!--replicò il Brunetti
sbalordito dalla logica del Direttore.--Io ho dovuto correre come un
matto per trovare le diecimila lire e farmi strozzare.
--Tranne per il disturbo che vi siete preso, e del quale vi sono
gratissimo, per tutto il resto voi non dovete perdere nemmeno un
centesimo.--Io vi farò subito un nuovo effetto che voi potrete
scontare.
--Sicuro, se ci metterò la mia firma; come l'altro. E per essere da
capo con lo spavento di un protesto! No, no; lei mi rilascierà una
cambiale e la terrò io nel mio portafoglio: ma si ricordi, alla
scadenza non voglio chiacchiere!
--Come volete,--rispose Cantasirena, affermando anche col capo, con
gentile accondiscendenza.--Del resto, caro Brunetti, credete ai vecchi!
Il commercio, non è un giuoco d'azzardo: bisogna mantenersi calmi per
essere avveduti. Voi siete troppo diffidente, e vi lasciate troppo
impressionare. Ma pensate, benedett'uomo, quanti dolori, quante
disgrazie vere ci piombano addosso tutti i giorni, senza andarne a
pescare delle immaginarie e farci del cattivo sangue anche per quelle
che ci potrebbero capitare! È il vostro difetto; è un difetto che vi fa
danno, appunto per il credito del quale dite di aver bisogno. Vi vedono
spaventato? Anche gli altri si spaventano. È naturale!--Poi, cambiando
tono di voce e avanzandosi sul seggiolone gli domandò a
bruciapelo:--Volete guadagnare centomila lire?
--Io?
--Sì, voi. E mettere il vostro nome in evidenza? E concorrere ad
un'opera colossale, che formerà la ricchezza e sarà la gloria del
paese?
--Lei, tutti i giorni, ne inventa una nuova!--brontolò il Brunetti con un
atto di stizza; ma invece di andarsene, sedette sopra uno sgabello che era
accanto alla scrivania, vicino al Direttore. Questi, sdraiandosi,
allungandosi nel seggiolone e con un colpo forte battendo il palmo delle
mani grasse sui bracciuoli, ripetè ancora, socchiudendo gli occhi,
sorridendo con un fare da milionario, da Rothschild:--Cento-mila-lire!
--Tutti i giorni ne inventa una nuova!--tornò a ripetere il Brunetti a
mezza voce, allungando il collo: non voleva credere, ma voleva sentire.
Cantasirena si voltò, si rivoltò, rimanendo lungo sdraiato come fosse
in letto, e guardò il Brunetti senza parlare; poi cominciò a fare i
suoi sfoghi, le sue confidenze:
--Il giornale, omai, era ridotto un semplice notiziario, una serie di
dispacci. Non lo si faceva più col talento, ma coi denari: poteva avere
ancora una grande diffusione, ma aveva perduta ogni influenza.--In
politica?... Appassionarsi? Lottare? Combattere? Per chi?--Piccoli
galantuomini, poveri d'ingegno, piccoli marioli privi d'audacia. Non un
popolo di liberi, ma di liberti, sempre in cerca di un nuovo
padrone.--E la rappresentanza nazionale? Non più un Desmoulins, appena
qualche Mirabeau senza eloquenza!--E in arte? La macchinetta delle
fotografie istantanee, sostituita ai voli, alle creazioni del
genio!--Caro Brunetti, io mi ritiro dal giornalismo, dalla politica:
sono vecchio e non ho più tempo da perdere. Voglio migliorare la mia
condizione; lasciare uno stato alle mie figliuole, e il mio nome alla
gratitudine di un popolo.
Ci fu un momento di pausa, poi rizzandosi a un tratto più alto, più
largo, più maestoso:
--Volete stare con me? Da un grande dolore..., una grande idea. Il mio
povero Fara-Bon è morto: dobbiamo essere noi, i raccoglitori e gli
esecutori della sua grande eredità intellettuale?--E soggiunse
sottovoce, parlando con una lentezza grave, mettendogli una mano sul
braccio e stringendolo sempre più forte.
--Dobbiamo essere noi?.... _Noi due soli_, i padroni del campo?
Il Brunetti rimaneva muto; ma si vedeva la sua mano muoversi
nervosamente nella tasca dei pantaloni.
--Dunque?
--Dunque, che cosa?
--Sì o no?
--Intanto.... io non so nemmeno di che si tratta!--rispose il Brunetti
con un'alzata di spalle. Aveva paura di Matteo Cantasirena.... ma aveva
anche paura di perdere una buona occasione....--E prima di tutto,
intendiamoci bene,--esclamò con forza.--Io non anticipo un soldo!
assolutamente! Non anticipo un soldo!
Il Direttore sorrise crollando il capo, in atto di compatimento; poi,
restando sempre sulla poltrona, si avvicinò quanto gli fu possibile,
faccia a faccia al Brunetti, e cominciò con un grosso sospiro:
--È destino comune degli uomini di genio, Aristide, l'Alighieri,
Camoens, Fulton, Fara-Bon, che le loro grandi idealità, le loro grandi
scoperte, le loro grandi invenzioni, debbano imporsi e trionfare
soltanto dopo la loro morte!--E continuò a parlare, a parlare, a
parlare sempre faccia a faccia col Brunetti, fissandolo negli occhi,
magnetizzandolo, ipnotizzandolo collo sguardo vivo, acuto, sfavillante,
accarezzandolo, lusingandolo colla blandizie del sorriso amabile,
confidenziale, ammaliandolo quasi coll'incanto della voce morbida,
insinuante, tentatrice.
Cantasirena non aveva letta una sola parola, non aveva un dato
qualunque che potesse riferirsi al grandioso progetto "colossale!" del
compianto Fara-Bon; ma parlò, parlò, continuò a parlare con calore, con
persuasione, con convinzione, con entusiasmo delle _vie acquee_ e delle
nuove _correnti commerciali_; del Po messo in comunicazione col Lago
Maggiore e col Lago di Garda; del Porto di Venezia che sarebbe
diventato il primo del mondo, perchè sarebbe stato necessariamente il
grande punto di congiunzione e di partenza fra la navigazione interna e
la navigazione marittima, fra l'Oriente, il Quarnero, le Bocche di
Cattaro e le tre grandi vie delle Alpi: il Brennero, il Gottardo, e il
Cenisio.
--E.... i milioni?--balbettò il signor Brunetti stordito, sbalordito.
--Il concorso immancabile del Governo, delle Provincie, dei Comuni: poi
una grande società per azioni, della quale io sarò l'anima, la mente, e
voi il braccio.
--E il progetto è in mano sua?... Lo ha lei?
Matteo Cantasirena sorrise appena e battè le dita con lentezza solenne
sopra uno dei cassetti del tavolo:--Qui.
--Una cosa sola ci occorre per lanciare l'operazione: un uomo, un gran
nome; un nome che s'imponga!... Una bestia magari, ma un nome di moda
per metterlo alla testa del comitato.
--Sicuro.... un gran nome!--ripetè attonito il Brunetti.--Ma come
trovarlo?
--Ci sarà.... C'è!--rispose Cantasirena, socchiudendo gli occhi e
sdraiandosi nel seggiolone come Giove che si riposa sicuro, nella
propria onnipotenza.
--Chi?... Chi?
Non lo poteva dire: era il suo segreto. Domani avrebbe potuto parlare.
Oggi no: aveva data la sua parola. Solamente, senza tanti preamboli,
gli occorrevano altre cinquecento lire. Aveva piccoli impegni
fastidiosi, ai quali non poteva, non voleva mancare; voleva provvedere,
in certo modo, a' suoi redattori che per la morte del giornale
restavano in mezzo alla strada. Pietro Laner sopratutto, il Bardo
Trentino! era solo a Milano e non poteva tornare presso la sua famiglia
perchè l'Austria lo avrebbe arrestato e processato. E poi anche lui,
insomma, non voleva aver l'aria di un morto di fame.
Il Brunetti, sulle prime, si era messo a gridare, a protestare,
arrabbiandosi, infuriandosi di nuovo. Lo aveva detto, dichiarato, non
voleva più anticipare nemmeno un soldo! No! No! Assolutamente, no! E
poi.... non aveva vergogna a confessarlo: lo avesse anche voluto, non
avrebbe potuto! Era alla fine del mese, aveva troppi impegni ed era
diventato matto anche per trovare le altre diecimila lire.
No! No! Era impossibile, impossibilissimo!--Quel giorno, in cassa, non
aveva nemmeno cento lire!--Era proprio vero! Poteva giurarlo! Lo
giurava sulla testa delle sue creature!--Ma a poco a poco, l'altro
continuava a parlare, a pregare, a tentare, e il povero signor Brunetti
aveva finito col cedere, prima trecento, poi quattrocento, poi tutte le
cinquecento.
--In fine, cos'erano cinquecento lire, in confronto di tutte le altre
che gli doveva il Direttore? E poi, adesso, non si trattava del
giornale,--il pozzo di San Patrizio!...--Era una grande
speculazione!... Erano milioni che sarebbero stati messi in giro!
Ma.... c'era un altro ma. Cinquecento lire subito, sul momento, il
signor Brunetti non le aveva davvero. Però gliele avrebbe procurate
dall'oggi al domani: senza fallo.
--Senza fallo!--ripetè il Direttore, con una serietà grave,
minacciosa.--Si ricordi bene di non promettere e poi farmi aspettare
secondo il solito.
L'altro tornò ad assicurare, a protestare continuando a ripetere: Senza
fallo! Senza fallo; farò tutto il possibile. Senza fallo!
--Bravo. Siamo intesi!--e il Direttore, che pareva stanco e un po'
seccato, gli diede la mano per congedarlo, col solito fare di benevola
degnazione.
Era diventato lui adesso, Matteo Cantasirena, il creditore del signor
Brunetti!