egli ti porgerà da bere. Vuoi amore? Te ne comprerà a sporte. Desideri
amici? Mettilo dicontro al sole e gli amici ti cascheranno addosso al
pari delle allodole attirate dallo specchietto. Ti stucca un nemico?
basta che tu consenta a perdere questo pollice di oro, tu gli farai
consegnare un palmo di ferro nella pancia o nella gola a tua scelta.
Secondo a te piaccia egli ti spalancherà a due imposte le porte del
peccato o della grazia; i tuoi pensieri possono fargli crescere l'ali
come ad un cherubino e trasportarti in paradiso, o granfie da diavolo
che ti traboccheranno nello inferno: piglia la moneta di oro... ella
può tutto.
— Io credo che sbagliate, ed è chiaro; spesso mi trovo su i monti in
mezzo ai boschi, e colà se mi chiappa la fame do una squassatina ad
un castagno, ed egli mi piove di desinare; se la sete faccio con le
mani scodella alla prima cascata del torrente ed ecco la bevanda; di
questi miracoli non opera il vostro luigi di certo: lo amore quando era
giovane me lo dava l'amore; allora e adesso l'amicizia mi genera amici:
quanto a nemici me li aggiusto da me; le mie devozioni si trovano da sè
la via del paradiso, Dio mi salvi da quella dello inferno. Forse nelle
vostre città la moneta d'oro partorisce tutte le belle cose che voi
dite: qui non ha corso; e poi perchè mi date questa d'oro?
— Perchè mi avete scortato fin qui; ogni servizio merita premio.
— Curiosa! Mostrare la strada lo chiamate servizio: per noi è dovere,
come dare acqua, fuoco ed anco un po' di pane quando ne abbiamo;
rispetto a servizio, badate bene, io non ve lo avrei reso nè anco
a patto di diventare re; e lo feci per obbedire ai comandi di Sua
Eccellenza, e non parliamone più. Prima di rendervela però vorrei che
mi diceste che sia questo segno qui sopra.
— Cotesta è la sacra immagine di S. M. Cristianissima il re di Francia
— rispose il Valcroissant, levandosi il cappello.
— Il re di Francia è vostro padrone, n'è vero? — Padrone, e signore.
— Ma sarebbe egli forse parente della Immacolata, che voi vi levate il
cappello?
— Certamente, e perciò gli fu concessa la facoltà di operare miracoli,
come sarebbe guarire scrofole solo a toccarle col dito grosso del
piede.
— Oh! guarda via, ma allora perchè non ci segnarono il piede, mentre su
la moneta io non vedo altro che il capo?
— Ci effigiarono la testa come quella che è la più nobile parte del
corpo.
— Ma sapete, signore, che io vi trovo mal fatto mostrare così ad ogni
momento il capo del vostro padrone, cugino della Immacolata, separato
dal busto; anche noi abbiamo per arme la testa di Moro; però qui ci
sta a capello, perchè un giorno una gentaccia avara venne di fuori per
impadronirsi della isola, e i nostri padri che non volevano padroni, a
quanti di questa gente, che era saracina, cascavano loro nelle mani a
tanti tagliavano la testa; poi la pigliarono per impresa a fine che i
loro discendenti senza tanti discorsi imparassero l'arte, caso mai si
rinnovasse il fastidio.
— Stupenda in verità! Dai vostri discorsi potrebbe inferirsi, che la
testa del re mostrata ai Francesi potesse far venire in essi il ticchio
di tagliargliela. Curiosa!... Curiosa!... merita proprio che la noti al
taccuino.
— Oè, urlò Ambrogio al colonnello, che spronato il cavallo si
allontanava, oè, e di questa moneta che ho da farne?
— Quello che vuoi; un cavaliere non ripiglia mai quello che ha dato.
— E nè manco un Côrso serba quello che non ha accettato — e la
scaraventava dentro le acque del Golo aggiungendo: — Così potessi
buttarci tutte quelle che ci portaste, insieme con coloro che ce le
portarono.
Poichè ebbe percorso di galoppo un buon tratto di via, il colonnello
Valcroissant mettendo a passo il cavallo disse a Rinaldo:
— Capitano Cassagnac, ho paura che S. M. comprando questa isola abbia
fatto un negozio da figliuolo di famiglia. — Era quello che pensava
ancor io; ricusano l'oro. — Non tutti però. — E regalano il ferro;
guardate, mi hanno donato questo stiletto; non so perchè mi dà cattivo
augurio. — Chi ha da mangiarla la lavi; quanto a me basta poter dire
sempre come ogni altro buon francese: viva il re. — Viva il re, rispose
il capitano, ed ambedue rilanciarono i cavalli al galoppo.
La natura dei Francesi è inchinevole alla iattanza, e per questa
volta, considerata la facilità con la quale avevano fatto impressione
nell'isola, non sembrava fuori di luogo nella più parte di loro; se
nonchè quelli che eran pratici del paese tentennando il capo dicevano:
prima di vendere la pelle dell'orso aspettate ad averlo preso. Intanto
al Paoli ogni dì più si rendeva necessario percuotere un gran colpo,
sia per dare animo ai suoi, sia per rintuzzare la baldanza nemica; a
questo fine tu vedevi un insolito affaccendarsi intorno al palazzo:
chi andava, chi veniva a piedi e a cavallo; preti, frati, montanari,
pianigiani, gente insomma di ogni generazione; e chi portava rapporti
dai posti avanzati e chi esplorazioni proprie. Fu detto, e bene, che
presso i medici la menzogna si converte sovente in virtù, e tuttavolta
l'amore di Patria possiede maggiore prestanza; imperciocchè in grazia
sua la spia in ogni tempo e in ogni luogo obbrobrio della natura umana,
diventa sacra come quella che senza gloria corre supremi pericoli;
talora senza premio di sorte, e sempre senza premio condegno dei rischi
ai quali si espone. Taluni partivano con ordini, altri con inviti o
preghiere o istruzioni; brevemente, contemplando cotesto brulichio, e
l'altro che sotto la sferza del sole facevano allora le formiche, tu
non avresti saputo se quello a questo, o questo a quello potevasi con
maggiore convenienza paragonare.
Altobello in compagnia degli altri ufficiali da mattina a sera
attendevano ad ammaestrare giovani e vecchi nelle mosse militari:
da principio incontrarono difficoltà e quasi disperarono; ma quando,
cessati gli esercizii a solo, i militi si agglomerarono, si spiegarono
in ordinanza e condussero sul terreno tutti gli altri movimenti che
sono massima parte dell'arte soldatesca, non è da dirsi il gusto che ci
pigliavano; anzi non trovavano verso di farli riposare nè manco nelle
ore più calde: ritiratisi gli ufficiali, i soldati continuavano da per
sè soli mettendosi a capo quelli che si palesavano meglio prestanti.
Clemente Paoli, come gli altri, contemplava da prima quei giri e
rigiri, e rideva a fior di labbro quasi sprezzando: anch'egli insegna,
ma a spaccare una noce messa su di un ramo di larice a sessanta e
più passi di lontananza: e i più vecchi stavano con lui. Altobello,
guardando i tiri maravigliosi di Clemente, notò come dall'acciarino,
quando egli scattava il cane, oltre la vampa e il fuoco della polvere
accesa prorompesse un lampo che abbarbagliava gli occhi, e non sapendo
a che cosa attribuirlo era voglioso di domandarglielo; la occasione non
si fece troppo aspettare, dacchè Clemente considerata la solerzia del
giovane, e preso in buon concetto gli esercizii militari, quando ebbe
a confessarne la efficacia incominciò a ricercare la compagnia di lui:
a vero dire Altobello da parte sua non sentì per qualche giorno minore
repugnanza per Clemente; gli mettevano ribrezzo quel viso truce riarso
dal sole, gli occhi chiazzati di bile e di sangue, ora socchiusi e come
coperti di velo ed ora sbarrati e fulminanti; ma poi gli piacquero quel
maneggiare disinvolto che Clemente faceva dello schioppo come se fosse
un giunco, e il tiro infallibile; la modestia, il valore celebrato da
tutti ed anco il suo ragionare, però che egli usasse armare la mente
di sillogismi taglienti come il suo stile; e battagliava feroce con
le argomentazioni del pari che con le ferite. La gente côrsa, che non
temeva nulla, pigliava soggezione di Clemente; onde appena lo mirava
comparire soleva susurrare: — bada alla burrasca, il signor Clemente
è alle viste! — Per ultimo l'affetto di Clemente traboccò per così
dire sopra Altobello, allorchè un giorno quegli avendolo pregato di
attendere tanto che ei potesse recitare le sue orazioni, Altobello
gli rispose: — e non potrei pregare con voi? — Ed egli: con tutto il
cuore, figliuol mio, con tutto il cuore. Da quel momento in poi il
signor Clemente si compiaceva ripetere che il Signore in sollievo della
sua vecchiaia gli aveva donato un figliuolo. Allora come è da credere
Altobello trovò il destro d'interrogare Clemente da che cosa nascesse
il lampo che balenava dal suo acciarino: sorrise a tanto il vecchio; e
soddisfacendo volentieri al desiderio dell'Alando gli disse: — mirate
un po'; che cosa vi parrebbe che fosse questa pietra focaia?
— Non so; mi sembrerebbe a prima vista cristallo.
— Giusto; avete indovinato; è cristallo di rocca, e la natura lo foggia
pentagono, che meglio non potrebbe il lapidario; lo trovano sul margine
del lago Ino, ed anche talvolta nelle montagne d'Istria: ridotto a
pietra di archibugio lo sperimento unico in bontà, e quando in lui si
rinfrange la vampa della polvere, come avete notato, balena: ne ho in
serbo parecchi pezzi e ve ne donerò uno o due; consento gli adoperiate,
perchè non vuolsi trascurare nulla di quanto vale a incutere nei nemici
terrore e negli amici reverenza: solo tenete in voi, perchè chi dice
quello che sa e niente serba, può andare con le altre bestie a pascere
erba; — così almeno m'insegnarono i vecchi.
Ora accadde certa sera, che Clemente e Altobello uscendo dal generale,
il primo dicesse: — la sera è proprio quale deve essere comparsa a Dio
dopo che ebbe attaccato al posto loro le stelle; e che altri ne pensi,
a me piace più la notte serena con le stelle sole che con la luna: in
effetto questa, vestita per così dire delle spoglie del sole, non mi
commove coi suoi splendori accattati, mentre il numero infinito delle
stelle mi attesta la magnificenza di Dio come il mare di luce che piove
giù dal sole: moviamoci dunque per queste ombre; odoriamo l'odore dei
_mucchi_, rinfreschiamoci alla brezza che tira dal monte, godiamo i
doni di Dio.
Assentiva Altobello, e così di ragionamento in ragionamento, di
passo in passo si trovarono dinanzi al camposanto in custodia dei
padri capuccini; lo circondava un muro a secco, ed anco un cancello
lo chiudeva, però senza serrame, impedimento alle bestie, non ai
visitatori che potevano aprirlo solo che lo avessero sospinto. Clemente
si soffermò e disse:
— Oh! mira un po' dove ci siamo condotti, forse non senza permissione
di Dio; entriamo a pregare pei nostri se vogliamo che altri preghi
per noi. La natura manda la rugiada ai fiori, ma il suffragio alle
anime spetta mandare ai vivi; — e la preghiera giusto è la rugiada pei
defunti.
— Volentieri, signor Clemente; perchè la maggiore contentezza ch'io
abbia provata nel mondo, mi venne dal pregare pei morti; ciò fa bene
a due; alle anime, che, sentendosi ricordate con amore, sicuramente
devono esultare; a noi che ne pigliamo speranza di non essere a
nostra volta obbliati, e con questa speranza ci viene l'ardire delle
belle cose. La preghiera io credo che sia l'unico tesoro, che mentre
arricchisce chi lo riceve non depaupera chi lo dà.
Ed entrarono nel camposanto, in fondo al quale stava una capella
col portico di un arco solo e due finestrelle di qua e di là dalla
porta donde uscivano raggi dalla lampada che ardeva dentro dinanzi al
sagramento, e si prolungavano pel campo dei morti.
Serena, la figlia desolata dell'ucciso Albertini, mossa anche ella
dall'ora mesta e dalla dolce stagione, sentì desiderio di visitare la
tomba del padre suo; però ne la dissuadevano il trovarsi sola ed anche
il timore di qualche pericolo; non pertanto come quella che animosa
era molto, dopo breve dubbio si cinse sotto le faldette la carchiera
paterna con le pistole e lo stile, e si avviò al camposanto. Senza
che alcuno l'avvertisse andò oltre; inosservata da tutti s'inginocchiò
sopra la fossa del padre, intorno alla quale aveva fatto condurre una
rosta per proteggere cesti di salvia e spigo e rose piantatevi; quivi
si genuflesse e pianse col cuore. Mentre che si tratteneva in cotesta
opera pia, ecco sente lì presso levarsi un sospiro profondo, uno di
quei sospiri, che chi per prova dolore intende sa come traggono seco
grande parte dell'anima.
— Qual è chi geme? interrogò Serena.
— Ohimè! le fu risposto, un infelice che piange sopra il suo figliuolo
defunto.
— Ed io piango il padre perduto.
— Certo anche questa è grande sventura, ma la Provvidenza ordinò che il
nostro pellegrinaggio in questa vita avesse un termine.
— Pur troppo, ma non volle la Provvidenza, anzi vietò che questo
pellegrinaggio fosse abbreviato dalla mano dell'uomo; ed io mi trovo
innanzi tempo orfana e sola.
[Illustrazione: .... già con le mani toccano i davanzali delle
finestre, quando giù dai tetti rovinano camini, lavagne e le
pietre con le quali le difendono dagl'impeti del vento. (_pag.
346._)]
La voce che moveva certo da persona giacente dall'altra parte della
rosta si rimase alquanto di tempo, poi riprese più fioca di prima: —
ma pure è scritto che i figli sopravvivano ai padri, se voi sapeste,
o piuttosto possiate non sapere mai, come sia acerbo pei genitori
raccogliere le eredità dei figliuoli! Voi troverete consorte quale si
merita la bontà vostra, mia figliuola, e in lui avrete sostegno della
vita, e poi la prole che vi consolerà e ricondurrà la gioia nell'anima
contristata; ma io non ho più alcuno al mondo; l'albero tagliato giace
in terra co' suoi frutti e le sue fronde.
— Ma voi chi siete? Forse?....
— Io sono il padre di Giovan Brando.
Così è; questo misero nelle vigili notti, fra la solitudine della casa
aveva sentito rimorso per la durezza dimostrata al suo figliolo; pensò
come gli avesse armato la mano non l'odio, bensì l'amore, e ciò se non
poteva fruttargli scusa alcuna al cospetto del mondo, almeno il padre
doveva sentirne un po' di compassione: ancora la superbia del nome
intemerato, l'affetto immenso di Patria vediamo formare in parecchi una
seconda natura che ad ora ora soffoca la vera natura; ma questa quando
te lo attendi meno manda dal profondo un grido che il cuore dell'uomo
è costretto ad ascoltare; però il padre di Brando obbedendo a questo
grido nel buio della notte, prosteso sopra il monticello senza croce e
senza nome che copriva le reliquie del suo figliuolo, gemeva e pregava.
Dopo avere aspettato un pezzo che Serena gli rispondesse, non udendo
parola, il vecchio riprese: — dunque voi non avete nulla a dire al
desolato Matteo?
— Che dovrei dirvi? Voi avete data la vita a colui che la levò al padre
mio.
— E ne siete stata vendicata pur troppo!
— Che fa a me la vendetta? Forse mi rende il padre?
— Pure la desideravate coll'ardore del cane che perseguita il cervo.
E non sapevate, che la vendetta dà meno di quello che promette, anzi
non dà nulla o male? Io lo appresi da molto tempo: voi lo apprendete
adesso: fatene senno, figliuola mia, e perdonate.
— Io? Al padre di chi mi ha ammazzato il padre?
— Perdona il padre di cui fu impiccato l'unico figliuolo: — considera;
tuo padre fu onorato e compianto, il mio figliuolo portarono al
sepolcro senza lume e senza croce: veruno lo rammenta senza ribrezzo;
il padre stesso lo condannò.
— Io non vi odio, Matteo; ma la memoria del vostro figliuolo mi sarà
sempre argomento di maledizione.
— Senti, figliuola, nè io, nè questa terra che già fu mio figliuolo
abbisogniamo di perdono; non io, perchè mi senta immune di colpa;
se i padri confidassero ai figliuoli l'anima come lettere chiuse ai
condottieri di navi, le quali aperte nei luoghi indicati impongono loro
quello che si abbiano a fare, certo che il mio figliuolo continuerebbe
ad essere adesso la gioia della mia vecchiezza: e di vendetta non
temo, che vendetta è conservarmi non tormi la vita, la quale in breve
io renderò al mio Creatore in mezzo a maggiori spasimi che i miei
nemici non saprebbero immaginare ed anco credo desiderarmi. Nepoti
non ho; congiunti, remoti ed ignorati o conosciuti poco; tutta la
mia stirpe porto meco nel sepolcro; la mia casa mi rovina addosso;
fra pochi anni andrà dimenticato perfino il nome dei Brando — nel
modo che alle prime brezze di autunno cessa di farsi sentire questo
singulto della notte.... questo canto di cuculo.... o in questi pochi
anni lo terrà vivo nella memoria degli uomini un delitto commesso, un
supplizio patito, un padre morto di dolore. Del tuo perdono molto meno
ha mestieri il mio figliuolo, se, come spero, il suo pentimento gli
fruttò quello di Dio; e se così non è, ed io a pensarlo inorridisco,
e se così non è, che cosa può aggiungere, o figliuola, il peso della
tua ira al furore dello Eterno? Io lo faceva per te.... per te che
vedrai suscitata la tua stirpe nella benedizione del Signore.... per
te, felice se potrai dire con onesta baldanza nel tuo cuore; non ho
demeritata la bontà di Dio; per te, se misera, che potrai levare il
capo al cielo senza rampogna sì, ma ed anco senza paura, e dire col
santo David: e tu Signore fino a quando? — Se al tuo consorte, se ai
tuoi figliuoli accadesse mai di offendere, tu moglie e madre avrai
diritto di chiedere perdono, perchè tu figliuola avrai perdonato.
— Cessate, signor Matteo, io non posso perdonare; il dovere mi obbliga
ad avere in odio la memoria dei Brando eternamente.
— La giustizia umana ha percosso in questo mondo; la giustizia divina
percoterà, se crede, nell'altro; e tra queste due giustizie come fa
ad entrare il tuo odio sconsigliato? Sono convenienti a dirsi queste
parole sopra le fosse dei morti? Stanno bene a cristiana?... a zitella?
— O signor Clemente, per poco non sono cascata; tanto la vostra
improvvisa comparsa mi ha rimescolato il sangue. Dunque voi che foste
amico del mio povero padre, mi confortate a buttar giù l'odio? — E
nello accento di Serena traluceva l'esitanza di persona che tuttavia
difendendosi desideri rimanere vinta.
— Ma sicuro.... non ci ha dubbio: o con cui vorreste prendervela? Forse
con le ossa del defunto? Coteste sono voglie di cani affamati, non già
di cristiani battezzati. Forse con questo vecchio? Per Dio santo, o
non vedete che l'odio stesso se lo incontrasse per via rintascherebbe
il coltello, e passandogli da canto gli direbbe: Dio ti dia pace. Il
Côrso mette vanto nel vendicarsi; egli si dà ad intendere, che ci vada
del suo onore, persuaso che la storia intingerà la penna nel sangue
che egli ha versato e ne tramanderà il nome alle tarde generazioni.
Fosse almeno così! una scusaccia l'avrebbe, ma no, i nomi di questi
uomini sanguinarii si buttano nella spazzatura, e vivono soli così
nella memoria come nella reverenza delle genti coloro che perdonarono,
massime donne; in effetto non dà argomento a storie e canzoni Marianna
Pozzo di Borgo cui essendo stato ucciso il figliuolo vestì abito
virile e trasse con la sua gente ad assediare la casa dell'omicida,
la quale avendo espugnata, e lui preso, mentre legato ad un albero
aspetta la morte, ispirata da Dio, salva? Non vive eterna nei ricordi
Dariola di Appietto, che avendo sorpreso con molti dei suoi ad una
fonte l'uccisore del proprio marito, poichè il sopraffatto non volle
arrendersi ad altri fuori che a lei, ella abborrì comparirgli minore
della fiducia che aveva posta in lei; onde gli disse: va, ti dono alla
tua moglie, per vendicare una vedova non voglio farne due? Però se vi
garba la fama, se desiderate la benevolenza altrui e la grazia di Dio,
perdonate.
Serena ascoltava Clemente, ma piegata la faccia nel palmo della manca
mano guardava Altobello, a cui, posto ch'ebbe termine alle sue parole
il Paoli, ella domandò: — e voi, signore Alando, perdonereste?
— Io! Per me penso che rimettere la ingiuria al potente sia tanto vile
quanto non perdonarla al battuto da Dio e dagli uomini; — e tacque,
ma pur tacendo col moto dei labbri e col guardo soave pareva ripetere:
perdona.
Serena non fece motto; si accosta al vecchio e postegli ambedue le
mani sopra le spalle, declina il capo e glielo appoggia sul petto,
mormorando: — la pace sia con voi e il perdono col vostro figliuolo.
Il vecchio a sua volta strinse il capo alla donzella, la baciò in
fronte e disse: — Dio ve ne rimeriti, figliuola.
In questa si udì stridere sinistro come l'urlo della civetta lo
_scuccolo_, il quale era un suono gutturale costumato dai Côrsi per
vantare la vendetta fatta o per annunziarla da farsi. Il vecchio e
Serena si strinsero spaventati come colombi che sentano rombare sul
capo le ale del falco, e Clemente in un attimo inarcato l'archibugio
con voce alta esclamò: — quale è che vuole vendetta metta fuori la
faccia.
Però nessuno rispose, onde Serena avvertì:
— Consoliamoci di questo, che il triste urlo non si rivolge a noi — e
involontariamente conchiuse le parole con un sospiro.
Il vecchio Matteo scioltosi dalle braccia di Serena, disse: — Clemente,
accompagnate a casa un vecchio amico; io non mi reggerei solo, e poi ho
parecchie faccende da consultare con voi.
E si avviarono seguitandoli a breve distanza Altobello e Serena.
— Clemente, incominciò il vecchio; poichè a questo mondo oramai non
mi attacca più altro vincolo che il dolore, ho fatto proponimento di
consacrare il restante de' miei giorni a Dio.
— Avete pensato santamente.
— Clemente, voi sapete, che alla usanza del paese io posso stimarmi
ricco.
— Lo so.
— Ora vorrei che voi che siete tanto religioso, mi consigliaste un po'
sul modo di disporre delle mie sostanze.
— Per me, in verità, credo, che il miglior modo di essere accetto a Dio
sta nello amare dopo lui con tutte le viscere la Patria; per la quale
cosa promovendo coi vostri averi la sua libertà, penso che sarete a
buon porto per ottenere la remissione dei vostri peccati e di quelli
del vostro figliuolo.
— E questa è proprio la vostra fede, Clemente?
— Per Dio Santo da quando in qua altri può dubitare che Clemente Paoli
una cosa ne dica e un'altra ne pensi?
— Non vi arrabbiate, Clemente, mi aspettavo altro consiglio da voi.
— In _primis_ chiedo perdono a voi dell'impazienza e a Dio di avere
rammentato il suo santo nome invano; poi vi domando quale consiglio
aspettavate da me.
— Ma! immaginava m'aveste suggerito a lasciare il mio a qualche
convento per la celebrazione di messe quotidiane in suffragio
dell'anima del mio figliuolo e della mia.