Gaffori, uomo dal cuore di ferro e dalla bocca di oro, a nome dei
Côrsi scrissero al cardinale Fleury: che novità era cotesta? come ci
entravano i Francesi? che volevano dai Côrsi? — I Francesi, che ai
tempi di Enrico II mandavano navi, armi e soldati in soccorso dei Côrsi
combattenti contro Genova per la libertà della patria, que' dessi che,
non potendo più combattere per noi, spedirono danari a Sampiero, e le
bandiere col motto _pugna pro patria_ per confortarlo a durare nella
guerra, sì signori, quei medesimi sotto Luigi XV, interprete dei sensi
loro il cardinale Fleury, scrivevano ai Côrsi: sottomettessersi ai
legittimi padroni genovesi: poco importare come lo fossero, bastava
il possesso antico e la conferma delle potestà straniere: non essere
lecito resistere ai principi stabiliti da Dio, e il sacro testo parlar
chiaro in proposito: i mali delle rivoluzioni superare di lunga mano
qualunque incomodo fosse per partorire la obbedienza: però essi non
mirare ad altro che a sottoporli di nuovo alla repubblica, che gli
acconcerebbe pel dì delle feste. — O Francesi! O Francesi! O Francesi!
dirò tre volte come fece Creso quando condotto a morte chiamò Solone,
e più non voglio dire. — Tanto è, i Francesi vennero in fregola di
entrare pacieri: invano i nostri dichiarano ogni accordo con Genova
tornare loro più amaro che morte: invano concludevano co' Maccabei,
volere piuttosto morire che contemplare i mali del popolo; e' vollero
un memoriale che spiegasse in che si dolevano, e come intendessero
che ci fosse riparato; e l'ebbero; poco dopo domandarono otto ostaggi
per sicurezza che il regolamento o lodo per la pace sarebbe stato
osservato: parve, e fu duro patto, ma gli ebbero; e mandaronli in
Francia. Allora venne il lodo, e il conte Boissieux impose ai deputati
lo approvassero a nome di tutti i Côrsi; i deputati rispondevano,
che i Côrsi non gli avevano investiti di tanta autorità, e quando
gli avessero, non poterlo fare se prima non vedevano lo scritto.
Qui il conte dà nelle stoviglie, e minaccia bestie e cristiani: non
crediate mica che fosse un tristo il conte Boissieux, — egli era
Francese: allora sentite il ripiego: attela su la spiaggia del mare
i suoi 3000 uomini, ci chiama il commissario genovese, e poi commette
al suo aiutante di campo Goumai lo legga ad alta voce e in italiano:
poi parendogli questa solennità fosse poca, ordinò a parecchi suoi
mandati che lo leggessero ad alta voce alla foce di quanti più monti
potevano. Questo lodo era una cosa ladra: concedevasi un tribunale di
giudici forestieri, ma il senato aveva a sceglierli, i Côrsi pagarli;
le condanne _ex informata conscientia_ abolite, ma data facoltà ai
Genovesi di arrestare e tenere in forze i sospetti; la Francia e
l'Austria mallevavano l'adempimento del lodo, salva però la sovranità
della repubblica su la Corsica: tempo 15 giorni a deporre le armi, e
accettare: e altrimenti guai. Avete visto i cavalloni, che dianzi si
cacciava davanti il libeccio; tali voi dovete figurare che fossero
i Côrsi raccolti a Orezza per sentire questo stupendo portato del
cervello francese. Il Boissieux, per mostrare ch'ei diceva da vero,
manda 400 uomini a Marana per operare il disarmo, egli si apparecchia
a correre la Biguglia coll'altra gente. Giangiacomo Ambrosi va a Marana
e si ingegna persuadere ai Francesi con le buone, che non fa buon'aria
per loro, tornino a badare ai fatti proprii a Bastia; e' predicava
ai porri; alfine gli scappò la pazienza, e prese a menare le mani;
accorse il Boissieux a sostenere i suoi: ma sì! lacero, lasciando il
terreno coperto di morti, ebbe di catti di riparare a Bastia, dove
non sopravvisse che pochi giorni al dolore di trovarsi disfatto da un
branco, com'egli diceva, di villani. — I preti sono testardi, e in
Francia non si conosceva allora, nè credo si conosca adesso, quanto
sia più giudizioso riparare la ingiustizia con la generosità, che
ribadirla col sopruso; però il Cardinale manda di Provenza rinforzi;
un reggimento sopra parecchi brigantini, e 4 compagnie su due tartane:
la tempesta parte annega, parte disperde: le 4 compagnie caddero
prigioniere in mano dei nostri: il Cardinale poteva apprendere cotesto
caso come avvertimento del cielo, ma anche qui gli nocque essere
prete, imperciocchè essi credono che il cielo mandi gli ammonimenti
di giustizia per gli altri non mica per loro; e coi rinforzi invia
Maillebois.
Voi sapete, signore Inglese, come non vi abbia gentildonna in Francia,
la quale ricusi diventare marchesa a patto di passare per la via delle
sgualdrine,[15] come del pari gentiluomo che senta ribrezzo di venire
in cima a quelli che in lingua di corte si chiamano onori, facendo di
tutto un po', ed anco direi di che, ma l'abito mi persuade a tagliare
corto; però essendo stato promesso il bastone di maresciallo al
nuovo generale se arrivava a mettere in cervello i Côrsi, pensate voi
se le sue gambe si arrestassero dinanzi a fosso divino o umano. Io
non vi ci metto su nulla di mio; quanto vi narro lo cavo da persona
molto privata di lui, la quale ne scrisse la storia: non gli bastando
quindicimila uomini tra fanti, cavalieri e bombardieri a vincere la
facile impresa, trovandosi i Côrsi si può dire senz'armi, dette opera
di seminare la discordia fra i capi, screditando gli uni presso gli
altri come traditori; alcuni corruppe con premii presenti, e speranza
di maggiori vantaggi avvenire; ad altri fece toccare con mano la
condizione disperata delle cose, e poichè non venne a capo di ottenere,
che staccatisi dai compagni si mettessero alla scoperta dalla parte
sua, si contentò della promessa che nelle difese andassero fiacchi;
dopo questa nobile arte adoperò l'altra di devastare le pianure, perchè
i possessori colligiani o per salvarle dalla ruina si sottomettessero,
ovvero calando per difenderle al piano, gli dessero abilità di
lacerarli con le artiglierie; e questo parve per un tempo il miglior
partito, ma non gli riuscendo sollecito, giusta il suo desiderio, ne
saggiò un altro, e fu non solo negare quartiere a quanti gli capitavano
nelle mani, ma eziandio farli con tormenti crudelissimi morire; a
Giussoni quaranta patriotti insieme al parroco furono arsi vivi,
sbracciandosi in questo alto gesto il colonnello Arboville; e perchè la
immanità francese moderna nulla avesse ad invidiare le antiche torture,
segarono in mezzo alla maniera di Tamerlano un Côrso: in ispecial modo
Magliaboia l'aveva co' preti e coi frati, talchè a Corte fece impiccare
un parroco in mezzo a due contadini; a Olmeta due frati vestiti del
loro abito religioso; anche le ipocrisie giuridiche erano trascurate;
il prete Gianni, preso, fu impiccato su l'atto; la persecuzione
francese sofferta dalla chiesa di Corsica per amore della libertà, non
disgrada veruna delle romane per amore di Cristo; e se vi piace saperne
il delitto, ve lo dirò con le parole dei loro stessi storici; insomma
bisogna dire, che altro non si opponeva, tranne una smania eccessiva
per la _indipendenza ed uguaglianza di tutti gli stati, cosa senza
dubbio colpevole_; e in altra parte favellando costoro del venerabile
curato di Zicavo, lo chiamano bandito perdutissimo per avere fatto
giurare il suo popolo davanti il sacramento di difendere la patria fino
all'ultimo sospiro.
Io desidero, che sappiate come gli ecclesiastici côrsi amassero la
libertà, e patissero per lei, perchè ciò vi chiarirà della cagione
per la quale il popolo qui continua a proseguirci di riverenza e di
affetto, mentre altrove, diventati ormai cagnotti della tirannide, ci
hanno in conto poco meno di scorpioni. Frate Serafino di Ampugnani (Dio
beatifichi l'anima sua), condotto alla presenza del Magliaboia, avendo
notato un colonnello che con gesti minaccevoli e voce sdegnosa gli
favellava, comprese che non gli faceva il panegirico; non intendendo
il francese non capiva per lo appunto le parole, onde pregato taluno
glielo spiegasse, e udito come fossero oltraggi, gli sbatacchiò sul
mostaccio il vangelo dei cinque evangelisti con tanta grazia, che gli
mandò giù due denti in gola, e subito dopo, arraffatto lo schioppo
alla sentinella, glielo sparò contro stendendolo in terra morto; preso
e portato alla forca, ritto come un cero, il frate dabbene con alta
voce cantò per tutta la via il _Tedeum_. I Genovesi si consultarono
col Magliaboia per mettere sesto a questa faccenda dei Conventi; e
proposero chiuderli addirittura, mandando i padri gesuiti a predicare,
conforme i miserabili loro istituti persuadono, il servaggio: ma al
Magliaboia non parve partito buono, non fosse altro, per essere stato
messo innanzi da altri: consigliò piuttosto far venire in Corsica frati
francesi, ormai avvezzi a chinare la schiena e mescolarli coi Côrsi,
confidando che in breve gli avrebbero istruiti nella civiltà, che così
in Francia, ed anco un po' in Italia, si chiama l'arte del servitore.
Ai Genovesi, non meno presuntuosi del Magliaboia, non piacque nè anche
questo ripiego; pensatoci su offersero regalare alla Francia tutti i
parenti e fautori dei fuorusciti, non che i ribelli rimasti o tornati
in casa, affinchè ella gli spedisse alla Luigiana o altrove. Allora
il Magliaboia, come preso da orrore, rimprocciò il senato ligure, che
mentre gli altri principi si adoperavano popolare i proprii Stati, essi
li disertassero: il francese ingegnoso trovava differenza tra il bando
da casa di un popolo, e il tenervelo dentro a mo' de' capponi nella
stia, per tirargli il collo la vigilia delle solennità. Ad un tratto,
ch'è, che non è, i Francesi dopo avere raccomandata la loro memoria
in Corsica al fuoco e alla corda, l'abbandonano lasciando Genovesi e
Côrsi ad aggiustarsela in famiglia, non dandosi un pensiero al mondo
della umanità spaventata come con tanta leggerezza potesse accoppiarsi
tanta ferocia. I Genovesi considerando che, durante la guerra della
successione, avrebbero teso indarno la mano usa a chiedere l'elemosina
di un po' di forza, si avvisano ad operare l'altra del tradimento;
monsignore Mariotti vescovo di Sagona, che ormai dalla repubblica
non isperava più pace, e lo diceva, pigliano e mettono in fondo di
torre; richiesto da Benedetto XIV, negano darlo, scaldandocisi il Papa
lo rendono; il giorno dopo la sua libertà muore; i Genovesi avevano
trovato, che il camposanto custodisce meglio della torre, e il veleno
carceriere fidato cui non si fa le spese; rendutisi sempre più odiosi e
privi di forza; per tenere il popolo in obbedienza sguinzagliano ladri
e assassini dalle carceri, richiamano sbanditi, mettono sottosopra
l'isola, e ciò col fine che, lacerandosi, si mantenga debole, per
poterle poi in tempi più destri rimettere le manette ai polsi.
I Côrsi non volendo andare a sacco e a sangue, provvedono al caso
eleggendo tre uomini per sopraintendere al buon governo, li chiamarono
protettori, e fu tra questi Giovampiero Gaffori; la repubblica si
risente, come quella che, per la creazione di siffatto maestrato,
immagina offesa la sua autorità. Il commissario Giustiniano a suono di
cannonate mette in un mucchio di sassi la casa del Gaffori a Corte,
e ne cattura il figliuolo. Ma il Gaffori non era uomo da spaventarsi
della casa disfatta nè del figliuolo preso; al contrario, il pericolo
crebbe l'ira a lui ed ai suoi: oh! allora i Côrsi combattevano in
guisa, che non ci era paragone che gli uguagliasse, e spero, prima
Dio, che combatteranno anche adesso: i soldati del castello rimasero
come annegati da un rovescio di piombo; quando si arresero non ne
fu trovato veruno illeso, e parecchi con più ferite. Parrebbe che i
Genovesi non si fossero dovuti lamentare del commissario Giustiniano,
dacchè in verità che cosa potesse tentare di più e di peggio non si
sa vedere; non si tennero soddisfatti: lo richiamarono e gli fecero
così feroce bravata, che dalla paura il dabbene patrizio si rese frate
somasco, ed indi a breve morì. Inviarono il Mari, che promise Roma e
Toma, ma stremo di denaro non riusciva a motivo che valesse; avendo
menato per teologo il padre gesuita Porrata, si ristrinse seco lui per
consigli; questi propose levare gli argenti dalle chiese e con pretesto
di tenerli custoditi in Bastia, valersene; al Mari piacque la pensata,
e gli mandò a pigliare; dalla sola Annunziata, chiesa dei Serviti, ne
cavò 600 libbre, e gli parve averli rimessi in buone mani. Raccolti gli
argenti, perchè la faccenda si mantenesse segreta, spedì il gesuita
a venderli a Livorno; e questo il gesuita fece; solo non ritornò,
simile al corvo dell'Arca ei battè l'ale in contrade lontane; benchè
altri affermi ch'ei se ne andasse a Roma a mettere in salvo il bottino
nel collegio di Gesù, dove i suoi superiori, dopo lunghe disamine,
sentenziarono che il ladro, il quale ruba al ladro, non fa peccato
e lo venerarono due cotanti meglio di prima. Quando i Côrsi se lo
aspettavano meno, ecco commoversi le materne viscere di Maria Teresa (i
Papi le hanno paterne) e a Carlo Emanuele altresì, e prima coi bandi,
poi con buon polso di gente comandata da un colonello Cumiana aizzano
i Côrsi a dare addosso ai Genovesi; la imperatrice, d'accordo col re,
aperti un bel giorno gli occhi, vedono «che la repubblica ha violato la
umanità e la giustizia continuando nei modi più aspri alla distruzione
dell'onore, delle sostanze e della vita degl'infelici Côrsi.» Cagione
della nuova tenerezza la lega di Genova con la Francia e la Spagna per
istabilire l'infante don Filippo nel ducato di Parma e Piacenza, nella
quale la repubblica era condotta a cagione del marchesato di Finale,
che donato prima da Carlo VI ai Genovesi, il medesimo imperatore con la
consueta verecondia di casa di Austria, cesse al re di Sardegna. Così
questi signori, a seconda dei loro interessi, si dicono corna, e quando
a vicenda l'uno ha scoperto gli altarini dell'altro, maravigliano
se il popolo si ride dell'autorità di tutti.... oh! non sono curiosi
costoro?... Dietro ai Sardi e ai Tedeschi si accordarono gl'Inglesi,
ch'erano allora di balla; i Francesi per astio ritornano l'isola in
mano a loro, pari alla veste di Cristo, giocata a dadi tra sbirri
briachi. Che parlo, o che taccio? La lingua per queste infamie non si
avvolge impunemente, come chi cammina per la melma senza macchia non
può uscirne.
I principi discordi stipulano un armistizio, nel quale includono i
Côrsi; nella pace finale di Aquisgrana li dimenticano. Donde ciò? Gli è
chiaro: gl'includono nell'armistizio, affinchè continuando a combattere
non iscompiglino le uova nel paniere; gli scordano nella pace, perchè
i Genovesi, aiutati da capo dai Francesi, abbiano facoltà di rimettere
loro le mani dentro i capelli. Di fatti i Francesi, per la smania di
mestare, entrano di mezzo e arruffano la matassa peggio di prima; a
una parte non piacciono, all'altra sgarbano, e inimicatisi Genovesi e
Côrsi lasciano da capo ogni cosa in asso dicendo: chi l'ha da mangiare
la lavi. Ora sì che i Genovesi non sapevano a qual santo votarsi; i
Gesuiti, in ammenda del furto, si proffersero seminare zizzania fra i
Côrsi e fino a un certo punto riuscirono, chè un certo padre Ricchini,
imbroglione di tre cotte, arrivò a scalzare il generale Giuliani, uomo
dabbene, ma facile ad essere aggirato; il Gaffori tenne sodo, e fu
mestieri venire a patti con lui: richiesto dalla repubblica di mettere
in carta le sue pretensioni, rispose, dandosi un paio di fregate alla
fronte: è presto fatto, e incominciò: non si parli di _concessioni_
perchè questa parola implica facoltà di ritirarle, quando anco ci si
aggiunga l'altra d'irrevocabili e perpetue; dicasi _convenzioni_:
ancora tacciasi di _perdono_, perchè la natura somministri ad ogni
uomo il diritto di pigliare le armi per la libertà; si _adoperi_ il
termine _dimenticanza_ e sarà meglio, molto più che potrebbe convenire
ad una parte ed all'altra; e così di seguito. I Genovesi crederono
diventarne matti, cotesti repubblicani bottegai a sentirsi toccare la
regia autorità andarono su i mazzi; le consorti repubblicane offersero
cedere le gioie per sostenere nuove guerre, anzichè perdere il titolo
di regine di Corsica; vanità di vanità! senonchè i nobili mariti
anche per questa volta ricorsero all'assassinio come spediente meno
costoso, ed un bel giorno il Gaffori si vide circondato nel bel mezzo
di una macchia da uomini, che gli ordinarono scendere da cavallo,
e raccomandare la sua anima a Dio, ed egli lo fece, ma, da quel
Giovanni bocca d'oro ch'egli era, con tante belle ed amorose parole
gli raumiliò, che gli caddero ginocchioni davanti, chiamandolo padre,
e chiedendogli perdono. Così per questa volta la scampò: allora i
Genovesi sapendo che, come dal migliore vino si cava l'aceto più forte,
l'odio del pari ribolle mortalissimo tra le persone, le quali per
vincolo di sangue arieno maggiormente ad amarsi, confidarono l'opera
di sangue ad Antonfrancesco fratello di Giampietro, che si aggiunse
compagno Giambatista Romei, detto biscaglino. Quando entrerete a Corte
vedrete a manca un convento di cappuccini; lì proprio sul canto fu
ammazzato a schioppettate il Gaffori che ritornava da visitare una
casa che fabbricava in campagna; inoltrandovi troverete una piazza
dove stanno ritte le forche, e questa è l'area su la quale sorgeva la
casa del Romei sovvertita dalla vendetta pubblica; su lui non si potè
sfogare, che, dopo essersi riparato a Calvi, andò a Genova ov'ebbe il
prezzo del sangue; le forche fra noi chiamansi _biscaine_, facendo,
del nomignolo dello assassino, nome al patibolo per memoria d'infamia:
dirimpetto alla feritoia del castello, dove fu esposto il figliuolo
di Giampietro, contemplerete la casa sua novellamente ricostruita, e
nondimeno sopra ogni altra più vecchia famosa: qui fu che la moglie
di Gaffori, assediata in assenza del marito, poichè vide i difensori
scorati dalle morti di parecchi fra di loro, e dalle ferite ormai
disposti a capitolare, accostatasi con un tizzo acceso ad un barile
di polvere disse: Cugini cari, se ripigliate a combattere ci è caso
che taluno di voi si salvi, se cedete le armi siete morti tutti,
perchè quanto è vero Dio, metto fuoco alla polvere. — Ricominciorno le
schioppettate, e soccorsi in tempo scamparono. Qui la stessa donna,
fatta toccare la camicia insanguinata del marito al suo figliuolo di
12 anni, ordinò che giurasse: — Sacramento di perseguitare a morte i
Genovesi — e lo sacramento pel sangue di mio padre, e pel dolore di mia
madre. — Qui finalmente, avuto nelle mani il caino cognato, gli fece
bere sotto i suoi occhi a lenti sorsi la morte, e per ultimo mazzolare.
— Povera donna, chi non la compatirebbe se con ogni partito onesto
s'industriava a temperare la sua angoscia?
Il Boswell si sentì come rimescolato a udir coteste parole, che ei non
sapeva se avesse a considerare più o selvatiche, o bizzarre, e voleva
dire la sua riprendendo cotesto atto di ferocia, biasimevole in tutti,
ma guardati con la coda dell'occhio i compagni, ne vide i volti così
arricciati, che non gli parve aria da avventurare considerazioni.
— Compiti questi ed altri assassinii, i Genovesi ricorrono da capo
alla Francia; a vero dire sfidati, che la sapevano ristucca, e più
di una volta si erano sentiti dire sul muso da lei: voi siete buoni a
bastonare i pesci, non già a reggere stati, ma ci mandarono un mezzano
di nome Agostino Sorba, che si vantò bastargli l'animo: di vero e'
ci pervenne; udite come: avendo letto di Temistocle, il quale soleva
dire, il figliuolo suo comandare a tutta la Grecia, conobbe, che certe
faccende bisogna pigliarle per la coda. Ora il duca di Choiseul come
ministro poteva tutto su l'animo del re, su quello del duca la duchessa
di Grammont sua bagascia, su la duchessa la cameriera Giulia: pertanto
egli barattò alla cameriera Giulia 500 mila franchi di credito sul
Canadà, che scapitavano 75 per cento; con tanti biglietti della banca
di San Giorgio, ch'erano d'oro in oro, e per questa guisa tornarono
i Francesi a sostenere in Corsica le parti dei principi legittimi,
immagini sopra questa terra di Dio ottimo massimo, come tutti sappiamo:
aspettate, mi dimenticava un tale Dumoriez che, dopo avere offerto
di noleggiare la sua spada ai Genovesi contro i Côrsi ribelli, venne
ad offerirla ai Côrsi contro i Genovesi tiranni, prima persuade al
duca di Choiseul di mandare armi in Corsica, ma per guadagnare cento
luigi detta una memoria per chiarirlo che farebbe un buco nell'acqua;
però ha la fronte di scrivere che ci mise dentro ragioni da sassate,
e con questo confessa che rubò i luigi. — Insomma andare pel minuto a
ridire tutte le infamie di questi maneggi, l'anima umana per vergogna
invilisce; e per dar fine, basti, che i Francesi, aizzatori prima
dei Côrsi contro la oppressione genovese, in seguito ausiliari della
tirannide genovese contro i Côrsi, adesso ci hanno comprati come bovi
da macellare, e ci bandiscono traditori e felloni se non porgiamo di
buona grazia la gola. Ma Dio ci ha inviato Pasquale Paoli, e staremo
a vedere se creature, cui il prete insufflò l'_effeta_ di Dio, se
anime immortali, redente alla libertà dal sangue di Cristo, possano
essere vendute a mo' di stime vive o morte col podere del creditore
fallito! Ora abbiamo o non abbiamo ragione di odiare i forestieri, noi?
Ditelo voi nella vostra coscienza. Con tutte le potenze dell'anima e
del corpo non devono i Côrsi custodire la libertà? — Me ne rimetto in
voi, signore Inglese. Parlate franco, gli uomini liberi sanno del pari
favellare ed udire la verità.
— Eh! vi dirò; viaggiando per Toscana arrivai ad un paesotto, dove
lessi sopra la spalliera del seggiolone del Giudice un avvertimento,
che chiedo in grazia potervi ricordare.
— Dite pure.
— _Priore, udite l'altra parte._ L'altra parte qui non occorre, sicchè
la possa sentire io: e voi sapete, che con un bove solo non si fanno
solchi: pertanto io giudico, che parecchie delle cose da voi esposte
non sieno vere.
— Voi dunque mi date del bugiardo in faccia?
— Ohibò! Voi mi avete narrato quello che avete letto ed udito, ma
passione e sete si rassomigliano nel mandare giù acque e novelle
che confortino, senza badare da qual fonte nascano; parte le credo
aggrandite sempre in virtù della passione che ho detto, tutte poi
guardate sotto la luce di un cuore in burrasca.
— Insomma nel sottosopra fandonie.
[Illustrazione: Il barone Teodoro di Neuhoff, in arnese
stupendo, si mostrò su le coste di Aleria, condottovi dalla
nave inglese.... (_pag. 128_)]
— Ma no, signor frate, no: i colli, i campi, il mare dinanzi ai quali
ci troviamo adesso, sono sempre quei dessi; da un giorno all'altro non
variano di certo: tuttavolta contemplateli quando il sole smaglia nel
vostro azzurro sereno, e quando un tendone di nuvole nere lo ricopre,
e vedrete come vi appariranno diversi. — Io però credo, che Dio ha
creato gli uomini liberi ed uguali, e mi viene dimostrato appunto
dalla impossibilità della tirannide di attecchire su la terra: tiranno
risponde a oppresso; padrone a schiavo: ora dalla oppressione nasce
l'odio, dalla ingiustizia la vendetta, e tutto questo non mica per
elezione, bensì per necessità: e ciò è così vero, che nella tirannide
l'uomo buono o tristo nè giova nè nuoce; ella partorisce, spontanea e
per forza, i frutti, che poi matura l'ira del Signore. Onde, secondo la
mia opinione, trovo, signor frate, grandemente a riprendere voi altri
Côrsi, che vi arrovelliate a saccheggiare Aristotele, san Tommaso e
quanti vi hanno vecchi e nuovi dottori per dimostrare il diritto che
avete alla libertà, e affastelliate argomenti sopra argomenti, come se
aveste paura che vi dessero torto. Le verità capitali non patiscono
bisogno di dimostrazione, e dovrete ricordarvi di colui, che per
chiarire Pirrone della verità del moto prese a passeggiargli dinanzi,
e non gli disse parola. Ponetevi la mano aperta sul cuore, contemplate
il cielo, ch'è la casa di Dio, e dite: io sento e voglio essere libero.
Ogni di più, signor frate, sciupa il negozio.
— Anche in questa maniera ci possiamo intendere, disse Giocante; e
il frate, che, bisognoso di respirare aria più aperta aveva posto un
piede sopra la scala, e teneva il capo volto su le spalle per ascoltare
il Boswell, raggruppò le dita della destra, se le recò ai labbri, e
confidatoci un bacio lo vibrò a mano aperta verso di lui, esclamando:
— Benedetto voi e chi vi ha fatto, meritereste essere Côrso. Il Boswell
sorrise, notando però che in pari caso egli avrebbe detto: meritereste
essere inglese.
Dopo pochi momenti ecco precipitare, piuttostochè scendere, dalla
scaletta frate Bernardino trasfigurato in sembianza; i denti stretti
non gli lasciavano il varco alla parola, solo lanciava a destra
e a sinistra sguardi smarriti. — Ch'è? Ch'è? — Furongli intorno a
domandargli i compagni; ed egli con molto stento rispose: — Traditi...
traditi... siamo in dirittura della tomba dei Minelli abbrivati a
Bastia.
— Perdio santo! urla Giocante mettendosi le pistole al fianco, e salta
in coperta.
Altobello e l'inglese Boswell gli tengono dietro con minore prestezza,
non con minore agitazione. Appena sorti dal boccaporto tendono gli
occhi, e loro davanti si para la costa orientale dell'isola divisa
nelle sue tre vallate di Sisco, Pietra Corbara e Rogliano, crestata con
le torri di Cassaiola, Sisco, Osso, Santa Severa e Tomino; stanno al
loro cospetto come dipinti sopra un ventaglio aperto marine e paesi,
e il porto di Macinaggio, fine della impresa navigazione. Il capitano
Angiolo, fermo sul cassero governa col _biagio_ del timone in mano la
galera senza far motto e nè sembiante di accorgersi di cosa alcuna.
Il frate Casacconi sopraggiunse, comecchè più tardi, e vista la scena
mutata si fregava gli occhi come trasecolato. — Sentendosi il signor
Giacomo più padrone di sè, si accosta piacevolmente al capitano, e gli
domanda:
— E ci vorrà molto tempo prima di arrivare?
— No; verso l'un'ora di notte ci saremo. Colle bordeggiate ho finito;
questa ultima è stata la più lunga; pensava mi conducesse fino a
Bastia; adesso ho stretto il vento, e come vedete vado di burina ch'è
un incanto: non vi par ella la mia galera così chinata un gabbiano che
radendo il mare vi tuffa un'ala? Grazie alla Immacolata siamo fuori di
pericolo così degli uomini come del mare.
I Côrsi tornarono sotto cheti; il Boswell non si partì più dal fianco
del capitano, finchè questi non gli disse: Ci siamo: adesso faccio
calare il caicco, che ci rimorchi fino alla spiaggia col piombino alla
mano per iscandagliare il fondo.
— Ed ora in quanti passi di acqua giudicate voi che peschiamo?
— Giudico venti.
Il Boswell, fattosi allora al boccaporto, vi si affacciava gridando: —
Su, su che siamo a casa.