A tarda sera, quando le voci delle mammine timorose dell'umidità
scesero dalle finestre in cortile a richiamare i bimbi, e s'udì a
un tratto: — _Angela!_ — e noi aggiungemmo: _Augusto! Laura!_ — due
piccole ombre si staccarono dal muro, salutandosi alla libera, senza
stringersi la mano, senza guardarsi neppure in faccia, e si separarono
(ipocriti!) senza voltarsi.
Più difficile fu staccare Laura da un marioletto precoce, di tre
anni appena, il quale, perchè mia figlia gli faceva da mammina con
una pazienza da angelo, strillava come un piccolo demonio e voleva
portarsela a casa.
Quella notte Augusto vegliò a tavolino un'ora più tardi del solito,
perchè doveva rifare il còmpito, diceva lui. Quel còmpito, fatto e
rifatto dieci volte, incominciava invariabilmente, ineluttabilmente
così: «adorata fanciulla!»
Egli si provò anche, e io ne ritrovai le traccie, a scriverle dei
versi, ma vedendo forse che non gli tornava comodo dire a sillabe
contate e in rima tutto il suo pensiero, vi rinunziò quella notte,
e non credo che ricadesse mai più in tentazione. Perchè voleva amare
sul serio, amò in prosa; ma, o Muse! quale prosa e quanta! In ogni ora
del giorno io trovava mio figlio intento a consegnare a un pezzetto di
carta il suo grande amore.
Egli non si confidava meco, come potete immaginare: aveva al contrario
una gran paura dei miei sorrisi, delle mie parole buttate all'aria come
per proporgli la mia complicità, e custodiva gelosamente i tentativi
mal riusciti del suo stile epistolare, ma non così che io non trovassi
modo di seguirne nascostamente la formazione e lo sviluppo.
Nei primi giorni era uno stile saltellante a stento, come certa prosa
moderna; ma a poco a poco il suo periodo si allargò per lasciar entrare
in folla gli aggettivi, gli avverbi, le metafore e perfino qualche
pensiero originale e qualche sentimento genuino. E allora il suo stile
apparve gonfio, come certa prosa moderna. In capo a due mesi di tale
esercizio, Augusto era il primo della scuola per l'italiano, e il
signor maestro, uomo di modestia antica, si domandava in buona fede
come avesse fatto il birboncello a cavar tanto sugo dalle sue lezioni.