I.

Avevo il cuore turbato, ma la faccia ridente per ingannare Evangelina.

— Che hai? — mi disse vedendomi.

— Nulla; i bambini?

— Giocano.

Sorrisi meglio, e volli darle un bacio, ma a mezza via ella tirò

indietro il capo per guardarmi negli occhi. Allora mi vidi scoperto.

— Che hai? — insistette; e la paura, entrando nel suo cuore di sposa e

di madre, le faceva abbassare la voce.

— Nulla — ripetei. — I bambini giocano?

— Sì... Augusto! Laurina! — gridò la povera mamma.

Giungono di corsa i due cari monelli. Augusto è il primo, e con un

salto mi viene sulle braccia; Laurina, che lo segue da vicino, mi si

butta tra le gambe.

È un assalto di baci e di domande: Augusto parla, Laura ripete le sue

parole. Ma oggi io non ascolto quella musica, quasi non l'intendo.

Le guardo a lungo, poi le bacio a lungo, le mie creature; sento

per la prima volta un sapore amaro alla mia grande dolcezza. Uno

sguardo pietoso di Evangelina mi va cercando l'anima; comprendo che

la poveretta soffre, spiccico dalle mie gambe la tenace Laurina, poi

lascio scivolare Augusto.

— Andate a giocare, ma state buoni, non correte troppo, per non

sudare... la finestra è chiusa?

Mio figlio! · 第 44 / 92 题