Nelle prime ore del mattino una tremenda scampanellata annunziò una
visita straordinaria, una delle tre nutrici probabilmente, o forse
tutte e tre insieme.
Andai io stesso ad aprire, e vidi ammirato una mole rubiconda e fresca,
che empiva tutto il vano dell'uscio. Quella contadina grassa e tonda,
già fornita a dovizia di fianchi e cose analoghe, aveva spropositato
le sue forme, indossando, a dir poco, sei gonnelle; io ne vedeva tre
spuntare una sotto l'altra; aveva una pezzuola di seta in capo, e due
grossi orecchini che facevano un chiasso da non si dire intorno alla
faccia paffuta.
— Sono la balia — mi annunziò, irrompendo nell'anticamera e girando
intorno l'occhio curioso — mi ha mandato il farmacista...
Non udii altro; mi parve come se repentinamente qualcuno mi avesse
attaccato all'orecchio gli enormi pendenti della balia, tanto era il
chiasso che facevano le tre paroline del farmacista.
— Venite avanti — dissi raccogliendo tutto il mio sussiego — venite
pure avanti, buona donna.
Io l'avevo chiamata _buona donna_ con malizia; sentivo che quella
nutrice enorme rimpiccioliva me, e mi pareva così di ridurre lei a
proporzioni più modeste.
— L'avvocato... l'avvocato... Acidi...
— Placidi...
— Placidi o Acidi fa lo stesso... È lei l'avvocato?
— Sì, sono io.
La scrutai nel viso per vedere come accogliesse questa notizia; sulla
sterminata superficie carnosa apparve un lieve sorriso e nient'altro.
Io mi avviai, essa mi seguì; vedevo con la coda dell'occhio che si
guardava sempre intorno, e notai che, passando in salotto, toccò la
stoffa delle tende.
Non isperavo nulla di buono.
— È permesso? — dissi sull'uscio della stanza da letto, tanto per far
intendere a quella balia spropositata che se le nostre tende erano di
lana e cotone, nelle maniere e nel resto non volevamo che di cotone ne
entrasse nemmeno un filo.
Le contadine hanno il criterio corto, ma non lo hanno grosso come
si dice; al contrario, fin dove arrivano, sono fine, finissime,
sopraffine; la buona donna, che quasi spingeva me perchè spingessi
l'uscio, intese la lezione, si arrestò, mi diede un'occhiata alla
sfuggita, ed aspettò per entrare che Evangelina avesse detto: — Avanti.
Era però incorreggibile; appena entrata, sbirciò la culla, il letto,
il canterano, le tende; poi rimase impettita dinanzi a mia moglie, la
quale si faceva rossa rossa.
— Come vi chiamate buona donna? — domandò Evangelina, radunando tutto
il suo coraggio.
— Benedetta, mi chiamo... Benedetta Corti... il mio uomo fa il
carrettiere, e non è mai in casa lui... il mio figlio se l'è voluto
prendere il Signore... e per questo vado a far la balia... è la seconda
volta che vado in casa dei _signori_...
Aveva parlato di suo figlio morto con una gran forza d'animo; nel
pronunziare la parola _signori_, diede ancora una sbirciatina fuggitiva
al canterano.
Che cosa non avrei pagato allora per avere in casa i mobili dorati e
una cassa forte, tanto da opprimere quel colosso villereccio sotto il
peso delle mie ricchezze! Avrei pagato, immagino, una grossa somma che
non avevo.
— E anche la prima volta vi era morto il figlio?
— Sissignora — rispose quella femmina — noi povera gente abbiamo _la
croce che ci aiuta_.
La croce che ci aiuta! Queste strane parole significavano nè più nè
meno che la _mortalità dei bambini!_ E allora quasi me ne adirai;
ma dacchè ho parlato con parecchie madri contadine, so che tutte
hanno la stessa idea e usano lo stesso frasario, senza perciò essere
cattive di cuore; amano i loro piccini finchè sono vivi, si consolano
d'averli perduti con l'immagine della croce che aiuta la povera gente.
La miseria ha la sua logica, e l'uomo si consola facilmente con una
metafora.
— Avete molto latte? — s'arrischiò a domandare Evangelina.
— Altro! — esclamò la balia, e senza dire nemmeno «si guardi» sprigionò
dal busto due recipienti enormi, due minaccie d'indigestione.
Io vidi col pensiero il mio piccolo Augusto scomparire in
quell'abbondanza, mangiucchiare, satollarsi e crescere a vista
d'occhio.
— E potete venir subito? — chiese Evangelina...
Benedetta Corti sorrise, mettendo in mostra certi denti larghi come
palette, ma candidissimi, poi rispose che «non sapeva». Ed io intesi, e
intese anche Evangelina che ciò significava: «secondo i casi».
— Vediamo — entrai a dire, mettendomi a sedere e rovesciando il corpo
indietro come se dessi udienza ad un cliente — vediamo: che cosa vi
s'ha a dare?
Presa così di fronte, Benedetta Corti ebbe un momento di debolezza,
si dondolò sui fianchi, guardò le sedie ed i quadri, e nella ricerca
affannosa delle parole, fu poco fortunata, perchè trovò soltanto
queste:
— Mi hanno mandata e sono venuta, io non ne ho colpa!
Ebbi l'intuizione del vero, ed ammutolii.
— Quanto vi dobbiamo dare? — domandò Evangelina.
— Ecco, se ho da dire... la casa è piccola; ma è ben esposta —
rispose Benedetta — non ci starei malvolontieri... quanto al mese?...
trentacinque lire... me le davano anche gli altri _signori_.
Io non respirava più e la balia proseguì:
— Gli usi lor signori li sanno?...
— Sì, li sappiamo — risposi — ma è sempre meglio intendersi.
Benedetta fu della mia opinione.
— Sicuro che è meglio — asserì — una cosa o conviene o non conviene;
dico bene?
Io le assicurai che diceva benissimo e che la sua osservazione era
profonda; mi pareva così di placarla.
— Dunque abbiamo detto trentacinque lire il mese — ricominciò quel
donnone — al primo dente cento lire; altre cento ai primi passi, e
alla fine dell'allattamento cinquecento... me le hanno date gli altri
signori...
Evangelina non mi staccava più gli occhi di dosso; io, ricevuta la
botta formidabile senza batter ciglio, avevo preso il mio partito.
— Le par molto? — mi domandò Benedetta Corti.
— Mi pare abbastanza..., molto veramente no — risposi con sussiego, ed
ebbi gusto di vedere che quella mole contadinesca si lasciava prendere
e cominciava a non saper più come pensare dei fatti miei. Mandava in
giro certe occhiate scrutatrici piene di un'incertezza deliziosa.
Poi si rinfrancò e proseguì, contando sulle dita:
— Due abiti ogni stagione, gli orecchini, il medaglione d'oro, e
l'_argento nuovo_ in testa... niente altro...
— Non avete dimenticato nulla?... — dissi alzandomi da sedere.
— Che sappia io, no — fu la risposta ingenua.
— Quand'è così, siamo intesi, proseguii.
— Sì... Proprio?... Devo venire domani?... Vuole che dia un po' di
latte al piccino?
— No, non importa, siamo intesi, noi penseremo e vi faremo dare la
risposta dal farmacista.
Benedetta Corti cadde dall'alto, e non si fece male; sorrise, salutò
con grande inchino mia moglie, e si avviò solennemente, empiendo della
sua presenza ognuna delle nostre quattro stanze. Sull'uscio si volse,
mi raccomandò di conservarmi e sparve.
Ero contento di me, e corsi a portare una risata allegra al capezzale
della mia Evangelina.
La povera madre si era presa in grembo la nostra creatura piangente e
la copriva di carezze e di lagrime.