VII.

Nelle prime ore del mattino una tremenda scampanellata annunziò una

visita straordinaria, una delle tre nutrici probabilmente, o forse

tutte e tre insieme.

Andai io stesso ad aprire, e vidi ammirato una mole rubiconda e fresca,

che empiva tutto il vano dell'uscio. Quella contadina grassa e tonda,

già fornita a dovizia di fianchi e cose analoghe, aveva spropositato

le sue forme, indossando, a dir poco, sei gonnelle; io ne vedeva tre

spuntare una sotto l'altra; aveva una pezzuola di seta in capo, e due

grossi orecchini che facevano un chiasso da non si dire intorno alla

faccia paffuta.

— Sono la balia — mi annunziò, irrompendo nell'anticamera e girando

intorno l'occhio curioso — mi ha mandato il farmacista...

Non udii altro; mi parve come se repentinamente qualcuno mi avesse

attaccato all'orecchio gli enormi pendenti della balia, tanto era il

chiasso che facevano le tre paroline del farmacista.

— Venite avanti — dissi raccogliendo tutto il mio sussiego — venite

pure avanti, buona donna.

Io l'avevo chiamata _buona donna_ con malizia; sentivo che quella

nutrice enorme rimpiccioliva me, e mi pareva così di ridurre lei a

proporzioni più modeste.

— L'avvocato... l'avvocato... Acidi...

— Placidi...

— Placidi o Acidi fa lo stesso... È lei l'avvocato?

— Sì, sono io.

La scrutai nel viso per vedere come accogliesse questa notizia; sulla

sterminata superficie carnosa apparve un lieve sorriso e nient'altro.

Io mi avviai, essa mi seguì; vedevo con la coda dell'occhio che si

guardava sempre intorno, e notai che, passando in salotto, toccò la

stoffa delle tende.

Non isperavo nulla di buono.

— È permesso? — dissi sull'uscio della stanza da letto, tanto per far

intendere a quella balia spropositata che se le nostre tende erano di

lana e cotone, nelle maniere e nel resto non volevamo che di cotone ne

entrasse nemmeno un filo.

Le contadine hanno il criterio corto, ma non lo hanno grosso come

si dice; al contrario, fin dove arrivano, sono fine, finissime,

sopraffine; la buona donna, che quasi spingeva me perchè spingessi

l'uscio, intese la lezione, si arrestò, mi diede un'occhiata alla

sfuggita, ed aspettò per entrare che Evangelina avesse detto: — Avanti.

Era però incorreggibile; appena entrata, sbirciò la culla, il letto,

il canterano, le tende; poi rimase impettita dinanzi a mia moglie, la

quale si faceva rossa rossa.

— Come vi chiamate buona donna? — domandò Evangelina, radunando tutto

il suo coraggio.

— Benedetta, mi chiamo... Benedetta Corti... il mio uomo fa il

carrettiere, e non è mai in casa lui... il mio figlio se l'è voluto

prendere il Signore... e per questo vado a far la balia... è la seconda

volta che vado in casa dei _signori_...

Aveva parlato di suo figlio morto con una gran forza d'animo; nel

pronunziare la parola _signori_, diede ancora una sbirciatina fuggitiva

al canterano.

Che cosa non avrei pagato allora per avere in casa i mobili dorati e

una cassa forte, tanto da opprimere quel colosso villereccio sotto il

peso delle mie ricchezze! Avrei pagato, immagino, una grossa somma che

non avevo.

— E anche la prima volta vi era morto il figlio?

— Sissignora — rispose quella femmina — noi povera gente abbiamo _la

croce che ci aiuta_.

La croce che ci aiuta! Queste strane parole significavano nè più nè

meno che la _mortalità dei bambini!_ E allora quasi me ne adirai;

ma dacchè ho parlato con parecchie madri contadine, so che tutte

hanno la stessa idea e usano lo stesso frasario, senza perciò essere

cattive di cuore; amano i loro piccini finchè sono vivi, si consolano

d'averli perduti con l'immagine della croce che aiuta la povera gente.

La miseria ha la sua logica, e l'uomo si consola facilmente con una

metafora.

— Avete molto latte? — s'arrischiò a domandare Evangelina.

— Altro! — esclamò la balia, e senza dire nemmeno «si guardi» sprigionò

dal busto due recipienti enormi, due minaccie d'indigestione.

Io vidi col pensiero il mio piccolo Augusto scomparire in

quell'abbondanza, mangiucchiare, satollarsi e crescere a vista

d'occhio.

— E potete venir subito? — chiese Evangelina...

Benedetta Corti sorrise, mettendo in mostra certi denti larghi come

palette, ma candidissimi, poi rispose che «non sapeva». Ed io intesi, e

intese anche Evangelina che ciò significava: «secondo i casi».

— Vediamo — entrai a dire, mettendomi a sedere e rovesciando il corpo

indietro come se dessi udienza ad un cliente — vediamo: che cosa vi

s'ha a dare?

Presa così di fronte, Benedetta Corti ebbe un momento di debolezza,

si dondolò sui fianchi, guardò le sedie ed i quadri, e nella ricerca

affannosa delle parole, fu poco fortunata, perchè trovò soltanto

queste:

— Mi hanno mandata e sono venuta, io non ne ho colpa!

Ebbi l'intuizione del vero, ed ammutolii.

— Quanto vi dobbiamo dare? — domandò Evangelina.

— Ecco, se ho da dire... la casa è piccola; ma è ben esposta —

rispose Benedetta — non ci starei malvolontieri... quanto al mese?...

trentacinque lire... me le davano anche gli altri _signori_.

Io non respirava più e la balia proseguì:

— Gli usi lor signori li sanno?...

— Sì, li sappiamo — risposi — ma è sempre meglio intendersi.

Benedetta fu della mia opinione.

— Sicuro che è meglio — asserì — una cosa o conviene o non conviene;

dico bene?

Io le assicurai che diceva benissimo e che la sua osservazione era

profonda; mi pareva così di placarla.

— Dunque abbiamo detto trentacinque lire il mese — ricominciò quel

donnone — al primo dente cento lire; altre cento ai primi passi, e

alla fine dell'allattamento cinquecento... me le hanno date gli altri

signori...

Evangelina non mi staccava più gli occhi di dosso; io, ricevuta la

botta formidabile senza batter ciglio, avevo preso il mio partito.

— Le par molto? — mi domandò Benedetta Corti.

— Mi pare abbastanza..., molto veramente no — risposi con sussiego, ed

ebbi gusto di vedere che quella mole contadinesca si lasciava prendere

e cominciava a non saper più come pensare dei fatti miei. Mandava in

giro certe occhiate scrutatrici piene di un'incertezza deliziosa.

Poi si rinfrancò e proseguì, contando sulle dita:

— Due abiti ogni stagione, gli orecchini, il medaglione d'oro, e

l'_argento nuovo_ in testa... niente altro...

— Non avete dimenticato nulla?... — dissi alzandomi da sedere.

— Che sappia io, no — fu la risposta ingenua.

— Quand'è così, siamo intesi, proseguii.

— Sì... Proprio?... Devo venire domani?... Vuole che dia un po' di

latte al piccino?

— No, non importa, siamo intesi, noi penseremo e vi faremo dare la

risposta dal farmacista.

Benedetta Corti cadde dall'alto, e non si fece male; sorrise, salutò

con grande inchino mia moglie, e si avviò solennemente, empiendo della

sua presenza ognuna delle nostre quattro stanze. Sull'uscio si volse,

mi raccomandò di conservarmi e sparve.

Ero contento di me, e corsi a portare una risata allegra al capezzale

della mia Evangelina.

La povera madre si era presa in grembo la nostra creatura piangente e

la copriva di carezze e di lagrime.

Mio figlio! · 第 23 / 92 题