Omniposente Dio Signor superno
Senza cominciamento e senza fine
Che per deliberarci dallinferno
Portar degnasti corona di spine
Celestiale di noi se Padre eterno
Da cui procedon le gratie diuine
Donami gratia ora qui al presente
Chio dica cosa che piaccia alla gente.
Carte 12: ogni pagina contiene circa 11 ottave: sventuratamente manca
l'ultima carta; il carattere è bello e intelligibile, ma la lezione, a
parer mio, non è troppo corretta: per chi volesse imprenderne una
nuova edizione, sarebbe necessario consultare altri codici, di cui non
abbiamo difetto nelle Biblioteche Toscane. Alcune antiche stampe
vengono allegate dai Bibliografi, ma tanto sfigurate, camuffate e
rimodernate, da non farsene verun capitale. Anche di questo poetico
componimento, in sei cantari diviso, non v'ha dubbio, è autore Antonio
Pucci. Si conosce chiaramente dallo stile e da certi suoi modi
peculiari; senza che egli stesso lo dice, conforme suo costume, in
fine al primo cantare:
Nell'altro canto uidiro il tenore
Comel pescator del pescio coce
E come si porto ben dapollonio
Al uostro honor rimo questo Antonio.
Ci viene dal greco, nella cui lingua in origine barbaramente fu
scritto; donde poi, come cosa assai popolare, nel medio evo si
tradusse in tutte le lingue d'Europa. Una lata versione in prosa dal
latino se ne fece nel buon secolo di nostra lingua, di cui trovansi
più codici nelle Librerie Fiorentine. Di questo volgarizzamento
favellò il cav. Salviati ne' suoi _Avvertimenti_. Esso venne citato
dagli Accademici della Crusca nel loro Vocabolario come testo di
lingua, secondo un codice che fu di Gio. Batt. Strozzi, oggi nella
Riccardiana. Si pubblicò la prima volta con somma diligenza e
assennatezza per cura dell'illustre filologo sig. avv. Leone Del Prete
nel 1861.