XVIII.—INCOMINCIA IL CANTARE DE APOLLONIO DI TIRO.

Omniposente Dio Signor superno

Senza cominciamento e senza fine

Che per deliberarci dallinferno

Portar degnasti corona di spine

Celestiale di noi se Padre eterno

Da cui procedon le gratie diuine

Donami gratia ora qui al presente

Chio dica cosa che piaccia alla gente.

Carte 12: ogni pagina contiene circa 11 ottave: sventuratamente manca

l'ultima carta; il carattere è bello e intelligibile, ma la lezione, a

parer mio, non è troppo corretta: per chi volesse imprenderne una

nuova edizione, sarebbe necessario consultare altri codici, di cui non

abbiamo difetto nelle Biblioteche Toscane. Alcune antiche stampe

vengono allegate dai Bibliografi, ma tanto sfigurate, camuffate e

rimodernate, da non farsene verun capitale. Anche di questo poetico

componimento, in sei cantari diviso, non v'ha dubbio, è autore Antonio

Pucci. Si conosce chiaramente dallo stile e da certi suoi modi

peculiari; senza che egli stesso lo dice, conforme suo costume, in

fine al primo cantare:

Nell'altro canto uidiro il tenore

Comel pescator del pescio coce

E come si porto ben dapollonio

Al uostro honor rimo questo Antonio.

Ci viene dal greco, nella cui lingua in origine barbaramente fu

scritto; donde poi, come cosa assai popolare, nel medio evo si

tradusse in tutte le lingue d'Europa. Una lata versione in prosa dal

latino se ne fece nel buon secolo di nostra lingua, di cui trovansi

più codici nelle Librerie Fiorentine. Di questo volgarizzamento

favellò il cav. Salviati ne' suoi _Avvertimenti_. Esso venne citato

dagli Accademici della Crusca nel loro Vocabolario come testo di

lingua, secondo un codice che fu di Gio. Batt. Strozzi, oggi nella

Riccardiana. Si pubblicò la prima volta con somma diligenza e

assennatezza per cura dell'illustre filologo sig. avv. Leone Del Prete

nel 1861.

Il libro della cucina del sec. XIV, testo di lingua non mai fin qui stampato · 第 32 / 48 题