Stanno in tre colonne, compreso il riepilogo, che qui sotto
trascriveremo. In molti codici questi sette _Sonetti_ trovansi senza
nome d'autore, come accade nel nostro ms.; in altri vengono attribuiti
a Fazio degli Uberti; e in altri finalmente a maestro Antonio da
Ferrara. Più volte pertanto si pubblicarono ora sotto il nome
dell'uno, ed ora sotto quello dell'altro. Il conte Alessandro Mortara
ce li dette, come lavoro di quest'ultimo, nel 1820, riducendoli a più
corretta lezione di qualunque altra antecedente stampa, e vi tolse
molti di quegli errori, onde erano deturpati nelle prime edizioni. In
buona lezione li ristampò altresì il ch. sig. avv. Gustavo Galletti.
In questo nostro codice, ai _Sonetti_ seguono i seguenti versi:
Superbia fa lom esser arrogante
Inuidia de laltrui ben mal dire
Ira pien dodio e mal parlante
Accidia il fa con desinor morire
Auaritia il fa falso e desliale
Luxuria sfrenato e bestiale
Gula insensato e del corpo male
Humilta in ciel lo fa salire
Carita ilfa doni ben amante
Patientia ilfa ben e mal sofrire
Bene operare adio il mette auante
Largheza cortese e gratioso
Castita benigno e amoroso
Temperanza chiaro sauio e gioioso
{ Però prego ciaschun che iuitij scacci
_ritornello_ {
{ E da le septe uirtu mai non si slacci.