XVI.—SONETTI SOPRA I SETTE PECCATI MORTALI.

Stanno in tre colonne, compreso il riepilogo, che qui sotto

trascriveremo. In molti codici questi sette _Sonetti_ trovansi senza

nome d'autore, come accade nel nostro ms.; in altri vengono attribuiti

a Fazio degli Uberti; e in altri finalmente a maestro Antonio da

Ferrara. Più volte pertanto si pubblicarono ora sotto il nome

dell'uno, ed ora sotto quello dell'altro. Il conte Alessandro Mortara

ce li dette, come lavoro di quest'ultimo, nel 1820, riducendoli a più

corretta lezione di qualunque altra antecedente stampa, e vi tolse

molti di quegli errori, onde erano deturpati nelle prime edizioni. In

buona lezione li ristampò altresì il ch. sig. avv. Gustavo Galletti.

In questo nostro codice, ai _Sonetti_ seguono i seguenti versi:

Superbia fa lom esser arrogante

Inuidia de laltrui ben mal dire

Ira pien dodio e mal parlante

Accidia il fa con desinor morire

Auaritia il fa falso e desliale

Luxuria sfrenato e bestiale

Gula insensato e del corpo male

Humilta in ciel lo fa salire

Carita ilfa doni ben amante

Patientia ilfa ben e mal sofrire

Bene operare adio il mette auante

Largheza cortese e gratioso

Castita benigno e amoroso

Temperanza chiaro sauio e gioioso

{ Però prego ciaschun che iuitij scacci

_ritornello_ {

{ E da le septe uirtu mai non si slacci.

Il libro della cucina del sec. XIV, testo di lingua non mai fin qui stampato · 第 30 / 48 题