Sono alcune pie _Narrazioni_ ed _Ammonizioni_, dettate certamente
nell'aureo secolo del trecento. Risguardano tutte miracoli o prodigi
intervenuti per grazia della Vergine Maria, i quali però nulla hanno
che fare col libro intitolato propriamente: MIRACOLI DELLA MADONNA,
pure scritti nel buon tempo della favella italiana, e più volte
stampati nei secoli XV e XIX assai scorrettamente, ed aventi bisogno
che una pietosa mano vi medicasse le piaghe, di che in molte parti
sono bruttati. I _Miracoli_, e _Ammonimenti_ contenuti in questo
nostro codice, occupano poco più che 10 carte, e salvo il primo, che è
assai lungo e che tiene 26 colonne intere, gli altri tutti sono
discretamente brevi. Eccone gli argomenti per ordine, col principio e
la fine.
1. _Miraculo duna donna teptata dal cognato scampata da pericoli,
ritornata in gratia per sua castita, e diuotione de la Vergine Maria.
E poi facta monacha._
Comincia:
Truovasi che fu nella cita di roma uno huomo
potentissimo dauere e di persona ingratiato molto da
citadini e dal populo di roma et era sauio et saputo e
dimolto buono consiglio in utilita del suo comune.
Finisce:
E per tanto ognj uomo de pigliare esenpio di fare senpre
bene e guardarsi di mal fare e Dio per la sua grazia e
misericordia cene faccia dono Amen.
Questa narrazione, insieme con un'altra, si dette fuori per mia cura
nel 1861, col titolo: _Novelle d'Incerti Autori del sec. XIV_;
Bologna, tip. del Progresso.
2. _La Vergine Maria scampa labadessa grauida del cuoco, dale mani del
uescouo._
Comincia:
Truouasi che fue una badessa duno munisterio la quale
era di molta santa uita, onde laltre monache li
portauano grande inuidia.
Finisce:
Poi morto il uescouo, e questo fanciullo fuchiamato
uescouo, e la Vergine Maria gli die la gratia e poi la
gloria. Amen.
Quasi simile esempio, ma assai più prolisso, pubblicai tra i _Dodici
Conti Morali d'Anonimo Senese_; Bologna tipi del Progresso, 1861.
3. _Una donna mori che non confexo uno peccato per uergogna, de che il
benfare nolli ualse._
Comincia:
Truouasi che fue uno huomo e una donna la quale era sua
moglie, e istando insieme per più tempo e no poteuano
avere niuno figliuolo.
Finisce:
E percio no e bisogno che tu prieghi idio per me chio
mai non posso auere misericordia da Dio. Amen.
4. _Duno abbate luxorioso, che uoti di non avere afare con niuna dicta
Maria._
A saggio dello stile e della lingua usati dall'Anonimo scrittore di
queste devote e superstiziose narrazioncelle, per chi non avesse la
_Novella_ predetta (N. 1), darem per intero la seguente, come una
delle meno prolisse.
Truouasi che fue uno abate il quale era uno grande
amicho di Dio e dera questo abate ungrande luxurioso, e
stando cosi tutta uia pensaua modo e uia chom egli
potesse trouare medicina di questo pechato. Questo abate
auea grande diuozione alla Vergine Maria congni die gli
facieua ispeziale orazione, e auea promesso di stare
netto echasto allordine ora disse questo abate e promise
di maj non auere afare con niuna femmina la quale auesse
nome Maria, ora uene questi efue tentato duna garzonetta
e uegniendo latentazione siebbe il chonsentimento e ando
agiaciere chollej. Istando questo abate achasa di
chostei edera nellatto disse questi, tristo a me per che
nono io tenuto io quello chio promesso, allora chiamo
chostei e disse dimi chome tu ai nome, e questa disse
Maria. Allora questo abate fu punto duno dolore
grandissimo e inchomincio apiangere molto fortemente, e
in questo pianto lanima si parti dal chorpo e fu menata
in paradiso, ora rimase questa garzonetta e uedeua
chostuj morto e non sapea chessi fare, se non che uenne
e debelo sotterrato sotto illetto, ora disse Idio io non
uoglio chelle grazie della mia Madre sieno ochulte, in
mantanente tutte lechampane della terra chominciarono
asonare sanza toccharle persona, allora lagente
sicomincio molto amaravigliare e il ueschouo etutta
lagente furono raghunati alla chiesa magiore della
terra, esendo cosi questa femina uegendo chera uolonta
di Dio che questa opera si sapesse, mossesi e andonne al
ueschouo e chon molte lagrime gli ebbe questo fatto
(_sic_) udendo il ueschouo questo fatto pensosi che
questo era grande amicho di Dio e chegli auea grande
diuozione alla Vergine Maria, mossesi tutta la gente e
andaro etrouaro questo abate, e dal chapo edalpiede auea
uno torchio grandissimo accieso, e stauano e non si
uedeano chi li tenesse. Allora fu tolto il chorpo e
portato alla Chiesa e questi torchi si li andauano
dinanzi e non si uedeua chigli portava, e sotterrato
chostui, e amenduni itorchi si nandaro in cielo, si che
dice che questo abate per lachontrizione chegliebbe alla
Vergine Maria che merito di andare in uita eterna epoi
il chorpo suo facieua molti miracholi. Amen.
Questa ridevole narrazioncella leggesi anche ne' _Miracoli della
Madonna_, ed in più altri antichi testi; ma diversificano tra loro
nella dicitura, ed in qualche particolare circostanza.
5. _Duno conte che indugio tornare a penitentia e uiuo ando
all'inferno._
Comincia:
Truovasi che fue uno chonte edera uno grande pecchatore
e stando grande tempo nel peccato e Domenedio laspettava
che tornasse a lui.
Finisce:
Ora pensi ogni persona questo fatto perche none istia
nel pecchato perche troppo la Domenedio permale chi pena
troppo a tornare alla sua misericordia.
Si pubblicò nel passato anno in numero di soli 12 esemplari numerati.
Somiglia a una narrazione del Passavanti, e a un'altra di fra Filippo
da Siena.
6. _Duno riccho diuetato pouero che non uolle rinegare la Vergine
Maria per auere richeze._
Comincia:
Truovasi che fu un uomo il quale era molto riccho e
staua sempre in grande chonviti.
Finisce:
E uene il uescouo e si glidiede molte riccheze per amore
della Vergine Maria ed ella gli diede riccheze
ispirituale e achatogli qui la grazia e poi la gloria.
7. _Duno fratello duno re che per lacto di dinuntiare la morte, mori,
e presa la penitentia fu salvo._
Comincia:
Truovasi che fu in una terra uno Re il quale istava
sempre tristo, e giamai non si ralegraua per niuna
chagione.
Finisce:
E nella gloria diuita eterna allaquale ci chonducha
Iddio perla sua misericordia. Amen.
8. _Questioni del Corpo di Christo, e risposte per exempli de la
substantia, de la grandeza, de la diuisione e non diminutione._
Comincia:
L'uomo die credere fermamente che nellostia che tu uedi
alaltare che uisia quello medesimo chorpo che Iesu
Christo trasse.
Finisce:
E dandare auita beata nella quale Idio che ci amaestrj e
aluminia della sua grazia in questo mondo e nellaltro la
gloria. Amen.
9. _Exemplo che lomo non de indugiare ilfare penitentia, e non dire
domane faro, laltro di faro._
Comincia:
Truovasi che fu uno prete ilquale era grande amicho di
Dio, e haveva questo prete uno suo chericho chavea nome
Esau.
Finisce:
Allora comincia apiangere negia non gli uale che giamai
non puote fare penitenzia dè suoi pecchati. Amen.