VIII.

Per parecchi giorni, il capitano non venne, trattenuto dal servizio.

Dopo, alla prima visita, Donna Vittoria lo accolse con singolare

cortesia. Gli venne incontro premurosa contro il suo solito, gli stese

la mano e la lasciò fra le sue qualche minuto. Nel suo sguardo brillava

una visibile contentezza.

Lo rimproverò dolcemente della sua assenza.

— Perchè mi abbandonate? gli chiese, voi siete l’unico amico che io mi

abbia e nel quale io possa confidarmi.

Ma non gli parlò di sè, anzi evitò con cura i discorsi delle altre

volte.

Solo vi fe’ indirettamente allusione per iscusarsene.

— Me ne accorgo anch’io, sono monotona, lugubre, e voi non avete torto

di spendere il vostro tempo in modo più gradevole.

V’era nelle sue parole un accento di sincerità che scosse Zaverio.

Però non era modestia.

Ella non apprezzava punto le finezze e le dolcezze piccanti della

conversazione. Ripugnava al suo ingenuo e incolto positivismo questa

delicata e vana ginnastica di parole. Per lei il discorrere era aver

qualcosa da dire, da confidare — almeno da raccontare. Tirava diritto

all’argomento sempre. Se si accorgeva d’essersi inoltrata in un

terreno scabroso, se si trovava di fronte al pericolo di commettere

un’imprudenza, invece di girare le difficoltà si fermava immantinenti

e taceva. E il suo silenzio pieno di pensiero, era singolarmente

eloquente: una tristezza profonda velava il suo volto scultoreo, e gli

dava espressione.

— Quest’ozio vergognoso mi pesa. Volete credere? Questa casa dove tutto

si amministra a mia insaputa, dove non ho nulla da fare nè da pensare,

mi ha l’aria di un albergo. Oh! io era nata per la vita di famiglia,

sclamò dolorosamente e, vedete, fui condannata alla solitudine. Della

mia famiglia non conobbi che due moribondi, mio padre e mia madre, e

non avrò mai figliuoli. Però meglio così.

Le sue stravaganze lasciavano più che mai trasparire la vera sua

indole, il suo carattere fiero e ostinato — ma in fondo buono ed

amorevole; le traccie di una primitiva rettitudine, di una coscienza

disorientata, di un sentimento nobilmente altero, che l’odio aveva

avvelenato, non inaridito.

Certe volte si commoveva, s’impietosiva per le cose più comuni, per le

più piccole disgrazie: certe altre mostrava una durezza, tanto grande

che non poteva essere naturale.

Candaule · 第 14 / 41 题