Per parecchi giorni, il capitano non venne, trattenuto dal servizio.
Dopo, alla prima visita, Donna Vittoria lo accolse con singolare
cortesia. Gli venne incontro premurosa contro il suo solito, gli stese
la mano e la lasciò fra le sue qualche minuto. Nel suo sguardo brillava
una visibile contentezza.
Lo rimproverò dolcemente della sua assenza.
— Perchè mi abbandonate? gli chiese, voi siete l’unico amico che io mi
abbia e nel quale io possa confidarmi.
Ma non gli parlò di sè, anzi evitò con cura i discorsi delle altre
volte.
Solo vi fe’ indirettamente allusione per iscusarsene.
— Me ne accorgo anch’io, sono monotona, lugubre, e voi non avete torto
di spendere il vostro tempo in modo più gradevole.
V’era nelle sue parole un accento di sincerità che scosse Zaverio.
Però non era modestia.
Ella non apprezzava punto le finezze e le dolcezze piccanti della
conversazione. Ripugnava al suo ingenuo e incolto positivismo questa
delicata e vana ginnastica di parole. Per lei il discorrere era aver
qualcosa da dire, da confidare — almeno da raccontare. Tirava diritto
all’argomento sempre. Se si accorgeva d’essersi inoltrata in un
terreno scabroso, se si trovava di fronte al pericolo di commettere
un’imprudenza, invece di girare le difficoltà si fermava immantinenti
e taceva. E il suo silenzio pieno di pensiero, era singolarmente
eloquente: una tristezza profonda velava il suo volto scultoreo, e gli
dava espressione.
— Quest’ozio vergognoso mi pesa. Volete credere? Questa casa dove tutto
si amministra a mia insaputa, dove non ho nulla da fare nè da pensare,
mi ha l’aria di un albergo. Oh! io era nata per la vita di famiglia,
sclamò dolorosamente e, vedete, fui condannata alla solitudine. Della
mia famiglia non conobbi che due moribondi, mio padre e mia madre, e
non avrò mai figliuoli. Però meglio così.
Le sue stravaganze lasciavano più che mai trasparire la vera sua
indole, il suo carattere fiero e ostinato — ma in fondo buono ed
amorevole; le traccie di una primitiva rettitudine, di una coscienza
disorientata, di un sentimento nobilmente altero, che l’odio aveva
avvelenato, non inaridito.
Certe volte si commoveva, s’impietosiva per le cose più comuni, per le
più piccole disgrazie: certe altre mostrava una durezza, tanto grande
che non poteva essere naturale.