III.

Che c’era di nuovo?... Sentiva che il suo buon umore era già disceso

e seguitava a discendere rapidamente, come la colonna di mercurio di

un termometro quando è portato da un luogo caldo a un luogo freddo....

Chi sapea spiegargli in che modo le ragioni tanto eloquenti del suo

benessere di mezz’ora fa si erano così indebolite, scolorite, e quasi

del tutto spente?... Adesso, ecco che altre impressioni e altre idee

lo signoreggiavano! La figura del giovane conte nel fisico come nel

morale, lì in quella sua bella camera da letto, assumeva nel cervello

dell’avvocato un improvviso fascino di seduzione ch’egli, suo malgrado,

percepiva con una vivezza nuova, esagerata, inquietante. Poi non

potè fare a meno di trasferire quella percezione da sè stesso in sua

moglie.... Ed ecco che improvvisamente si immaginò di vedere proprio

lei, sua moglie, in quella stanza, sola col Salerni!... Fu come un

lampo fastidioso, e chiuse per un momento gli occhi.

Capì che bisognava distrarsi e si mise a osservare con curiosità i

libri, i quadri, le armi, le maioliche.

Distrazione mediocre. Maggiore attrattiva ebbero per lui alcuni _album_

di fotografie e disegni posti sopra una tavola grande. Passavano

sotto i suoi occhi rabeschi fantastici, caricature di comuni amici o

di gente sconosciuta; passavano schizzi a penna e a matita, ricordi

e impressioni di viaggi. Ed egli seguitava a voltare le pagine

piuttosto in fretta, come chi va in cerca di una data cosa che non può

trovare.... Prese da ultimo fra le mani un piccolo album elegantemente

rilegato in velluto con grandi fermagli e borchie d’oro; e si pose ad

esaminarlo meno in fretta che gli altri. Erano tutti ritratti di donne.

Si capiva che quello era il volume privilegiato, l’_album_ riservato

alle più belle signore conosciute dal conte in paese e fuori....

L’avvocato aveva un presentimento: qui certo avrebbe trovato il

ritratto di sua moglie.

Invece arrivò all’ultima pagina senza trovar nulla.... Ma dov’era

dunque il bel ritratto che essa, due mesi fa, aveva regalato al

Salerni, in sua presenza? Dove lo teneva egli?... Ed egli allora pensò

a quei dolci nascondigli ove il ritratto della donna che si ama è

messo in salvo da ogni profano contatto, da ogni compagnia indegna,

da ogni occhio indiscreto e geloso.... Quindi si mise a cercare da per

tutto nella stanza, ma fu ancora inutile. Presso al letto, però stette

ad osservare una bella fotografia della _Glaneuse_ di Berton; e nei

contorni di quello schietto viso di campagnola, negli occhi e perfino

nella linea forte e slanciata dei fianchi, credè di cogliere una tal

quale somiglianza con le brune bellezze di sua moglie.... Ma il suo

ritratto dove era? Dove se lo nascondeva il Salerni?

Dentro intanto gli cresceva una smania di cui non ricordava l’eguale.

Se avesse avuto lì il conte, gli pareva che non avrebbe resistito al

desiderio violento di mettergli le mani addosso e di frugarlo nelle

tasche....

Intanto erano passate due ore. Fuori la giornata estiva era cominciata

da un pezzo, ma nel mezzanino chiuso del conte durava ancora la quiete

della notte.

L’avvocato ascoltò in quel silenzio, e non udì altro suono che il _tic

tic_ continuo di un tarlo che lavorava entro un mobile vicino a lui.

Ascoltò cinque minuti immobile poi si mise una mano alla fronte, perchè

gli pareva che quel tarlo lavorasse adesso entro il suo cervello....

E quello fu il cominciamento di un bisbiglio strano e immenso, che si

mise a ronzargli intorno agli orecchi, a empirgli il capo, a scuoterlo

e assordarlo tutto. Gli pareva che quel bisbiglio venisse da tutti i

punti della stanza, uscisse di dietro ai quadri delle pareti, dagli

_album_, dal letto; e dentro vi sentiva, ma come in lontananza, dei

suoni di voci vaghe, che non arrivava bene a distinguere e che gli

parevano voci dì scherno.... Quel tormento e quel fastidio durarono un

pezzo; ma egli non aveva più la percezione del tempo.

Da ultimo si sentì alla gola un fortissimo bisogno d’aria; e corse a

spalancare la finestra.

Entrarono il sole oramai alto, l’aria viva e il cinguettio mattutino

dei passeri.

L’avvocato, così com’era in maniche di camicia, stirò le braccia

fuori della finestra e si mise a esercitare gli occhi abbagliati sul

vasto giardino che si stendeva dietro il palazzo. Poi li alzò alle

colline sorgenti in faccia a lui.... Che tranquilla allegria da per

tutto! Vedeva, a mezza costa, vicinissimo, il suo bel villino coi muri

policromati, col tetto spiovente e con le persiane chiuse.

— Certo, — pensò, — a quell’ora sua moglie dormiva sempre....

Questa idea penetrò in mezzo al triste scompiglio della sua testa, e vi

impose subitamente una risoluzione.

— Presto! Bisognava correre al villino, da sua moglie, entrare

improvviso nella sua stanza, svegliarla con un bacio, dirgli un mondo

di cose, sentirsi ancora ripetere da lei alcune di quelle parole che

tante volte avevano rianimata in lui la fede e messo un refrigerio

nelle sue viscere lacerate dall’arsenico dei sospetti!... Bisognava

subito uscire da quella stanza maledetta ove la Gôrgone orrenda della

gelosia lo aveva guardato per lunghe ore coi verdi occhi immobili!

Ove l’aria pareva odorasse di recenti adulterii, ove tutte le cose gli

gettavano addosso una infame suggestione di vergogne e di scherni!...

Presto, presto! Bisognava subito partire....

E andò a bagnarsi il viso nell’acqua fredda e a ravviarsi i capelli.

Stava infilando una manica dell’abito, quando gli giunse dalla stanza

vicina un lieve rumore di passi che si fermarono all’uscio. Dopo

alcuni secondi, sentì anche picchiare dolcemente.... Pensò che fosse

la portinaia col caffè, andò ad aprire.... e si trovò in faccia a sua

moglie, che diede indietro senza far motto, diventando smorta.

Essa, un momento prima, aveva negli occhi e nella bocca il sorriso

trepido della donna innamorata, che sa di giungere inaspettata e di

apportare una sorpresa assai gradita...

I miei racconti · 第 48 / 57 题