Che c’era di nuovo?... Sentiva che il suo buon umore era già disceso
e seguitava a discendere rapidamente, come la colonna di mercurio di
un termometro quando è portato da un luogo caldo a un luogo freddo....
Chi sapea spiegargli in che modo le ragioni tanto eloquenti del suo
benessere di mezz’ora fa si erano così indebolite, scolorite, e quasi
del tutto spente?... Adesso, ecco che altre impressioni e altre idee
lo signoreggiavano! La figura del giovane conte nel fisico come nel
morale, lì in quella sua bella camera da letto, assumeva nel cervello
dell’avvocato un improvviso fascino di seduzione ch’egli, suo malgrado,
percepiva con una vivezza nuova, esagerata, inquietante. Poi non
potè fare a meno di trasferire quella percezione da sè stesso in sua
moglie.... Ed ecco che improvvisamente si immaginò di vedere proprio
lei, sua moglie, in quella stanza, sola col Salerni!... Fu come un
lampo fastidioso, e chiuse per un momento gli occhi.
Capì che bisognava distrarsi e si mise a osservare con curiosità i
libri, i quadri, le armi, le maioliche.
Distrazione mediocre. Maggiore attrattiva ebbero per lui alcuni _album_
di fotografie e disegni posti sopra una tavola grande. Passavano
sotto i suoi occhi rabeschi fantastici, caricature di comuni amici o
di gente sconosciuta; passavano schizzi a penna e a matita, ricordi
e impressioni di viaggi. Ed egli seguitava a voltare le pagine
piuttosto in fretta, come chi va in cerca di una data cosa che non può
trovare.... Prese da ultimo fra le mani un piccolo album elegantemente
rilegato in velluto con grandi fermagli e borchie d’oro; e si pose ad
esaminarlo meno in fretta che gli altri. Erano tutti ritratti di donne.
Si capiva che quello era il volume privilegiato, l’_album_ riservato
alle più belle signore conosciute dal conte in paese e fuori....
L’avvocato aveva un presentimento: qui certo avrebbe trovato il
ritratto di sua moglie.
Invece arrivò all’ultima pagina senza trovar nulla.... Ma dov’era
dunque il bel ritratto che essa, due mesi fa, aveva regalato al
Salerni, in sua presenza? Dove lo teneva egli?... Ed egli allora pensò
a quei dolci nascondigli ove il ritratto della donna che si ama è
messo in salvo da ogni profano contatto, da ogni compagnia indegna,
da ogni occhio indiscreto e geloso.... Quindi si mise a cercare da per
tutto nella stanza, ma fu ancora inutile. Presso al letto, però stette
ad osservare una bella fotografia della _Glaneuse_ di Berton; e nei
contorni di quello schietto viso di campagnola, negli occhi e perfino
nella linea forte e slanciata dei fianchi, credè di cogliere una tal
quale somiglianza con le brune bellezze di sua moglie.... Ma il suo
ritratto dove era? Dove se lo nascondeva il Salerni?
Dentro intanto gli cresceva una smania di cui non ricordava l’eguale.
Se avesse avuto lì il conte, gli pareva che non avrebbe resistito al
desiderio violento di mettergli le mani addosso e di frugarlo nelle
tasche....
Intanto erano passate due ore. Fuori la giornata estiva era cominciata
da un pezzo, ma nel mezzanino chiuso del conte durava ancora la quiete
della notte.
L’avvocato ascoltò in quel silenzio, e non udì altro suono che il _tic
tic_ continuo di un tarlo che lavorava entro un mobile vicino a lui.
Ascoltò cinque minuti immobile poi si mise una mano alla fronte, perchè
gli pareva che quel tarlo lavorasse adesso entro il suo cervello....
E quello fu il cominciamento di un bisbiglio strano e immenso, che si
mise a ronzargli intorno agli orecchi, a empirgli il capo, a scuoterlo
e assordarlo tutto. Gli pareva che quel bisbiglio venisse da tutti i
punti della stanza, uscisse di dietro ai quadri delle pareti, dagli
_album_, dal letto; e dentro vi sentiva, ma come in lontananza, dei
suoni di voci vaghe, che non arrivava bene a distinguere e che gli
parevano voci dì scherno.... Quel tormento e quel fastidio durarono un
pezzo; ma egli non aveva più la percezione del tempo.
Da ultimo si sentì alla gola un fortissimo bisogno d’aria; e corse a
spalancare la finestra.
Entrarono il sole oramai alto, l’aria viva e il cinguettio mattutino
dei passeri.
L’avvocato, così com’era in maniche di camicia, stirò le braccia
fuori della finestra e si mise a esercitare gli occhi abbagliati sul
vasto giardino che si stendeva dietro il palazzo. Poi li alzò alle
colline sorgenti in faccia a lui.... Che tranquilla allegria da per
tutto! Vedeva, a mezza costa, vicinissimo, il suo bel villino coi muri
policromati, col tetto spiovente e con le persiane chiuse.
— Certo, — pensò, — a quell’ora sua moglie dormiva sempre....
Questa idea penetrò in mezzo al triste scompiglio della sua testa, e vi
impose subitamente una risoluzione.
— Presto! Bisognava correre al villino, da sua moglie, entrare
improvviso nella sua stanza, svegliarla con un bacio, dirgli un mondo
di cose, sentirsi ancora ripetere da lei alcune di quelle parole che
tante volte avevano rianimata in lui la fede e messo un refrigerio
nelle sue viscere lacerate dall’arsenico dei sospetti!... Bisognava
subito uscire da quella stanza maledetta ove la Gôrgone orrenda della
gelosia lo aveva guardato per lunghe ore coi verdi occhi immobili!
Ove l’aria pareva odorasse di recenti adulterii, ove tutte le cose gli
gettavano addosso una infame suggestione di vergogne e di scherni!...
Presto, presto! Bisognava subito partire....
E andò a bagnarsi il viso nell’acqua fredda e a ravviarsi i capelli.
Stava infilando una manica dell’abito, quando gli giunse dalla stanza
vicina un lieve rumore di passi che si fermarono all’uscio. Dopo
alcuni secondi, sentì anche picchiare dolcemente.... Pensò che fosse
la portinaia col caffè, andò ad aprire.... e si trovò in faccia a sua
moglie, che diede indietro senza far motto, diventando smorta.
Essa, un momento prima, aveva negli occhi e nella bocca il sorriso
trepido della donna innamorata, che sa di giungere inaspettata e di
apportare una sorpresa assai gradita...