Giù, nei prati fragranti
Dell’eterno asfodèlo,
Forse tra le vaganti
Ombre t’incontrerò;
Ma lunge al patrio cielo
E a la gentil dimora,
Amar potremo ancora?
Io sempre t’amerò!
MERCURIO — La canzone è triste.... e nella voce della donna trema
il desiderio.... Ma i fiori hanno tempo d’appassire sull’altare,
aspettando che a te venga la brama d’accostarti ad esso e di por mano
al sacrificio.
PIGMALIONE — Gli Dei guardano al cuore dei mortali; e io non voglio
che essi veggano il disaccordo tra il mio cuore e le parole del mio
inno....
MERCURIO — Pigmalione!... E che mai ti ha potuto rendere tanto ingrato
al favore della Dea?...
PIGMALIONE — O divino figliuolo di Maia, abbi pietà di me e non
parlarmi a questo modo!... Non sono io ingrato, no; sono un infelice
che si dibatte e si cruccia sotto il rigore di una strana e terribile
fatalità.... Più volte mi sono picchiato il petto come un forsennato;
più volte sono disceso colla mente nell’imo fondo della mia coscienza
interrogando: ho colpa io di quanto accade?... E la coscienza mi ha
risposto di no. Ascolta, Mercurio.... Ero felice con Galatea; l’amavo,
l’adoravo come si può creatura mortale. Il pregio delle amabili forme
guardavo nelle altre donne, ma con mente serena d’artista e senza un
tremito di desiderio. In questa isola dell’Amore, verso cui fanno vela
da tutti i lidi di Grecia, e dalla Trinacria e dall’Asia le donne più
devote alla Dea; dinanzi ai delubri del tempio di Amatunta, entro i
boschetti odoriferi che con le ombre discrete proteggono i più dolci
misteri, quante bellezze ho vedute passarmi vicine!... A molte piacqui
io per la mia giovinezza e per il prestigio dell’arte mia. Molte anche
entrarono nella mia casa, più per essere ammirate dallo scultore
che per ammirare le sue opere.... Bellezze ingenue come Pandora, o
fieramente virginali come Artemide, o liberamente procaci come Arianna
quando s’abbandonava nei cori delle Baccanti.... Le guardai tutte come
se fossero d’avorio o di marmo pentelico; e le rimandai disdegnando.
Vissi appartato e fedele come Orfeo.... Nessuna donna valeva e vale,
anche oggi, per me, uno sguardo e un sorriso di Galatea!
MERCURIO (_Interrompendolo_). — Anche oggi tu dici?
PIGMALIONE — Lasciami proseguire. Sì, anche oggi. Il mio circolo
si chiude in lei; vedo lei sola; ma dentro quel circolo accade
uno strano sviamento de’ miei pensieri e de’ miei desiderii.... Da
principio, mentre ero con Galatea e l’udivo parlare e cantare, e la
vedevo muoversi e danzare e incoronarsi di fiori e sorridermi, la
mia mente correva sempre alla statua immobile, alla statua fredda e
muta.... E quel confronto m’empiva di un misto di orgoglio, di gioia
e di tenerezza.... Mi sentivo più grande di Prometeo, perchè quelle
stupende forme le avevo modellate e scolpite io stesso con queste
mie mani; mi sentivo di lui più felice, perchè la creatura fatta e
animata da me io l’amavo di passione e mi sapevo riamato da lei....
Forse ero troppo felice; e la gelosa Erinni mi guardò allora con que’
suoi occhi torvi, che non perdonano!... Infatti, trascorso un anno,
lentamente, insensibilmente, i termini del confronto si andarono
mutando nella estimazione del mio spirito.... La vita reale di
Galatea, varia, mutabile, caduca, soggetta alle leggi del Tempo, agli
accidenti della Fortuna, agli assalti del dolore, agli inquinamenti
della volgarità, cominciò a presentarsi a me come uno specchio ogni
tanto attraversato e offeso da qualche ombra; mentre la pura forma
inconscia e inalterabile, che io le avevo dato nel marmo della statua,
seguitava invece a splendere sempre nella mia memoria co’ suoi contorni
intatti... Anzi di mano in mano che la prima forma s’andava offuscando,
il fulgore della seconda si faceva più vivo e più affascinante per me.
Che vuoi tu che io ti dica altro?... Da un pezzo in qua io non posso
più pensare alla mia donna senza ricordarmi che ogni ora che passa mi
ruba qualche cosa di lei; e questo converte in amarezza il sentimento
lieto del mio possesso. Ho un bel cacciarla da me, ma l’idea della
sua vecchiaia mi assale in un modo non so se più compassionevole o più
spaventoso.... E mentre un riflesso solare scherza con le sue chiome
color di bruna viola, talvolta io rabbrividisco credendo di vederle
spuntare i primi capelli bianchi; e in qualche smorfia gentile della
sua bocca voluttuosa e in qualche curva graziosa del suo candido
collo, io tremo di veder comparire le prime rughe.... O Mercurio! Il
mio è un tormento continuo che non ha paragone. Quando gli Immortabili
diedero alla schiatta di Giapeto il senso divino dell’arte, vollero
davvero beneficarci o non piuttosto mettere in noi il seme di grandi
inquietudini?... Lo ignoro. So che adesso, ogni volta che guardo
Galatea, tuttochè giovane e fiorente, veggo insieme delinearsi e
biancheggiare vicino a lei la prima Galatea del mio pensiero, la
Galatea pura, perfetta, incorruttibile.... ideale! E questa — sappilo
— è una rivale terribile, contro a cui non hanno che una mediocre
potenza le illusioni, i piaceri e le lusinghe della vita caduca.... E
la povera viva è debellata e soccombe in questa lotta incredibile e pur
vera.... E tutto il mio desiderio, come un amante infedele che torna
all’amore suo primo, si va allontanando da lei e si volge verso.... a
quell’altra! (_Si nasconde la faccia con le mani e piange_).
MERCURIO — Sei molto infelice....
PIGMALIONE — Sono forse anche colpevole. Sì! Quando un mortale venne
gratificato dagli Dei d’un portento benefico pari a quello che fu
compito per me e non sa appagarsene, vuol dire che in lui ci ha da
essere colpa.... Ebbene, che gli Dei mi puniscano e ch’io scompaia
dalla vista del divo Sole.... Se vieni esecutore della loro collera,
che tu sia il ben venuto, o Mercurio!...
MERCURIO — No. Allorchè Venere operò il prodigio, ella intese alla tua
felicità. Non ad altro. L’animazione di Galatea ebbe questo solo fine,
unica ragione dell’esser suo.... Adesso....
PIGMALIONE — Che vuoi tu dirmi, o figliuolo di Zeus?
MERCURIO — Attendi.
GALATEA (_Compare sulla soglia della casa, in veste candida, tenendo in
mano una corona di rose_). — Pigmalione!... Il sole tramonta. Non temi
tu che Venere si sdegni per il nostro indugio?...
MERCURIO (_Assumendo la voce di Pigmalione_). — Galatea! Entra nella
stanza del sacrificio e ponti presso l’altare ad attendermi.
GALATEA — Ho rinnovate le rose intorno all’altare, perchè olezzino
fresche. Vieni.... Non tardare più molto! (_Rientra_).
Un lungo silenzio. Pigmalione scruta con ansietà il volto impassibile
del Dio.
PIGMALIONE (_Con gesto supplichevole_). — Parla, o Mercurio!...
MERCURIO — Venere è Dea misericordiosa e giusta. Tu vivrai. La bella
Galatea è ora nel mio dominio.
PIGMALIONE (_Con accento di terrore_). — Ahimè!... Funebre condottiero
delle anime, stai tu forse per condurla teco nei prati fiorenti
d’asfodèlo?...
MERCURIO — No. Fra pochi istanti essa rientrerà nel candido marmo, che
il dolore non tocca e la vecchiezza non dissolve.
PIGMALIONE (_Cadendo in ginocchio_). — Grazie! Ed io l’amerò
eternamente!
MERCURIO — Rimani finch’io non ti chiami. (_Entra solo nella casa_).