Nemmeno la scuderia le era indifferente. Anzi, a forza di sentirne
discorrere, aveva cominciato ad amare, a modo suo, lo _sport_ con
le sue funzioni e attribuzioni. All’epoca delle corse attendeva
con qualche ansietà; e gli annunzi delle vittorie le davano tanta
allegrezza, che quella del padrone era diversa ma non maggiore.
Un giorno verso il tramonto, affidata la cura del desinare alla
vecchia, era entrata nella scuderia dei puledri; a fare una visita,
diceva essa, ai suoi _signorini_. Nella stalla non trovò alcuno. Il
vasto locale era quasi buio e il silenzio profondo, solo interrotto
ogni tanto da qualche brusco movimento o scalpitìo dei giovani animali.
Luisa cominciò a passare lentamente dinanzi ai _boxes_, chiamando
ogni puledro per il suo nome. Quando giunse dinanzi al suo puledro
prediletto, questo, ricordandosi certo dei pezzetti di pane e di
zuccaro avuti in regalo, guizzò le orecchie, nitrì allegramente e
sporse il collo sopra il cancello. Allora Luisa si mise a lisciarlo
con la palma della mano, dandogli dei nomi gentili come ad un bambino;
e nel passare la mano su quel collo così liscio, morbido e caldo,
e nell’adoperare quelle parole tenere e vezzeggianti, la giovane
donna si sentiva invasa a poco a poco da un senso di intima e nuova
tenerezza indicibile, nella quale s’insinuavano forse di nascosto il
presentimento dolce e il desiderio della maternità....
All’improvviso la donna mandò un grido. La sua mano si era incontrata
con un’altra mano piuttosto grossa e callosa, che insieme con la sua
lisciava il collo del puledro.... Si voltò e conobbe nella oscurità
Gyms, fermo in faccia a lei. — Che fate voi qui? — gli gridò la Luisa,
colta da un subito istinto di diffidenza. Il _trainer_ per abitudine
parlava pochissimo; quel giorno poi si sarebbe detto che aveva fatto
sacramento d’essere muto.... Non ci furono quindi più parole fra i due;
ma nell’ombra confusa le due figure s’agitarono in una fiera lotta, che
per il maschio non dovette essere troppo fortunata, perchè, dopo alcuni
minuti secondi, si sentì il picchio sonoro di un corpo fortemente
sbattuto contro l’assito del _box_.... E la Luisa, lesta come una
gatta, in due salti si trovò fuori dell’uscio della stalla.
Guardò intorno se vedeva alcuno; si rassettò con le mani i capelli
alquanto scomposti e mosse verso la cucina, in apparenza tranquilla, ma
con gli occhi che parevano più incassati del solito. Giunta sull’uscio,
mormorò fra i denti:
— Cane d’un inglese! Bisognerà dunque che io tratti anche te come tutti
gli altri....
Passò del tempo. Una mattina verso le nove, la Luisa, sentendo del
tramestìo intorno a casa, guardò dalla finestra e vide due stallieri
che venivano dalle praterie, portando sulle braccia Gyms con la testa
fasciata. L’animoso giovane, volendo portare per forza un cavallo a
superare l’ostacolo, aveva, come dicono nel gergo, fatto _panache_
ed era piombato a capofitto sul duro terreno. Il cavallo, anch’esso
malconcio, lo seguiva lentamente zoppicando, condotto a mano.
Con questo semplice avvenimento, cominciò per la donna una vita del
tutto nuova; quella dell’infermiera. Da prima s’erano temute per il
_trainer_ le conseguenze d’una commozione cerebrale; ma il pericolo
fu scongiurato ed egli potè cavarsela con un mese di letto e di cura
rigorosa.
La Luisa ogni giorno passava delle lunghe ore nella stanza di Gyms; e
in quella intimità da suora caritatevole col malato, i germi silenziosi
dell’amore svilupparono. Ed ella dovette confessarlo a sè stessa....
Ahimè, ahimè! L’amore era finalmente venuto! L’amore non confortato da
alcuna buona speranza! L’amore amareggiato, tormentato da ogni maniera
di presentimenti sinistri....
Quando la malattia cominciò a volgere in bene, Gyms si professò grato
alla Luisa, si comportò più delicato e affettuoso con lei.
Un giorno arrivò perfino a tradurle, nel suo italiano telegrafico, un
lungo passo del secondo canto del _Paradiso Perduto_, dove descrive gli
amori di Adamo e d’Eva. La povera ragazza incantata, a bocca aperta,
ascoltava quelle frasi che le parlavano d’una felicità sovrumana; e
pensava a un lieto paradiso intravvisto, anche da lei, un momento,
in sogno, e subito, anche da lei, perduto financo nella speranza!...
Che era essa infine per Gyms, il _trainer_ famoso? Una povera serva.
Egli poi dal canto suo, anche in mezzo ai riguardi e alle gentilezze
dell’animo grato, dimostrava abbastanza chiaramente che verso di lei
non aveva mutati i suoi propositi; che era sempre l’uomo della scena
brutale nella stalla.... No, no, no! Luisa era deliberata a morire di
spasimo piuttosto che a diventare il suo trastullo.... il suo trastullo
d’un mese, dinanzi a tutti quegli uomini, in mezzo ai quali aveva
condotta la sua vita tranquilla, altera e rispettata per tre anni!
Una notte in cui non chiuse occhio, prese la risoluzione immutabile;
e il domani a colazione annunziò che la famiglia, senza indugio, la
richiamava al suo paese.
— Al padrone aveva già scritto in città. Sarebbe partita il giorno
stesso.
La notizia fu accolta da tutti con vivo dispiacere; ma pel volto freddo
e gentile di Gyms passò un’ombra di dispetto....
Verso le tre la Luisa, che aveva mandato innanzi la sua roba,
s’incamminava a piedi verso la stazione ferroviaria, distante un paio
di chilometri. Andava sotto il sole, accorata, tutta chiusa nel suo
fazzoletto rosso, studiando il passo, senza guardare nè a destra nè a
sinistra, contenta della strada solitaria e di quel gran silenzio....
Ma dopo dieci minuti di strada ella udì venire dai prati il galoppo di
un cavallo. Sentì subito che _egli_ le veniva dietro; e che anche una
prova dolorosa le era serbata!... Si fermò su due piedi; e mentre lo
scalpito sempre più forte s’avvicinava a lei, ella portò istintivamente
ambedue le mani alla testa in atto di difesa, come se cavallo e
cavaliero stessero per ruinarle addosso....
Il cavallo si arrestò di botto. Ma prima d’ascoltare la voce di Gyms,
la ragazza si mise a gridargli, con voce un po’ tremula, ma con accento
risolutissimo:
— Lasciatemi andare! Lasciatemi andare!... Lasciatemi in pace!
E gli alzò in faccia i grandi occhi, che in quel momento
riscintillarono di tutta la loro energia romagnola. Il giovane masticò
qualche frase nella sua lingua; poi fece atto di stendere gentilmente
la mano a Luisa. Ma essa era già lontana.
Galatea fuggiva ancora; e questa volta fuggiva per sempre.