III.

Nemmeno la scuderia le era indifferente. Anzi, a forza di sentirne

discorrere, aveva cominciato ad amare, a modo suo, lo _sport_ con

le sue funzioni e attribuzioni. All’epoca delle corse attendeva

con qualche ansietà; e gli annunzi delle vittorie le davano tanta

allegrezza, che quella del padrone era diversa ma non maggiore.

Un giorno verso il tramonto, affidata la cura del desinare alla

vecchia, era entrata nella scuderia dei puledri; a fare una visita,

diceva essa, ai suoi _signorini_. Nella stalla non trovò alcuno. Il

vasto locale era quasi buio e il silenzio profondo, solo interrotto

ogni tanto da qualche brusco movimento o scalpitìo dei giovani animali.

Luisa cominciò a passare lentamente dinanzi ai _boxes_, chiamando

ogni puledro per il suo nome. Quando giunse dinanzi al suo puledro

prediletto, questo, ricordandosi certo dei pezzetti di pane e di

zuccaro avuti in regalo, guizzò le orecchie, nitrì allegramente e

sporse il collo sopra il cancello. Allora Luisa si mise a lisciarlo

con la palma della mano, dandogli dei nomi gentili come ad un bambino;

e nel passare la mano su quel collo così liscio, morbido e caldo,

e nell’adoperare quelle parole tenere e vezzeggianti, la giovane

donna si sentiva invasa a poco a poco da un senso di intima e nuova

tenerezza indicibile, nella quale s’insinuavano forse di nascosto il

presentimento dolce e il desiderio della maternità....

All’improvviso la donna mandò un grido. La sua mano si era incontrata

con un’altra mano piuttosto grossa e callosa, che insieme con la sua

lisciava il collo del puledro.... Si voltò e conobbe nella oscurità

Gyms, fermo in faccia a lei. — Che fate voi qui? — gli gridò la Luisa,

colta da un subito istinto di diffidenza. Il _trainer_ per abitudine

parlava pochissimo; quel giorno poi si sarebbe detto che aveva fatto

sacramento d’essere muto.... Non ci furono quindi più parole fra i due;

ma nell’ombra confusa le due figure s’agitarono in una fiera lotta, che

per il maschio non dovette essere troppo fortunata, perchè, dopo alcuni

minuti secondi, si sentì il picchio sonoro di un corpo fortemente

sbattuto contro l’assito del _box_.... E la Luisa, lesta come una

gatta, in due salti si trovò fuori dell’uscio della stalla.

Guardò intorno se vedeva alcuno; si rassettò con le mani i capelli

alquanto scomposti e mosse verso la cucina, in apparenza tranquilla, ma

con gli occhi che parevano più incassati del solito. Giunta sull’uscio,

mormorò fra i denti:

— Cane d’un inglese! Bisognerà dunque che io tratti anche te come tutti

gli altri....

Passò del tempo. Una mattina verso le nove, la Luisa, sentendo del

tramestìo intorno a casa, guardò dalla finestra e vide due stallieri

che venivano dalle praterie, portando sulle braccia Gyms con la testa

fasciata. L’animoso giovane, volendo portare per forza un cavallo a

superare l’ostacolo, aveva, come dicono nel gergo, fatto _panache_

ed era piombato a capofitto sul duro terreno. Il cavallo, anch’esso

malconcio, lo seguiva lentamente zoppicando, condotto a mano.

Con questo semplice avvenimento, cominciò per la donna una vita del

tutto nuova; quella dell’infermiera. Da prima s’erano temute per il

_trainer_ le conseguenze d’una commozione cerebrale; ma il pericolo

fu scongiurato ed egli potè cavarsela con un mese di letto e di cura

rigorosa.

La Luisa ogni giorno passava delle lunghe ore nella stanza di Gyms; e

in quella intimità da suora caritatevole col malato, i germi silenziosi

dell’amore svilupparono. Ed ella dovette confessarlo a sè stessa....

Ahimè, ahimè! L’amore era finalmente venuto! L’amore non confortato da

alcuna buona speranza! L’amore amareggiato, tormentato da ogni maniera

di presentimenti sinistri....

Quando la malattia cominciò a volgere in bene, Gyms si professò grato

alla Luisa, si comportò più delicato e affettuoso con lei.

Un giorno arrivò perfino a tradurle, nel suo italiano telegrafico, un

lungo passo del secondo canto del _Paradiso Perduto_, dove descrive gli

amori di Adamo e d’Eva. La povera ragazza incantata, a bocca aperta,

ascoltava quelle frasi che le parlavano d’una felicità sovrumana; e

pensava a un lieto paradiso intravvisto, anche da lei, un momento,

in sogno, e subito, anche da lei, perduto financo nella speranza!...

Che era essa infine per Gyms, il _trainer_ famoso? Una povera serva.

Egli poi dal canto suo, anche in mezzo ai riguardi e alle gentilezze

dell’animo grato, dimostrava abbastanza chiaramente che verso di lei

non aveva mutati i suoi propositi; che era sempre l’uomo della scena

brutale nella stalla.... No, no, no! Luisa era deliberata a morire di

spasimo piuttosto che a diventare il suo trastullo.... il suo trastullo

d’un mese, dinanzi a tutti quegli uomini, in mezzo ai quali aveva

condotta la sua vita tranquilla, altera e rispettata per tre anni!

Una notte in cui non chiuse occhio, prese la risoluzione immutabile;

e il domani a colazione annunziò che la famiglia, senza indugio, la

richiamava al suo paese.

— Al padrone aveva già scritto in città. Sarebbe partita il giorno

stesso.

La notizia fu accolta da tutti con vivo dispiacere; ma pel volto freddo

e gentile di Gyms passò un’ombra di dispetto....

Verso le tre la Luisa, che aveva mandato innanzi la sua roba,

s’incamminava a piedi verso la stazione ferroviaria, distante un paio

di chilometri. Andava sotto il sole, accorata, tutta chiusa nel suo

fazzoletto rosso, studiando il passo, senza guardare nè a destra nè a

sinistra, contenta della strada solitaria e di quel gran silenzio....

Ma dopo dieci minuti di strada ella udì venire dai prati il galoppo di

un cavallo. Sentì subito che _egli_ le veniva dietro; e che anche una

prova dolorosa le era serbata!... Si fermò su due piedi; e mentre lo

scalpito sempre più forte s’avvicinava a lei, ella portò istintivamente

ambedue le mani alla testa in atto di difesa, come se cavallo e

cavaliero stessero per ruinarle addosso....

Il cavallo si arrestò di botto. Ma prima d’ascoltare la voce di Gyms,

la ragazza si mise a gridargli, con voce un po’ tremula, ma con accento

risolutissimo:

— Lasciatemi andare! Lasciatemi andare!... Lasciatemi in pace!

E gli alzò in faccia i grandi occhi, che in quel momento

riscintillarono di tutta la loro energia romagnola. Il giovane masticò

qualche frase nella sua lingua; poi fece atto di stendere gentilmente

la mano a Luisa. Ma essa era già lontana.

Galatea fuggiva ancora; e questa volta fuggiva per sempre.

I miei racconti · 第 20 / 57 题