Rimase a quel modo circa mezz’ora, quando fu scosso da un lieve rumor
di passi che partiva di su, dalla galleria. Fosse un servo? No, era
ancora troppo presto.... Il giovine guardava senza battere palpebra.
Il suono dei passi s’andava avvicinando. A un tratto, ai piedi
dello scalone che metteva nel porticato, vide una figura bianca che
lentamente avanzava.... Dio, era lei!
La giovinetta usciva di sotto il portico e si incamminava pel cortile.
Attraversata la parte in ombra, ella apparve nella piena luce lunare,
con la pettinatura disfatta ma vestita ancora del suo bianco abito da
ballo. Avanzava con passo sicuro, mostrando che si dirigeva all’uscio
dell’abitazione del portiere.
Il giovane lasciò la finestra, attraversò in punta di piedi la sua
camera, un breve corridoio, la stanza d’ingresso, ed aprì. La luce
entrò nel buio ambiente, e dopo qualche minuto secondo entrò la
giovinetta.... Alla prima egli volle prenderle tutt’e due le mani; ma
subito rimase interdetto e immobile, vedendo ch’essa aveva gli occhi
chiusi.
Aveva gli occhi chiusi e sorrideva, col volto triste, pallidissima. E
con quella voce, ch’egli non aveva mai intesa, gli disse: — Sono venuta
a dirti addio e per sempre.... Tu hai sofferto molto questa notte,
non è vero?... Io lo sentivo bene, ma sentivo anche di non poter nulla
altro che soffrire con te.... Il nostro amore è come un filo di seta
gettato sopra un grande abisso.... Che ci posso io?... Che ci puoi
tu?... La vita si compiace a combinare di queste cose assurde....
Accompagnò quest’ultima parola con un piccolo gesto di rassegnazione
stanca; e proseguì, sempre sorridendo:
— Questa notte sei stato geloso!... Il tuo cuore, difatti, era un
poco indovino; perchè essi pensano a fare di quel giovane il mio
fidanzato.... Povera gente!... Lo so io quali nozze mi aspettano. Sento
che fra pochi mesi io sarò morta....
Il giovane ruppe in un gran singhiozzo, e cadde in ginocchio dinanzi
alla fanciulla, mormorando: — Adriana! — La bianca veste profumata
della fanciulla toccava quasi il suo volto.
— Sai tu dirmi, — ella seguitò, — quanti germi uccida l’inverno nel
grembo oscuro della terra? E quanti fiori il vento di marzo faccia
cadere morti dagli alberi?... È la legge, mio caro, ed io mi sono già
rassegnata.... Ora sono venuta qui per dirti addio; e sono venuta anche
per esprimerti il mio volere, certo che tu lo eseguirai.
— A costo della mia vita, io lo eseguirò. Te lo giuro!...
— Ebbene, parti da Bologna. Parti presto e vai lontano, più lontano che
potrai. A che rimarresti? Ad aumentare le mie e le tue sofferenze!...
Parti; me lo hai giurato.
E intanto inoltrò le braccia nude e posò le mani senza guanti sulle
spalle del giovine.
— Poc’anzi tu mi hai chiamata col mio nome.... Io invece non conosco
ancora il tuo.... Non dirmelo!... Quello che t’ho dato io, nel mio
cuore, è tanto bello! E non voglio saperne altro; e con quello io
voglio pensare a te fino alla morte.... e anche dopo. Addio. Non ti
raccomando la mia memoria, perchè sono certa che penserai a me fino che
vivrai su questa terra.... e anche dopo.... Ci siamo amati perchè così
volle il nostro destino: e potemmo esprimere il nostro amore con un
divino linguaggio, noto solamente a noi due. Non ti rendere mai indegno
di questi ricordi.... Addio! Parti....
E il giovine inginocchiato, attraverso le lagrime, vide contro la Luna
la figura della giovinetta abbassarsi ancora un poco. Poi sentì sulla
fronte, leggero leggero, il bacio della sua bocca.... Poi la figura si
raddrizzò con uno sforzo energico, si volse alla porta, uscì.... Egli
la vide attraversare, più in fretta che non era venuta, il cortile,
entrare sotto il portico e dileguare nello scalone senza mai voltarsi.
Fermo sull’uscio sperò di vederla, di udire forse ancora la sua voce
dalla galleria.... Ma non sentì che il rumore lieve de’ suoi passi
perdersi nel silenzio. Intanto nell’aria fredda apparivano i primi
colori dell’alba....
Dopo una settimana, il giovane violinista era di partenza, avendo
accettata scrittura per il teatro di Corfù.