Ecco Vittor Hugo come io lo vidi, nel colmo delle sua gloria. Le
generazioni avvenire lo vedranno alla stessa altezza? I più ne
dubitano. Ma il tempo non potrà far di più che spolparlo: la sua
ossatura colossale rimarrà diritta, come un enorme albero
sfrondato, sull'orizzonte della storia letteraria del secolo, e
legioni d'ingegni voleranno colle penne cadute dalle sue ali. Egli
è uno di quegli scrittori poderosi, che si presentano alla
posterità insanguinati, scapigliati ed ansanti, portando sul
proprio stemma i titoli delle loro opere come nomi di battaglie vinte
o di disastri gloriosi o di sublimi follie, e la posterità li
saluta con riverenza, come grandi atleti feriti. Egli sarà certo
ammirato almeno come uno dei più strani fenomeni letterari del suo
tempo, e uno degli esempi più meravigliosi della forza e
dell'ardimento dell'ingegno umano._Il est bon_, come disse egli
stesso, _quel'on trouve sur les sommets ces grands exemples d'audace_.
Egli ha mostrato le altezze a cui il genio può salire e ha
rischiarato i precipizii in cui il genio rovina. Ha fatto pensare e
palpitare per mezzo secolo milioni di creature umane. Quando non
rimanesse altro di lui, rimarrebbe come un fatto storico la sua
popolarità immensa fra tutte le genti, come un esempio consolante
dell'eco che può trovare nell'umanità la parola d'un uomo che
non ha altra forza che la parola. Ma egli rimarrà saldo e superbo
sopra una sommità solitaria, e quanto più la letteratura, nel
suo paese e in tutta Europa, s'affonderà nello scetticismo, nella
sensualità e nella putredine, e più parrà alta e nobile la
sua figura lontana. E la giornata del grande lavoratore non è per
anco finita. Ora par che attraversi un triste periodo. Dio voglia che
ne esca, e che noi sentiamo ancora per molti anni la sua voce potente,
che commosse già la giovinezza dei nostri padri. Essa ci dirà
fino all'ultimo momento qualche cosa di grande e di vero. L'abbiamo
intesa da fanciulli; vorremmo intenderla ancora «quando l'albero
comincierà a rendere alla terra le sue foglie morte.» Noi gli
facciamo quest'augurio. Noi speriamo che il grande poeta, sorto
coll'alba dell'ottocento, accompagni il secolo fino al tramonto; che
il suo genio risplenda fin che batterà il suo cuore, e che l'Europa
raccolga insieme l'ultimo soffio della sua vita secolare e l'ultimo
canto della sua epopea immortale.