IX.

Ecco Vittor Hugo come io lo vidi, nel colmo delle sua gloria. Le

generazioni avvenire lo vedranno alla stessa altezza? I più ne

dubitano. Ma il tempo non potrà far di più che spolparlo: la sua

ossatura colossale rimarrà diritta, come un enorme albero

sfrondato, sull'orizzonte della storia letteraria del secolo, e

legioni d'ingegni voleranno colle penne cadute dalle sue ali. Egli

è uno di quegli scrittori poderosi, che si presentano alla

posterità insanguinati, scapigliati ed ansanti, portando sul

proprio stemma i titoli delle loro opere come nomi di battaglie vinte

o di disastri gloriosi o di sublimi follie, e la posterità li

saluta con riverenza, come grandi atleti feriti. Egli sarà certo

ammirato almeno come uno dei più strani fenomeni letterari del suo

tempo, e uno degli esempi più meravigliosi della forza e

dell'ardimento dell'ingegno umano._Il est bon_, come disse egli

stesso, _quel'on trouve sur les sommets ces grands exemples d'audace_.

Egli ha mostrato le altezze a cui il genio può salire e ha

rischiarato i precipizii in cui il genio rovina. Ha fatto pensare e

palpitare per mezzo secolo milioni di creature umane. Quando non

rimanesse altro di lui, rimarrebbe come un fatto storico la sua

popolarità immensa fra tutte le genti, come un esempio consolante

dell'eco che può trovare nell'umanità la parola d'un uomo che

non ha altra forza che la parola. Ma egli rimarrà saldo e superbo

sopra una sommità solitaria, e quanto più la letteratura, nel

suo paese e in tutta Europa, s'affonderà nello scetticismo, nella

sensualità e nella putredine, e più parrà alta e nobile la

sua figura lontana. E la giornata del grande lavoratore non è per

anco finita. Ora par che attraversi un triste periodo. Dio voglia che

ne esca, e che noi sentiamo ancora per molti anni la sua voce potente,

che commosse già la giovinezza dei nostri padri. Essa ci dirà

fino all'ultimo momento qualche cosa di grande e di vero. L'abbiamo

intesa da fanciulli; vorremmo intenderla ancora «quando l'albero

comincierà a rendere alla terra le sue foglie morte.» Noi gli

facciamo quest'augurio. Noi speriamo che il grande poeta, sorto

coll'alba dell'ottocento, accompagni il secolo fino al tramonto; che

il suo genio risplenda fin che batterà il suo cuore, e che l'Europa

raccolga insieme l'ultimo soffio della sua vita secolare e l'ultimo

canto della sua epopea immortale.

Ricordi di Parigi · 第 20 / 27 题