I.

V'è uno scrittore, in Francia, salito in questi ultimi anni a un

tal grado di gloria e di potenza che nessun'ambizione letteraria

può aver mai sognato d'arrivare più alto. Egli è, per consenso

quasi universale, il primo poeta vivente d'Europa. Ha quasi

ottant'anni: è nato il secondo anno del secolo. _Le siècle avait

deux ans_. Era già celebre cinquant'anni sono, quando Alessandro

Dumas diceva ai suoi amici, parlando di lui:--_Nous sommes tous

flambés_--e non aveva, inteso che il dramma _Marion Delorme_. Il

suo nome e le sue opere sono sparsi per tutta la terra. D'un nuovo suo

libro spariscono centomila esemplari in pochi giorni. I suoi lavori

giovanili sono ancora ricercati oggi come quando annunziarono per la

prima volta il suo nome all'Europa. Tutti i suoi cinquanta volumi sono

pieni di gioventù e di vita come se fossero venuti alla luce, tutti

insieme, pochi anni sono. La vita di quest'uomo è stata una guerra

continua; una guerra letteraria, prima, bandita dal teatro; una guerra

politica, dopo, rotta nelle assemblee e proseguita in esilio: l'una

contro il classicismo, l'altra contro un'imperatore; tutt'e due vinte da

lui. Nessun altro scrittore del suo tempo fu più di lui combattuto, e

nessun altro sedette, vecchio, sopra un più alto piedestallo di

spoglie nemiche. Falangi d'avversarii furiosi gli attraversarono la

strada;--egli passò--e quelli disparvero. I suoi grandi rivali

discesero l'un dopo l'altro nel sepolcro, sotto i suoi occhi. Una serie

di sventure tragiche disperse la sua famiglia: tutti i rami della

quercia caddero l'un sull'altro fulminati; il vecchio tronco rimase

saldo ed immobile. Egli passò per tutte le prove: fu povero, fu

perseguitato, fu proscritto,--solo--vagabondo--vituperato--deriso;

ma continuò impassibilmente, con una ostinazione meravigliosa, il

suo enorme lavoro. In tempi in cui pareva finito, si rialzò tutt'a

un tratto, trasfigurato, con opere piene di nuove forze e di nuove,

promesse. Su tutte le vie della letteratura mise l'impronta dei suoi

passi giganteschi. Non tentò, assalì tutti i campi dell'arte, e

v'irruppe tempestando, rovesciando, sfracellando, lasciando da ogni

parte le traccie di una battaglia. Alla tribuna, nel teatro, in

tribunale, in patria, in esilio, nella poesia e nella critica, giovane

e settuagenario, fu sempre ad un modo, audace, ostinato, sfrenato,

provocatore, rude, furioso, selvaggio. E suscitò degli eserciti di

nemici, ma si trascinò dietro degli eserciti. Una legione di

scrittori fanatici e devoti gli si strinse e gli si stringe intorno, e

combatte in sua difesa e nel suo nome. Mille ingegni eletti, in varii

tempi, non brillarono d'altra luce che del riflesso del suo genio;

altri, attratti nella sua orbita, sparirono nel suo seno; altri

s'affaticarono inutilmente, tutta la vita, per levarsi dalla fronte

l'impronta ch'egli v'aveva stampata. La pittura, la scultura e la

musica s'impadronirono delle creazioni della sua mente, e le resero

popolari, per la seconda volta, in tutti i paesi civili. Una ricchezza

enorme d'immagini, di sentenze, di traslati, di modi, di forme nuove

dell'arte, profusa da lui, circola, vive e fruttifica in tutte le

letterature d'Europa. Egli è da mezzo secolo argomento continuo di

discussioni ardenti e feconde. Quasi tutte le nuove questioni

letterarie o hanno radice nelle sue opere o vi girano intorno

forzatamente, ed egli presiede, innominato e invisibile, a tutte le

contese. Ma ora le contese, per quello che riguarda lui, almeno in

Francia, sono quasi affatto cessate. La sua età, le sue sventure,

la sua immensa fama, la vitalità poderosa delle sue opere,

rinvigorita da recenti trionfi, la popolarità grande del suo nome

tenuta viva continuamente dalla sua parola e dalla sua presenza, lo

hanno messo quasi al di fuori e al di sopra della critica. I suoi

più acerrimi nemici letterarii d'un tempo tacciono; i suoi più

accaniti avversarii politici saettano il repubblicano, ma rispettano

il poeta, come una gloria della Francia. Chi non lo riconosce come

poeta drammatico, lo ammette come romanziere; chi lo respinge come

romanziere, lo adora come poeta lirico; altri che detestano il suo

gusto letterario, accettano le sue idee; altri che combattono le sue

idee, sono entusiasmati della sua forma; chi non ammira nessuna delle

sue opere partitamente, ammira ed esalta la vastità grandiosa

dell'edifizio che formano tutte insieme: nessuno gli contesta il

genio; nessuno, parlandone cogli stranieri, si mostra incurante od

ostile all'omaggio che gli vien reso; e anche chi l'odia, ne è

altero. Oltre a ciò, l'aura politica del momento gli è favorevole.

Egli è un poeta popolare e un tribuno vittorioso, e porta sulla

corona d'alloro come un'aureola sacra di genio tutelare della patria.

È arrivato a quel punto culminante della gloria, oltre il quale non

si può più salire che morendo. La sua casa è come una reggia.

Scrittori ed artisti di tutti i paesi, principi ed operai, donne e

giovanetti, entusiasti ardenti, vanno a visitarlo. Ogni sua apparizione

in pubblico è un trionfo. La sua immagine è da per tutto, il suo

nome suona ad ogni proposito. Si parla già di lui come d'una gloria

consacrata dai secoli, e gli si prodigan già quelle lodi smisurate e

solenni che non si concedono che ai morti. Ed egli è ancora pieno di

vita, di forza, d'idee, di disegni, ed annunzia ogni momento la

pubblicazione d'un'opera nuova. Ecco l'uomo di cui intendo di scrivere

oggi. Dopo l'Esposizione universale, Vittor Hugo. Un argomento val

l'altro, mi pare.

Ricordi di Parigi · 第 12 / 27 题