13 Settembre.

Come è trasformata la Francia! Deroulède, che pareva un maniaco, un

superstite di altre età, è morto ieri; e rivive in ogni francese. La

canzonetta del De Musset, _Nous l'avons vu votre Rhin allemand_, che si

affievoliva nella malinconia del vecchio tempo romantico, oggi squilla

a battaglia. Pare quasi risorgere il mito della religione, l'idea

trascendente nell'empia terra di Francia.

14 Settembre, lunedì. Il _Carlino_ — strappato proprio all'arrivo del

treno (attendevo in casa della Sig.ra M***, la madre del giovinetto che

vuol far l'_ussaro della morte_) ha un titolo che fa tremare il core:

_La rapida conquista del territorio francese da parte degli alleati,

Gli Austriaci battuti su tutta la linea di battaglia._

Joffre, il generale taciturno, ha parlato: «La nostra vittoria si

afferma sempre più completa».

È autentico? Pare cosa portentosa. L'immensa mole tedesca è arretrata

oltre la Marna? O non piuttosto la Marna ha arretrato il suo corso? Chi

operò il miracolo?

Mi sta tuttora nella mente una descrizione del giornalista Campolonghi,

dove è, con tocco d'arte inconsapevole, rappresentato il passaggio

dell'esercito germanico per Bruxelles. «L'impressione che danno le

schiere germaniche sfilanti senza tregua, è quello di un fiume gonfio,

inesauribile, di liquido acciaio, e sulla cui onda, uniformemente

grigia, un artista cerchi di ricamare con la mano possente qualche

imagine umana».

(Nelle stanze del giovanetto, dove leggo il giornale sta il ritratto

del Kaiser col colbacco e col teschio).

Chi ha avuto l'ardimento di venire a contatto con quel fiume di morte?

Lo stupore, il senso del miracolo ha percosso Parigi prima della gioia.

In Nostra Donna di Parigi (il tempio dalle chimere marmoree,) si adunò

folla immensa. Instancabilmente la gente ripeteva: «Dio di clemenza,

Dio vittorioso, salvate la Francia».

Appare la statua equestre di Giovanna d'Arco e tutto il popolo grida:

«Liberatrice della patria, salvateci!»

Il mio giovane _ussaro della morte_ è avvilito.

— L'aquila spennacchiata dalle botte, dai tacchini, dai galli...

— Eroico gallo di Francia....

— Ah, signore, non può essere! Il Gran Stato Maggiore tedesco ha

preveduto anche questo. Deve essere una mossa strategica. Ah, potere

trovarsi là!

— .... Se dopo si rimanesse in vita, come credono i giovani....

— Ma morire per una gran causa non è morire.

* * *

Più grave, pare, la condizione dell'Austria. V'è chi la dà per

disperata. Ma chi ricorda i prodigi di resistenza militare di

quell'Impero, ne può dubitare. Comunque, pare grave. Certo, dopo il

1866, l'Austria privata della secolare base germanica (Sacro Romano

impero) costretta (_Drang nach Osten_) a cercare con la conquista altra

base d'Impero in Oriente, ha qualcosa di fatale. La Prussia, per quanto

cavallerescamente fedele, non darà mai ciò che Guglielmo I e Bismarck

tolsero con Sadowa.

I nunzi degli immani colpi di maglio che l'esercito russo impone,

hanno una ripercussione impressionante in Italia. «Abbasso l'Austria»,

fu gridato ieri a Roma. C'erano persone di tutti i partiti. Ma è

possibile ora? Forse quel sabato sera che venne Renato Serra da me,

al mio ritorno da Bologna, e un fremito scoteva il suo corpo come nel

presentimento di un attimo storico perduto.

Sarebbe cosa nobile, ora? Si racconta che, quando avvenne il terremoto

di Messina, fu detto in Austria: «Questo è il momento buono!» Ma diremo

noi lo stesso?

Martedì, 15 Settembre.

Barzini, in uno dei suoi migliori scritti da Parigi, dice che i

Parigini ci hanno preso gusto al _Die Taube_, l'areoplano tedesco

scaglia-bombe. Inesauribile popolo! «L'ora della Taube» come si dice,

«l'ora del the».

Un'elegante donna parigina dice alla compagna: — _Cochon d'alboche, il

fait caca sur nous!_

Ma Gabriele d'Annunzio è ormai legato alla mola perpetua della

letteratura! Una bella disgrazia per un uomo di ingegno così

portentoso! In altre _Faville del maglio_, datate da Parigi, descrive:

«la cortigiana abbandonata dal mantenitore su gli alti tacchi con un

gioco sapiente di ginocchi e di lombi nella gonna stretta, lungo le

botteghe chiuse, sotto l'ingiuria delle oneste portinaie, già pronta ad

accogliere il dragone bavaro o l'ussero della morte.»

Dice anche cose note con parole ignote per il loro fulgore:

«Dove il carnaio si disolve, quivi nascono i fermenti sublimi. Dove si

sprofonda il peso mortale, quivi la libertà dell'anima si leva. Quanto

più larga sarà l'offerta, tanto più alto sarà il prodigio».

Il romanzo della guerra nell'anno 1914 · 第 11 / 24 题