Come è trasformata la Francia! Deroulède, che pareva un maniaco, un
superstite di altre età, è morto ieri; e rivive in ogni francese. La
canzonetta del De Musset, _Nous l'avons vu votre Rhin allemand_, che si
affievoliva nella malinconia del vecchio tempo romantico, oggi squilla
a battaglia. Pare quasi risorgere il mito della religione, l'idea
trascendente nell'empia terra di Francia.
14 Settembre, lunedì. Il _Carlino_ — strappato proprio all'arrivo del
treno (attendevo in casa della Sig.ra M***, la madre del giovinetto che
vuol far l'_ussaro della morte_) ha un titolo che fa tremare il core:
_La rapida conquista del territorio francese da parte degli alleati,
Gli Austriaci battuti su tutta la linea di battaglia._
Joffre, il generale taciturno, ha parlato: «La nostra vittoria si
afferma sempre più completa».
È autentico? Pare cosa portentosa. L'immensa mole tedesca è arretrata
oltre la Marna? O non piuttosto la Marna ha arretrato il suo corso? Chi
operò il miracolo?
Mi sta tuttora nella mente una descrizione del giornalista Campolonghi,
dove è, con tocco d'arte inconsapevole, rappresentato il passaggio
dell'esercito germanico per Bruxelles. «L'impressione che danno le
schiere germaniche sfilanti senza tregua, è quello di un fiume gonfio,
inesauribile, di liquido acciaio, e sulla cui onda, uniformemente
grigia, un artista cerchi di ricamare con la mano possente qualche
imagine umana».
(Nelle stanze del giovanetto, dove leggo il giornale sta il ritratto
del Kaiser col colbacco e col teschio).
Chi ha avuto l'ardimento di venire a contatto con quel fiume di morte?
Lo stupore, il senso del miracolo ha percosso Parigi prima della gioia.
In Nostra Donna di Parigi (il tempio dalle chimere marmoree,) si adunò
folla immensa. Instancabilmente la gente ripeteva: «Dio di clemenza,
Dio vittorioso, salvate la Francia».
Appare la statua equestre di Giovanna d'Arco e tutto il popolo grida:
«Liberatrice della patria, salvateci!»
Il mio giovane _ussaro della morte_ è avvilito.
— L'aquila spennacchiata dalle botte, dai tacchini, dai galli...
— Eroico gallo di Francia....
— Ah, signore, non può essere! Il Gran Stato Maggiore tedesco ha
preveduto anche questo. Deve essere una mossa strategica. Ah, potere
trovarsi là!
— .... Se dopo si rimanesse in vita, come credono i giovani....
— Ma morire per una gran causa non è morire.
* * *
Più grave, pare, la condizione dell'Austria. V'è chi la dà per
disperata. Ma chi ricorda i prodigi di resistenza militare di
quell'Impero, ne può dubitare. Comunque, pare grave. Certo, dopo il
1866, l'Austria privata della secolare base germanica (Sacro Romano
impero) costretta (_Drang nach Osten_) a cercare con la conquista altra
base d'Impero in Oriente, ha qualcosa di fatale. La Prussia, per quanto
cavallerescamente fedele, non darà mai ciò che Guglielmo I e Bismarck
tolsero con Sadowa.
I nunzi degli immani colpi di maglio che l'esercito russo impone,
hanno una ripercussione impressionante in Italia. «Abbasso l'Austria»,
fu gridato ieri a Roma. C'erano persone di tutti i partiti. Ma è
possibile ora? Forse quel sabato sera che venne Renato Serra da me,
al mio ritorno da Bologna, e un fremito scoteva il suo corpo come nel
presentimento di un attimo storico perduto.
Sarebbe cosa nobile, ora? Si racconta che, quando avvenne il terremoto
di Messina, fu detto in Austria: «Questo è il momento buono!» Ma diremo
noi lo stesso?
Martedì, 15 Settembre.
Barzini, in uno dei suoi migliori scritti da Parigi, dice che i
Parigini ci hanno preso gusto al _Die Taube_, l'areoplano tedesco
scaglia-bombe. Inesauribile popolo! «L'ora della Taube» come si dice,
«l'ora del the».
Un'elegante donna parigina dice alla compagna: — _Cochon d'alboche, il
fait caca sur nous!_
Ma Gabriele d'Annunzio è ormai legato alla mola perpetua della
letteratura! Una bella disgrazia per un uomo di ingegno così
portentoso! In altre _Faville del maglio_, datate da Parigi, descrive:
«la cortigiana abbandonata dal mantenitore su gli alti tacchi con un
gioco sapiente di ginocchi e di lombi nella gonna stretta, lungo le
botteghe chiuse, sotto l'ingiuria delle oneste portinaie, già pronta ad
accogliere il dragone bavaro o l'ussero della morte.»
Dice anche cose note con parole ignote per il loro fulgore:
«Dove il carnaio si disolve, quivi nascono i fermenti sublimi. Dove si
sprofonda il peso mortale, quivi la libertà dell'anima si leva. Quanto
più larga sarà l'offerta, tanto più alto sarà il prodigio».