I.

Instaurato che sia il Comunismo non si udrà più ripetere quel che nel

paese di San Giorgio al Piano fu ripetuto nei caffè, in ogni bottega, in

ogni casa, in ogni canto alla morte repentina del sindaco comm.

Ceredoli: -- Ha fatto testamento? -- Non l'ha fatto? -- Eredi i figli e

le figlie in parti uguali? E la vedova? La legittima alla moglie?

l'usufrutto? Di quanto? -- Quanto avrà lasciato? Un milioncino? Meno?

Più?

Ah sì! beati i tempi in cui le eredità saranno di soli affetti! Lásciti

di tal sorta non muoveranno torbide invidie, e s'immagina come ne

godranno i figli amanti del dolce far nulla e le figlie amanti del dolce

far qualche cosa, ma con eleganza, con lusso, e coi necessari dispendi.

In quel paese, però, prevaleva allora alla curiosità bassa e oziosa un

desiderio discreto: sapere in che modo il commendatore Ceredoli --

sindaco benvoluto da quasi tutti -- si era comportato davanti alla

morte: se aveva pensato al caso di spirare all'improvviso tra le braccia

di Sant'Andrea d'Avellino. E possibile non si fosse proposto di serbar

defunto la stima che vivo aveva meritata da quasi tutti: giudizioso,

giusto, onesto, modesto, caritatevole? Non era forse stato uno di quei

borghesi (di una volta) che seguendo le vecchie tradizioni domestiche

civili e religiose sapevan conciliare la borghesia alla virtù?

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