Nessun sospetto, in nessuno, della tresca fra Tito e la Gisa. E Zvanòn
parve ricevere impassibile la condanna.
Mio padre, riferendo in casa del processo, conchiudeva:
-- Si direbbe quasi che ha voluto essere condannato lui, a trent'anni.
E io capii. Zvanòn aveva voluto salvare l'onore della sua famiglia;
l'aveva salvato.
Ma aveva salvato anche me -- pensavo; e la gratitudine che sentivo per
lui era così grande da rendermi gradevole, ora, il segreto più grande di
me. Avrei sfidato la morte piuttosto che rivelarlo. Povero Zvanòn! Mi
era ben manifesto ora il significato di quelle sue occhiate che mi
prendevan l'anima! Che colpa avrei commessa, per lui; che tradimento
d'amico; che infamia se avessi detto a qualcuno, pur a mia madre: --
Vidi che Tito baciava la Gisa!
E con che cuore ascoltavo le notizie che a intervalli -- a lunghi
intervalli -- ci davano i parenti del prigioniero! Ci mandava a
salutare.
Poi ci mandò dei regalucci: d'opera sua. Una volta fu un vasetto in
forma d'anfora; un'altra volta un cestello; un'altra volta una scatola
col coperchio.
L'opera era abbellita da rilievi, fregi, piccole frutta, fiori a tinta
color mattone; e tutto composto di polvere di mattone e di pane
ammollito ed essiccato, che stecchi contenevano saldo.
E avvenne che guardando entro la scatola ci leggemmo scritto nel fondo,
a tinta più rossa (sangue?): -- _per Dolfo._ -- Allora guardammo nel
fondo esterno del cestello e dell'anfora, e ci vedemmo le stesse rosse
parole: -- _per Dolfo._
***
Scontati soli cinque anni di pena Zvanòn moriva, a Portolongone.
Io ero sui dodici anni. Non temevo più. E rivelai finalmente perchè
Zvanòn fu omicida. Allora si comprese chiaramente come, non giuocatore,
egli avesse attirato l'altro, che era scarso a quattrini, a giuocar di
molto: per conseguire un pretesto da finir la tresca in un litigio.
E a me dissero:
-- Facesti male a tacere. Parlando avresti mitigata la pena di quel
disgraziato; non sarebbe forse morto in carcere.
Ma anche adesso non so persuadermi che feci male. Zvanòn al disonore
della sua famiglia preferì Portolongone.
E col pane del suo nutrimento componeva le cose che rammentassero a chi
lo aveva aiutato a salvar l'onore dei suoi, la sua gratitudine,
l'affetto imperituro, l'anima sua. _Per Dolfo._