A SANT'ELPIDIO

-- Ed Elena Baschi, così intelligente, così bella?

-- Sempre lassù, tra i monti, a Sant'Elpidio, dove andò maestra la prima

volta.

-- Maritata?

-- Nemmeno.

***

La prima volta che Elena Baschi andò a Sant'Elpidio fu in un nuvoloso

pomeriggio, al finire di settembre.

Lungo, interminabile il viaggio. La strada procedeva a salite e discese

tra siepi alte, al di là delle quali non si scorgevano, a quando a

quando, che i soliti campi alberati e arati, deserti; e per le frequenti

svolte anche la vista, dinanzi, veniva spesso impedita.

Gravavano tedio e silenzio. E se la siepe diradava o cessavano i filari

degli olmi, appariva, a sinistra, la costa montana, che nebbiosa, senza

cime, escludeva l'orizzonte con limite uguale e dava pur essa il senso

di una solitudine lunga.

Finchè, dopo una calata, la strada svoltò ancora, improvvisamente... Oh!

Meraviglioso! Allo sguardo si aperse, libero e vasto, un meraviglioso

scenario. Il passaggio dalla uniforme e scarsa veduta a quell'inatteso

spettacolo fu così repentino che ad Elena sfuggì un'esclamazione di

gioia.

La strada rasentava la riva del fiume, che precipitava a picco,

profonda; e il fiume, svelato di un tratto, spaziava bianco nel greto,

brillava a raggi intermittenti nell'acqua: la sponda opposta declinava

verde, folta, sparsa di case; e laggiù, dove le rive si distendevano a

valle era, da una parte, la chiesa, bianca, grande, col rosso campanile

e una fila di pioppi; e dall'altra parte, una tenera frescura di erba, e

tra gli alberi festonati di viti, in gruppi, le case del villaggio.

Congiungeva le rive un nuovo ponte a begli archi; sorgevano nello sfondo

le montagne, prima azzurre, quasi a respirare nel cielo sereno; poi

svanivano in una luce cinerea.

-- Sant'Elpidio -- disse il vetturale.

E in quella dilatata ampiezza, dall'una all'altra di quelle chiare e

ariose rive, correva, come per affrettarsi avanti il morir del giorno,

una vita possente di suoni e di voci.

Contadini che incitavano i buoi; donne e ragazzi che si chiamavano e

rispondevano; muggiti di vitelli; canti di galli; densi cinguettii di

passeri. Quindi il tinnire di un'incudine. Quindi, anima che raccoglieva

mille anime e interrompeva mille echi, più forte e vibrante si diffuse

il suono delle campane.

Elena Baschi, commossa, pensava.

Con l'orgoglio di bastare finalmente a sè stessa, con la superiorità che

le prometteva la cultura della Scuola Normale, con la fiducia di aver a

compiere una nobile missione non l'attendevano forse lieti giorni in

così mirabile luogo? Non potrebbe sperare anche là d'esser degnamente

amata? Gli otto mesi da trascorrere a Sant'Elpidio non sarebbero almeno,

per lei, come la vigilia di una festa avvenire, la prova meritoria della

felicità avvenire?

***

Prese a dozzina la nuova maestra una vedova, vecchia di forse

sessant'anni, piccola e grassa; col viso grinzoso, cotto dal sole. Gli

occhi vivi; non brutta, e ridente. Ma doveva essere avara, perchè il

vitto, abbondante e buono ai primi giorni, andò scemando in quantità e

qualità; e nei modi la vecchia dava a vedere una rozzezza inasprita dai

pregiudizi e dalle costumanze incivili. Così, faceva che l'ospite

desinasse e cenasse sempre sola, sebbene la tavola fosse apparecchiata

per due; per l'ospite e per il figlio Agostino, il tiranno.

Questi mercanteggiava in bestiame; ai paesi e alle fiere del monte e

della pianura. Era bell'uomo e villanzone. Incontrandosi con Elena, ai

primi giorni, si toccava appena la falda del cappello, senza dir nulla;

di poi, disse, senz'altro complimento:

-- La saluto, maestrina.

D'una volgarità stupida nei brevi discorsi, i suoi motti tendevano

sempre ad allusioni sensuali. E avvolgeva Elena d'occhiate lunghe e

fredde, da mercante speculatore e da buongustaio mutevole.

Non li temeva essa, quegli occhi; l'assicurava la superiorità

dell'intelletto e dell'animo.

La turbavano, al contrario, le occhiate della madre. Quella vecchia

espansiva e gioconda con tutti gli altri, aveva mutato aspetto con lei;

non dissimulava nello sguardo come una preoccupazione continua, una

segreta diffidenza, un'antipatia a stento repressa. Perchè? Elena

sdegnava interrogarla.

Il disgusto però le crebbe quando s'avvide che quella osservazione

ostile la seguiva anche fuori di casa, da altri; fuori, divenne anzi

sgarberia manifesta, dispettosa insolenza. La ragazza della bottegaia

l'aspettava su la soglia della bottega per voltarle, vicina, le spalle;

la moglie del medico condotto o fingeva di non vederla o rispondeva al

saluto chinando appena il capo e fuggendo; la sorella del sarto

sorrideva con ironia maldestra; l'ostessa... Che avevano, insomma,

coloro? Che aveva fatto, lei, a quelle donne?

Quando potè saperlo, rise. Ingenuamente la madre di una scolaretta le

disse un giorno:

-- Per quassù lei è una maestra troppo giovine e troppo bella!

Ah ah! Ecco che cosa avevano! Gelosia; invidia; timori d'oscuri

pericoli.

Via! Stessero pur tranquille, tutte! Non mirava, no, a rapire l'amante a

nessuna, il marito a nessuna, il figliuolo a nessuna! Nè si curò più

della guerra esterna.

Ma in casa, per queto vivere, volle subito sollevar la vecchia dello

strano sospetto ch'ella cercasse d'innamorarle il figlio. Appena di lui

udiva i passi o la voce, scappava nella sua camera.

E la signora Filomena, la vecchia, non tardò ad accorgersi del proposito

e a dimostrar gratitudine. Talvolta, piano piano, toccando con l'indice

la punta del naso per impor silenzio, entrava a porgerle un uovo appena

fatto; talvolta la chiamava dolcemente di sotto la finestra perchè

scendesse a prendere un po' di sole con lei.

-- Venite giù, poverina! Vi farà bene. E tanto insisteva che bisognava

accontentarla. Sedevano a solatio, davanti alla casa e di lato al pozzo

e alla catapecchia ov'erano il forno, il porcile e il pollaio. Sotto al

fico, dal piede bianco di cenere, la Filomena dipanava matasse

all'arcolaio e cantarellava a bassa voce; Elena, seduta sulla panca del

bucato, tra l'olla e la siepe su cui asciugavano fazzoletti e borracci,

o cuciva o guardava le galline che andavano a letto. Montavano per la

piccola scala sbalzando a una a una di piolo in piolo e misurandosi ogni

volta, con la testa alta, allo slancio. Su! Ma lassù, là dentro, seguiva

un rimescolio di voci e di proteste; e alcune malcontente atterravan di

volo e tornavano a beccare nel truogolo. Tra i galletti ancora a terra

intervenivano le ultime risse; gli ultimi assalti alle galline proterve.

Le oche (non mancavano due oche) si spollinavano a vicenda affondando il

becco tra le piume e scuotendo la coda; e il gatto si leccava e

lisciava, beato.

Ma già il porco domandava a suo modo la cena; e quando il sole calante

accendeva d'una luce d'oro la montagna di là dal fiume, stupenda, la

vecchia s'alzava per accontentar il porco, povera creatura, e preparare,

dopo, la cena dell'ospite.

***

Questi gli svaghi a Sant'Elpidio! Questa la vita che compensava tanti

studi, tanti sacrifizi! Eppoi? Muterebbe mai sorte pur mutando luogo? Ed

Elena Baschi nella presente mortificazione fu presa dallo sgomento del

futuro, e pianse la sua bellezza sfiorita entro una scuola, il suo

ingegno consunto in opera meschina.

Ma della tristezza accorata in cui cadde a poco a poco, ma della

desolazione profonda a cui a poco a poco si abbandonò, nè le fatiche

della scuola, nè il disagio domestico, nè la stessa mancanza di affetti

(orfana; sola al mondo) potevano rendere bastevole ragione. Un maggior

male le rodeva l'anima: come un più segreto affanno; come un'aspirazione

dell'anima spossata, e pur avida d'un bene ignoto e inconoscibile. Oh

fuggire! oh rompere ogni catena! oh morire!

Piangeva guardando dalla finestra della sua camera la mirabile

prospettiva dei monti e del fiume e della valle verde, che l'autunno

circonfondeva di una soavità luminosa e di una luminosa pace. E non

comprendeva che il maggior male le veniva appunto di là, dal contrasto

fra la vita esterna e la sua intima vita, dal discordo fra la tentazione

di quel cielo e di quella terra piena d'anima arcana e la sua piccola

anima riflessa nel suo povero pensiero ribelle.

La sosteneva in faccia agli altri l'alterigia. E non comprendeva

l'inconsapevole consiglio che a viver bene le dava, nella persona della

vecchia, l'umiltà. Al contrario, della consuetudine con la vecchia

risentiva un'irritazione, un fastidio sempre più grave e ormai pari

all'odio.

Già esente da ogni soggezione, la Filomena, anche quando la maestra era

in casa, cantava a squarciagola i canti della sua fanciullezza; e

cantava con impetuosa gioia, interrompendosi talora sol per ripetere

l'usato grido -- Oh... là! --, che i ragazzi le mandavano dalla pendice

opposta. A sessant'anni! Ebbra di vita, così!

-- Pazza! -- mormorava Elena, tormentata.

Pazza? O piuttosto in quella donna sopravviveva qualche cosa dell'anima

primitiva, quando l'umanità non si era fatta estranea e insensibile alla

natura? Naturalmente -- senza riflessione, senza contemplazione, senza

ammirazione -- la vecchia cedeva alle stesse energie di vita, che,

indistinte, traevano liete voci dagli animali, e colori e profumi dalle

piante, e risplendevano nel fiume, contro i monti, nel cielo. E cantava,

così, priva di pensiero, per un ignaro irresistibile consenso del suo

spirito alla vita universa.

Se non che, al cader del giorno anche lei si raccoglieva; pensava anche

lei. E allora soffriva.

Era un presentimento, conoscendo lei pure il carattere aspro, violento,

pericoloso, del figliuolo? o era un'oscura temenza che aveva nel sangue,

ereditaria? o un panico per qualche recente ricordo di sanguinoso

assalto?

Ogni giorno, all'imbrunire, la madre usciva in mezzo alla strada e vi

restava immobile, attendendo, in ascolto. Se percepiva da lungi il noto

trotto, tanto diverso a' suoi orecchi da quello d'ogni altro cavallo,

gridava forte: -- È qui! è qui! --; come annunciasse al mondo intero una

miracolosa salvezza; e rincasava trafelata a scaldar le vivande, mentre

Elena si ritraeva, saliva alla sua camera. Ma se l'arrivo di Agostino

tardava o mancava, allora la madre cominciava a dolersi: -- Oh poveretta

me! oh Madonna santa! --; e dalle parole mormorate appena acuiva la voce

a esclamazioni angosciose:

-- Gli assassini! Oh Madonna santa, se me l'hanno ammazzato, il mio

figliolo? Dio! Dio! me l'hanno ammazzato!

Elena, le prime volte che l'aveva vista e udita in tale ambascia, aveva

cercato di quetarla, aveva richiesto il perchè di così atroce spavento.

Con sdegno la vecchia le aveva risposto:

-- Non sapete nulla, voi!

Ed Elena ripetendo -- è pazza! -- se ne andava a letto, tormentata

perchè la vecchia sino a notte tarda pregava ad alta voce o gemeva in

sogno. E il mercante di buoi, quando tornava a notte tarda, sbatteva la

porta, parlava forte tra sè; bestemmiava salendo la scala. Forse

ubbriaco?

Elena si alzava ad accertarsi che il suo uscio era ben chiuso.

***

Passò novembre. Venne l'inverno.

Quand'ecco, nel pesante silenzio di una sera che nevicava, la folgore,

lo schianto tragico.

Elena era già in letto, desta; e udì battere più colpi alla porta.

Chi, a quell'ora? Perchè? Non poteva essere che _lui_! Non chiamava;

mandava, _lui_ -- sì, era _lui_ --, un lamento fioco, faticoso, quasi a

prova d'ultima vitalità.

Orrenda l'attesa; orrende, a un tratto, le strida che proruppero, della

madre: -- Il mio Agostino! il mio figliolo! Madonna santa! il mio

figliolo!

Elena balzò; e intanto che si gettava indosso la veste, distingueva fra

quelle strida atroci, incessanti, lo scalpiccio dei passi per le scale,

il sussurro delle voci -- di coloro che lo portavano su...

E dall'uscio aperto vide, nell'altra camera, al lume rossigno della

candela...; vide; comprese.

Ferito, l'avevano adagiato nel letto... Seguitavan le strida; strazio,

spasimo delle viscere materne; odio, esecrazione dell'anima materna

davanti l'assassinio del figlio.

Nella memoria di Elena, ogni volta che raccapricciando riguardava la

tragica notte, questa sola visione della madre era rimasta evidente; ma

del resto il ricordo era torbido, confuso come le immagini d'allora, tra

l'ombre agitate dal lume rosso della candela.

E la vecchia che non voleva staccarsi di là, e i due uomini che parevano

forzarla senza potere...; due uomini!

Poi, il medico... Giungeva, usciva; tornava dicendo: -- laparotomia...;

tentare.

E lei, Elena? Nel ricordo si vedeva quale fosse stata sempre là

spettatrice, smarrita, tremante, convulsa, nell'ombra. Invece, no: lei

sola aveva fatto cessar quelle strida intollerabili; lei aveva tratta a

sè la vecchia, l'aveva spinta nella sua camera, l'aveva minacciata --

con che parole non rammentava -- perchè tacesse.

E la madre, che aveva urlato così il suo dolore, con uno strazio di

maternità selvaggia, era caduta a sedere affranta, in un pianto dirotto

e cheto; povera vecchia sublime.

***

Morì. E la maestra udì dire che le due coltellate se le era meritate in

un litigio all'osteria. Quasi potesse esser giusto tanto dolore; il

dolore della madre, cui nessuno all'infuori di lei, che v'assisteva ogni

giorno, pensava commiserando!

La vecchia riprese le abitudini domestiche; ma sembrava impietrita

dentro. Taceva sempre, ora; e quel silenzio, in essa di natura così

clamorosa, commoveva più che lagrime e lagni. Non solo. O perdeva la

coscienza della sventura cadendo per la stessa fissità del pensiero in

uno smarrimento mentale, o con volontà ferma, con energia chiusa e

voluttuosa la povera donna cercava d'esasperare il suo soffrire nulla

omettendo delle antiche abitudini.

E ogni sera apparecchiava la tavola, come un tempo, anche per _lui_!

Sparecchiava, dopo, e sospirava; come soleva le sere che il suo Agostino

non tornava a casa.

Nè Elena, per quanto si provasse, riusciva a confortarla. Alle parole

che venivan dal cuore e che spontanee e sincere avrebbero fatto tanto

bene a una donna educata, la Filomena scuoteva le spalle, sfogava lo

sdegno brontolando: -- Siete una signorina, voi! -- Nella fiera vecchia

il dolore pareva a volte condensarsi in astio; i suoi occhi mandavano

lampi d'ira: per un orgoglio barbaro. Nessuno doveva tentar di scemare

il suo disumano dolore. Nessuno!

Trascorso più d'un mese, mutò; s'intenerì alquanto; schiarì gli occhi e

il viso attendendo alle pratiche religiose. Prima d'andare a letto

recitava il rosario e il _Deprofundis_; ma Elena, che a seguirla nelle

preci si era sentita costretta come da necessità, doveva non dar segno

di compianto. Guai se la vecchia le scorgeva gli occhi rossi! La guatava

bieca: non la riteneva degna di soffrire per lei!

E con l'andar del tempo Elena, dianzi piegata dalla compassione, tornò a

ribellarsi. Si sottrasse a quei modi d'intolleranza. Che obbligo, alla

fine, aveva lei di patir tanto per una persona alla quale non era stata

congiunta che dalla sua propria sfortuna? Che compenso aveva avuto del

suo soffrire? Che speranza poteva riporre nella convivenza con una donna

tale; tanto diversa da lei; a lei contraria del tutto, in tutto? E si

confermò nel proposito di partir di lassù. E cambiava discorsi e

maniere. Non cercava più affatto le buone parole; non si rammaricava più

che non fossero comprese e gradite le attenzioni del suo pensiero

gentile e vigile. Divenne ruvida; sin impaziente. Taceva lei, ora. Si

meravigliava essa stessa, ma non le dispiaceva, d'aver forza bastevole

per non rispondere alle richieste che la vecchia era pur costretta a

rivolgerle; e quando bisognava, richiedeva con tono altezzoso; senza

guardare.

Alla metà di giugno: via! Se n'andrebbe! La liberazione!

Ebbene, allora, nell'attesa, Elena s'accorse che la Filomena posava su

di lei sguardi di nuovo indagatori; quasi a leggerle nell'anima. E quasi

indotta in un'apprensione diversa, la vecchia cominciò a starle attorno

con nuove premure, con attitudini timide, incerta tra la soggezione e la

confidenza. Pareva aver acquistata la coscienza de' suoi torti e aver

bisogno di perdono e dimandare con gli occhi la pietà che per l'addietro

aveva disdegnata, l'affetto che aveva respinto.

Finchè, un giorno, a voce bassa, con le labbra tremule, uscì a dire:

-- Voi, Elena, gli volevate bene: è vero?

E gli occhi materni rifulsero dietro il velo delle lagrime.

Elena perdè d'un tratto la sua energia. Stupita, non ebbe coraggio di

negare. Non rispose; sviò lo sguardo. E la vecchia:

-- Me n'ero accorta, io! E avevo paura che vi sposasse! Ma sarebbe stato

meglio...

Bel complimento! Meno male che il suo Agostino sposasse lei, anzi che

morire ammazzato! Ma Elena non rise. Non potè riderne neppur dopo;

perchè dopo, la vecchia si rivolse a confortar lei per confortarsi con

lei.

-- Rassegnatevi, poverina! -- le diceva --. Pugni al Cielo non se ne

posson dare. Ma il Signore è giusto; e voi sapete se era buono, il mio

figliolo! Ah se era buono!

O le diceva:

-- Cerchiamo d'esser buone anche noi, e lo rivedremo in Paradiso, il mio

Agostino.

Elena non aveva questa speranza, nondimeno taceva; non commetteva la

crudeltà di contrariare col minimo atto l'illusione della povera

vecchia. -- Che ignorante! -- pensava. -- Stolida! Credere che io ne

fossi innamorata!; che desideri, io di rivederlo in Paradiso! Io!

E contava quanti giorni mancavano alla chiusura della scuola, e

sospirava l'ora che se n'andrebbe. Ma sentiva che il distacco non

sarebbe agevole; sentiva che il dolore vincola più dell'amore e che, no,

non invano aveva sofferto per quella povera vecchia ignorante e stolida.

Bisognava dirle: -- Me ne vado. Vi abbandono, per sempre --. Era un

pensiero penoso.

Quando un giorno, uno degli ultimi giorni avanti le vacanze, credè

giunto il momento opportuno a dar l'avviso. E rincasando, udì... Oh una

cosa insana! incredibile! Al solito luogo d'un tempo, sotto al fico,

mentre rigirava l'arcolaio, la Filomena cantava a squarciagola! Appena

otto mesi dopo aver perduto il figlio in quel modo, cantava; ripresa dal

fervore che nel giugno pieno di vita la natura le effondeva d'intorno,

dal cielo caldo e luminoso, dai campi dorati di grano e verdi di messi,

dai monti azzurri e solatii, dal fiume bianco e lucente. Cantava! Nè

volgendosi sorpresa, arrossì; non si vergognò. Interruppe il canto;

attese che Elena le venisse vicino. E sorrideva, in un modo...

Elena s'avvicinò per dirle (tanto, non era pazza quella vecchia?), per

dirle: -- Alla fine della settimana, parto. -- Ma prima che parlasse la

vecchia le prese di forza la mano, la costrinse a piegarsi verso di lei,

sul suo petto, le accostò al viso le guance grinzose, la baciò su la

fronte.

Poi si scostò d'un tratto per guardarla -- oh con tutto il cuore negli

occhi, con un affetto immenso! --, e mentre i lagrimoni le calavano su

le grinze e sorrideva: -- Il Signore è buono -- mormorò --. Mi ha tolto

il figliolo, ma mi ha dato una figliola. Tu, sei tu, non è vero?, la mia

figliola!

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