Se, poco oltre mezzodì, lo zio Prospero non sedeva a tavola ad aspettar
il fratello, la cognata avvertiva la domestica o l'Elena: -- chiamate il
cane! --; e se il cane non arrivava, eran certe che lo zio desinerebbe
in campagna e rincaserebbe solo la sera. Quel giorno dunque si
meravigliarono a veder il cane e a non veder lui. In ritardo? Non
tardava mai. Invitato da qualche amico? Non aveva amici che lo
invitassero a pranzo, e quando ne avesse avuti, non ci sarebbe andato.
Cos'era successo? L'Elena stentava a dissimulare l'angustia. Ma per
fortuna nessuno, all'infuori di lei, si accorse che a Top mancava il
collare; e, per fortuna maggiore, suo padre -- nonostante il fiero
aspetto -- era l'uomo più pacifico di questo mondo. Egli si limitò a
dire:
-- Chi non mangia, ha mangiato.
Non sospettava di nulla. E non si meravigliava di nulla, Adelmo
Marzioli! La spiegazione della strana assenza l'avrebbero, prima o poi:
inutile preoccuparsene.
Egli, infatti, l'ebbe prima di averci ripensato: due ore dopo
mezzogiorno, alla Congregazione di carità ov'era segretario.
Prospero gli comparve dinanzi con gli occhi semichiusi sotto le ciglia
folte e lunghe, in un'attitudine quasi violenta per lo sforzo della
volontà. E al fratello, che attendeva zitto e cheto, parlò con un lieve
tremito nella voce.
-- Ho pensato che è meglio ci dividiamo. Io mi tengo la Valletta; a te
l'altro podere, la vigna e la casa. Nella casa mi riservo il camerone.
Ci mettiamo il letto; il camino c'è: mi basta.
-- Come vuoi -- disse Adelmo Marzioli.
-- Incarichiamo del rogito il notaio di qui o di Faenza?
-- Come vuoi.
-- Siamo d'accordo?
-- D'accordo.
E Adelmo Marzioli riprese a scrivere.
Se non che mentre Prospero stava per uscire successe quasi un miracolo:
il fratello aveva qualchecosa da aggiungere.
-- Ehi! Senti!
Prospero si voltò.
-- Cosa ne dirà il paese?
Prospero rispose: -- Dirà quel che dico io: che io sono un uomo
all'antica e le tue donne vanno alla moderna; che, secondo me, voi
spendete troppo in proporzione al tuo stipendio e alle entrate, e io
voglio assicurarmi della mia parte per quando sarò vecchio e per
lasciarla, quando morirò, a mia nipote se non si mariterà, o se sposerà
uno della sua condizione. È chiaro?
-- È chiaro.
-- C'è altro?
-- Nient'altro.
***
La separazione non dispiacque neanche alla cognata. Non che Prospero le
avesse mai dato soverchio disturbo; sempre però l'avevan tenuta in un
certo disagio quel suo carattere scontroso e quelle sue abitudini di
misantropo, e da un pezzo in qua egli la seccava con le osservazioni a
ogni spesa che si faceva per l'Elena. -- Ah ah! vestito nuovo; scarpine
nuove! oro! gioielli! Durerà? -- Dispiacere, e più che dispiacere, provò
invece l'Elena. Come ad accorgersi di Top senza collare pensò che lo zio
aveva scoperto la marachella, all'avvenimento che seguì pensò che lo zio
era impermalito con lei; e dubitò d'averlo contrario nelle sue speranze.
Avrebbe voluto impietosirlo dicendogli: -- Io le sono tanto affezionata!
sia buono! --, o magari provocarne lo sdegno dicendogli: -- Che cosa le
ho fatto, io? --; purchè parlasse! Il silenzio di lui l'atterriva. Ma
non osava andar a trovarlo nel camerone; affrontarlo. Finchè ebbe
un'idea. Dall'uscio che dal camerone metteva nella stanza da desinare la
madre aveva tolta la grossa chiave. Elena s'avvide che per il buco della
toppa passava una spera di luce. Allora si chinò, guardò, scorse le
gambe dello zio andare e venire. Benissimo! E colto il momento che
nessuno poteva udirla, fece, a voce bassa:
-- Zio! zio!
Lo zio palpitò; volse lo sguardo intorno; e non fiatò.
-- Sono qui dall'uscio! M'ascolti! Una parola, zio!
Egli non fiatò; non si mosse.
-- Io le sono tanto affezionata, e lei non mi risponde nemmeno! Cosa le
ho fatto, io?
Ma a questo punto Top, il quale giaceva nel cantuccio vicino alla
civetta, tese gli orecchi, si alzò, precipitò all'uscio; e drizzato su
due piedi contro di esso, si mise ad abbaiare e a guaire
affettuosamente.
-- Ah Top! il mio Top! Tu sei buono! Diglielo tu allo zio che è cattivo,
che mi fa soffrire!
Cattivo? Soffrire? Era un'ingiustizia! un'infamia! Lo zio non ci resse
più. Esclamò, ironico:
-- Soffri, eh, perchè ho levato il collare a Top?
Poi, con sarcasmo per lei e per sè medesimo:
-- A far all'amore non potrebbe servirti, in cambio, il buco di una
serratura?
Nessuna risposta. Non s'udì più che il vario vocìo dei richiami. E Top
tornò ad accucciarsi vicino alla civetta.