Qual pianta, qual augel, qual fiera piú amo
di te, saggio animal? Però mie cose
io piú mostrarti, che tu veder, bramo.
Voi dunque, freschi rivi, piagge erbose,
opachi colli, cavernosi monti,
campi de gigli, de ligustri e rose;
voi, rilevate ripe, laghi e fonti,
riposte valli, ruscelletti e fiumi,
ch'anco miei segni non gli avete cònti;
anzi del ciel voi fiammeggianti lumi,
quella vertú spandete a l'uomo nostro,
ch'omai l'assenni e del mio ben l'allumi!
Nel cui servigio mosse l'esser vostro[313]
un Dio: però ch'ei sol v'intenda lece,
al qual faceste un altro piú bel chiostro;
chiostro di tante stelle ornato in vece
d'un bel trapunto, ove specchi e gioisca
le quattro e sette lá, qua l'otto e diece.
[313] «Sunt nonnulli ex terra homines, non ut
incolae et habitatores, sed quasi spectatores superarum
rerum atque coelestium». CIC.
E quanto su contempla e giú, sortisca
in grazia tal, che lo 'ntelletto pigli
non men de l'occhio, e par a lui salisca.
Orsi, tigri, leon, lepre, conigli,
pantere, volpi, orche, ceti, delfini,
aquile, strucci, nottole, smerigli,
non sia de voi chi umile non s'inchini
a l'assennata forma, ovunque scorre
tra voi platani, abeti, faggi e pini.
Di tutte vostre cause in lui concorre
una dal sommo artefice criata,
che a l'uomo suo voi tutti ebbe a comporre.
Ma sento giá l'error! Ahi, scellerata
soperbia, che pur l'uscio trovi aperto,
ben cara costaratti quell'entrata,[314]
ch'io vengo il premio compensarti al merto!
[314] Homo cum in honore esset non intellexit.