FIGLIO AL PADRE

O tu, che 'ntendi te, te, qual son io,[274]

quant'alto sei, quant'eccellente e saggio,

lo qual in nulla cosa mai non manchi,

sublime sí, che sotto e sopra quello

che sei pensar non puossi, e quest'è 'l mio

non mai dal lume tuo smembrato raggio,

io non di te né tu di me ti stanchi

mirar quanto ti sia e mi sii bello;

né quel spirito snello

e fuogo che fra noi sempre s'avvampa

ed or in dolce lampa

or in colomba formasi, minore

di noi giammai procede né maggiore.

[274] Deus Pater se ipsum intelligit et amat; quae

intelligentia Filius est, amor vero Spiritus Sanctus.

Padre, Figliol e l'almo Spirto un Dio

eterno siamo, fuor d'ogni vantaggio.

Tre siam un, ed un tre, securi e franchi

che l'un vegna de l'altro mai rubello;

non cape in noi speranza né desio,

non spazio tra 'l comun voler né oltraggio.

Io del tuo lume e tu del mio t'imbianchi;

né dal nodo che tien l'alto suggello

unqua, Padre, mi svello.

Però d'ogni bontá nostra è la stampa,

che l'amorosa vampa

del Paracleto imprime; onde 'l «Motore

del Tutto» siamo detti e «Creatore».

Or di quel nostro incomprensibil rio,

cosí soave a l'umile coraggio

(s'umile mai verrá ne' spirti bianchi

conoscitor di noi), l'uomo novello

nasce d'animo e sangue santo e pio,

ch'avrá del mondo in man tutto 'l rivaggio.[275]

Né voi verrete in suo servigio stanchi,

stellati cieli e tu, nostro scabello,

ritonda terra; ma ello

s'indura contra noi l'ungiuta ciampa,

e giá si finge e stampa

di ferro e pietra statue, quell'onore

lor dando che a Dio vien, del tutto autore.

[275] «Non enim potest rationem hominis obtinere

qui parentem animae suae Deum nescit: quae ignorantia facit

ut Diis alienis serviat». LACTAN.

Nascon insieme l'uomo e l'alto oblio

del dritto ed anteposto a lui viaggio:

dico 'l sentier, che al fin porge doi branchi,

l'un stretto, dolce; l'altro piano, fello.

Quinci al gioioso, quindi al stato rio

s'arriva, onde giustizia in lor dannaggio

a' tristi vegna, e tengali ne' fianchi

téma per sprono e morte per flagello:

morte che, in un fardello

cogliendo tutti, ovunque vòl si rampa.

Nullo da lei mai scampa;

sia pur bel volto, sia pur verde il fiore,

far non può mai che morte nol scolore.

Ma guai, chi 'n mal far sempre ha del restio,

ché ogni sempre di lá trova 'l paraggio;

que' dí che mai di colpa non fûr manchi

men fian di pena ove gli rei flagello,

in fin a l'ore estreme, quando 'l fio

pagar verrammi inante ogni linguaggio,

dal ciel i destri e da l'inferno i manchi.

Pur stando in carne, lor spesso rappello:

--Non son tigre né agnello:

chi 'l perso ben per racquistar s'accampa,[276]

chi 'l viver suo ristampa,

intenda realmente che 'l Signore

del ciel in ciel non sdegna il peccatore!

Dunque, Padre, mi 'nvio dare suffragio

a loro, che non san chi sia pur quello

ch'altri da morte scampa, ed esso muore!

[276] «Nemo renascitur in Christi corpore nisi

prius nascatur in peccati corruptione». AUG.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 177 / 222 题