LIMERNO. Merlino mio, questa tua foggia di cantare non si domanda
«cantare», ma un abbagliare, un muggire, un tonare su per le ripe del
Pado.
MERLINO. Sonano li pifari su per li argini del Pado.
LIMERNO. E raggiano, come dice il mantoano, li asini.
MERLINO. Tu vòi dunque dire che in questa mia chiusura fra tanti asini
io canto?
LIMERNO. Ed anco peggio ti direi, s'io sapessi.
MERLINO. Piú rozzo cantore di lui non saperei io giá mai trovare.
LIMERNO. Sí, di canto figurato.
MERLINO. Cantano forse altramente che di figurato?
LIMERNO. Lo suo naturale e nativo.
MERLINO. Qual è?
LIMERNO. Canto quadrato, largo, sonoro e molto di gorga, e piú de le
volte fannoli drento un strano contrappunto.
MERLINO. In qual modo?
LIMERNO. Con la musica di drieto, la quale mantengono con la eguale
battitura de' calzi, non mai alterandovi la misura.
MERLINO. Dunque lo asino ha una parte da natura piú de gli altri
animali.
LIMERNO. Come cosí?
MERLINO. Che l'asino con due voci in una istessa musica può cantare.
LIMERNO. Anzi può cantare, sonare e battere insieme.
MERLINO. Annòdavi un altro groppo a questa virtú.
LIMERNO. Quale?
MERLINO. Messer lo asino sa chiudere una borsa senza serraglie.
LIMERNO. Maravigliavimi se da gli asini si potesse guadagnare altro che
calzi e corregge e da un Merlino altro che sporche e stomacose parole.
Or stattine, tuo mal grado, in questa tua lordura, porco da brotaglie
che tu sei, ché ben di me medemo non possio fare che non mi maraviglia,
standomi quivi ad altercar con un devorone di lasagne, nemico di
gentilezze e cortesie.
MERLINO. Vanne tu, vanissimo ed effeminato cinedo! ché gli odori de
quelli toi unguenti e impiastri fumentati per altra cagione non porti
tu, se non per ammortare e spegnere lo fetore de le sozze bagascie fra
le quali giorno e notte sempre tu dimori.