LIMERNO. Che fai, Merlino?
MERLINO. Empiomi lo magazzeno.
LIMERNO. Avvantaggiato mercadante sei tu! mangi tu forse?
MERLINO. Non hai tu gli occhi da vederlo?
LIMERNO. Ben veggio con gli occhi, ma non comprendo.
MERLINO. Per qual cagione mi domandi tu adonca s'io mangio, non lo
potendo chiaramente vedere?
LIMERNO. Io so che i fabbri trattano solamente cose da fabbri:[207]
laonde parrebbemi cosa disusata e nova veder Merlino far altro che
mangiare.
[207] «Tractant fabrilia fabri». HORAT.
MERLINO. Io so ben far altro ancora.
LIMERNO. Credolti troppo; ma che ne facci testé la prova, non molto mi
cale.
MERLINO. Perché cosí?
LIMERNO. Vi faressi sentire d'altro che zibetto e acqua nanfa!
MERLINO. È cosa naturale.
LIMERNO. Via piú asinale.
MERLINO. Da quanto tempo in qua sei tu cosí delicato e schivoso
devenuto? non ti fai, se mi rammento bene, chiamar Limerno?
LIMERNO. Limerno son per certo.
MERLINO. Limerno Pitocco?
LIMERNO. Io son pur desso.
MERLINO. Dimmi adonca, Limerno Pitocco, per qual cagione tu ti mostri
ora tanto schivo e ritroso d'udir nominare quella cosa con cui
lordamente hai sconcacato quel tuo _Orlandino_?
LIMERNO. Da te solo ne tolsi lo esempio, Merlino.
MERLINO. E dove?
LIMERNO. Ne la quinta fantasia del tuo volume.
MERLINO. Piú questo in un Zambello potevasi tollerare che in un
cavallero e paladino di Franza, e piú col mio stile macaronico che col
vostro tanto onorevole toscano.
LIMERNO. Adonca, se ben comprendo, appresso di te lo stile toscano è
avuto in riverenzia, che «cosí onorevole» lo chiami?
MERLINO. Perché no?
LIMERNO. Che ne so io? mi pare di stranio ch'un uomo macaronesco voglia
magnificare l'eloquenza toscana.
MERLINO. La cagione?