TRIPERUNO

Al soavissimo canto e suono di quel giovene tacquero sí le selve,

racquetatosi ogni vento, che le fronde niente si moveano, non giá perché

nel contado del mio maestro fusse de fioriti prati, ombrosi boschi,

verdi poggetti amenitade veruna (quando che la vaghezza di quel luogo

era solamente di lardo, botiro, cagiate, brode grasse ed altre simili

leccardie), ma quella fiumara, che dissi essere di latte, eravi confine

di tre molto differenti regioni, come se fussero la Europa, l'Africa e

l'Asia. La prima regione, ove io col mio maestro abitavamo, giá

pienamente dessignata avemo, la quale Carossa fu nominata. La seconda,

tutta vaga[202] e ripiena di vive fontane, frondosi lauri, mirti, faggi,

abeti, frassini, olive, querze, e d'altri assai bellissimi legni

addombrata, chiamavasi Matotta, ove questo Limerno dimorava. La terza,

per[203] il contrario, tutta sassosa, rigida, secca, sterile ed arenosa,

Perissa[204] fu appellata, ne la quale un eremita detto Fúlica, senza

ch'altrui lo invidiasse, abitava. Or dunque m'accorsi quel giovenetto

dover essere del paese di Matotta, lo quale, cosí polito de vestimenta e

perfumato di muschio, sapeva dolcemente a l'instrumento concordare la

voce; onde io tratto in quella parte celatamente, che né egli né Merlino

se n'avvedesse, trapassai lo fiume di latte in quella verdura di lá e,

drento uno cespuglio di rose e spine appiattatomi non troppo da lui

remoto, stetti ad ascoltarlo. Lo quale, dopoi un lunghetto ricercare di

quelle sonore corde, in queste rime cosí proruppe, dicendo:

[202] Crapula.

[203] Vanitade.

[204] Soperfluitade.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 90 / 222 题