TRIPERUNO.

Dapoi li giorni e mesi, che 'n tal centro

sí lordo il mio destin crescer mi fece,

donna m'apparse a quel girone dentro,[54]

ch'indi sciolto mi trasse d'orbo in vece,

poi molto altiera disse:--Or tienti in mente,

mortal, che piú tornar qui non ti lece!--

E ciò parlando, l'empia ed inclemente,[55]

nudo fanciul ne la stagion piú acerba

lasciommi solo e sparve incontanente.

[54] Natura.

[55] «Natura ceteris animantibus testas, cortices,

coria, spinas, villos, setas, pilos, plumam, pennas,

squamas, vellera tribuit; hominem tantum nudum in nuda humo

natali die abicit ad vagitus statum et ploratum». EX PLIN.

Sparve costei d'aspetto alta e soperba,

ed ove allor passava, in ogni canto

seccar facea con fior e frondi l'erba,

fin che di neve col gelato manto

mi ricoperse intorno e monti e selve;

di che tremavo con dirotto pianto.

Miravami da lato e fiere e belve

con ogni augello d'alcun pel guarnito,

qual sia che 'n grotte alberghi o qual s'inselve;

ma sol io nudo sopra il nudo lito

stavami d'Aquilone sotto 'l fiato,

né fui per tanto da pietade udito.

Il qual piangendo mover quel spietato[56]

avrei potuto, ch'ogni fanciullino

uccise per mal zelo del suo stato.

[56] Erode.

Chi vide mai d'inverno un cagnolino

tremar su l'uscio chiuso di chi 'l tiene

usato starsi di madonna in sino;

cosí veder potea me con le rene

in terra nude, vòlto in quella parte

del ciel ove 'l suo moto si conviene,

ed ove 'l Serpe tortuoso parte[57]

l'orribil Orse, dove nasce il spirto

del fier Boote che non mai si parte

(qual fiume e lago, ch'aspro duro ed irto

non ferma il corso) di Callisto in braccio.

Ma non vidi poi sí d'un lauro e mirto,

anzi con altri assai di quell'impaccio

lor vidi sciolti, e con bella verdura

starsen di neve in mezzo e presso al ghiaccio,

mercé le calde gonne, che Natura[58]

lor diede per servarli eterna vita:

a lor sí mite, a noi maligna e dura!

[57] Polus quod centrum est circuli arctici.

«Arctos oceani metuentes aequore tingi». VIRG.

[58] «Truncos arboresque cortice interdum gemino a

frigoribus et calore natura tutata est». EX PLIN.

Ma una dongella, non so d'onde uscita,

presta ne gli atti e d'abito succinta,

m'accolse in grembo, di servir spedita:

poi lunga fascia intorno m'ebbe cinta,

portatomi giá dentro una spelonca

ben chiusa intorno e di fuligin tinta.

Ver è che, d'uomo come statoa tronca

di braccia e gambe, in que' legami resto,

e cosí giacqui stretto in picciol conca.

Onde col capo sol (ch'un'oncia il resto

mover non poscio) vòlto a lei parlava,

con quell'istesso di fanciullo gesto

qual fece altrui con Dio, quando d'ignava[59]

lingua mostrossi e proferir non valse,

dovendo predicar a gente prava.

[59] «Ah, Domine Deus, ecce nescio loqui, quia puer

ego sum». HIEREMIAS.

--Chi fu la donna--dissi--cui sí calse

gittarmi in terra nudo al vento e pioggia,

onde 'l mio corpo di gran gelo n'alse?--

Ella sorrise, lagrimando, in foggia

di chi nel petto amaro e dolce copre;

poi disse:--Eternamente non s'alloggia

in questa terra, né si cela e scopre

il sol eternamente: sol un franco

e fermo stato è molto al ciel dissopre.

Di lá cadesti e sei per montarvi anco,

se 'n questa umana vita di due strade[60]

dritto sentiero pigli e lasci 'l manco.

[60] «Littera Pythagorae discrimine secta bicorni».

VIRG.

Però ch'al fin de la piú molle etade

ti trovarai sul passo di Eleuteria,

che per doi rami è guida a dua contrade.

Quinci ratto si viene a la miseria,

quindi al pregio acquistato per lung'uso,

che s'ha quanto di aver si dá materia.

Ovver fia dunque tempo che 'n ciel suso

ritornarai vittor di questa giostra

o cascarai, di quel che sei, piú giuso.

La donna, che sí cruda ti si mostra,

fidel ancilla de l'Eterno Padre,

non odiar, perch'è la madre nostra,

nostra non pur, ma d'ogni pianta madre,

Almafisa chiamata, che riceve

sua fama in variar cose leggiadre.[61]

E s'or il mondo t'ha cangiato in neve,

non d'aspettar t'incresca, perché i lidi

rinnovellar de' fiori ancor ti deve.

Né sia perch'animale alcun invídi

uomo per piume o squame o pel che s'abbia,

né perché sappian tesser antri o nidi;

e tu sol, nudo, isposto a l'empia rabbia

di Borea, veda ogni vil canna e legno

armato contra 'l freddo ed atra scabbia.

Questo forse ti pare d'odio segno;

pur sta' sicuro e fa' che ti conforte,

ch'odio non è, ma sol un breve sdegno.[62]

[61] Pulchrum naturae varietas est.

[62] «Teneamus ut nihil censeamus esse malum quod

sit a natura datum hominibus». CIC.

S'odio tal fusse, ti darebbe morte,

né avrebbeti produtto Dio giammai

né fatto del suo regno al fin consorte.

--O me felice--dissi allor--non mai

esser nasciuto e, senza altra vittoria

di carne, gioir sempre in gli alti rai!

--Ne' rai--quella rispose--de la gloria,

de cui ragioni, per gioir non eri,

se pria non dato avessi qui memoria.

Alma non fu né fôra mai che speri,

innanzi d'esta vita i vari affanni,

viver del ciel in que' lunghi piaceri.

Guarda, figliuol, che forse tu te 'nganni,

s'esser for che 'n idea ti pensi eterno,

nanti la forma de' corporei panni.

Li quali ebber principio dal soperno

Padre, con l'alma scesa in questi guai,

ove, de la vertú se col governo[63]

di questo vento l'onde sosterrai,

che non ti caccia quinci e quindi a voglia,

oh lode, oh fama, oh pregio che n'avrai!

[63] «Aequaliter se in adversis gerere quid aliud

est quam saevientem fortunam in adiutorium sui pudore victam

convertere?». VAL. MAX.

Però d'esser nasciuto non ti doglia,

né di Almafisa il sdegno oltra ti prema,

ché 'n ciel déi riportar felice spoglia,

e salirai sopra la cinta estrema,

che le soggette del suo moto avvisa

e molto di lor proprio moto scema.

Anchinia industre sono, sempre fisa[64]

supplir ai mancamenti con bell'arte,

se mancamento è in quella d'Almafisa.

Né son, quand'ella cessi, per mancarte[65]

di pronti avvisi e di sagaci modi,

scoprendoti mie prove in ogni parte.

Fra tanto cosí stretto in questi nodi

voglio tenerti, fin che a tempo ritto

ti sosterrai su piedi fermi e sodi.

Ma viene ecco mia sore, che 'n Egitto[66]

uscita, da' caldei l'uman dottrina

portò de le scienze a tuo profitto;

ed anco è audace sí, ch'assai vicina[67]

sovente a Dio poggiando si ritrova

e vede lui d'una persona e trina.

[64] Industria.

[65] Industres homines, ubi dormitare videtur

natura, exiliunt.

[66] Ars liberalis.

[67] Teologia.

Costei l'altezza di natura prova,[68]

distingue, insegna in argomenti fermi,[69]

ma sopra lei sol contemplar le giova,[70]

ché sa quanto sian debil ed inermi

gli sensi umani e la divina altura,

non che i ragionamenti ottusi e 'nfermi.

Costei la terra, il mar, il ciel misura,[71]

nómera le cagion di piogge e venti[72]

con l'osservar di stelle ogni mistura.[73]

Costei qua giú gli armonici concenti[74]

seppe cavar su dal soave moto,

per levamento de l'afflitte genti.

Costei, de' spirti con vigor, l'ignoto[75]

cognito fa, li quali sotto l'etra

pendon ne l'aere piú dal ciel rimoto.

[68] Fisica.

[69] Logica.

[70] Metafisica.

[71] Geometria.

[72] Aritmetica.

[73] Astrologia.

[74] Musica.

[75] Magia.

Costei sa le virtú d'ogni erba e pietra,[76]

orando persuade il giusto e il torto,[77]

e canta e' gesti altrui ne l'aurea cetra.[78]

Senza costei non è stabil conforto[79]

di questo mare al travagliato corso:

da lei tu sempre avrai securo porto.

Ed io con lei ti mostrarò quell'Orso[80]

con l'Orsatino suo, che sian tuo guida

per ogni spiaggia e periglioso dorso.

Non sará vento mai che ti divida,

stanne sicuro, dal governo loro,

che la sua luce altéra nol conquida.

Quel di Vinegia sommo concistoro

muove sotto costei lo gran stendardo

e pose in man de l'Orso il leon d'oro:

Orso non men di senso che di guardo,[81]

pronto a le imprese, liberal e schietto,

veloce al perdonar, a l'onte tardo.--

Parlava la dongiella e gran diletto

favoleggiar di quello si prendea,

quando l'altra, giungendo a lei rimpetto,

con voce e viso altier cosí dicea:

[76] Medicina.

[77] Arte oratoria.

[78] Poesia.

[79] Filosofia morale.

[80] Sotto metafora del navigar sotto tramontana

parla di Camillo e suo figliuolo Paolo di casa Orsina.

[81] Arte militare.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 29 / 222 题