TRIPERUNO.

Di quella spera piú capace ed ima[26]

del ciel, ove l'Artefice soperno

fabbrica ognor quanto mai finse prima,

io novamente usciva, fatto eterno

candido spirto leggiadretto e bianco,

che bianca piú non vien neve d'inverno;

quando 'l mio stesso fabbro un calzo al fianco

vibrommi tal, che giú ne venni a piombo

in loco basso e d'ogni posa manco.

E come vago e timido colombo[27]

vola quando si parte da la torma,

del ciel tonante al subito ribombo;

tal io vi errava tanto che, d'un'orma

uscendo in l'altra, mi trovai sul porto,

dove l'oblio nostro 'ntelletto addorma.

Guardomi intorno paventoso e smorto,[28]

ché teso in ogni parte vedo un rete,

onde ch'entrarvi debbia mi sconforto.

[26] Tangit idearum opiniones.

[27] «Nil sine magno | vita labore dedit

mortalibus». HORAT.

[28] Rationalis anima, quae ad corpus accedit,

oblivionem sui quam primum incurrit.

Quivi spicciando fora d'un parete

largo cosí, ch'ampio paese cinge,

chiara fontana porsemi gran sete.

La qual fra sassi mormorando astringe

al dolce ber qualunque vi s'applica;

ma tosto se ne pente chi lei tinge,

perch'ella il senso e lo 'ntelletto intrica.

Però non men a un vischio tal m'accolsi,[29]

tratto dal bere e da l'usanza antica.

[29] Dulce quidem est poculum per quod

praeteritorum fit bonorum oblivio.

Quivi cum brame tanto me ne tolsi,

che tutto 'l bene che capisce in noi

non pur lasciai, ma nel contrario avvolsi.

Acque maligne, acque di tòsco, voi

piú del mèle soavi, piú che manna,

scoprite il fele al nostro error dopoi:

ché chi vi gusta pur, non che tracanna,[30]

presto ne gli occhi, anzi nel cor s'annebbia:

dura cagion, che a questo ci condanna!

[30] Difficillimum omnium rerum est mortalibus Dei

consilium.

Cangiasi d'un bel raggio in scura nebbia,

né qual era pur dianzi non ricorda,

né su quel punto sa che far si debbia.

Io dunque, alma di bere troppo ingorda,

le parti mie d'alti pensieri dotte

perdei qual cieca forsennata e sorda.

Perché non so: sássel colui, che notte

far giorno e giorno notte pote solo,

e dá sovente a noi d'amare bòtte.

Per fallo d'uno preme tutto 'l stolo,[31]

e vedesi alcun padre umil e domo

irsene giú per colpa del figliuolo.

[31] De caeco nato scriptum est: «Quid peccavit?

Hic aut parentes eius?». Responsum est: «Ut manifestentur

opera Dei».

Or chi l'intenderebbe, che d'un pomo

succeda tanto incomodo, ch'ognora

sostegna il ceppo uman l'error d'un uomo?

Ben fu di acerbe tempre, poi ch'ancora

foggia non è la qual digesto l'abbia,

né mai (tant'esser deve crudo!) fôra,

se chi nostr'alme spinge in questa gabbia,[32]

col raggio di pietá nol dissacerba

e tempra di giustizia in sé la rabbia;

né stomaco di struzio né onto né erba,

mentre da noi per quest'ombre si viva,

è per smaltir un'esca tanto acerba.

I' non fu' mai di tal cibo conviva,

e pur padirlo, anzi patirlo, deggio,

per cui vien ciascun'alma del ciel priva.

La qual ir non dovria di mal in peggio,[33]

se, al priego d'una femina, colui

morse 'l mal frutto e pèrsevi 'l bel seggio.

[32] «Sicut in Adam omnes moriuntur, ita et in

Christo omnes vivificabuntur». PAUL.

[33] «Adam obtemperans mulieri habet tipum rationis

voluptati succumbentis». AUG.

A che unqua nascer noi, se per altrui

fallir par ch'anco l'ira non s'estingua

divina in noi, per loghi alpestri e bui?

Ahi miser! taci e morditi la lingua,

ché maladetto fie chi in ciò s'adira:

giá Dio mai d'uman sangue non s'impingua;

anzi ama l'opre sue, contempla e mira,

e studia l'uomo a sé fatto simile

scampare dal suo stesso foco ed ira.

Ma non pensar, non che cercar, suo stile[34]

via troppo da l'uman pensier rimoto,

ché alto pensier non cape in senso vile.

Dunque dirò che quanto chiaro e noto

m'era dinanzi al ber de l'acque sparve,

onde fui d'ombra pieno e di sol vòto.

Eccomi sogni intorno, fauni e larve,

che mi facean per quella notte scorta,

né mai piú 'l bel ricordo dianzi apparve.

Pur mi raffronto a quella orribil porta[35]

fiso mirando, e qui fermai lo piede

com'uom ch'entrarvi drento si sconforta,

e, fin ch'altri vi passi, dubbio sede.

[34] «Plato in libris _Legum_ quid sit omnino Deus

inquiri oportere non censet». CIC.

[35] Utitur periphrasi circa id quod in instanti

agitur.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 25 / 222 题