le scritture a disegno, sebbene popoli rozzissimi, e perfino le
popolazioni preistoriche sapessero disegnare relativamente bene (Vedi
MASSENAT, _Matériaux pour l’histoire de l’homme primitif_, 1869. —
JOLY, _L’homme avant les métaux_, Paris, 1879). Io credo che il disegno
preesistè alla scrittura pictografica, cioè che il disegno non fu
impiegato come mezzo di comunicazione tra gli individui, se non molto
tempo dopo che era praticato all’ornamento delle armi, delle case, ecc.
Difatti, dover graffire una scena di caccia o di pesca è minor fatica,
che dovere esprimere con figure una idea determinata; perchè nel primo
caso il disegnatore può scegliere e variare a piacere le figure, purchè
nel complesso diano l’idea dello spettacolo che si vuol rappresentare;
nel secondo invece è schiavo della sua idea e bisogna che cerchi quali
figure proprie importino di più a far comprendere più esattamente a un
estraneo la propria idea.
[77] GARLANDA, _La filosofia delle parole_, Roma, 1890. — MARZOLO,
_Brevissimo sunto sulla storia dell’origine dei caratteri alfabetici_,
Venezia, 1857. — ASCOLI, _Del nesso ario-semitico_, Milano, 1864. —
LENORMANT, _Essai sur la propagation de l’alphabet phoenicien dans
l’ancien monde_, Paris, 1872.
[78] ROMANES, _L’évolution mentale chez l’homme_. — Paris, 1891.
[79] SPENCER, _Principes de sociologie_, vol. I. — Paris, 1878, pag.
489.
[80] MARZOLO, _Monumenti storici rivelati dall’analisi delle parole_,
vol. I, Padova, 1847. — F. STEINTHAL, _Die Mande-Neger Sprachen,
psichologisch und phonetisch betrachtet_, Berlin, 1867.
[81] Il RIBOT, in alcuni suoi recenti e interessantissimi studi (_Une
enquête sur les variétés des concepts_, in _Revue scientifique_, 3
settembre 1892), cercò di determinare che cosa si producesse nella
coscienza, oltre il nome, quando si legge o si ascolta una parola
astratta o generale. L’esperienza tentata su 900 individui diede questi
risultati: nel 47% si produceva o una imagine concreta (per es., la
parola _legge_ richiamava l’idea dei giudici togati), o l’imagine
ottica della parola stampata, o l’imagine acustica della parola
pronunciata; il 53% rispose che in essi non si risvegliava _nulla_.
Il RIBOT osserva giustamente che questo _niente_ deve essere qualche
cosa e che con un’indagine più minuta si scoprirebbe: in ogni modo,
ciò dimostra che deve essere uno stato di coscienza molto vago, se non
si riesce a determinarlo con parole. Quindi una scrittura a disegno
sarebbe almeno per questo 53% assai faticosa; e lo sarebbe egualmente,
in quell’altro 47%, a quelli che appartengono, come dice il RIBOT, al
tipo visuale tipografico o al tipo uditivo.
[82] LENORMANT, _Essai sur la propagation de l’alphabet phoenicien dans
le monde ancien_. — Paris, 1872, vol. I, cap. I.
[83] BOPP, _Glossarium sanscritum_, Berolini, 1847. — MARZOLO,
_Monumenti storici rivelati dall’analisi della parola_, Padova, 1847,
vol. I. — VIGNOLI, _Mito e Scienza_, Milano (_Bibl. scient. intern._).
[84] GRIMM, _Poesie im Recht, passim_. — EISENHART, _Grundsätze des
Deutschen Rechts in Spruchwörtern_, Leipzig, 1822. — _Lex Wisig._, I,
8.
[85] GOETHE (_Maximen und reflexionen_) e CARLYLE (_Sartor Resartus_)
notarono essi pure come l’imagine sia in origine un modo quasi
naturale di esprimersi. G. TREZZA, poi (_Studi critici_, Verona
1878, pag. 224), ha benissimo descritto il carattere imaginoso delle
concezioni primitive: «Nello stato arcaico del sentimento, si mescono
le forme delle cose e vi destano una impressione confusa, appunto
perchè la natura vi si rivela in un modo confuso. È veramente una
vasta metafora il modo con che la natura si riproduce nel sentimento
mitologico. Tuttavia la metafora non era in quei tempi un processo
consapevole, nato da una intuizione precisa delle analogie ideali tra
le cose diverse, ma un istinto divino, che prorompeva dal sentimento
stesso. La metafora ei la portava dentro di sè, lingua vivente di una
coscienza impregnata di sensazioni vivacissime estranee». Senonchè,
come si vede, la spiegazione che io do del fenomeno, è diversa da
quella dell’illustre e compianto professore di Firenze. Anche il MAX
MÜLLER, che sostiene, a torto o a ragione, esser la religione una vasta
metafora primitiva, di cui si è perduto il significato, una malattia
del linguaggio (_diseased language_), intuì bene, senza però spiegarla,
la grande importanza della metafora nella psicologia primitiva
dell’uomo. — Vedi, oltre le opere di MAX MÜLLER, COX, _The mithology of
arian nations_. — London, 1870.
[86] PAUSANIA, _Att._, I, 23.
[87] HEROD., VII, 225.
[88] BOUCHE, op. cit.
[89] LEFÈVRE, _La religion_. — Paris, 1892.
[90] TYLOR, _Civilisation primitive_. — Paris, 1884.
[91] BASTIAN, _Der Mensch in der Geschichte_, vol. I, p. 265. —
Leipzig, 1860.
[92] MARZOLO, _Brevissimo sunto della storia dell’origine dei caratteri
alfabetici_, pag. 15, Venezia, 1857. — Vedi in questo opuscolo, sunto
d’una grande opera che rimase, pur troppo, come tante altre del sommo
pensatore, inedita, le prove etimologiche di questa figliazione delle
lettere alfabetiche dalle figure delle costellazioni.
[93] SUMNER MAINE, op. cit.
[94] Vedi in SPENCER, _Princ. de soc._, vol. III, pag. 139 e seg.,
le prove che l’idea dello scambio è sconosciuta a molti popoli
primitivi. In latino _emere_ non significava originariamente, come
notò il Muirhead, comprare per denaro, ma solo prendere, ricevere,
acquistare (ved. in FESTO, voc. _redemptores_). Quanto alla proprietà
fondiaria, essa, come è noto, non esiste presso i popoli primitivi
e anche i popoli civili non la conobbero che tardi: secondo MAYER,
_Die Rechte der Israeliten, Athoener und Römer_. (I, 361) l’ebraico
non ha parola per esprimere _proprietà fondiaria_: e secondo Mommsen
«l’idea della proprietà non era presso gli antichi Romani associata al
possesso delle cose immobiliari, ma solo al possesso degli schiavi e
del bestiame». E l’origine della proprietà fondiaria fu la violenza.
«Solo la forza — scrive lo SPENCER — sotto una forma o sotto un’altra
è la causa capace di obbligare i membri di una società a cedere il loro
diritto al godimento comune del territorio che abitano. Ora è la forza
di un aggressore esterno, ora quella di un aggressore interno...».
(_Principes de sociologie_, vol. III, pag. 728, Paris, 1883). — Vedi
anche in LORIA, _Analisi della proprietà capitalistica_, vol. II, la
lunga documentazione delle origini violente della proprietà fondiaria.
Ricorderemo qui che _praedium_ e _praedari_ hanno comune etimologia,
che _hortus_ e _haeredium_ derivano da una radice _ghar_ che in
sanscrito significava prendere, impadronirsi; che la lancia era presso
i Romani il _signum justi dominii_.
[95] SPENCER, _Les bases de la morale évol._, Paris, 1887, pag. 99.
«Quando, come nelle società più rozze, non esiste ancora nè regola
politica, nè regola religiosa, la causa principale che impedisce
di soddisfare un desiderio quando si manifesta, è la coscienza dei
mali che risulteranno dalla collera degli altri selvaggi, se la
soddisfazione del desiderio è ottenuta a loro spese».
[96] GIANTURCO, _Istituzioni di Diritto civile italiano_. — Firenze,
1887, pag. 107.
[97] HOUARD, _Anc. lois françaises_, I, 378.
[98] _Fraser’s Journey_, II, pag. 372.
[99] MOERENHOUT, _Voyage aux îles du Grand-Océan_, II, pag. 68.
[100] EARLE, _Residence in New Zealand_, pag. 244.
[101] LETOURNEAU, _L’évol. du mar._, etc. — Paris, 1888.
[102] In Australia gli sforzi dei missionari per togliere il matrimonio
per ratto trovarono opposizione, specialmente nelle donne (LETOURNEAU,
_La sociologie, etc._, Paris, 1884). Il sentimento dell’uomo riguardo
al ratto dovè esser lungamente analogo a quello che noi troviamo tra
gli Zulù rispetto alla compra della sposa. — RATZEL, _Le razze umane_,
Torino, 1892, vol. I, pag. 387: «Soltanto la compra fa sentire la
forza reciproca del vincolo matrimoniale; e marito e moglie non si
riterrebbero uniti legalmente, se il marito non avesse dato o almeno
promesso qualche cosa per averla. Un uomo poi si sentirebbe umiliato,
se prendesse una moglie per niente».
[103] DUGMORE, _Kafir Laws and customs_, pag. 37.
[104] Secondo il Muirhead, questa formola, riportataci da Gaio, è
troppo vaga, e probabilmente il convenuto rispondeva provando il suo
titolo.
[105] BUONAMICI, _Delle «Legis actiones» nell’antico Diritto romano_,
Pisa, 1868. — MUIRHEAD, _Storia del Diritto romano_, Milano, 1888.
[106] Vedi a questo proposito le belle osservazioni del SUMNER MAINE,
_Etudes_, etc.
[107] «In loco iuxta fluvium pheterac» (MEICHELBECK, _Hist. frising._,
n. 368). «Actum super fluvium Moin in loco nuncupante Franconofurd»
(RIED, _Cod. dipl. Ratisb._, n. 10, an. 794).
[108] «Acta sunt haec apud Velbach in littore laci turicini» (NEUGART,
_Cod. dipl. Alleman._, N. 1030, an. 1282).
[109] «Zu dem richtbrunnen an dem landtag bi stuhlingen» (VEGELIN, II,
221, an. 1391).
[110] «Beim Born zu Pfungstatt» (WENK, _Hess. Gesch._, I, 82).
[111] «Sein Gericht mag er (der Landrichter) setzen vor der Bruche»
(WALCH, _Vermischte Beiträge zu den deutschen Recht_, III, 257).
[112] JOINVILLE, _Hist. de S.-Louis_, 1668, pag. 12 e 13.
[113] SPENCER, _Princ. de sociol._, III, p. 665.
[114] ELLIS, _Polynesian Researches_, tom. I, pag. 202, 203.
[115] ARDIGÒ, _Relatività della logica umana_, nel III volume delle
_Opere filosofiche_. — Padova, 1885.
[116] REYMOND, _Le arti figurative e un vecchio pregiudizio fisiologico
sulla visione_. — Torino, 1891.
[117] SPENCER, _I primi principii_. — Milano, 1888.
[118] BOURGET, _Nouveaux essais de psychologie contemporaine_.
[119] LOMBROSO, _L’uomo di genio_. — Torino, 1888.
[120] KRAFFT-EBING, _Psycopathia sexualis_. — Stuttgart, 1889.
[121] TYLOR, _Forschüngen über die Urgeschichte der Menschheit_, trad.
ted., pag. 25.
[122] GARRICK MALLERY, _Sign-Language among the North-American Indians_
(_First annual Report of the Bureau of Ethnology._ — Whashington,
1881).
[123] _Reise der osterreichischen Fregatten Novara um die
Erde-Linguisticher Theil_, von dr. FRIEDRICH MÜLLER, Vien, 1867. —
MARZOLO, _Monum. stor._, ecc., vol. I.
[124] SPENCER, _Princ. de soc._, vol. III. — Paris, 1883.
[125] DUCANGE, _Investitura_, III, 1531.
[126] Vedi in SPENCER (_Princ. de sociol._, vol. III, chap. II, Paris,
1883) le prove sulla enorme diffusione del trofeo in tutte le razze.
[127] Op. cit.
[128] _Chroniques_ de MONSTRELET, vol. II, lib. I, chap. CVII, pag. 435.
[129] FLOQUET, _Histoire du Parlem. de Normandie_, vol. I, pag. 250-256.
[130] BUKLE, _Histoire de la civilisation en Angleterre_, vol. III,
pag. 294. — Paris, 1887.
[131] Vedi riguardo a questa polemica lo SPENCER. _Principes de
sociologie_, vol. I, Paris, 1878, ed il GUYAU, _L’irreligion de
l’avenir_, specialmente a pagine 26-38. — Paris, 1887.
[132] SPENCER, _Principes de psychologie_, vol. I, pag. 302. — Paris,
1874.
[133] HARTMANN, _Die Philosophie_, etc., nel capitolo: _L’inconscio
nell’intelligenza_.
[134] GUYAU, _L’irréligion de l’avenir_. — Paris, 1887.
[135] ID., _id._
[136] Stephenson, invece, un giorno vedendo una sua locomotiva correre
via rapida, esclamò: _E dire che è il sole che la fa muovere_ (ARDIGÒ,
_La formazione naturale nel fatto del sistema solare_, Padova,
1884). — Ecco la differenza tra il ragionamento dell’uomo medio e
il ragionamento del pensatore di genio: in quello le associazioni
si restringono a quelle sensazioni che si sono più volte seguite
nell’esperienza e che hanno lasciata una traccia di sè nella psiche
in immagini o idee; in questo invece si formano da idee lontanissime
e apparentemente senza alcun nesso. Ma non dimentichiamo che gli
Stephenson e i Newton sono una eccezione nell’umanità, che nella sua
massa è composta di ben altra stoffa di individui.
[137] BERTILLON, _Les races sauvages_. — Paris, 1833.
[138] _Revue politique et littéraire._ — Paris, 1888.
[139] NIBLACK, _The coast indians of soutern Alaska and northern
british Columbia_. — Washington, 1890.
[140] MARZOLO, _Saggio sui segni_, pag. 37. — Pisa, 1866.
[141] La tradizione della ninfa Egeria e di Numa Pompilio rappresenta
una variante del fenomeno. Siccome usualmente la massima parte degli
uomini, non produce da sè le idee che ha, ma le riceve da altri, dai
vecchi, dai creduti sapienti, ecc.; così si crede che quando uno ha un
gran numero di idee le debba aver ricevute da un altro, da un essere
superiore.
[142] _Saggio sui segni._
[143] LEFÈVRE, _La religion_, pag. 538. — Paris, 1892.
[144] TANZI, _I germi del delirio. — Rivista sperimentale di freniatria
e medicina legale_, vol. XVI, fasc. I-II, Reggio Emilia, 1890.
[145] MARZOLO, _Saggio_, ecc.
[146] SALVIOLI, op. cit.
[147] BINET, _Etudes de psychologie expérimentale_. — Paris, 1888.
[148] _Genesi_, XXVII.
[149] Questa idea non ha nulla di comune con quella del Loria, che
(_Analisi della proprietà capitalistica_, vol. II) sostiene sì,
essere la logica variabile, ma che le sue variazioni dipendono dalle
condizioni diverse della terra libera. E cita il fatto che nelle età
in cui la schiavitù è necessaria per le condizioni economiche, tutti
gli scrittori ne sostengono la legittimità, mentre nelle età in cui
non è più necessaria, è da tutti maledetta e dimostrata una infamia.
Ma forse perchè Aristotile concludeva che la schiavitù non si poteva
abolire, mentre Spencer tratterebbe di pazzo chi volesse ricostituirla,
si può dire che i processi logici con cui l’uno e l’altro arrivano
alle diverse conclusioni siano differenti? Ma sono le premesse che
differiscono, il punto di vista, i dati della questione e quindi anche
le conclusioni, non la maniera di ragionare: il sillogismo funziona
nel cervello dell’uno come in quello dell’altro. Invece non funziona
nello stesso modo nel cervello di Aristotile e in quello di un ragazzo
o di un selvaggio: così tra l’altro il Marzolo dimostrò che il _post
hoc ergo propter hoc_, eresia immensa nella logica ideale, è una vera
legge del ragionamento come si fa dai bambini, dai selvaggi, e ancor
oggi dagli uomini più rozzi (Vedi quella bellissima memoria che è il
saggio forse più stupendo scritto sin qui sulla psicologia dell’uomo
inferiore: MARZOLO, _Delle disposizioni originarie soggettive dell’uomo
e degli effetti loro_, Milano, 1862). La logica è una funzione del
cervello; e può solo variare, come tutte le funzioni, secondo il
variare dell’organo.
[150] SPENCER, _Principes de sociologie_, vol. III.
[151] SPENCER, _Istituzioni ecclesiastiche_. — Città di Castello, 1886.
[152] DRAPER, _Histoire du développement intellectuel et moral de
l’Europe_. — Paris, 1868-69, vol. II.
[153] MICHELET, _Les symboles_, etc.
[154] SPENCER, _Principes de sociologie_, vol. III.
[155] ID., _id._
[156] Di qui dipende l’intenso ma ristretto altruismo dei membri
di molte tribù, uno rispetto all’altro; il che però non esclude la
più assoluta ferocia riguardo agli stranieri. Vedi l’articolo del
principe KRAPOTKINE: _L’appui mutuel chez les sauvages_, nella _Société
nouvelle_, gennaio 1893.
[157] BOUCHE, op. cit.
[158] ALONGI, _La camorra_, Torino, 1890.
[159] _Arch. di psichiatria e scienze penali_, 1880, fasc. II. Vedi
questo intaglio riprodotto nell’_Uomo di genio_, tav. VII.
[160] SPENCER, _La giustizia_. — Città di Castello, 1893, pag. 48-49.
[161] SUMNER MAINE, _Ancient Law_, pag. 76-7, 3ª ediz. (Citato da
Spencer).
[162] Giornale _La Lombardia_, 15 marzo 1893.
[163] _Journal du Palais_, t. LXXVII, pag. 824.
[164] In un lavoro che avrà forse per titolo: _La formazione
naturale della giustizia_; l’espressione dell’Ardigò _formazione
naturale_ parendomi, almeno in questa materia, più esatta che l’altra
_evoluzione_ dello Spencer.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.