e talvolta nelle prigioni; in generale l'atto è reciproco. Quella
personale vien spesso praticata dagli amanti, e perfino dagli sposi per
terminare l'atto sessuale cominciato da un coito incompleto. Vi sono
anche uomini che per sfuggire al pericolo delle malattie veneree
chiedono tale servizio alle prostitute, e vecchi ripugnanti che non
potendo in altro modo soddisfarsi, pagano i ragazzi per farsi
masturbare.
I giovanotti viziosi si abbandonano ad un similacro di coito,
introducendo la verga in un corpo qualunque. Vi sono quelli che si
servono di materassi, guanciali, nei quali praticano un buco, altri sono
giunti perfino ad usare cavità naturali che si vedono in certi alberi. I
garzoni beccai si pollulano nei polmoni degli animali macellati ancora
caldi, perforandoli per tale uso.
Molti per eccitarsi all'onanismo si fanno stropicciare i testicoli, o
solleticare il retto, le gambe con carezze lascive e perfino con
leccamenti feminili o infantili.
Altri praticano la sodomia artificiale per giungere a masturbarsi, la
quale consiste nell'introdursi le dita, priapi artificiali o naturali o
tutt'altri oggetti nell'ano.
Certi masturbatori si servono di una pallina di avorio armata di una
stelo di acciaio, di cui l'estremità resta, durante l'uso, fuori del
retto; i movimenti bruschi che s'imprimono allo stelo metallico,
generano una serie di vibrazioni, che si comunicano alla pallina
penetrata fino alla prostata e determinano uno scuotimento favorevole
all'eretismo genitale.
Gli esempii non sono rari di individui che sono obbligati di ricorrere
al chirurgo per l'estrazione di corpi stranieri che si sono introdotti
nel retto, quali: pezzi di ferro, bicchieri, bottiglie e vasi di pomate
conici, piante ecc.
Un religioso citato da Nolet si era introdotto, diceva lui, per guarirsi
dalla colica, una fiola di acqua della regina di Ungheria.
«Una depravazione morale che risulta dall'onanismo, fa che lo spirito
abituato a cercare il piacere in un cerchio di idee, in una serie tutta
particolare di sensazioni, non può più trovarne altrove. I godimenti di
tal vizio sono i soli che il masturbatore può risentire. L'unione dei
sessi non ha più alcun'attrazione per lui, non vi si abbandona--quando
pure lo fa--che con ripugnanza, provando un piacere molto inferiore a
quello delle sue pratiche solitarie. Il senso genitale e quello della
procreazione sussistono; soltanto i gusti depravati hanno preso il posto
dei gusti legittimi.»
La masturbazione feminile consiste nella frizione dell'organo
clitorideo; la quale risulta da manovre della donna impiegate su sè
stessa o da una persona straniera.
Essa si produce col dito, col pene o con la lingua. In talune
circostanze simile specie di masturbazione può avvenire per mezzo del
fregamento delle coscie, sia che la donna stia seduta, sia che si trovi
in una posizione verticale; e si compie con un movimento particolare del
bacino, con un dondoleggiamento delle anche. Questa varietà si riscontra
soprattutto nelle donne sottomessa durante una gran parte del giorno ad
assiduo lavoro. Tal mezzo è anche messo in pratica da donne occupate a
cucire a macchina e da quelle dedite all'equitazione.
La casistica medica ha raccolto numerosi esempii di tali depravazioni.
«L'uso della macchina da cucire, dice il dottor Pouillet, è non soltanto
una causa, ma un mezzo di masturbazione. Durante una visita che feci ad
una fabbrica di abiti militari, ecco la scena di cui fui testimone: In
mezzo al rumore uniforme di trenta macchine da cucire, mi accorsi di un
tratto che uno di questi apparecchi funzionava con maggior velocità
degli altri; guardai la persona che vi lavorava: era una brunetta di 18
a 20 anni. Mentre spingeva automaticamente il pantalone che
confezionava, la sua faccia si animava, la bocca le si schiudeva, le
mani si dilatavano ed il va e vieni dei piedi trascinava le pedali in un
movimento sempre più vertiginoso. Dopo poco vidi gli occhi di lei
illanguidìrsi, le palpebre abbassarsi, la faccia impallidire ed il capo
le si arrovesciava all'indietro; un grido soffocato, seguíto da un
sospiro, si perde' nel rumore del lavoratorio. La giovanetta restò per
qualche secondo in estasi, poi cacciò il fazzoletto, si asciugò le
tempie imperlate di sudore, volse in giro uno sguardo timido, sospetto,
vergognoso e riprese il lavoro.»
Spesso sono vecchi impotenti e viziosi od uomini corrotti che si
abbandonano a tali indecenti manovre digitali e linguali su povere
ragazzine che non ne capiscon nulla, ma che se ne ricordano poi più
tardi.
Spesso sono, come si vede abitualmente nei collegi femminili e negli
_ateliers_ da lavoro, compagne che si aiutano reciprocamente in tali
illecite pratiche.
Spesso la donna per tema della gravidanza chiede all'amante od al marito
di essere in tal modo corrotta, prestandosi ella stessa, per
compensarlo, ad altri atti antinaturali.
Torturate dai desiderii acuti, consecutivi ad un'abitudine inveterata di
godimenti genetici, certe donne vanno ancor più lontano e per
sollecitare od accendere un eretismo troppo lento a venire, ma
necessario alla consumazione dell'atto erotico, si abbandonano, così
come abbiam detto per la masturbazione mascolina, a toccamenti sull'ano,
o all'introduzione in questo di corpi stranieri, che spesso sfuggon loro
di mano e necessitano, per l'estrazione, l'intervento del chirurgo?
Ancora più pericolosi sono i corpi stranieri che certe donne per
masturbarsi si introducono nella vagina. Dai trattati medici speciali si
rileva che hanno avuto gravi conseguenze per le pazienti le estrazioni
di simili corpi: pezzi di astucci, spilli, aghi, fili di paglia, legumi,
candele, pezzi di legno, flacconi di odore, sugheri di cristallo, o di
legno ecc.
Il dottor Janssens d'Ostenda ha estratto da una vagina un bicchiere di
birra che vi stava impigliato per intero!
Fra le cause che possono far nascere l'abitudine di masturbarsi nella
donna, bisogna in primo luogo contare l'influenza dell'uomo. Non vi è
alcun dubbio infatti che l'impotenza o l'indifferenza del marito
predispone la donna al vizio solitario, sopratutto se ella è giovane ed
ardente, ma quando l'impotenza del congiunto si accompagna a lascivia,
la causa diviene più attiva.
Di sovente quando il matrimonio legale o libero dura da un certo tempo,
spenti i primi ardori, l'uomo, che un bisogno di voluttà trascina al
congresso sessuale, non prova più, in seguito ad eccitazioni mentali, le
sensazioni desiderate, egli allora cerca di far prendere alla moglie
pose lascive per accendere la sua fiamma.
Allora avvengono rapporti contro natura, che non soddisfano la donna, ma
che l'eccitano e la spingono alla masturbazione.
Lo sposo cerca sempre di far dividere alla compagna la sensazione
voluttuosa che egli prova. Se la donna è fredda ed abile, simula
un'impressione che non risente, maniera intelligente questa per legare a
sè maggiormente il proprio congiunto. Ma non tutte le donne agiscono
così. Qualcuna di un temperamento caldo e di un'immaginazione viva, non
trovando nel coito una sufficiente soddisfazione indica all'uomo con
parole carezzevoli e con gesti espressivi, un altro mezzo per arrivare
all'agognato fine. Questo mezzo è sempre la masturbazione.
Quando un giovane cerca di ottenere i favori di una donna, qualunque sia
la casta a cui essa appartiene, dopo i baci di tutte le specie, per
eccitarla maggiormente ricorre a manovre digitali, dopo le quali la
donna si abbandona a lui completamente.
Ecco la scuola della masturbazione per la donna, e le cause che bisogna
evitare per non essere trascinati a questo vizio, che ha tanta nefasta
influenza sul fisico e sul morale e che il più delle volte conduce
precocemente alla morte.
VI. Vizii Contro Natura Maschili
1º Pederastia--Sodomia nell'antichità
Il dottor Arrufat dice essere probabile che i primi uomini abbiano lungo
tempo vissuto una vita selvaggia, sparpagliati a caso, in piccoli gruppi
erranti, ancora impegnati nell'animalità, impulsivi, incapaci di
riflessione; il piacere di un istante percepito vagamente in un io
embrionico faceva nondimeno vibrare tutto l'essere e l'assorbiva. Essi
non provavano se non due bisogni, che sono il simbolo della materia
vivente: conservarsi e riprodursi.
«È perciò che gli uomini di quei tempi si accoppiavano secondo i loro
capricci. Il maschio brutale ed acciecato dalla potenza dell'istinto
cercava una femmina; ecco la ragione di quelle relazioni fra parenti
prossimi che noi giudichiamo criminali ed incestuose, e che, frequentati
nelle società giovani, sono abituali nelle bestie. Ma quando le femmine
mancavano e che la fregola, più dolorosa della fame, sovraeccitava i
maschi, gli errori del sesso si presentavano fatalmente, l'uomo andava
verso l'uomo.
«Nessun animale, nel rapporto sessuale, ha desiderio cosciente della
riproduzione, bensì la ricerca del piacere egoista. In realtà ciò che ha
reso naturale l'istinto che spinge l'uomo verso la donna, il maschio
verso la femmina, è la moltiplicità delle esperienze durante i secoli
scorsi. Ma l'istinto della riproduzione o piuttosto la tendenza che ci
spinge a soddisfare il bisogno è molto anteriore, e per conseguenza più
potente».
Tali sarebbero le leggi che avrebbero presieduto all'esordio del vizio
contro natura nel mondo; esso ha dovuto essere praticato sin dai tempi
più remoti, qualche scritto nei libri sacri indiani ne fa menzione, ma
nulla di preciso circa i dettagli esiste fino alle relazioni della
Bibbia.
Tutti sanno dei vizii di Sodoma e Gomorra. Mosè fu inflessibile al
riguardo dei delitti di sodomia. «Non avrai relazioni sessuali con un
maschio, come quelle che hai con una donna» dice nel Levitico. Il culto
di Daolfhegor, il dio favorito dei Madianiti, fu accettato dagli Ebrei
con una passione che è la più chiara testimonianza dell'indecenza dei
suoi misteri. I sacerdoti di questo dio erano giovanotti senza barba,
coi corpi spelati e profumati di olii odorosi; essi intrattenevano un
ignobile commercio d'impudicizia nel santuario della divinità.
Ma fu sopratutto nella Grecia antica che il vizio contro natura fu
accolto e praticato liberamente. Tutti i poeti di quei tempi hanno
elevato inni agli efebi divini; lo stesso avvenne a Roma. Lucillio
espone nelle sue satire i vantaggi e gl'inconvenienti della pederastia,
che offriva ai mariti di Roma un compenso e come una consolazione alle
noie e alle tribolazioni del matrimonio, ma che come il matrimonio aveva
gli stessi inconvenienti.
«Così Socrate, dice un marito alla moglie, nel suo amore pei ragazzi, si
mostrò sotto un punto di vista migliore, perchè non amava punto le
donne. Ed amava tutti i giovanotti indistintamente».
La prostituzione pederasta esisteva a Roma fianco a fianco colla
prostituzione femminile le leggi l'autorizzavano. Petronio nel
_Satyricon_ racconta scene concernenti simili sregolatezze.
Il vizio si era materializzato e rigettava ogni specie di pudore. Le
orecchie non erano più rispettate degli occhi ed il cuore pareva avesse
perduto i suoi istinti di delicatezza in questo decadimento morale che
gli dava l'abitudine delle cose vergognose.
Gli imperatori essi stessi ne davano l'esempio. Cesare, il primo dei
Romani, quando salì al trono aveva già venduto la verginità della sua
giovinezza a Nicodemo re di Bitinia.
Orazio ha cantato gli amori di Augusto pei giovanotti. Marcantonio gli
rimprovera di aver comprato col suo onore l'adozione dello zio e di aver
ceduto le sue compiacenze in Ispagna a Hirtius.
Nerone sposò con tutte le pompe, l'eunuco Sporus, e lui stesso si prestò
ai capricci dei suoi cortigiani.
Tiberio, malgrado la sua caducità, si abbandonò a tutte le turpitudini
del vizio contro natura.
Caligola aveva commercio con Lepido, col commediante Maestus ed ancora
con altri, operando reciprocamente. Valerio Catullo gli rimprovera
pubblicamente di aver disonorata la sua gioventù.
Galba preferiva ai ragazzi gli uomini robusti, non importava se fossero
anche già vecchi. Quando Icilus, un suo antico concubino, venne ad
annunziargli in Ispagna la morte di Nerone, Galba non contento di
abbracciarlo in presenza di tutti, lo fece depelare e lo condusse a
letto con lui.
Vitellio passò la sua gioventù a Capri accanto a Tiberio e restò bollato
col nome di Spinthria.
Fu l'impuro familiare di Nerone e di Galigola.
Al momento della sua entrata trionfale a Roma, Commodo aveva fatto
montare dietro lui, sul carro, quello dei concubini che egli preferiva,
Antenos, e, durante tutta la cerimonia, Commodo si girava ogni momento
per baciare questo vil personaggio.
Alla morte di Antenus, Commodo, si abbandonò alle più strane voluttà.
Ebbe trecento concubine ed altrettanti giovani cinedi scelti nella
nobiltà e nel popolo. Non risparmiò nessuno di essi, li sottomise tutti
alle sue vergognoso compiacenze, non rifiutandosi di prestarvisi egli
stesso. Fra questi cinedi ne aveva scelto uno che preferiva e che
soprannominò Onon (Asino) grazie a certe analogie oscene che aveva con
simile animale. Lo colmò di favori e di danari.
Eliogabalo, durante l'inverno che passò a Nicomedia, sbrigliò i suoi
gusti infami, ed arrivarono a tanto le sue sregolatezze, che i soldati,
i quali lo avevano eletto, arrossirono dell'opera loro, vedendo che
l'imperatore si confondeva con vili gitani. Nè cambiò metodo di vita
quando giunse a Roma. «Tutte le sue occupazioni, dice Lampride, si
limitavano a scegliere emissarii incaricati di cercare dappertutto e di
condurre alla corte uomini che dovevano adattarsi a certe condizioni
favorevoli ai suoi piaceri.» Sceglieva al teatro ed al circo i compagni
delle sue orgie tra gli atleti più robusti ed i gladiatori meglio
membruti.
Al principio dell'era cristiana si trovano qua e là dettagli precisi
relativi alla natura di certe voluttà dette immonde dagli scrittori
religiosi.
L'Abbate di Clervaux, Enrico, scriveva al papa Alessandro III nel 1877:
«L'antica Sodoma rinasce dalle sue ceneri!»
Orderic Vital segnala il contagio di questo vergognoso vizio: «Allora,
dice, gli effeminati dominavano in tutti i paesi e si abbandonavano
liberamente alle loro sozze corruzioni, degne delle fiamme dei roghi,
essi abusavano impunemente delle orribili invenzioni di Sodoma.»
I Normanni al medio evo furono accusati di aver introdotto questo vizio
in Francia. Questi uomini, si affermava, che non avevano vergogna di
prestarsi scambievolmente ad una abominevole prostituzione. Essi non
facevano che un uso moderatissimo delle loro mogli, le quali non erano
destinate ad altro che alla maternità.
Giacomo di Vitry ha registrato questo fatto curioso: Sotto i re
anteriori a Luigi IX, le donne pubbliche, fermavano gli ecclesiastici
nelle vie, e quando questi non volevano seguirle, esse li chiamavano
_sodomiti_. «Questo vizio vergognoso e spregevole, dice egli, è talmente
comune, che colui il quale ha una o parecchie concubine è considerato
come un uomo di costumi esemplari».
Un poeta della stessa epoca, l'abate Gautier de Coigny, nelle sue
favole, in un grazioso poemetto esclama: «Ed ecco come la natura si è
messa a seguir le leggi grammaticali, accordando il maschile col
maschile ed il feminile col feminile: oggi gli uomini si accoppiano
cogli uomini, e le donne colle donne.»
Questo vizio erasi moltiplicato a tal punto che Filippo il Bello si
propose di metter un argine al progresso della sodomia, colpendo di
terrore coloro che davano l'esempio di questa criminale aberrazione dei
sensi. Tal fu la principale causa del processo dei Templari. In essi
Filippo il Bello perseguitava il sacrilegio e la concupiscenza spinta
all'ultimo eccesso dell'audacia e dello scandalo.
2º La Pederastia ed i Pederasti moderni
Molti pederasti hanno esordito nella vita sessuale con atti puramente
normali fra sessi opposti. Essi hanno ricercato e praticato il coito, ma
più tardi, dopo aver esaurito con la donna tutte le voluttà, si sono
abbandonati quasi completamente ai rapporti del vizio contro natura. È
il vizio che ha dominato tutta la vita di questi individui, la sola,
l'unica preoccupazione della loro esistenza è stata la soddisfazione
genitale.
La scipitezza ha tenuto dietro all'abuso dei godimenti naturali, ed è
allora che hanno ricorso alle eccitazioni fittizie; ma un eccesso ne
chiama un altro, la potenza genetica s'indebolisce e cade in frigidezza.
Per questi individui la donna non ha più attrattive, la sua vista non li
eccita più, gli organi di lei non hanno più il potere di svegliare i
sensi.
Allora l'immaginazione cerca, trova ed inventa. Nuovi eccitanti si
offrono allo spirito, ed il disgusto che in altri tempi avrebbe ispirato
l'atto contro natura, appare come l'unico mezzo per realizzare la
soddisfazione dei loro desiderii.
L'uomo depravato arriva così gradatamente alla pederastia attiva, a cui
si dà in prima esclusivamente. Ha trovato in questa nuova esplicazione
sessuale l'eccitante capace di rifargli una virilità e di ricondurlo
alla voluttà che non poteva più raggiungere in alcun modo.
Così come con la donna, pure il coito maschile finisce col condurre alla
sazietà; il pederasta cerca allora una nuova soddisfazione, da attivo
diviene passivo, poi viene l'onanismo boccale. Ed è questa
ordinariamente la fine del vecchio libertino che non ha più altre
risorse.
A quelli che si meravigliano come il pederasta passivo possa trovare in
tale atto una sensazione di voluttà, risponderemo colla ingegnosa teoria
del Mantegazza, il quale ammette in simili individui un'anomalia di
tragitto dei nervi genitali, che, secondo lui, invece di terminare negli
organi della generazione si distribuirebbero alla mucosa rettale ed
anale, per cui le sensazioni voluttuose verrebbero percepite da queste
parti invece che da quelle.
Ciò sarebbe provato anche dal trovare donne _cinede_ o donne che nel
tribadismo amano ad essere eccitato il retto col dito, come abbiamo
detto nel capitolo precedente. Mantegazza a conferma inoltre della sua
ipotesi ricorda un grande scrittore, il quale gli confessava di non
avere potuto dire a sè stesso, se maggiore voluttà egli provasse
nell'amplesso o nella defecazione.
Si trovano ancora pederasti per gusto. Spesso sono uomini distinti,
perfino delicati, occupanti un'alta posizione, padri di famiglia etc. Il
loro vizio è perfettamente nascosto, ma la passione che li domina è
tanto forte che dimenticano un bel giorno ogni prudenza, e si espongono
allo scandalo più strepitoso ed alla denuncia delle loro vergognose
pratiche.
La questione della pederastia è stata studiata a numerosi psicologi ed
ha dato luogo a diverse opinioni. Il professore tedesco Moll dice: «Gli
uomini i quali hanno una tendenza alla pederastia si sono generalmente
masturbati sin dalla loro più tenera infanzia, solamente invece di
fregarsi il pene, si introducono nell'ano un oggetto qualunque. La
maggior parte dei sapienti ammettono che negli uranisti l'introduzione
del membro altrui nel loro ano provochi il desiderato godimento e
l'uranista passivo ha in queste condizioni un'ejaculazione. Ed è perciò
che separano la pederastia attiva da quella passiva, ammettendo che
quando si hanno relazioni di questo genere fra due individui, l'uno è
sempre attivo, l'altro passivo.»
Secondo lo stesso autore sarebbe un errore il credere che il pederasta
passivo sia più effeminato di quello attivo, e che si comporti sempre
verso quest'ultimo in modo tutto passivo come una donna. È certo che,
nel maggior numero dei casi, il passivo ottiene solo la soddisfazione,
l'attivo non andando più in là della semplice erezione, perchè l'atto
ulteriore non corrisponde più alle sensazioni ed alle inclinazioni
dell'individuo.
Moll ammette che la tendenza alla pederastia passiva sia favorita da una
predisposizione passiva dell'individuo e che non vi sia depravazione
propriamente parlando.
Il dottor Chevalier fa così la psicologia del pederasta:
«Nel mondo della pederastia tutto è alla rovescia. Il pederasta vive,
sente, pensa, vuole, agisce differentemente dal resto degli uomini, un
abisso ne lo separa. Le pratiche contro natura, infatti, hanno per
risultato fatale un'alterazione della personalità psichica, consistente
essenzialmente in una trasposizione, nel rovesciamento delle qualità
caratteristiche del sesso, nell'effeminatezza per tutto dire...
«Nei pederasti si ritrova questa tendenza di invertire le parti nei loro
modi di caminare, nei gusti, nei bisogni, nel modo di vestirsi.
S'ingegnano ad imitar della donna l'intonazione e la delicatezza della
voce, la gentilezza e la civetteria dei gesti. Hanno come lei la
passione dell'abbigliamento, delle acconciature, dei colori vivi, dei
merletti, dei gioielli e di tutti quei nonnulla che brillano, profumano
ed abbelliscono.
«Bisogna vedere questi effeminati nelle loro riunioni mondane, serate
danzanti, feste patronali, addii alla vita di giovanotti,
fidanzamenti--oh eufemismi!--Si canta, si ricama, si tappezza, si fanno
fiori, si chiacchiera, si cicala e sopratutto si dice male del prossimo;
e tutto ciò con voce esageratamente melliflua. Le loro scene di gelosia
terminano quasi sempre con attacchi di nervi. Conversando si chiamano
l'un l'altro: «mia cara, mia bella.»
«Sono invidiosi, vendicativi, capricciosi e in loro nessuna energia,
nessuna vitalità, ciò che è sinonimo di nessuna fiducia in sè stessi.
Menzogne, delazioni, vigliaccherie, obliterazioni del senso morale, ecco
il loro appannaggio. Il disprezzo di sè stessi si collega al timore del
disprezzo pubblico.
«Il pederasta congenito non prova per la donna e per l'amore naturale se
non repulsione e disgusto; quando l'aberrazione è pienamente istallata
l'impotenza di fronte all'altro sesso è quasi radicale. Se i pederasti
si sposano o si trovano un'amante, non è se non per una questione di
danaro o per salvare le apparenze. In cambio la loro passione contro
natura raggiunge talvolta un grado di esaltazione inaudita. Sono gelosi,
ma a modo loro, la gelosia in essi è un miscuglio di sensualità in
pericolo, di amor proprio ferito e soprattutto di interessi lesi».
Nel romanzo _L'Uomo-Femmina_ G. G. Rocco ci dà un quadro vivissimo della
vita dei pederasti. Questo lavoro che è scritto sopra una falsariga
scientifica, eccezionalmente rigorosa per una creazione fantastica, ha
pagine di una drammaticità insuperabile, e andrebbe certo, dato il
grandissimo interesse che suscita nel lettore e l'originalità del
soggetto, per le mani di tutti, se non contenesse descrizioni che sono
un po' troppo... pei soli adulti.
Le case di tolleranza sono, in grazia delle loro tenitrici, il centro
attivo della prostituzione pederasta. Quantunque i regolamenti
prescrivano di non dover ricevere alcun cliente minorenne, di non poter
tenere in casa alcun fanciullo che abbia raggiunto il sesto anno,
foss'anche figlio alla padrona; ma queste proibizioni sono eluse ed i
pederasti trovano sempre in simili luoghi i più devoti provveditori
delle loro sregolatezze.
È a tal uopo che si vedono stazionare nei caffè, nelle bottiglierie
stabilite presso queste case, giovanotti dalla ciera più o meno
sospetta, che vanno, vengono sotto pretesto di sbrigare diverse
faccende; ragazzi di parrucchieri, di caffettieri, mercanti ambulanti, i
quali in fondo non sono che lenoni o prestano il loro corpo all'infame
commercio. Le tenitrici della casa per non dar nell'occhio ai vicini,
ricorrono alle più grossolane commedie. Talvolta li vestono da donna,
tal'altra mettono loro barbe posticcie.
Cosa straordinaria, a Parigi e nella maggior parte delle grandi città,
nei quartieri i più mal frequentati sarà difficile che una libera
passeggiatrice accetti di abbassarsi ai pratiche sodomitiche; mentre poi
in tutte le case di tolleranza il prestarsi a ciò è cosa ordinaria per
le donne che vi sono ricoverate. Ed è anche da notarsi che più la casa è
lussosa, più la clientela è scelta, e più le abitudini vi sono
depravate. Non si indietreggia di fronte a nessuna richiesta
antisessuale per bizzarra e degradante che sia.