La masturbazione in comune è frequentissima nei collegi e nei seminarii,

e talvolta nelle prigioni; in generale l'atto è reciproco. Quella

personale vien spesso praticata dagli amanti, e perfino dagli sposi per

terminare l'atto sessuale cominciato da un coito incompleto. Vi sono

anche uomini che per sfuggire al pericolo delle malattie veneree

chiedono tale servizio alle prostitute, e vecchi ripugnanti che non

potendo in altro modo soddisfarsi, pagano i ragazzi per farsi

masturbare.

I giovanotti viziosi si abbandonano ad un similacro di coito,

introducendo la verga in un corpo qualunque. Vi sono quelli che si

servono di materassi, guanciali, nei quali praticano un buco, altri sono

giunti perfino ad usare cavità naturali che si vedono in certi alberi. I

garzoni beccai si pollulano nei polmoni degli animali macellati ancora

caldi, perforandoli per tale uso.

Molti per eccitarsi all'onanismo si fanno stropicciare i testicoli, o

solleticare il retto, le gambe con carezze lascive e perfino con

leccamenti feminili o infantili.

Altri praticano la sodomia artificiale per giungere a masturbarsi, la

quale consiste nell'introdursi le dita, priapi artificiali o naturali o

tutt'altri oggetti nell'ano.

Certi masturbatori si servono di una pallina di avorio armata di una

stelo di acciaio, di cui l'estremità resta, durante l'uso, fuori del

retto; i movimenti bruschi che s'imprimono allo stelo metallico,

generano una serie di vibrazioni, che si comunicano alla pallina

penetrata fino alla prostata e determinano uno scuotimento favorevole

all'eretismo genitale.

Gli esempii non sono rari di individui che sono obbligati di ricorrere

al chirurgo per l'estrazione di corpi stranieri che si sono introdotti

nel retto, quali: pezzi di ferro, bicchieri, bottiglie e vasi di pomate

conici, piante ecc.

Un religioso citato da Nolet si era introdotto, diceva lui, per guarirsi

dalla colica, una fiola di acqua della regina di Ungheria.

«Una depravazione morale che risulta dall'onanismo, fa che lo spirito

abituato a cercare il piacere in un cerchio di idee, in una serie tutta

particolare di sensazioni, non può più trovarne altrove. I godimenti di

tal vizio sono i soli che il masturbatore può risentire. L'unione dei

sessi non ha più alcun'attrazione per lui, non vi si abbandona--quando

pure lo fa--che con ripugnanza, provando un piacere molto inferiore a

quello delle sue pratiche solitarie. Il senso genitale e quello della

procreazione sussistono; soltanto i gusti depravati hanno preso il posto

dei gusti legittimi.»

La masturbazione feminile consiste nella frizione dell'organo

clitorideo; la quale risulta da manovre della donna impiegate su sè

stessa o da una persona straniera.

Essa si produce col dito, col pene o con la lingua. In talune

circostanze simile specie di masturbazione può avvenire per mezzo del

fregamento delle coscie, sia che la donna stia seduta, sia che si trovi

in una posizione verticale; e si compie con un movimento particolare del

bacino, con un dondoleggiamento delle anche. Questa varietà si riscontra

soprattutto nelle donne sottomessa durante una gran parte del giorno ad

assiduo lavoro. Tal mezzo è anche messo in pratica da donne occupate a

cucire a macchina e da quelle dedite all'equitazione.

La casistica medica ha raccolto numerosi esempii di tali depravazioni.

«L'uso della macchina da cucire, dice il dottor Pouillet, è non soltanto

una causa, ma un mezzo di masturbazione. Durante una visita che feci ad

una fabbrica di abiti militari, ecco la scena di cui fui testimone: In

mezzo al rumore uniforme di trenta macchine da cucire, mi accorsi di un

tratto che uno di questi apparecchi funzionava con maggior velocità

degli altri; guardai la persona che vi lavorava: era una brunetta di 18

a 20 anni. Mentre spingeva automaticamente il pantalone che

confezionava, la sua faccia si animava, la bocca le si schiudeva, le

mani si dilatavano ed il va e vieni dei piedi trascinava le pedali in un

movimento sempre più vertiginoso. Dopo poco vidi gli occhi di lei

illanguidìrsi, le palpebre abbassarsi, la faccia impallidire ed il capo

le si arrovesciava all'indietro; un grido soffocato, seguíto da un

sospiro, si perde' nel rumore del lavoratorio. La giovanetta restò per

qualche secondo in estasi, poi cacciò il fazzoletto, si asciugò le

tempie imperlate di sudore, volse in giro uno sguardo timido, sospetto,

vergognoso e riprese il lavoro.»

Spesso sono vecchi impotenti e viziosi od uomini corrotti che si

abbandonano a tali indecenti manovre digitali e linguali su povere

ragazzine che non ne capiscon nulla, ma che se ne ricordano poi più

tardi.

Spesso sono, come si vede abitualmente nei collegi femminili e negli

_ateliers_ da lavoro, compagne che si aiutano reciprocamente in tali

illecite pratiche.

Spesso la donna per tema della gravidanza chiede all'amante od al marito

di essere in tal modo corrotta, prestandosi ella stessa, per

compensarlo, ad altri atti antinaturali.

Torturate dai desiderii acuti, consecutivi ad un'abitudine inveterata di

godimenti genetici, certe donne vanno ancor più lontano e per

sollecitare od accendere un eretismo troppo lento a venire, ma

necessario alla consumazione dell'atto erotico, si abbandonano, così

come abbiam detto per la masturbazione mascolina, a toccamenti sull'ano,

o all'introduzione in questo di corpi stranieri, che spesso sfuggon loro

di mano e necessitano, per l'estrazione, l'intervento del chirurgo?

Ancora più pericolosi sono i corpi stranieri che certe donne per

masturbarsi si introducono nella vagina. Dai trattati medici speciali si

rileva che hanno avuto gravi conseguenze per le pazienti le estrazioni

di simili corpi: pezzi di astucci, spilli, aghi, fili di paglia, legumi,

candele, pezzi di legno, flacconi di odore, sugheri di cristallo, o di

legno ecc.

Il dottor Janssens d'Ostenda ha estratto da una vagina un bicchiere di

birra che vi stava impigliato per intero!

Fra le cause che possono far nascere l'abitudine di masturbarsi nella

donna, bisogna in primo luogo contare l'influenza dell'uomo. Non vi è

alcun dubbio infatti che l'impotenza o l'indifferenza del marito

predispone la donna al vizio solitario, sopratutto se ella è giovane ed

ardente, ma quando l'impotenza del congiunto si accompagna a lascivia,

la causa diviene più attiva.

Di sovente quando il matrimonio legale o libero dura da un certo tempo,

spenti i primi ardori, l'uomo, che un bisogno di voluttà trascina al

congresso sessuale, non prova più, in seguito ad eccitazioni mentali, le

sensazioni desiderate, egli allora cerca di far prendere alla moglie

pose lascive per accendere la sua fiamma.

Allora avvengono rapporti contro natura, che non soddisfano la donna, ma

che l'eccitano e la spingono alla masturbazione.

Lo sposo cerca sempre di far dividere alla compagna la sensazione

voluttuosa che egli prova. Se la donna è fredda ed abile, simula

un'impressione che non risente, maniera intelligente questa per legare a

sè maggiormente il proprio congiunto. Ma non tutte le donne agiscono

così. Qualcuna di un temperamento caldo e di un'immaginazione viva, non

trovando nel coito una sufficiente soddisfazione indica all'uomo con

parole carezzevoli e con gesti espressivi, un altro mezzo per arrivare

all'agognato fine. Questo mezzo è sempre la masturbazione.

Quando un giovane cerca di ottenere i favori di una donna, qualunque sia

la casta a cui essa appartiene, dopo i baci di tutte le specie, per

eccitarla maggiormente ricorre a manovre digitali, dopo le quali la

donna si abbandona a lui completamente.

Ecco la scuola della masturbazione per la donna, e le cause che bisogna

evitare per non essere trascinati a questo vizio, che ha tanta nefasta

influenza sul fisico e sul morale e che il più delle volte conduce

precocemente alla morte.

VI. Vizii Contro Natura Maschili

1º Pederastia--Sodomia nell'antichità

Il dottor Arrufat dice essere probabile che i primi uomini abbiano lungo

tempo vissuto una vita selvaggia, sparpagliati a caso, in piccoli gruppi

erranti, ancora impegnati nell'animalità, impulsivi, incapaci di

riflessione; il piacere di un istante percepito vagamente in un io

embrionico faceva nondimeno vibrare tutto l'essere e l'assorbiva. Essi

non provavano se non due bisogni, che sono il simbolo della materia

vivente: conservarsi e riprodursi.

«È perciò che gli uomini di quei tempi si accoppiavano secondo i loro

capricci. Il maschio brutale ed acciecato dalla potenza dell'istinto

cercava una femmina; ecco la ragione di quelle relazioni fra parenti

prossimi che noi giudichiamo criminali ed incestuose, e che, frequentati

nelle società giovani, sono abituali nelle bestie. Ma quando le femmine

mancavano e che la fregola, più dolorosa della fame, sovraeccitava i

maschi, gli errori del sesso si presentavano fatalmente, l'uomo andava

verso l'uomo.

«Nessun animale, nel rapporto sessuale, ha desiderio cosciente della

riproduzione, bensì la ricerca del piacere egoista. In realtà ciò che ha

reso naturale l'istinto che spinge l'uomo verso la donna, il maschio

verso la femmina, è la moltiplicità delle esperienze durante i secoli

scorsi. Ma l'istinto della riproduzione o piuttosto la tendenza che ci

spinge a soddisfare il bisogno è molto anteriore, e per conseguenza più

potente».

Tali sarebbero le leggi che avrebbero presieduto all'esordio del vizio

contro natura nel mondo; esso ha dovuto essere praticato sin dai tempi

più remoti, qualche scritto nei libri sacri indiani ne fa menzione, ma

nulla di preciso circa i dettagli esiste fino alle relazioni della

Bibbia.

Tutti sanno dei vizii di Sodoma e Gomorra. Mosè fu inflessibile al

riguardo dei delitti di sodomia. «Non avrai relazioni sessuali con un

maschio, come quelle che hai con una donna» dice nel Levitico. Il culto

di Daolfhegor, il dio favorito dei Madianiti, fu accettato dagli Ebrei

con una passione che è la più chiara testimonianza dell'indecenza dei

suoi misteri. I sacerdoti di questo dio erano giovanotti senza barba,

coi corpi spelati e profumati di olii odorosi; essi intrattenevano un

ignobile commercio d'impudicizia nel santuario della divinità.

Ma fu sopratutto nella Grecia antica che il vizio contro natura fu

accolto e praticato liberamente. Tutti i poeti di quei tempi hanno

elevato inni agli efebi divini; lo stesso avvenne a Roma. Lucillio

espone nelle sue satire i vantaggi e gl'inconvenienti della pederastia,

che offriva ai mariti di Roma un compenso e come una consolazione alle

noie e alle tribolazioni del matrimonio, ma che come il matrimonio aveva

gli stessi inconvenienti.

«Così Socrate, dice un marito alla moglie, nel suo amore pei ragazzi, si

mostrò sotto un punto di vista migliore, perchè non amava punto le

donne. Ed amava tutti i giovanotti indistintamente».

La prostituzione pederasta esisteva a Roma fianco a fianco colla

prostituzione femminile le leggi l'autorizzavano. Petronio nel

_Satyricon_ racconta scene concernenti simili sregolatezze.

Il vizio si era materializzato e rigettava ogni specie di pudore. Le

orecchie non erano più rispettate degli occhi ed il cuore pareva avesse

perduto i suoi istinti di delicatezza in questo decadimento morale che

gli dava l'abitudine delle cose vergognose.

Gli imperatori essi stessi ne davano l'esempio. Cesare, il primo dei

Romani, quando salì al trono aveva già venduto la verginità della sua

giovinezza a Nicodemo re di Bitinia.

Orazio ha cantato gli amori di Augusto pei giovanotti. Marcantonio gli

rimprovera di aver comprato col suo onore l'adozione dello zio e di aver

ceduto le sue compiacenze in Ispagna a Hirtius.

Nerone sposò con tutte le pompe, l'eunuco Sporus, e lui stesso si prestò

ai capricci dei suoi cortigiani.

Tiberio, malgrado la sua caducità, si abbandonò a tutte le turpitudini

del vizio contro natura.

Caligola aveva commercio con Lepido, col commediante Maestus ed ancora

con altri, operando reciprocamente. Valerio Catullo gli rimprovera

pubblicamente di aver disonorata la sua gioventù.

Galba preferiva ai ragazzi gli uomini robusti, non importava se fossero

anche già vecchi. Quando Icilus, un suo antico concubino, venne ad

annunziargli in Ispagna la morte di Nerone, Galba non contento di

abbracciarlo in presenza di tutti, lo fece depelare e lo condusse a

letto con lui.

Vitellio passò la sua gioventù a Capri accanto a Tiberio e restò bollato

col nome di Spinthria.

Fu l'impuro familiare di Nerone e di Galigola.

Al momento della sua entrata trionfale a Roma, Commodo aveva fatto

montare dietro lui, sul carro, quello dei concubini che egli preferiva,

Antenos, e, durante tutta la cerimonia, Commodo si girava ogni momento

per baciare questo vil personaggio.

Alla morte di Antenus, Commodo, si abbandonò alle più strane voluttà.

Ebbe trecento concubine ed altrettanti giovani cinedi scelti nella

nobiltà e nel popolo. Non risparmiò nessuno di essi, li sottomise tutti

alle sue vergognoso compiacenze, non rifiutandosi di prestarvisi egli

stesso. Fra questi cinedi ne aveva scelto uno che preferiva e che

soprannominò Onon (Asino) grazie a certe analogie oscene che aveva con

simile animale. Lo colmò di favori e di danari.

Eliogabalo, durante l'inverno che passò a Nicomedia, sbrigliò i suoi

gusti infami, ed arrivarono a tanto le sue sregolatezze, che i soldati,

i quali lo avevano eletto, arrossirono dell'opera loro, vedendo che

l'imperatore si confondeva con vili gitani. Nè cambiò metodo di vita

quando giunse a Roma. «Tutte le sue occupazioni, dice Lampride, si

limitavano a scegliere emissarii incaricati di cercare dappertutto e di

condurre alla corte uomini che dovevano adattarsi a certe condizioni

favorevoli ai suoi piaceri.» Sceglieva al teatro ed al circo i compagni

delle sue orgie tra gli atleti più robusti ed i gladiatori meglio

membruti.

Al principio dell'era cristiana si trovano qua e là dettagli precisi

relativi alla natura di certe voluttà dette immonde dagli scrittori

religiosi.

L'Abbate di Clervaux, Enrico, scriveva al papa Alessandro III nel 1877:

«L'antica Sodoma rinasce dalle sue ceneri!»

Orderic Vital segnala il contagio di questo vergognoso vizio: «Allora,

dice, gli effeminati dominavano in tutti i paesi e si abbandonavano

liberamente alle loro sozze corruzioni, degne delle fiamme dei roghi,

essi abusavano impunemente delle orribili invenzioni di Sodoma.»

I Normanni al medio evo furono accusati di aver introdotto questo vizio

in Francia. Questi uomini, si affermava, che non avevano vergogna di

prestarsi scambievolmente ad una abominevole prostituzione. Essi non

facevano che un uso moderatissimo delle loro mogli, le quali non erano

destinate ad altro che alla maternità.

Giacomo di Vitry ha registrato questo fatto curioso: Sotto i re

anteriori a Luigi IX, le donne pubbliche, fermavano gli ecclesiastici

nelle vie, e quando questi non volevano seguirle, esse li chiamavano

_sodomiti_. «Questo vizio vergognoso e spregevole, dice egli, è talmente

comune, che colui il quale ha una o parecchie concubine è considerato

come un uomo di costumi esemplari».

Un poeta della stessa epoca, l'abate Gautier de Coigny, nelle sue

favole, in un grazioso poemetto esclama: «Ed ecco come la natura si è

messa a seguir le leggi grammaticali, accordando il maschile col

maschile ed il feminile col feminile: oggi gli uomini si accoppiano

cogli uomini, e le donne colle donne.»

Questo vizio erasi moltiplicato a tal punto che Filippo il Bello si

propose di metter un argine al progresso della sodomia, colpendo di

terrore coloro che davano l'esempio di questa criminale aberrazione dei

sensi. Tal fu la principale causa del processo dei Templari. In essi

Filippo il Bello perseguitava il sacrilegio e la concupiscenza spinta

all'ultimo eccesso dell'audacia e dello scandalo.

2º La Pederastia ed i Pederasti moderni

Molti pederasti hanno esordito nella vita sessuale con atti puramente

normali fra sessi opposti. Essi hanno ricercato e praticato il coito, ma

più tardi, dopo aver esaurito con la donna tutte le voluttà, si sono

abbandonati quasi completamente ai rapporti del vizio contro natura. È

il vizio che ha dominato tutta la vita di questi individui, la sola,

l'unica preoccupazione della loro esistenza è stata la soddisfazione

genitale.

La scipitezza ha tenuto dietro all'abuso dei godimenti naturali, ed è

allora che hanno ricorso alle eccitazioni fittizie; ma un eccesso ne

chiama un altro, la potenza genetica s'indebolisce e cade in frigidezza.

Per questi individui la donna non ha più attrattive, la sua vista non li

eccita più, gli organi di lei non hanno più il potere di svegliare i

sensi.

Allora l'immaginazione cerca, trova ed inventa. Nuovi eccitanti si

offrono allo spirito, ed il disgusto che in altri tempi avrebbe ispirato

l'atto contro natura, appare come l'unico mezzo per realizzare la

soddisfazione dei loro desiderii.

L'uomo depravato arriva così gradatamente alla pederastia attiva, a cui

si dà in prima esclusivamente. Ha trovato in questa nuova esplicazione

sessuale l'eccitante capace di rifargli una virilità e di ricondurlo

alla voluttà che non poteva più raggiungere in alcun modo.

Così come con la donna, pure il coito maschile finisce col condurre alla

sazietà; il pederasta cerca allora una nuova soddisfazione, da attivo

diviene passivo, poi viene l'onanismo boccale. Ed è questa

ordinariamente la fine del vecchio libertino che non ha più altre

risorse.

A quelli che si meravigliano come il pederasta passivo possa trovare in

tale atto una sensazione di voluttà, risponderemo colla ingegnosa teoria

del Mantegazza, il quale ammette in simili individui un'anomalia di

tragitto dei nervi genitali, che, secondo lui, invece di terminare negli

organi della generazione si distribuirebbero alla mucosa rettale ed

anale, per cui le sensazioni voluttuose verrebbero percepite da queste

parti invece che da quelle.

Ciò sarebbe provato anche dal trovare donne _cinede_ o donne che nel

tribadismo amano ad essere eccitato il retto col dito, come abbiamo

detto nel capitolo precedente. Mantegazza a conferma inoltre della sua

ipotesi ricorda un grande scrittore, il quale gli confessava di non

avere potuto dire a sè stesso, se maggiore voluttà egli provasse

nell'amplesso o nella defecazione.

Si trovano ancora pederasti per gusto. Spesso sono uomini distinti,

perfino delicati, occupanti un'alta posizione, padri di famiglia etc. Il

loro vizio è perfettamente nascosto, ma la passione che li domina è

tanto forte che dimenticano un bel giorno ogni prudenza, e si espongono

allo scandalo più strepitoso ed alla denuncia delle loro vergognose

pratiche.

La questione della pederastia è stata studiata a numerosi psicologi ed

ha dato luogo a diverse opinioni. Il professore tedesco Moll dice: «Gli

uomini i quali hanno una tendenza alla pederastia si sono generalmente

masturbati sin dalla loro più tenera infanzia, solamente invece di

fregarsi il pene, si introducono nell'ano un oggetto qualunque. La

maggior parte dei sapienti ammettono che negli uranisti l'introduzione

del membro altrui nel loro ano provochi il desiderato godimento e

l'uranista passivo ha in queste condizioni un'ejaculazione. Ed è perciò

che separano la pederastia attiva da quella passiva, ammettendo che

quando si hanno relazioni di questo genere fra due individui, l'uno è

sempre attivo, l'altro passivo.»

Secondo lo stesso autore sarebbe un errore il credere che il pederasta

passivo sia più effeminato di quello attivo, e che si comporti sempre

verso quest'ultimo in modo tutto passivo come una donna. È certo che,

nel maggior numero dei casi, il passivo ottiene solo la soddisfazione,

l'attivo non andando più in là della semplice erezione, perchè l'atto

ulteriore non corrisponde più alle sensazioni ed alle inclinazioni

dell'individuo.

Moll ammette che la tendenza alla pederastia passiva sia favorita da una

predisposizione passiva dell'individuo e che non vi sia depravazione

propriamente parlando.

Il dottor Chevalier fa così la psicologia del pederasta:

«Nel mondo della pederastia tutto è alla rovescia. Il pederasta vive,

sente, pensa, vuole, agisce differentemente dal resto degli uomini, un

abisso ne lo separa. Le pratiche contro natura, infatti, hanno per

risultato fatale un'alterazione della personalità psichica, consistente

essenzialmente in una trasposizione, nel rovesciamento delle qualità

caratteristiche del sesso, nell'effeminatezza per tutto dire...

«Nei pederasti si ritrova questa tendenza di invertire le parti nei loro

modi di caminare, nei gusti, nei bisogni, nel modo di vestirsi.

S'ingegnano ad imitar della donna l'intonazione e la delicatezza della

voce, la gentilezza e la civetteria dei gesti. Hanno come lei la

passione dell'abbigliamento, delle acconciature, dei colori vivi, dei

merletti, dei gioielli e di tutti quei nonnulla che brillano, profumano

ed abbelliscono.

«Bisogna vedere questi effeminati nelle loro riunioni mondane, serate

danzanti, feste patronali, addii alla vita di giovanotti,

fidanzamenti--oh eufemismi!--Si canta, si ricama, si tappezza, si fanno

fiori, si chiacchiera, si cicala e sopratutto si dice male del prossimo;

e tutto ciò con voce esageratamente melliflua. Le loro scene di gelosia

terminano quasi sempre con attacchi di nervi. Conversando si chiamano

l'un l'altro: «mia cara, mia bella.»

«Sono invidiosi, vendicativi, capricciosi e in loro nessuna energia,

nessuna vitalità, ciò che è sinonimo di nessuna fiducia in sè stessi.

Menzogne, delazioni, vigliaccherie, obliterazioni del senso morale, ecco

il loro appannaggio. Il disprezzo di sè stessi si collega al timore del

disprezzo pubblico.

«Il pederasta congenito non prova per la donna e per l'amore naturale se

non repulsione e disgusto; quando l'aberrazione è pienamente istallata

l'impotenza di fronte all'altro sesso è quasi radicale. Se i pederasti

si sposano o si trovano un'amante, non è se non per una questione di

danaro o per salvare le apparenze. In cambio la loro passione contro

natura raggiunge talvolta un grado di esaltazione inaudita. Sono gelosi,

ma a modo loro, la gelosia in essi è un miscuglio di sensualità in

pericolo, di amor proprio ferito e soprattutto di interessi lesi».

Nel romanzo _L'Uomo-Femmina_ G. G. Rocco ci dà un quadro vivissimo della

vita dei pederasti. Questo lavoro che è scritto sopra una falsariga

scientifica, eccezionalmente rigorosa per una creazione fantastica, ha

pagine di una drammaticità insuperabile, e andrebbe certo, dato il

grandissimo interesse che suscita nel lettore e l'originalità del

soggetto, per le mani di tutti, se non contenesse descrizioni che sono

un po' troppo... pei soli adulti.

Le case di tolleranza sono, in grazia delle loro tenitrici, il centro

attivo della prostituzione pederasta. Quantunque i regolamenti

prescrivano di non dover ricevere alcun cliente minorenne, di non poter

tenere in casa alcun fanciullo che abbia raggiunto il sesto anno,

foss'anche figlio alla padrona; ma queste proibizioni sono eluse ed i

pederasti trovano sempre in simili luoghi i più devoti provveditori

delle loro sregolatezze.

È a tal uopo che si vedono stazionare nei caffè, nelle bottiglierie

stabilite presso queste case, giovanotti dalla ciera più o meno

sospetta, che vanno, vengono sotto pretesto di sbrigare diverse

faccende; ragazzi di parrucchieri, di caffettieri, mercanti ambulanti, i

quali in fondo non sono che lenoni o prestano il loro corpo all'infame

commercio. Le tenitrici della casa per non dar nell'occhio ai vicini,

ricorrono alle più grossolane commedie. Talvolta li vestono da donna,

tal'altra mettono loro barbe posticcie.

Cosa straordinaria, a Parigi e nella maggior parte delle grandi città,

nei quartieri i più mal frequentati sarà difficile che una libera

passeggiatrice accetti di abbassarsi ai pratiche sodomitiche; mentre poi

in tutte le case di tolleranza il prestarsi a ciò è cosa ordinaria per

le donne che vi sono ricoverate. Ed è anche da notarsi che più la casa è

lussosa, più la clientela è scelta, e più le abitudini vi sono

depravate. Non si indietreggia di fronte a nessuna richiesta

antisessuale per bizzarra e degradante che sia.

Sodoma e Gomorra: Cronistoria del Libertinaggio attraverso i secoli ed il mondo · 第 7 / 10 段