No, no, non gli credete! Ella v_i a_ma (_Pezzenti_, 106)

il dittongo _ia_ è del pari bisillabo, e nella pronunzia induce una

pausa che fa rassomigliar quel suono al canto d'amore d'una mite bestia

amica dei cardi: Hi... a, Hi... a, Hi... a.

Del resto, chi volesse ricercare ne' versi del deputato Cavallotti le

onomatopee animalesche, troverebbe degli effetti armonici d'una

singolarità meravigliosa, poichè qua udrebbe belar tutto un ovile, e là

chiocciar tutto un pollaio: anche udrebbe sinfonie di grugniti e

gioconde orchestre di ragli. Se non che, io mi son seccato delle vocali,

e mi prende invece una dolce vaghezza delle consonanti. Aimè, anche qui

la Musa cavallottèa zoppica sciaguratamente. Badate: cito dai _Pezzenti_

(pag. 134):

_Giona_ — Dettate, pure, reverenza...

Dunque?

_Tobia_ — Più forte... Oh, ma di là non senti!...

È chiaro che dovrebbero esser questi due endecasillabi: è chiaro anche

che la somma di due endecasillabi dà ventidue sillabe.

Contate ora, e vedete: son venti sillabe. Il deputato Cavallotti fa

dunque dei miracoli? Oibò: la democrazia aborre dalla taumaturgia: si

diletta per contrario assai del funambulismo. Qui il deputato Cavallotti

ha fatto una capriola, anzi ne ha fatte due, poichè quel perfido

interrogativo bisillabo, _dunque?_, fa due offici: termina il primo, e

comincia il secondo verso. Vale dunque per quattro sillabe, e

rassomiglia ad Arlecchino servo di due padroni. In compenso, l'onorevole

alcibiadèo fa qualche volta degli endecasillabi di dodici sillabe.

Eccone uno:

I pensieri miei ti pose... Allor che in cielo...

(_Pezzenti_, pag. 74).

Ma più spesso pecca per economia. Ecco due endecasillabi dei _Pezzenti_,

che chieggono invano l'elemosina d'una sillaba:

Eran d'ossa e carne viva... Oh padre (pag. 144);

Del fior de' miei dì. Coraggio adunque (pag. 76).

E finiamola con la metrica; poichè lo zoppicare della Musa cavallottèa

parmi ad esuberanza mostrato. Ma le magagne di quella sciagurata non son

tutte prosodiache: ella ha sulla coscienza anche de' peccati

grammaticali. Inorridite:

Mentre qui siam seicento che _hanno_ appena

Le scarpe indosso... (_Pezzenti_, pag. 136).

In questi due versi ci è due osservazioni da fare, delle quali la prima

fa piangere e la seconda fa ridere. La prima è un'ingiuria alla

grammatica, non pure italiana, ma di qualunque umano linguaggio: Noi

siamo seicento che _hanno_; la seconda è un'ingiuria al senso comune:

noi hanno appena le scarpe _indosso_.

Tanto valeva allora buttar via anche quelle, poichè come avrebbero

potuto le scarpe giovare al dosso? Poi vi sono le città che si ripetono

_l'una coll'altra_ il grido (_Poesie_, pag. 145); anche c'è:

Ma d'ieri la rivincita, _voi_, prode,

Chiedere ben vi sta... (_Pezzenti_, pag. 87);

inoltre un _empiè_ (_Poesie_, pag. 12), e non so quanti _apparì_. Di

più, il deputato Cavallotti non ha ombra di rispetto per l'esse impura.

È vero ch'essa è impura, ma è pur sempre un'esse! Ecco:

Or son essi d'Italia _i_ Scipioni (_Poesie_, pag. 165);

Bisogno _il_ strinse a far de la mia spada

(_Pezzenti_, pag. 122).

In fine, il deputato Cavallotti nell'elisione è feroce. Udite scoppi di

bombarde:

Le insegne giacquero delle _legion_;

Stettero i teschi dei _centurion_. (_Poesie_, pag. 187).

..... Quei vostri

Occhi han tanta facondia e _ragion_ tanto

Migliori delle nostre... (_Pezzenti_, pag. 97.)

Or che ci attenderemmo noi da una pettegola che pecca contro le più

elementari norme del galateo metrico e grammaticale? Ella è sboccata e

cenciosa, è sciatta e sgraziata nel parlare e nel gesto. L'improprietà

del suo linguaggio e la goffaggine del suo stile muovono al riso.

Crollate il capo in atto di contradizione, o dolce Parlagreco? Ebbene,

ascoltate:

Egli negò procombere fra l'armi e il cozzo orrendo

(_Poesie_, pag. 140).

Ascoltate ancora:

E sbatte imposte, (_il vento_) arbusti schianta, e arene

E _frane_ e fronde sibilando aggira (_Poesie_, pag. 156).

Che cosa dice il signor Parlagreco di questo vento che aggira non pur le

arene e le fronde, ma e le _frane_? E che cosa dice dello _stormir del

vento_ che trovasi a pag. 166 delle _Poesie_? E vuole egli del barocco?

Apra, a sua scelta, un qualunque volume del maestro, e legga. Io per me

rinunzio ad enumerare gli errori d'una puttanella che pecca cento volte

il giorno.

Mi bastava mostrare che puttanella è: anche bastavami porre in chiaro

questo fatto, che il deputato Cavallotti, non che l'attitudine organica

alla lirica, ma non ha nè meno quel povero substrato metrico e

grammaticale, che è pur necessario a voler mettere insieme de' versi.

Egli si trova nelle medesime condizioni di Giacinto Stiavelli, il quale,

da che io lo conosco, è travagliato da un dubbio feroce: se _poeta_ sia

una parola bisillaba o trisillaba.

— Diavolo! se la fai bisillaba, si pronunzia _peta_ — gli diss'io una

volta. Ed egli a me:

— Il Cavallotti la fa sempre bisillaba.

Che potevo opporre allora, e che posso ora? Nulla. Il Cavallotti ha

diritto di fare ciò che gli piace: chi oserebbe togliere o limitare la

libertà dello sproposito a un democratico? Solamente domando: non vi

parrebbe ridicolo ch'io mi fermassi più a lungo intorno a una poesia, a

cui mancano persino l'innocenza grammaticale e il pudor prosodiaco? Che

vi aspettate da lei? Ella ha fornicato con mezzo mondo, e ha per una

notte dormito nel letto d'ogni poeta moderno. Grandi o piccini, nostrali

o forestieri, belli o brutti, a tutti ha aperto le gambe, sì che per

troppa varietà di fecondazione è rimasta sterile. Ella ha tutti i vizi

delle sue pari: è cicalona, è fanfarona, è stupida, è enfatica. Nel

parlare gestisce smodatamente, ed è una cosa bella vedere tanta

impudicizia repubblicana mista con tanta prosopopea di dignità. Mi dà

l'immagine della moglie di Masaniello vestita da regina. Di più, come

molte sue pari, tende, per inclinazione di sciocchezza o per _posa_,

all'amor platonico, all'ideale, alle tenerezze ineffabili dell'infinito,

a tutte quelle dolci cose impalpabili e imponderabili che non esistono

se non nella fantasia della gente viziosa. Il deputato Cavallotti, il

fantaccino della lirica antigrammaticale, il pazzarellone, il

tumultuario, l'anarchico, quegli che a cavalcioni d'un dodecasillabo

sfiancato o d'un ottonario zoppo va caracollando giocondamente pei

giardini della retorica, ogni tanto è preso da ciò che un romantico

vecchio direbbe nostalgia del cielo. Lascia gli eroi delle Cinque

giornate e i martiri bosniaci, Rattazzi e Garibaldi e Giulio Uberti, e

tutti gl'infelicissimi ch'egli travolse in un vortice di strofacce al

suono del suo trombone scordato; e vola. O nuvole che vi spandete con

morbidezza di veli sulla serena faccia del sole, fermatevi e mirate; il

deputato Cavallotti, repubblicanamente rosso nel volto, col cappello

piombante sull'occhio sinistro e le mani in tasca, passa a volo, e va a

visitare gli angioli del Signore. O angioli buoni e biondi, fatevi alle

soglie del paradiso ad accogliere il visitatore: è un'aquila o un

gallinaccio che viene a voi? In verità mi pare un gallinaccio, che abbia

tolto a prestito le ali da qualche palomba romantica. Ma non lo dite a

nessuno, o angioli santi, se non volete che la democrazia italiana

m'immoli alla diva Sgrammaticatura.

Anche, la musa cavallottèa si diletta delle passeggiate. È una

vagabonda, che corre a perdifiato a traverso i compendi di storia. Ella

trascina Leonida a traverso il compendio storico che constituisce la

miglior parte del _Giannetto_, e per giungere al monumento delle Cinque

giornate attraversa più storia che non ne occorrerebbe a un candidato

all'esame di licenza liceale. Così, la poesia del Cavallotti, oltre al

suo intendimento civile, ha anche una ragione didascalica: non pure

squassa tutti i ferravecchi rugginosi della vecchia lirica patriottica

con fragore fanfaronesco, ma si compiace stranamente di narrare e

d'ammaestrare. A vederla cavalcare sul quadrupede della strofe

cavallottesca, che ha del rossinante e del ciuco, dà l'imagine di don

Chisciotte e di Sancio fusi insieme per qualche strano fatto d'alchimia

antropologica.

Il libro di Don Chisciotte · 第 64 / 71 题