la parola _vittoriosa_ dovrebbe, sempre secondo le regole cavallottèe,
essere pentasillaba: invece, è costretta ad essere di quattro sillabe.
Per compenso, questa volta in omaggio alle proprie norme prosodiache,
l'Alcibiadeo nel verso
_Lieto_ il ciel m'appare — e più non sei (_Pezzenti_, p. 147)
fa la parola _lieto_ di tre sillabe, come liuto. Proseguire nell'esame,
e raccoglier tutti gli spropositi metrici che questa maledizione del
dittongo fa commettere al deputato Cavallotti, sarebbe fatica più
improba delle dodici d'Ercole raccolte insieme. Avete mai veduta una
pioggia di rane? Voi ve ne andate quando con più impeto arde il solleone
per una via polverosa, e d'improvviso il cielo s'empie di nuvole, e tra
le nuvole udite un rombo di tuoni che da tutto l'orizzonte si va
condensando sul vostro capo: ecco, tra tuono e tuono rompe un lampo, poi
subito piove. Vien l'acqua a gocce che nel cadere s'aggruppano e
crescono, e sulla polvere si vede come una caduta di palle.
D'improvviso, per miracolo, ogni palla rimbalza in forma d'una
raganella, che prende a balzare crocidando: e per tutta quanta la via,
mentre le palle d'acqua si fondono in rivi, è un immenso balzellamento e
un crocidare a festa. Cadono le raganelle dal cielo, o la polvere
fecondata scoppia con una subitanea generazione di batraci? Io vi so
dire che i dittonghi cavallottei, piombando come palle morte sul
polverone della sua poesia, ne rimbalzano in forma di rane; e le rane
crocidano lietamente ai calori estivi spropositi e spropositi e
spropositi.
Ciò accade al deputato Cavallotti, quando gli occorre d'incontrare due
vocaboli nella medesima parola. Udite ora che gli avvenga quando
l'incontro è tra l'una e l'altra parola. Allora dal confine di ciascuna
parola le due vocali si guatano biecamente come due cagnacci posti a
guardia di due campi finitimi, e latrano; spesso anche le vocali di
guardia son più di due, e allora sulla complessiva musica del verso si
leva l'abbaiare d'un intero canile.
Ecco qualche piccolo esempio:
_A o_gni cippo funereo; _a o_gni deserta fossa, ecc.
(_Poesie_, pag. 143.)
Subir d_ee i_l suo castigo. _Ella alla_ fede, ecc.
(_Pezzenti_, pag. 141.)
Ma non sempre, come in questi due versi, come in un infinito numero
d'altri, i cani urlano in coro: ce n'è alcuni, ne' quali i guardiani
astiosi stanno ciascuno al confine del proprio verso, e ringhiano
nemicamente, senza potersi accordare. Così, mentre nell'ottonario