Da quanto si è precedentemente esposto, si avrebbero elementi per
provare come il confine storico fra la Tunisia e la Tripolitania fosse,
sul mare, in vicinanza al forte Zarzis, e nell'interno seguisse, in
parte almeno, il corso dell'uadi Fessi. In ogni modo volendo considerare
come antico confine quello dato dalla carta francese di Prax e Renou e
confermato dal Wyld, dal Petermann e dal Réclus, il confine cioè che dal
forte El Biban va alla catena del Duirat ad un punto distante da 70 a 75
chilometri da Nalut, la superficie usurpata misurerebbe all'incirca 3000
chilometri quadrati; senza tener conto, si noti bene, di quanto è
avvenuto a libeccio della catena stessa, di cui si dirà in seguito.
Ma questo non è il peggior male, poichè si potrebbe dire che una tale
distesa di territorio è improduttiva e pressochè deserta. Il danno che
sotto il punto di vista strategico deriva alla potenza che è padrona
della Tripolitania sta in ciò, che anzitutto il confine tunisino,
s'accosta alla capitale di 30 chilometri circa, cioè una tappa; inoltre,
che il confine attuale si trova dove è maggiore la distanza
dall'altipiano al mare, in modo che la difesa ne riesce più difficile.
Fra le altre difficoltà poi a cui l'andamento della nuova frontiera dà
luogo, vi è questa principalissima, che la piazza di Oezzan sulla catena
di Nafusa, anzichè difendere la frontiera stessa, siccome sarebbe suo
ufficio, viene col trasporto della medesima a ritrovarsi in posizione
eccentrica rispetto a Tripoli, cosicchè riuscirebbe agevole a truppe
francesi stabilite sin dal tempo di pace sul Mokta, d'impossessarsi
appena rotte le ostilità di Nalut o d'altre posizioni sul ciglio
dell'altipiano, in quella plaga, tagliando fuori per tal modo Oezzan e
tutta la frontiera che si stende a ponente sino al deserto.
Senonchè, per quanto sotto il rispetto militare gli accennati
inconvenienti sieno gravi, perchè non è cosa di poco momento l'accostare
alla frontiera la capitale di uno Stato di un milione di chilometri
quadrati che si trova già tanto spostata da quella parte, ed altresì
perchè padrone di Nalut e del ciglio dell'altipiano, il nemico può
agevolmente piombare su Tripoli, pure v'ha un altro inconveniente ancora
più grave.
L'oasi di Ghadames per effetto della nuova frontiera, che contornando il
margine orientale del deserto fu condotta a passare appena a 24
chilometri dalla città, si trova ora all'estremo angolo sud-ovest del
possedimento turco, mentre altra volta questo si estendeva, come già s'è
veduto, a mezzodì del Suf algerino fin oltre il 3.º meridiano orientale
di Parigi. Ora, per questa sua posizione e per effetto dell'accordo
anglo-francese (come si vedrà in appresso) l'oasi di Ghadames è divenuta
un'appendice della Tripolitania, unita alla stessa soltanto a nord-est e
ad est.
Il trasporto della frontiera verso levante, che lascia esposte le
posizioni militari di Oezzan e l'altre sul ciglio dell'altipiano,
minaccia pure nella sua esistenza Ghadames. Difatti, quando il nemico
sia padrone di Nalut, le comunicazioni della capitale con Ghadames sono
in mano sua, e riesce pertanto senza colpo ferire in suo potere Ghadames
stesso, accerchiato da ogni altra parte com'è dal deserto francese. Ora,
come il possesso di quella importantissima oasi, l'antica Cydamus dei
Romani che vi dominarono per 250 anni, punto di partenza necessario
delle carovane provenienti da Gabes e da Tripoli e dirette al lago
Tciad, al Bornu e al Niger, e quindi centro ed emporio commerciale, è da
tempo vivamente ambito dai francesi, si deve scorgere in quell'avanzata
di frontiera verso levante, il fine ultimo, essenziale, di disgregare
l'unità del possedimento, accostarsi alla capitale, minacciarne le
comunicazioni colla sua più importante oasi e ridurla a tale isolamento
che un dì abbia a finire per cadere nelle loro mani. La sospensione del
tracciato della frontiera[6] a 24 chilometri a nord di Ghadames, quale
si vede sulla carta del _service géographique de l'armée_ (1887), è un
evidente indizio che dai Francesi non si vuol riconoscere il dominio
turco appena ad ovest e neppure appena a sud dell'oasi. Gli è questa,
nel concetto francese, come una sentinella turca perduta nel deserto,
che si molesta, si accerchia, si minaccia, tanto da giungere ad
obbligarla a ritirarsi per lasciare ad altri il suo posto.
[6] «Ghadames située à 25 kil. à peine de la frontière idéale qui
sépare les possessions de la France et celles de la Turquie.»
(_Réclus_, tome XI, p. 114.)
È superfluo il dire che la perdita di Ghadames sarebbe per la potenza
che sta a Tripoli un gravissimo colpo, oltrechè sotto il punto di vista
commerciale anche sotto quello strategico; innanzitutto perchè è nodo di
comunicazioni allaccianti nientemeno che due mari, il Mediterraneo e il
golfo di Guinea, e il bacino interno del Tciad; e poi perchè la sua
perdita trarrebbe seco quella di tutto il territorio fino alle oasi di
Dergi e di Sinaun, alle quali sarebbe in progresso di tempo riservata la
stessa sorte. Al quale proposito giova ricordare come nelle sterminate
regioni dei deserti africani, le oasi ritraggono dall'acqua che le creò
una capitale importanza, giacchè fuori di esse non vi è vita; di guisa
che a buon dritto possono dirsi i punti strategici del deserto.