IV.

Lo spettacolo non era finito: dopo la scena del balcone, restava da

eseguir la scena della finestra; dopo aver espresso il desiderio,

dovevamo dipinger la felicità.

Temevo molto quella seconda prova, e pregai sottovoce sir John, e forte

i suoi amici, di volermela risparmiare, sotto pretesto di stanchezza;

ma il fremito nervoso dei muscoli, il mio sguardo scintillante,

l’accento febbrile della mia voce dicevano al contrario come avessi

bisogno più di fatica che di riposo.

Insisterono: il mio cuore era troppo d’accordo con quelle istanze

perchè potessi resistere a lungo; cedetti.

Quella volta dovevamo apparire insieme al verone, sir Harry ed io, col

mio braccio cinto al suo collo, co’ miei occhi smarriti ne’ suoi, coi

nostri cuori frementi d’amore.

Sir Harry si trovò quindi un momento solo con me, dietro le quinte:

mi si avvicinò, mi cinse la vita con un braccio e m’appoggiò sul suo

cuore, mormorando la sola parola:

— Finalmente!...

La commozione fu elettrica; gli occhi mi si chiusero; gli gettai un

braccio al collo, con un lieve grido; poscia, non so come accadde, una

fiamma mi corse le labbra: — non era il primo bacio dato a Giulietta,

ma era il primo bacio datole da Romeo.

Mi sentii presso a svenire.

Sir Harry mi trasse alla finestra; feci un violento sforzo e tornai

padrona della mia volontà; ma una notte intera d’amore non m’avrebbe

meglio disposta a quegli addii tanto inebbrianti e dolorosi, che

precedono l’eterna separazione degli amanti di Verona.

Il nostro apparire fu salutato da unanimi applausi.

Toccava a me a cominciare: l’arte meglio studiata e più profonda non

avrebbe saputo dare maggior verità alla mia voce dello stato in cui

trovavasi il mio cuore.

Memorie di Emma Lyonna, vol. 2/8 · 第 10 / 28 题