VI.

--Pazienza il babbo--brontolava Giacomo alzandosi e vestendosi.--Lo

ha fatto a fin di bene. Ma la Cammilla come c'entra?... Con quel

naso?... e lo vuol ficcar dappertutto!

Mentre, chinato sulla catinella, si lavava rumorosamente, buttando

l'acqua in mezzo alla camera e spruzzandone le pareti, sentì aprir

l'uscio.

Si voltò colla faccia insaponata: era Gian Maria.

--Che vuoi?

L'altro, con un sorrisetto significativo, gli diede una letterina che

avevano portato allora dal teatro Dal Verme.

Gian Maria e Temistocle, per incarico del fratello, stavano alle

vedette, per badare in quei giorni che certe lettere o bigliettini non

capitassero fra le unghie materne.

Giacomo, mentre si asciugava le mani, guardava fisso la lettera con

occhio torvo:

--Dammela.

Erano due righe soltanto:

«Venez vite: prestissimo.

«Fanny».

Gian Maria, che possedeva pure e teneva nascosto in un cassettone

della, sua camera un ritratto di _mademoiselle_ Fanny a cavallo di

_Gladiator_, contemplava a bocca aperta il fratello ed il bigliettino.

Giacomo se ne accorse, e se la pigliò con lui:

--_Marche!_

Gian Maria, abituato dal fratello alla militare, se la battè senza

fiatare, e Giacomo tornò a leggere:

«Venez vite: prestissimo.

«Fanny».

--_Saperlotte!_...--esclamò, pensando che il generale, certo, senza

perder tempo, doveva aver dato e preso un congedo definitivo.

Infatti quella mattina, alle sette, prima di recarsi in quartiere dove

aveva una ispezione, il Piccolomini aveva già mandato il grosso

incartamento dei conti da pagare alla signorina Richard, scrivendo

sopra una seconda fascia:

«Pel signor Trebeschi.

«proprie mani.»

Nella sua breve carriera, da maggiore a generale, il Piccolomini di

Coccorito si era trovato parecchie volte in simili contingenze, e però

ci aveva fatto la mano.

Alla lettura, del bigliettino di Fanny, il giovane Trebeschi era

diventato pallido; pure non indietreggiò: coraggio e avanti. Ma, lungo

la strada, mentre si recava dai Richard, pensava, con desiderio, al

porto di Genova; lo vedeva inondato di sole, mentre Milano era piena

di nebbia, e quasi si arrabbiava anche contro sua madre, così furba di

solito, e questa volta «tanto _oca_, da non capire il _trucco_.».

Quando Giacomino entrò in camera della Fanny, la ragazza, ancora in

sottanino e colle spalle nude, si stava vestendo; e intanto riscaldava

il caffè, ravviava la sua roba, assestava la sua camera, tutte cose

che la mattina faceva a comodo, un po' l'una, un po' l'altra, fra

l'andirivieni della gente da teatro, fumando un monte di sigarette e

leticando col fratello.

Il Richard dormiva fuori, coi cavalli, ma la mattina veniva a casa,

per buttarsi qualche altra ora sul letto, e poi lavarsi e far

colazione.

Appena essa vide entrare Giacomino, l'amico del cuore, e mentre

passava dallo specchio, dinanzi al quale si pettinava, al caminetto

dove scaldava il caffè, rovesciava un sacco d'improperi, nel suo

linguaggio internazionale, sul capo dell'antico protettore.

--_C'est une canaille, un filou!_..--cominciò anche il fratello a

gridare dall'altra camera, e _monsieur Crispì_, un pappagallo bianco,

grosso, con una cresta gialla, che s'arrampicava su tutti i mobili,

rosicchiandoli e insudiciandoli, nel sentir gridare a quel modo,

cominciò a gridare più forte, come un'anima dannata:

--_Amourreux! Pauvre Amourreux! Cafè! Cafè! Cafè!_

Fanny giurava di vendicarsi di quel miserabile _troupier_; aveva _dei

molti buoni amici_, dappertuto in Italia, ed anche a Roma, molto in

alto.

--A Roma, come a Parigi! Come a Pietroburgo! Come a Berlino!--urlava

il fratello.

Giacomo, colle orecchie intronate, si chinò per sedersi sopra una

poltroncina che la ragazza gli aveva spinta dinanzi col piede; ma di

colpo si rialzò; la poltroncina, sgangherata, cascava da una parte; e

lui andò a mettersi sul letto non ancora rifatto, ma un brontolìo

ringhioso, di sotto alle coperte, lo fece allontanare: era il vecchio

_bulldogh_ dei Richard che mordeva e che l'aveva con lui

particolarmente.

--_Falstaff! couche!_

Giacomo restò in piedi, girando su e giù, a testa bassa.. Aspettava la

stoccata, cioè che entrassero nell'argomento dei quattrini; se la

sentiva arrivare; e infatti, appena _monsieur Crispì_ e _Falstaff_ si

furono acquietati, fratello e sorella, la sorella di qua, lavandosi i

denti, il fratello di là, mutandosi la camicia, rivolsero la loro

collera non più sul generale, ma su quell'altro miserabile;

imbroglione, ladro... dell'impresario.

Non potevano partire, avevano tutto sotto sequestro; avevano un

contratto d'oro a Borgo San Donnino: per otto sere, mille lire per

sera. E poi due mesi al gran teatro di Terni, assicurati.

E recando queste buone notizie, il fratello della Fanny si presentò

sull'uscio dell'altra stanza, ancora in maniche di camicia,

stringendosi attorno alla vita una larga cintura di pelle.

Monsieur Crispì, che rosicchiava la cornice della credenza, vedendo il

Richard, col quale non andava, d'accordo, si fermò, lo fissò, gonfiò

le penne, drizzò tutta la cresta, e _ciao_: una chiazza, bianca sul

pavimento.

Giacomino tenne duro; la verità è quasi sempre la via più spiccia par

levarsi d'imbroglio; e Giacomo disse la verità.

Neppur lui aveva un soldo, ed era pieno di debiti, e con questo di

peggio, _saperlotte!_ che non poteva svignarsela. Doveva restare a

Milano un altro mese.

Fanny sorrise; il Richard strinse la mano a Giacomo, battendogli

amichevolmente sulla spalla:

--_Avez-vous besoin d'argent?_ Forse anche mille franchi, ma cinquecento

sicuramente; penso io.

Che cosa voleva, dire? Giacomino non capiva.

--Io faccio una... cortesia a voi: voi fate una cortesia a

me. _Compris?_ No? Adesso vi spiego l'affare; sedete.

Giacomo restò in piedi, sempre guardando, con tanto d'occhi, monsieur

Richard.

L'affare era semplicissimo. Un forte capitalista, il signor

Facchinetti, era contentissimo di scontargli una cambiale per due,

tremila franchi: in un altro momento anche cinque! anche dieci! Tutto

quello che voleva.

Il Richard, sorridente, riempiva la pipa colle sigarette che il

generale aveva regalate a Fanny, e nel parlare faceva lunghe pause,

perché il buon amico Trebeschi capisse tutto, ben chiaro.

--Io gli ho detto: Signor Facchinetti, la mia firma vi basta?--La

vostra firma? _Crénon!_ Per me, basta la vostra, parola. Ma devo

scontare anch'io alla Banca: oltre alla vostra, datemene un'altra,

qualunque sia, per formalità; è la vostra che conta.--_Très-bien!_

Accettate quella, del signor Trebeschi?--Trebeschi?... Mai sentito

nominare: lo conoscete voi? E allora basta. Affar fatto.--E

Richard, a questo punto, si mise a ridere come un matto.

Perché rideva in quel modo?... Perché? L'amico Trebeschi non capiva?

--Perchè la firma, Giacomo Trebeschi» è una firma

semplicamente... decorativa: non siete ancora maggiorenne! Voi

perciò non correte alcun rischio. E non mi dovete ringraziare. Il

signor Facchinetti mi dà tremila franchi? Mille sono per voi. Me ne

dà duemilacinqueceinto? _Crénon!_ Cinquecento sono per voi.

--La cambiale è a tre mesi?--interruppe Giacomino.

--Oh no; non ho voluto io per risparmiare l'interesse: anche troppo

quindici giorni. Appena a Borgo San Donnino, mando uno _chèque_ al

Facchinetti, e ritiro la cambiale.

--E le mie cinquecento lire?--replicò Giacomo, perplesso.

--_Très-bien!_ Voi me le manderete; a Terni, _quand vous voudrez_--rispose

il cavallerizzo con un'alzata di spalle.--Io non sono un affamato.

Intanto che il Richard parlava, la Fanny, alzata una gamba sopra una

seggiola, si abbottonava lentamente con un allacciascarpe di avorio

gli stivaletti lunghissimi, e _monsieur Crispì_, arrampicandosi col

becco sui piatti della tavola, rimasti lì sudici e ammonticchiati fin

dal giorno innanzi, borbottava colla voce nel gozzo: _Saccorrotto,

saccorrotto_, parola che aveva udita per la prima volta a Milano, e che

stava studiando in quei giorni.

--I mille franchi... diremo cinquecento, per essere sicuri--ripeteva

il Richard, con flemmatica prosopopea--me li manderete a Terni

_quand vous voudrez_. Non ci pensate.

No; Giacomino non ci pensava: ma quelle cinquecento lire--anche lui

non diceva mille per esser proprio sicuro--a mano a mano gli

rischiaravano l'orizzonte, e mentre la Fanny gli sorrideva,

abbottonandosi l'altro stivaletto e _monsieur Crispì_ continuava a

ciangottare nel gozzo: _Saccorrotto, saccorrotto_, egli mentalmente

distribuiva quel denaro fra i creditori più seccanti.

Centosessanta al cameriere del caffè del teatro; duecentocinquanta

all'orefice, quello dell'anello di brillanti; il resto per un acconto

alla _Ville de Paris_...

--E dunque?... gli domandò, dopo un momento, il cavallerizzo.

--Che cosa?

--Accettate?

--Se è per farvi piacere, qua la mano!

E non essendo affatto un minchione, Giacomino assunse, alla sua volta,

una cert'aria d'importanza e di protezione.

--Si firma, quando? Stasera?

--Subito: vado e torno. _Attendez!_

Ma l'amico Richard non era ancora fuor dell'uscio che già la Fanny

s'era buttata fra le braccia di Giacomo, e gonfiando le gote, o

soffiando per rifare il generale: Meglio così, sai--esclamò.--Non ne

potevo più! quel miserabile _troupier_ m'era diventato antipatico,

odioso!

--_Saccorrotto, saccorrotto_--borbottava sempre il pappagallo,

accoccolato sulla spalliera di una seggiola.

Venendo via dai Richard, Giacomino continuò a far conti per tutta la

strada.

--Centoventicinque lire al cameriere, duecento all'orefice, cento alla

_Ville de Paris_... Così me ne restano anche per la _Città di

Vienna_...--Ma nel fare e rifare la somma, diminuiva questo,

diminuiva quello... tanto che sulla porta di casa aveva conchiuso:

cento lire al cameriere e centocinquanta all'orefice, che avevano

minacciato di scrivere a sua madre, e il resto tenerselo per

divertirsi in quei giorni e par fare un'improvvisata alla Fanny

quando sarebbe stata a Borgo San Donnino.

--_Hoplà, là!_--Il ragazzo si stropicciò le mani, ed entrò nel fondaco

fischiettando la _Stella confidente_ sul tempo di _Gladiator_... ma alla

porta, zitto: si fermò. V'era la genitrice...

--Intendiamoci--gli disse la signora Maddalena a bruciapelo.--Non

crederete di averla spuntata.

--No, mamma.

--Partirete lo stesso, quanto prima.

--Sì, mamma.

--E intanto si lavora. Imparate da me, e dopo pranzo, subito a letto,

come me. Vita nuova, avete capito? Vita nuova.

Ciò detto, la signora Maddalena entrò nello scrittoio sbattendo

l'uscio così violentemente che il piccolo casotto traballò tutto.

--Psst!

--Psst!

--Giacomino.

Temistocle, Gian Maria, il babbo, lo chiamavano di qua, di là, mezzo

nascosti fra i barili d'olio e le botti di aringhe. Volevano sapere

che cosa gli avesse detto la mamma; se la mamma aveva sospetti e se

proprio aveva creduto alla storiella del colera.

--Sì! Sì! Se l'è bevuta!... Niente paura.

Poi, avvicinandosi al babbo, Giacomino lo fissò, sorrise

furbescamente, e gli sussurrò all'orecchio:

--_Mon père_, tanti saluti!

Il signor Daniele diventò rosso; e cento domande che avrebbe voluto

fargli gli rimasero tutte nella strozza.

--Non voglio scherzi--gli disse poi, col tono severo della

genitrice.--Vergognatevi.

Anche la Cammilla, girando con femminile strategia in quell'oscuro

labirinto del fondaco, s'era fatta incontro al cugino, per averne una

parola buona. Ma con lei--niente!--L'aspetto della Cammilla, così

dimessa, e anche un po' trasandata per il gran da fare di quei giorni,

faceva troppo vivo contrasto coll'immagine ardita, florida, elegante

della cavallerizza, che gli appariva più seducente che mai, nell'atto

di sorridere abbottonandosi gli stivaletti.

Giacomo, con una mossaccia sgarbata, voltò le spalle alla ragazza.

Doveva capirla!... Non la voleva tra i piedi! La Cammilla,

mortificata, non fiatò: un nodo le serrò la gola... e inconsciamente,

rivolse lo sguardo nel fondo buio, dove il lampadino acceso dondolava

sempre dinanzi alla Santa Casa di Loreto. Ma non pianse, non pregò; e

invece, dopo un istante, parve rasserenarsi, quasi che si trasfondesse

nel suo animo la fermezza ostinata e la sicura fiducia del suo amore.

Intanto... quella cattiva se ne andava e Giacomino rimaneva.

Il Tenente dei Lancieri: Romanzo · 第 9 / 18 题