CAPO IV.

Viaggio a Magdeburgo.

Il 15 ottobre uscii contento come una pasqua dalla porta di Brandeburgo,

portando in tasca la mia nomina e i miei cantici decasillabi di

vittoria.

Dovetti, per qualche faccenduola, pernottare a Potsdam; la sera

traversai Sans-Souci, e nel giardino e sulla classica piazza, ove la

Giulietta, fanciulla allora sui sedici anni, mi aveva promesso eterno

amore, rinnovai, dopo nove anni, il mio fedele giuramento.

La notte scrissi fin tardi all'amica mia un'idilio di mie speranze e di

mie immaginazioni, dipingendole la felicità del nostro viver futuro

nella parocchia, lungi dal trambusto del gran mondo. In mezzo ai quali

disegni attaccai della grossa: e deh che sogni dorati vennero a cullare

il mio sonno!

Al domani buon'ora ripresi via, conducendo meco la vettura mia ed un

cavallo de' buoni. Lungo il cammino, ripassava un ad uno i discorsi che

improvviserei al conte di Magdeburgo per mostrarmi a lui dal mio lato

più brillante, e quelli che volgerei a Giulietta nel menarla alla nostra

parocchia.

A Brandeburgo, nell'osteria, tutto era vita! Parlavasi di battaglie da

casa del diavolo che doveano essere successe tra Napoleone e il caro re

nostro, che Dio conservi: l'eroica morte del principe Luigi Ferdinando a

Saalfeld era stata, diceano, vendicata nella più splendida guisa: nelle

vallate della Turingia i cadaveri dei vinti ingorgavano il corso de'

fiumi, niente meno.

— E dell'imperatore Napoleone che n'è?» chiesi io.

— Mah!

— E il maresciallo Lannes?

— Morto.

— E Davoust?

— Morto.

— E Ney?

— Morto: tutti morti.

— Ma è proprio vero?

— È un vangelo».

Chi dubiterebbe di trionfi che si desiderano? Io non capivo più nella

pelle, e tutto fuoco porsi la mano alla saccoccia per cavarne i miei

inni trionfali: quando un vecchio sedutomi a spalla, trasse di bocca la

pipa e mi soffiò nell'orecchio, ma con bassissima voce: — Magaridio la

fosse così! ma io so che le sono sparampanate, e che ce n'è toccata una

grossa.»

Queste parole, potete immaginarlo, m'inchiodarono la mano nella tasca, e

lasciai i lirici canti in luogo e posto.

Una grossa! ed io vo a Magdeburgo. Non potrebbe succedere che Napoleone

e la grande armata venissero a situarsi fra Giulietta e me? Un brivido

febbrile mi cercò dal capo alle piante.

Ma, eccetto il vecchio, tutti faceano gavazza nella sala dell'albergo,

con un patassio, con un abbandono tale; ciascuno descriveva la pugna, la

vittoria, la fuga con tante particolarità che avresti detto, e' l'han

vista proprio cogli occhi loro. Ond'io, senza cercare se fosse verità o

buccia di porro, mi adagiai nel parere de' più, e andai a dormire con

tanto di cuore.

Racconti storici e morali · 第 9 / 94 题