E, per un buon tratto di tempo, i dissidenti, se c'erano, non osarono
alzare la voce. Si trattava d'eredi scornati, di mogli e mariti già
ben disposti a una prossima vedovanza, di generi e nuore che avevano
creduto imminente la dipartita della suocera da questa valle di
lacrime, di emuli a cui aveva sorriso l'idea della scomparsa d'un
antagonista pericoloso, di subalterni che s'erano tenuti sicuri di
occupare in breve il posto d'un superiore infermo o decrepito. Era
un po' duro dover rassegnarsi adesso allo _statu quo...._ Ma era
altrettanto difficile manifestare in modo troppo aperto i propri
sentimenti.
Del resto, ad alcuni interessi offesi dal nuovo stato di cose s'era
provveduto con lodevole sollecitudine. Lo stipendio ai custodi del
cimitero era mantenuto nella sua integrità. Non dovevano accoglierne
i visitatori, mostrare ai posteri remoti il monumento più eloquente
del passato? Ai membri della rispettabile corporazione dei becchini si
assegnò una pensione per un certo numero d'anni, e così pure si fece
in favore di quanti altri traevano il loro sostentamento dagli uffici
prestati ai defunti. Vi fu un principio d'agitazione tra i medici e
i farmacisti, e non mancarono le proposte di concedere anche ad essi
un'indennità; ma prevalse il savio consiglio di soprassedere. In fin
dei conti, non era detto che non avesse ad esservi più bisogno di
farmacisti e di medici; e, a ogni modo, l'istruzione ond'essi erano
forniti doveva metterli in grado di rendersi utili in mille guise e
di guadagnarsi da vivere. E in fatti a pochi di loro occorse mutar
professione. Se pegli uomini (non pegli animali inferiori) era abolita
la morte, se non si sviluppavano più malattie gravi, rimanevano
tuttavia molte piccole indisposizioni, vere o sognate, per le quali si
richiedevano consulti e ricette, giacchè non era vinta l'irrequietezza
propria della natura umana, e, non essendovi motivi seri di angustia,
i motivi lievi bastavano a tener agitati gli animi. Era soprattutto,
in uomini e donne, una febbre, una smania di voler prolungare la
giovinezza, uno sgomento di ogni sintomo che accennasse al declinar
delle forze, all'ottundersi delle sensazioni, e il medico affilava
le armi per frenar l'azione corroditrice del tempo, e lo speziale
vegliava sulle sue storte per distillarne le essenze vitali. Non è a
credersi la quantità degli elisir che con nomi diversi erano offerti
all'avidità insaziata del pubblico. L'ultimo doveva esser sempre
l'infallibile, conservatore miracoloso di tutte le facoltà del corpo e
dello spirito. Ma c'era il guaio che, non temendosi più della morte, si
usava e abusava dei veleni ai quali era tolta la virtù di uccidere, non
quella di nuocere; onde i frequenti disturbi gastrici, e l'emicranie,
e gli squilibri psichici, e le malinconie profonde, ostinate, e talora
una strana impazienza di mutar soggiorno e abitudini. Però i medici
esitavano a suggerir questo rimedio che poteva esser peggiore del
male. Sulle prime, gli scienziati dell'Isola s'erano divisi in due
campi circa alla soluzione di un grave problema. Gli uni, appartenenti
alla scuola sperimentale, sostenevano che l'immunità contro la morte
derivasse da virtù particolari del luogo e valesse soltanto per quelli
che vi abitavano, e fin che vi abitavano; gli altri, capitanati dal
presidente dell'Accademia di filosofia _aprioristica,_ pur consentendo
nell'attribuire alla terra ed all'aria meriti speciali, affermavano il
privilegio dell'immortalità esser concesso a tutti i nati dell'Isola,
dovunque pur esulassero. Corsero fiumi d'eloquenza in favore delle
due tesi contraddittorie, e i dotti si scagliarono a vicenda le
garbate contumelie che sono la salsa piccante delle loro polemiche.
Comunque sia, il presidente dell'Accademia _aprioristica_ mostrò nel
modo più luminoso d'esser convinto delle sue idee, e, seguendo una
volta tanto il metodo sperimentale, s'imbarcò sopra una nave diretta
a un porto lontano del continente. Non appena arrivato, fu ripreso da
un'antica malattia cardiaca, di cui, nella coscienza della propria
invulnerabilità, non si curò più che tanto. E così, ripetendo _non
pereo,_ passò agli eterni riposi.
Allora non ci fu più dubbio quale delle due tesi fosse la giusta;
restava solo a vedersi fin dove si estendesse quella che avrebbe
potuto chiamarsi la zona di salute. E in breve l'esperienza dimostrò
ch'essa non oltrepassava un raggio di circa sei miglia tutto intorno
all'Isola; entro questi confini non solo non allignavano i germi
mortiferi, e l'abituale placidezza del mare e la qualità della spiaggia
nè irta di scogli nè sparsa d'insidie escludevano la possibilità di
naufragi, ma gli stessi casi fortuiti si risolvevano in nulla. Se per
lo sfasciarsi d'una barca, o per altro accidente, un uomo, pur non
sapendo nuotare, cadeva in acqua, l'acqua medesima lo riportava illeso
alla riva. Di là dalle sei miglia la natura riprendeva i suoi diritti.
Onde l'allontanarsi troppo dall'Isola era singolare atto d'audacia, e
chi a ciò s'induceva o per ragion di negozi, o per vaghezza di novità,
o per la giovanile baldanza che fa correre incontro ai pericoli, era
accompagnato alla partenza dai trepidi voti della madre, della sposa,
dei figli, e salutato al ritorno come guerriero reduce dal campo di
battaglia.
Intanto era corsa sui venti la fama dell'Isola fortunata, e vi
affluivano i pellegrini da remote contrade. Venivano i sani per meglio
goder della vita, venivano i malati per ricuperar la salute, quali col
proposito di fermarvi addirittura la loro dimora, quali per tastare il
terreno, per verificar da sè stessi l'incredibil prodigio.
Accolti festosamente in principio, destarono poi, di mano in mano
che l'immigrazione cresceva, inquietudini e timori. I profeti di
sventura ammonivano: “Badate! Quest'invasione forestiera finirà col
soverchiarci, con lo sconvolgere le nostre abitudini, col corrompere
i nostri costumi, coll'alterare la nostra lingua. Provvedete prima che
sia troppo tardi„.
Perplessi, esitanti, i consoli riunirono gli anziani e i savi
dell'Isola, e fra questi il Poeta, sposatosi da poco con la sedicenne
Risorta. Disse il Poeta: “O che vorremmo chiuderci in un gretto
egoismo? E se gli Dei hanno estirpato dal nostro suolo la pianta
malefica della morte, rifiuteremmo agli stranieri di fruire d'una
così grande benedizione? Sì certo; un'era nuova è cominciata per
noi; dobbiamo mostrarcene degni, dobbiamo accettare i mutamenti
inevitabili, e veder di trarne profitto. Apriamo le braccia ai fratelli
che accorrono ai nostri lidi, offriamo un campo propizio alla loro
operosità, scendiamo con essi in nobile gara per tutto ciò ch'è buono,
alto e gentile. Sia veramente la nostra Isola un faro che illumina
e attrae; irradii da sè uno splendore che sia conforto e promessa ai
derelitti del mondo!„
Chi applaudì, chi mormorò, chi tentennò il capo dubbioso; ma a far
prevalere l'opinione del Poeta potè, più della sua parola eloquente,
l'osservazione semplice e bonaria d'un umile cittadino: “E con che
mezzi li respingeremmo, gli stranieri?„
Quest'era la verità. I miti e patriarcali abitanti, alieni dalle
risse e dal sangue, non sarebbero stati in grado, neppur volendo,
di custodire l'integrità della loro Isola. Se parte degl'immigranti
arrivavano alla spicciolata su leggieri navigli, altri vi giungevano in
massa, col sorriso sul labbro ma con la spada al fianco, come offrenti
a scelta la pace o la guerra.
E fu pace. I coloni giuravano ubbidienza alle leggi, rispetto alle
donne, partecipazione ai tributi; avendone in cambio dono di terreni
da coltivare o da fabbricarvi e libertà piena di esercitare le loro
industrie e di adorare Iddio a loro modo. Senonchè, la pace ufficiale
non impediva le contese private, che, un tempo sì rare nell'Isola,
divenivano a mano a mano più frequenti ed acerbe. Ma quantunque un
selvaggio furore armasse le destre (che gli stranieri avevano appreso
l'uso dell'armi anche agl'indigeni) e le punte affilate cercassero
i cuori, nessun colpo riusciva mortale. Il sangue si stagnava, le
piaghe rimarginavano; gli avversari, stupiti di vivere, si separavano
con occhi lampeggianti d'un odio infinito come l'eternità. Ogni
tanto accadeva una cosa tragica. Con un tacito accordo, due nemici
irreconciliabili staccavano in silenzio una barca dal lido, e a
forza di remi e di vele si spingevano lontano nel mare, oltre la
zona privilegiata.... Talora ritornava uno solo dei due; talora non
ritornava nessuno; sballottata dai flutti la barca vuota veniva a
investir sulla spiaggia.