NELL'INGRANAGGIO.

E fino dal secondo giorno son preso nell'ingranaggio. Ho ricevuto

all'alba la visita del dottore, sono stato, per pura formalità,

interrogato, auscultato e palpato, e poichè sembra ch'io abbia

i visceri sani sono promosso ai corsi superiori senza bisogno di

passar pei corsi preparatori. Mi spiego. I novizi non vengono ammessi

immediatamente agli onori della doccia; devono prima pigliarsi in santa

pace l'impacco, la spugnatura e che so io.... Ai provetti la doccia,

la tinozza, la piscina. Partecipo anch'io ai sacri riti. Mi alzo per

tempissimo, bevo un bicchier d'acqua fresca alla fonte, cammino su e

giù a passo di bersagliere davanti allo Stabilimento per la cosidetta

_preazione_ in attesa della campana che chiami i fedeli a raccolta e

del campanello che annunzi con due squilli il turno del secondo gruppo

a cui appartengo. Giunto l'istante fatale, mi chiudo nel camerino, mi

riduco nelle condizioni d'una statua greca, meno la bellezza, ed entro

nel misterioso recinto ove il pontefice massimo circondato dai minori

officianti, ritto sopra una piattaforma, con la destra su un manubrio

mi dà alcuni ordini secchi, precisi, e quando io son collocato nella

posizione voluta con la faccia rivolta al muro e con le due mani su

una spranga d'ottone, mi scarica addosso le sue artiglierie acquee

accompagnando l'atto feroce con altri comandi e suggerimenti laconici.

— _Bassa la testa_. — _Fregarsi il petto e le gambe_. — _Voltarsi_.

— _Ancora_. — _Basta_. Ed eccomi avviluppato in un bianco lenzuolo,

ricondotto nel mio camerino, fregato e strigliato come un asino,

aiutato a vestirmi in gran furia, e slanciato fuori a somiglianza d'un

proiettile che deve compire la sua parabola.... Su per sentieri erti e

sassosi, giù per la strada postale o per viottoli angusti fra campi e

prati senza indugiarmi nè a guardare una prospettiva, nè a raccogliere

un fiore sinchè le membra intirizzite non siano invase da un tepore

benefico. Allora, sicuro dell'avvenuta _reazione_, penso con più calma

al ritorno e allo spuntino che m'aspetta, due ova e una tazza di latte.

Non è propriamente un pasto in comune; la tavola è apparecchiata dalle

sette alle otto; pur di non lasciar passare questo limite si viene

quando si vuole. I ritardatari stanno a digiuno fino al tocco. Ma

già, nel termine prescritto vengono tutti. Vengono alla spicciolata,

ansanti, trafelati dalla corsa, le signore in abiti dimessi, per lo più

coi capelli chiusi in una rete. I discorsi che si sentono sono pieni

di varietà. — Ha fatto una buona _reazione?_ — Fa due o tre doccie

al giorno? — Ah due sole.... La terza è troppo molesta. — A me no

davvero.... Quando si è in ballo bisogna ballare. — S'intende, ma con

una certa moderazione. — No, no, o la cura sul serio, o niente.

Perchè anche quassù, come da per tutto, abbiamo i fanatici e gli

scettici. I primi con la loro aria solenne, compunta, sacerdotale, non

ammettono scherzi, non aprono la bocca che per esaltare i miracoli

dell'idroterapia. Sono per solito i veterani dello Stabilimento, vi

capitano da cinque, da dieci, da quindici anni, e citano sè stessi

come esempi parlanti dell'efficacia della cura, che, del resto, essi

seguono anche a domicilio, senza interruzione. A sentirli discorrere

non si riesce a figurarseli che in istato adamitico, sotto la doccia.

E l'immagine non è mica sempre attraente. Gli scettici, che il cielo

li benedica, sono affabili, disinvolti, e ridono volentieri del culto,

dei sacerdoti e dei fedeli. In quanto a loro, son qui perchè di luglio

preferiscono il monte al piano, l'acqua fresca all'acqua calda.

Senonchè il tipo originale per eccellenza è un certo conte Ortigli

(lo chiamo così) il quale essendo, in fatto di cure, più ancora che

scettico, miscredente, si sottopone a tutte quante a vicenda.

— Caro signore, — egli mi dice un giorno fra una doccia e l'altra,

dandomi un colpettino sulla spalla, — questa delle cure è una camicia

di Nesso. Una volta che la si è indossata non la si depone più.

Naturalmente la prima cura fa male. Se ne tenta una seconda. La seconda

forse mitiga le conseguenze della prima ma produce essa pure i suoi

effetti sinistri, ond'è indispensabile provarne una terza e poi una

quarta e una quinta, fin che, scusi la parola, si crepa. Io andavo

soggetto a un po' di calore alla pelle; il medico mi ordina i bagni

salsi e mi spedisce a Venezia. Anzichè guarire divento un mascherone

e rimango tale per cinque o sei mesi. Consulto un nuovo Esculapio. —

Vada nel prossimo giugno a Levico a far la cura arsenicale. — Vado;

in principio mi scuoio; dopo sto meglio e sembro ristabilito nel mio

incomodo. Ma mi rovino gli intestini al segno che l'anno appresso

il dottore mi manda nientemeno che a Carlsbad. Un luogo amenissimo.

Migliaia e migliaia di persone che per quattro settimane consecutive

si purgano. Oh gl'intestini son ripuliti per bene, non c'è che dire,

ma a cura finita stento a reggermi in piedi e son bianco e sottile

come un fantasma. — Bisogna rintonarsi in montagna, — sentenzia il

mio archiatro. E io salgo a Saint-Moritz, trovo in agosto due gradi

sopra zero, mi sforzo a far delle passeggiate di parecchi chilometri

e ripiglio lena e colore. Ma ci guadagno una bronchite fastidiosa e

insistente. — Roba da nulla, — dichiarano i medici (ne ho interrogati

tre), — roba da nulla; i polmoni sono in istato perfetto; non c'è

che un'eccessiva sensibilità alla cute, e a questa si rimedia con

l'idroterapia. Ed eccomi qui, caro signore, eccomi qui con un principio

di dolori artritici....

— Eh via....

— Non ischerzo. Sento delle fitte alle giunture e prevedo che

quest'inverno sarò inchiodato a letto e che nell'estate ventura andrò

ad Abano o a Monsummano a sudare tra i vapori come un dannato e a

ravvoltarmi nel fango come un maiale....

— Ma allora.... — incominciai.

— Perdoni se la pianto così, — interruppe il conte. — A momenti

suona la campana, io ho il primo turno, e devo far quindici minuti di

_preazione_. Arrivederla.

Natalìa ed altri racconti · 第 31 / 70 题