Oh gioia insperata! Quelle due braccia che s'agitavano festosamente al
mio arrivo appartenevano ad un amico, ad un carissimo amico. Chi è? Non
lo so, almeno fin ch'egli non me lo abbia detto; so ch'egli aspettava
con impazienza ch'io uscissi di camera, so che mi corre incontro e che
mi esprime il suo piacere infinito di vedermi.
— Grazie, grazie.... Ma con chi ho l'onore....?
— Come? Non mi ravvisa?
— Ecco.... la fisonomia mi è nota.... Ma il nome.... al momento....
— Già, in città ci si urta coi gomiti migliaia di volte senz'aver
l'occasione di parlar insieme.
E l'espansivo uomo m'informa del suo nome e cognome, della sua
professione, del suo domicilio, delle sue condizioni domestiche,
eccetera, eccetera.... M'incontra quasi ogni mattina nella tale strada,
presso il tal ponte; egli va al suo ufficio, io probabilmente andrò
alla mia scuola;.... perchè egli sa benissimo ch'io occupo una cattedra
al nostro Istituto superiore.... anzi il nipote d'un cugino di suo
cognato, anni addietro, era stato mio studente.... E come parlava di
me!... Tutti, del resto, ne parlano bene.... Io sono una di quelle
persone (così dice almeno il mio affabile interlocutore) sul conto
delle quali non c'è alcun disparere.... Perciò egli era tanto lieto di
mettersi a mia disposizione.... Ero nuovo del sito?
— Ma.... sì....
Egli invece ci veniva già da due anni, per sua moglie.... me l'avrebbe
fatta conoscere.... e aveva ormai pratica dei luoghi, relazione intima
con le persone.... A proposito, non avevo ancora visto il dottore dello
stabilimento?... Era laggiù poco prima insieme col bagnajuolo.... Ah,
eccolo....
Il dottore si presenta da sè; è un bell'uomo, di modi schietti,
simpatici. Atteggia il labbro a un risolino scorgendo il mio compagno
che si profonde in saluti ed inchini, e dice con una certa benevolenza
ironica: — Il signor Peretti è il nostro _factotum._
Il signor Peretti ringrazia; poi, côlto da una subitanea inspirazione,
si rivolge a me, e soggiunge: — Vado a vedere che posto le han dato a
tavola.
E fila via come una saetta.
— Bell'originale! — dico io, — seguendolo con lo sguardo.
— Un buon diavolo, — risponde il medico, — di quelli che hanno la mania
di prestar servigi a tutti.
— Un seccatore, però.
— In fondo è innocuo.... Non abbia paura.... Lei è l'ultimo arrivato,
e aspettiamo ancora tanta gente....
— Ah.... capisco.
Il signor Peretti ritorna dalla sua missione diplomatica, e mi annunzia
misteriosamente che il mio posto è di fronte alla porta laterale a
sinistra vicino alla famiglia Cirieri di Asti. Egli avrebbe voluto
farmi collocare accanto a lui, ma gli spostamenti son sempre difficili,
promuovono delle lagnanze, delle discussioni.... A meno che non
intervenga il dottore....
— No, per carità, — esclamo spaventato. — Nessun privilegio. È sempre
meglio assoggettarsi alla sorte comune.
— Ho dato anche un'occhiata al _menu_, — ripiglia il signor Peretti. —
Abbiamo pasta di cappellini col pomodoro.... E per secondo piatto....
Ma l'arrivo d'un _landau_ frena sul labbro del signor Peretti questa
importantissima confidenza. — I Martinoni! — egli grida con entusiasmo.
E agitando il cappello si slancia verso la carrozza.
Il dottore passa confidenzialmente il suo braccio sotto il mio. — Ella
ha perduto l'amico.
Din, din, din. È il primo annunzio del pranzo. Alla seconda
scampanellata andremo a tavola.