Una violenta scampanellata, uno sbatacchiar d'usci, un rumore di passi.
Erano le dieci e pochi minuti.
— Signora Albissola! Signora Virginia! Assolto! Assolti tutti! —
urlò dal di fuori Vittorio Dorelli che veniva trafelato dalla Corte
d'Assise.
La Virginia, pallidissima, si slanciò nell'andito e gli tese ambe le
mani. — È proprio vero?... Assolto?
— Diamine! Ho sentito coi miei orecchi. E ho voluto essere il primo a
dar la notizia!... Avevo giù la mia bicicletta, e via come un fulmine,
a rischio di farmi mettere in contravvenzione.
— Grazie....
— Suo cognato, — proseguì Dorelli reggendo la signora Virginia ed
entrando con lei in salotto da pranzo, — Dal Torso, Malerotti e tanti
altri amici son rimasti ad attendere il signor Michele.
— Ma non è libero?
— Sì ch'è libero.... Però c'è qualche piccola formalità, qualche carta
da sottoscrivere.... Sarà qui fra un quarto d'ora, fra venti minuti.
E Dorelli continuava rispondendo a sua moglie e alla signora Clara che
lo tempestavano di domande: — Assolti tutti nove. Non l'ho detto?...
Se c'era gente nell'aula?... Altro che gente.... Una folla.... E quanti
applausi!
— Hanno applaudito?
— Con entusiasmo.... Non mi meraviglierei se facessero una
dimostrazione sotto le finestre....
— No, — gridò con una specie di terrore la Virginia Albissola. — No,
per carità, nessuna dimostrazione.... Me la ricordo quella dell'anno
passato....
— Ma questa scancellerebbe la memoria di quella.
— No, Dorelli, no, — riprese la Virginia giungendo le mani in atto
supplichevole. — Procuri che ci lascino tranquilli....
— Da me non dipende, — rispose Dorelli alquanto confuso. — Già è
tardi.... credo che non faranno niente.
— Oh la pace, la pace.... Non chiedo altro al Signore.
— Egli ti esaudirà, spero, — disse la signora Clara. — Intanto t'ha
esaudita rendendoti tuo marito.... Su, su, Virginia; Michele non può
tardare.... Prepàrati a riceverlo con un viso allegro.... E voi altri,
— soggiunse indirizzandosi alla servitù che la gran notizia aveva
richiamata in salotto, — voialtri non istate qui incantati.... Lesti.
Voi, Giovanni, apparecchiate la tavola.... E voi, cuoca, in cucina....
Il padrone avrà bisogno di qualche cosa.... Del brodo ce n'è?...
Sì.... E c'è poi tanta roba avanzata da oggi.... Avrai fame anche tu.
Virginia....
— Oh, io no....
— Se non hai preso quasi nulla in tutta la giornata? — osservò la
Bianca Dorelli.
— È inutile, non posso....
— Ti proverai.
— Ehi, Luisa, — ripigliò la signora Clara, — la camera, di là, è pronta?
— Sissignora.
— Ah! — esclamò la Virginia. — Ci siamo dimenticati di Carlino.... Gli
avevo promesso di avvertirlo....
— Forse dorme.... Lo sveglierà il suo papà.... Già Michele vorrà
vederli tutti e tre i suoi bambini. La Olga e Giorgetto saranno con gli
angioli.
La cameriera fece un segno affermativo col capo.
— In ogni modo, — le ordinò la signora Clara, — salite piano un momento
e sappiateci dire se Carlino si muove.
La Virginia guardava con riconoscenza sua madre che la liberava dalle
cure di padrona di casa; guardava con ammirazione quella donnetta
di circa sessant'anni, che nonostante i molti dolori sofferti (aveva
perduto in gioventù due figliuoli e recentemente un marito adorato)
conservava intatta la serenità dell'umore e la vigoria della fibra.
Ella, la Virginia, si sentiva così vecchia, così stanca, così
accasciata!
La signora Clara accostò la mano all'orecchio e si mise in ascolto.
— Che c'è? — dissero a una voce la Virginia e i Dorelli. — Son qui?
— No, è disopra.... È Carlino.... Sicuro è Carlino che strepita....
Eccolo che fa la scala in due salti.
E il bimbo si precipitò nel salotto in maniche di camicia, con la
faccia accesa, coi capelli arruffati, con le scarpe slacciate, coi
calzoncini cascanti.
La Luisa si sfiatava a urlargli dietro: — Ma aspetti.... Ma prenda la
roba.
Carlino non le badava neppure, e gridava: — Il babbo, dov'è il mio
babbo?... Voglio il babbo, io....
La mamma, la nonna, la signora Dorelli gli furono attorno per
quietarlo. — Viene il babbo, or ora.... Sì, bambino, è libero.... Viene
con lo zio Gustavo.
— Mi ha sentita sul pianerottolo, — spiegò la cameriera che aveva
sul braccio una parte degli indumenti del ragazzo. — È balzato dal
letto.... Ha voluto sapere.... La fatica che ho durato a fargli infilar
i calzoni!...
— Cattiva mamma, cattiva, — borbottò Carlino, e un lampo d'ira gli
passò negli occhi fieri e bellissimi. — M'avevi promesso di avvisarmi
subito.... Cattiva!
— Zitto là, — intimò la signora Clara, chiudendogli con una mano
la bocca, mentre con l'altra gli ravviava i capelli bruni, folti e
ricciuti.
Intanto la Virginia e la Bianca, aiutate dalla Luisa, gli passavano la
giacchetta, gli allacciavano i calzoni e le scarpe.
La signora Clara sorrise. — Tutti al servizio di questo gran
personaggio.
Seguendo una sua idea fissa, Carlino lasciava fare, divenuto ormai
mansueto, almeno nelle apparenze. Però quando la sua _toilette_ fu
compiuta si svincolò bruscamente, e col suo piglio imperioso: — Luisa,
— disse, — vammi a prendere tosto il cappello.
Fu una meraviglia generale. Il cappello? Perchè?
— Voglio uscire. Voglio andare incontro al babbo.... Luisa, ubbidisci!
— Ts, ts, ts, — fece la nonna. — Guarda chi comanda.... Un ometto alto
così!
— Il cappello! Il cappello! — strillava Carlino, pestando i piedi. —
Se no, vado a capo scoperto.... E vado anche solo.... Ma già il signor
Vittorio mi accompagna, non è vero?
— Io?
La Virginia intervenne. — Non gli dia retta, Dorelli.
E prese il figliuolo per un braccio. — Insomma, Carlino, che scenate
fai?
— Voglio andare incontro al babbo, — ripeteva Carlino, liberandosi. —
E non ho bisogno di nessuno. La so la strada delle Assise....
— Se il babbo è qui a momenti.... — cominciò la signora Clara.
In quella, Giovanni, il domestico, annunziò:
— S'è fermata una carrozza alla porta.... È certo il padrone.... Corro
giù....
— Scendiamo tutti.... Vedi, Carlino, come presto....
La signora Clara credeva di parlare al nipote.... Ma il nipote non
c'era. Era sgattaiolato fuor dell'uscio, aveva fatto in un lampo le
scale, e tendeva già al babbo le piccole braccia. — Papà mio, papà mio!