I.

In quella calda giornata di maggio, Ernesto Landi faceva un po' di

siesta dopo colazione quando sentì picchiar forte all'uscio.

— Chi è? — egli borbottò fra la veglia e il sonno.

— Sono io. Si può entrare?

— Un momento, — rispose Landi levandosi a sedere. — Un momento.

Aspettami di là.

Egli aveva riconosciuto la voce di Lidia, la moglie di suo nipote

Fìdoli, nella cui casa egli abitava da alcuni anni.

— Spicciati, — ripetè dal di fuori la voce piena d'orgasmo.

— Un momento. Ci sono disgrazie?

— Or ora ti dirò.

— Valentina?

— È a scuola.

— Lo so.... Temevo le fosse accaduto qualcosa.

— No, grazie al cielo, non si tratta di lei.... Ma se vengo a

disturbarti così, avrò le mie ragioni.... Sei a letto che ti chiudi a

chiave?

— Fa conto ch'io fossi a letto.... Ero svestito.... Non cascherà il

mondo se aspetti un minuto.

I minuti della toilette di suo zio parevano sempre lunghi alla Lidia;

quel giorno le parvero eterni, bench'egli si affrettasse assai più del

solito.

— In nome di Dio, — ella disse allorch'egli si mostrò sulla soglia, in

veste da camera, terminando di farsi il nodo della cravatta.

Era un uomo verso la sessantina, di persona ancora svelta ed elegante,

di lineamenti regolari, ma con gli occhi pesti, con la pelle del

viso alquanto floscia e aggrinzita, segni infallibili di abitudini

dissipate. Del rimanente, come accade a molti libertini, Ernesto Landi

riusciva simpatico, oltre che per l'aspetto piacevole, anche pei modi

bonari e per una certa facile arguzia.

Egli stava per protestare contro le impazienze della nipote, ma la

fisonomia stravolta di lei lo dissuase dalle recriminazioni. Domandò

invece: — Che cos'è successo?

Lidia gli porse una lettera, intimandogli: — Leggi.

Ernesto Landi si avvicinò alla finestra, sollevò alquanto le stecche

delle persiane per far entrare più luce nella stanza, e guardò con la

lente la soprascritta, di cui, sulle prime, non parve riconoscere la

calligrafia.

— È una lettera diretta a tuo marito, — egli disse senza decidersi a

levarla dalla busta. — _Signor avvocato Carlo Fìdoli.-Sue mani._

— Sì, la busta non l'ho aperta io. L'ho trovata aperta.... E pure quei

caratteri dovrebbero esserti familiari....

Ernesto fissò con maggiore attenzione la soprascritta. — Ah! — egli

fece. E slanciò a Lidia un'occhiata interrogativa.

Questa vide che lo zio aveva capito, e nel timore ch'egli potesse voler

trattenersi la lettera, gliela strappò vivamente di mano.

— Sicuro, è di Natalìa, della tua cara Natalìa.... E ora, per

risparmiarti la fatica, te ne darò lettura io stessa.

Tirò fuori dalla sopraccarta il biglietto profumato, lo spiegò e

lesse con voce vibrante di collera: “Carlo mio. — Siamo quasi in

porto. Morini non accetta il trasloco. L'ho persuaso che sarebbe una

bestialità il lasciarsi sbalestrare in fondo all'Italia per una misera

promozione che gli verrà anche restando qui, sol che abbia un po'

di pazienza. Adesso bisogna ottenere che a Roma non si ostinino. Il

Presidente del Tribunale con cui ho parlato e ch'è contentissimo di

aver presso di sè un giudice del valore di Morini mi disse che qualche

volta al Ministero stentano a tornar sulle decisioni prese. Egli a ogni

modo ci appoggerà. Fa tu il resto in questa settimana che vai a Roma,

tu che conosci tanti pezzi grossi della politica e della burocrazia.

Anche mio marito, senza scherzi, te ne sarebbe riconoscente. Egli non

sospetta di nulla, figúrati. La sua Natalìa, e non si va più in là....

Checchè vedesse, non crederebbe.... Da Roma scrivimi. E fammi saper

quando torni.... Passeremo ancora insieme molte di quelle ore deliziose

nel nostro nido.... Ti rammenti, amore?... Un tenero abbraccio dalla

tua Natalìa.„

La Lidia che aveva, leggendo, sottolineato ogni frase, cacciò in

tasca il foglio sgualcito, e piantatasi dinanzi allo zio, esclamò

ironicamente: — Almeno c'è il merito della chiarezza.

Confuso, turbato, Ernesto Landi balbettò: — Io casco dalle nuvole.

— Oh, — ella ribattè in tono sarcastico. — Spero bene che non avrai

creduto alla virtù di Natalìa.... Ci vuole il povero Morini per

crederci.... Tu poi meno di qualunque altro avevi diritto di farti

illusioni.... Ci sono qualità ereditarie.

— Via, Lidia, lascia in pace i morti.

Ma la giovine signora continuò tra seria ed ironica: — Cerco anzi

di attenuare la responsabilità della tua protetta.... Aveva la

corruzione nel sangue.... Tu sei stato generoso.... Hai pagato

largamente il debito che avevi verso la madre, procurando di riabilitar

la figliuola.... Le hai assegnato una dote.... L'hai sposata a un

galantuomo.... L'hai introdotta in case di galantuomini, in casa

nostra, per esempio, ove ha portato il suo alito vizioso, ove ci ha

rubato la pace....

— Chi poteva immaginarselo?

— Io, — disse Lidia, — io dovevo immaginarmelo pensando da quali

origini ella veniva, guardando quella sua bellezza procace e superba.

Invece, sciocca, ci ho dormito su.... Mi son limitata a trattarla

con un certo sussiego, a respinger l'intimità ch'ella mi offriva....

Non era donna con cui potessi stringermi in lega.... Le ho sentito

attribuire persino tre amanti in una volta.

— Esagerazioni! — interruppe Landi.

— Se ne spiattellavano i nomi e i cognomi, — riprese la nipote. — Ma

questo, confesso la mia viltà, mentre mi raffermava nel proponimento

di tenerla a una rispettosa distanza, mi rassicurava sotto un altro

aspetto. Dicevo a me stessa: I tre amanti le daranno da fare a

bastanza.... Come se la donna che ne ha tre non possa averne quattro,

cinque, una dozzina!... Solo negli ultimi tempi non ero tranquilla....

A ogni modo, se il caso non mi faceva cader tra le mani questa

lettera....

— Fu proprio il caso? — domandò lo zio.

— Sì; mezz'ora fa sono andata in studio di Carlo per cercarvi una

polizza da pagare che doveva essere sulla sua scrivania.... Trovai

la polizza, e lì accanto, senza dubbio dimenticata, la lettera ch'è

di questa mattina perchè c'è scritto a piedi martedì, e di cui ho

subito indovinato la provenienza dalla calligrafia e da quell'orribile

profumo.... Potevo non leggerla, ma non è permesso esigere da nessuno

l'abnegazione dei santi.

— E ora che mediti? Uno scandalo?

— Se sarà necessario, — rispose Lidia. — Dipende da te.

— Da me?

— Da te, e da lei, s'intende.... Ma tu sei l'unica persona che possa

aver autorità sulla Morini.

— No, no, non lo credere, — disse lo zio smarrito, sgomento.

— Ti deve tutto, — insistè Lidia con energia. — La sua posizione, la

sua agiatezza.... tutto insomma.... Vorrei vederla risponder di no a un

tuo ultimatum.

— Non è vero, Lidia.... Io non ho il diritto d'imporle alcun ultimatum.

— Te ne lavi le mani? — proruppe la signora Fìdoli accendendosi in

volto. — Preferisci ch'io scriva al marito?

— No, Lidia, non è possibile che tu pensi a questo.

— Se ci penso!

— Insomma, che cosa mi domandi?

Lidia, ch'era stata ritta fino allora, sedette e ripigliò con più

calma: — Ti domando d'andar senza indugio da Natalìa e di dirle che

come ha persuaso Morini a non accettare il trasloco, lo persuada

subito ad accettarlo.... e che le pratiche da lei fatte per ottener

la revoca delle disposizioni ministeriali ella deve rifarle perchè

quelle disposizioni siano mantenute.... A me occorre la certezza piena,

assoluta che fra due, fra tre settimane ella sarà lontana di qui.... A

questi patti vendo il mio silenzio, e le do la mia parola d'onore che

fuori di te e di Carlo nessuno saprà nulla di ciò ch'è successo.... Se

rifiuta, se tentenna, mi servirò delle armi ch'ella mi ha fornito.

Evidentemente la parte di ambasciatore e la natura dell'ambasciata

pesavano oltre a ogni credere a Ernesto Landi, ed egli rinnovò il

tentativo di esimersi. — Riflettici, Lidia, può essere un passo

falso, o almeno un passo inutile.... Non è facile indurre una persona

a disdirsi in un giorno.... Come spiegherebbe questo cambiamento di

fronte?... D'altra parte, qual è il tuo scopo? Quello di staccar tuo

marito da Natalìa.... E non ci arrivi ugualmente avvertendo Carlo che

hai scoperto la tresca e che non sei disposta a tollerarla?... Egli

sarebbe ben forzato a romper la relazione per evitare guai maggiori.

— Egli mentirebbe, — replicò Lidia con enfasi. — Mentirebbe come

voi uomini mentite tutti in queste occasioni.... Giurerebbe di aver

troncato i rapporti con la sua ganza e li manterrebbe ancora.... Solo

avrebbe imparato ad esser più cauto.... Ma come?... C'è il mezzo di

liberarsi da quella triste femmina, e me lo lascerò sfuggire?... No,

zio, ho un sentimento troppo alto dei miei doveri e dei miei diritti

per non voler sradicare il male dalla radice.... Ancora una volta,

accetti o non accetti l'incarico?... Hai paura?

Landi respinse l'insinuazione. — Ah paura, poi. — In fatti era

stato sempre debole con le donne; non era mai stato un codardo....

Giovanissimo, aveva preso parte alla campagna del 1859; più tardi

aveva avuto un paio di duelli che ricordava volentieri; l'accusa di

pusillanimità era quella ch'egli tollerava meno. — Paura?... E di che

dovrei averne?

La signora Fìdoli approfittò di questo momento per insistere. — Quand'è

così, non hai più una scusa al mondo.... Vedi, zio, io metto nelle

tue mani la nostra sorte.... Se riesci, questo non sarà stato che un

temporale passeggero. Ti giuro che farò di tutto per perdonare a Carlo,

per riconquistarmi il suo amore, e tu avrai intorno a te una famiglia

riconoscente che ti vorrà sempre bene, come te ne ha voluto finora....

Perchè non ti puoi lagnare di noi, zio.... Io non faccio che il mio

dovere; sposando Carlo, sono diventata tua nipote e ho l'obbligo di

fare per te quello che mio marito, così occupato, non può. A ogni modo,

anch'egli mi raccomanda continuamente di badare che non ti manchi

nulla. E la piccola Valentina non ti chiama nonno, non ti considera

veramente come il suo nonno?... L'hai voluto tu, sai; io non avrei

permesso ch'ella invecchiasse uno zio ancora elegante ed arzillo....

E Lidia prendeva la mano dello zio Ernesto, e sorrideva in mezzo alle

lacrime, e spiegava tutti quei tesori d'eloquenza che la donna trova

in sè stessa quando lascia parlare il suo cuore. Ell'aveva toccato il

punto debole; suo zio era un egoista buono (per quanto le due parole

possano star insieme), un egoista che aveva bisogno d'esser cinto di

cure, e, sebbene incapace di grandi sacrifizi, e sollecito sopratutto

dei propri agi, s'affezionava facilmente a quelli che gli stavano

vicino. I bambini gli piacevano, intendo dire i bambini degli altri,

appunto perchè i sacrifizi ch'essi domandano sono continui ma piccoli e

perchè si può sbarazzarsene quando si vuole. Così egli amava scherzare

con la Valentina, amava prendersela in collo, e sentir fra i peli della

sua barba le piccole dita di lei, e partecipare ai suoi giuochi, e

stuzzicare le sue rabbiette infantili.... salvo a riconsegnarla alla

madre s'ella diventava troppo molesta. Anche quel nomignolo di nonno

gli vellicava dolcemente l'orecchio; lo avrebbe gradito assai meno

se fosse stato nonno davvero. Ormai tutto il suo studio era questo:

conciliar la libertà dello scapolo coi vantaggi della famiglia. E ove

avrebbe potuto meglio raggiunger l'intento? Qui era in casa ed era

fuori di casa, in un quartierino avente ingresso e scala comune, ma a

cui si accedeva dal pianerottolo per una porta separata; c'era poi fra

le due abitazioni una comunicazione interna che Landi teneva aperta

per comodo suo, tant'era sicuro che nessuno dei Fìdoli, nemmeno la

Valentina, sarebbe venuto nelle sue stanze senza farsi annunziare. — È

un uscio che si apre da una parte sola, — notava scherzando la Lidia. —

Noi non abbiamo segreti. Da noi puoi venire quando ti piace. — Ed egli

pranzava dai nipoti due volte per settimana, il giovedì e la domenica,

e avrebbe potuto pranzarvi più spesso sol che avesse desiderato. — A

colazione e a desinare la tua posata c'è sempre, — diceva la Lidia con

la solita cordialità. In fine Landi si ricordava che, durante una sua

malattia, Lidia aveva passato lunghe ore al suo capezzale, attenta,

discreta, silenziosa per lo più, ma pronta a rispondergli, ad alzar

verso di lui il suo viso buono, illuminato da un onesto sorriso.

Anche i Morini gli avevano offerto di tenerlo presso di sè; e Natalìa

che gli era cresciuta sotto gli occhi aveva insistito perch'egli

desse la preferenza a loro. — La nostra casa è più tranquilla, — ella

ripeteva. — Noi non abbiamo bambini.

Ma no; indipendentemente dal torto che avrebbe fatto ai suoi nipoti,

egli non poteva accettare l'offerta. Già da tempo, e prima ancora

ch'ella si maritasse, la Natalìa lo turbava per quella sua strana

rassomiglianza con la madre, per quelle sue grazie feline, per quel

sottile alito di corruzione (l'aveva ben detto la Lidia) ch'emanava da

tutta la sua persona. Ora che la giunonica bellezza di lei sfolgorava

nella florida maturità dei trentacinqu'anni, e in lei, più seducente

ancora, più raffinata, pareva rivivere la madre morta, ora Ernesto

provava in presenza di quella donna una inquietudine, un malessere

inesplicabili. Ond'egli non le faceva visite frequenti, e cercava

di non trovarla sola; cosa che del resto gli riusciva facile, perchè

o ell'era con suo marito, un buon diavolo, innamorato fin sopra gli

occhi, o aveva alle costole qualcheduno dei tanti cicisbei, ch'ella

teneva a bada con arte sopraffina senza lasciar capire a quali

accordasse la sua preferenza, benchè non vi fosse al mondo nessuno,

da Morini in fuori, che la credesse femmina da appagarsi d'innocenti

civetterie.

Oggi, però, non c'era rimedio. Se Landi doveva assumersi l'ingrato

ufficio impostogli dalla nipote, era necessario ch'egli parlasse a

tu per tu con Natalìa; e questo non era l'ultimo motivo delle sue

riluttanze. D'altra parte Lidia insisteva tanto, si mostrava così

risoluta a fare un colpo di testa se lo zio le negava il suo aiuto,

ch'egli finì col piegare il capo.

— Basta, basta, Lidia.... Che vuoi che ti dica? Tenterò.

— Sia ringraziato il cielo.... Non potevo proprio persuadermi che tu

fossi diventato cattivo.

— Ma bada che tentare non è tutt'uno con riuscire....

— In questo caso dev'esser tutt'uno.... Per impudente, per audace

che sia la Morini, è impossibile ch'ella non senta la gravità della

situazione, e non afferri la tavola di salvezza che l'è offerta....

E non faccia troppo assegnamento sulla credulità di suo marito....

Anche ai mariti creduli e buoni può cascar la benda, e allora non si sa

mai....

— Ella vorrà indietro la sua lettera, — soggiunse Ernesto.

— L'avrà la sua lettera, quando sarà arrivata laggiù.

— E se mettesse per condizione d'averla subito?

— Non gliela darei, — protestò Lidia. — Per ora ella si contenti ch'io

non ne faccia uso.... E giuro che s'ella mi si leva dai piedi non ne

faccio uso.... Ella non ha il diritto di dubitare della mia parola;

io ho quello di dubitar della sua.... Ah, non voglio mica esser

giocata....

— Faremo fiasco, — ripeteva lo zio, mezzo pentito di aver accondisceso.

— No.... ti do tempo tutta la giornata.... Andrai subito?

— Vedremo.... Bisogna ch'io scelga il momento.... Se non è sola, è

inutile.

— Le farai dire che ti preme.

— E se c'è Morini?

— Quello lì fino alle cinque è in ufficio.... È un impiegato

modello.... E che marito prezioso per Natalìa!.... Ma bada a me, se vai

subito è meglio.... È quasi il tocco.... Ancora non sarà uscita, e non

avrà visite.... Se ritardi....

Lo zio sorrise. — Permetterai ch'io finisca di vestirmi....

— Hai ragione.... Ti lascio.... E se puoi farmi avere un biglietto di

qui a un'ora, di qui a due ore....

Landi si ribellò a questa imposizione. — Non cambiarmi le carte in

mano.... Dianzi mi accordavi tutta la giornata, e adesso vorresti che

mi spicciassi in un paio d'ore....

— Non voglio.... Desidero, spero.... Tu pure, se hai una buona notizia,

avrai fretta a comunicarmela.... Pranzi con noi?... Sono sola con

Valentina....

— Grazie.... Ho un mezzo impegno....

— Fa quel che credi.... La tua posata c'è.... A ogni modo, stasera

non vado a letto se non t'ho visto.... E hai capito!... nessun

equivoco, nessun malinteso.... _Aut aut_. Non lasciarti gingillar dalle

chiacchiere, non accettare nessun mezzo termine.... Pensa che ce ne

va della pace, dell'avvenire di una famiglia, che, in fin dei conti,

è la tua famiglia; pensa a ciò che potrebbe accadere anche a colei se

rifiutasse.... Perchè non t'illuda la calma con cui ti parlo.... Sarei

inesorabile.... Guai se noi donne oneste non ci difendiamo!

Strinse la lettera fra le dita nervose, e s'avviò con una mossa altera

del capo. Sempre compito cavaliere, Ernesto Landi le aperse l'uscio.

Dopo quindici o venti minuti che le parvero secoli, Lidia, appoggiata

al davanzale della finestra della sua camera, dietro le persiane

abbassate, udì chiudersi la porta di strada. Spinse adagio adagio le

imposte e guardò per lo spiraglio. Era suo zio, in vestito elegante

da mattina, con un fiore all'occhiello e una canna di bambù tra le

mani. Veduto per di dietro, pareva piuttosto un giovinotto in via

di conquiste che un uomo serio e maturo incaricato d'una missione

delicatissima. Lidia lo segui con lo sguardo fin ch'egli ebbe svoltato

l'angolo della strada; poi si ritrasse dalla finestra e s'abbandonò

singhiozzando sul canapè. Nella naturale reazione che succede a un

periodo d'orgasmo, nel presentimento che lo zio Ernesto non avrebbe

saputo difender la causa affidatagli, tutta la sua energia era venuta

meno ad un tratto. No, per lei non c'era più felicità, non c'era più

pace, non c'era nemmeno il piacere crudele della vendetta, perchè mai,

mai ell'avrebbe avuto il coraggio di valersi della lettera accusatrice.

Poteva ella mettere a fronte due uomini, uno dei quali era suo marito,

suo marito che, pur troppo, ell'amava? Poteva suscitare uno scandalo

che avrebbe colpito lei e la sua Valentina?... D'altra parte, nella

migliore delle ipotesi, in quella cioè che Natalìa si desse per vinta

e accettasse i patti che l'erano offerti, ella, la Lidia, non era

ugualmente una moglie tradita? Tradita, e chi sa da quanto tempo!

Natalìa ed altri racconti · 第 5 / 70 题