E IL CONGRESSO[166].

Abbiamo combattuto e combatteremo i traviamenti e peggio della

_Internazionale_ e de' suoi copisti in Italia; ma perchè, oltre

all'amore innato del Vero e del Bene, ci sprona il convincimento ch'essi

falsano il moto operajo e ne indugiano il giusto trionfo. Il moto

ascendente delle classi artigiane costituisce uno dei principali

caratteri dell'Epoca nuova che invochiamo e alla quale cerchiamo una

_iniziativa_ in Italia perchè non è da trovarsi altrove. Noi non

aspettammo per dichiararlo le inattendibili promesse dei _socialisti_

francesi o le selvaggie ire odiatrici, e per questo impotenti al bene,

dell'Associazione che ha centro in Londra. Dal primo impianto della

_Giovine Italia_ fino alle nostre ultime manifestazioni, la causa degli

Operaî fu nostra e la immedesimammo col moto nazionale italiano.

Attraverso ormai quaranta anni d'apostolato insistemmo a ripetere che

una Rivoluzione non è legittima ne può esser durevole se non congiunge

la questione sociale colla politica, se non trasforma sulla via del

Progresso e nei limiti del possibile l'ordinamento economico, se non

migliora, senza danno o ingiuria ad altrui, le condizioni del lavoro,

dei _produttori_. Proponemmo come mezzi transitorî l'educazione

Nazionale uniforme; instituzioni capaci di prevenire ogni esempio di

corruzione che venga dall'alto; un sistema economico fondato

sul risparmio, sull'aumento delle sorgenti di produzione,

sull'appropriazione di parte del danaro pubblico e dei beni da

incamerarsi ai bisogni degli operaî industriali e agricoli; un

ordinamento di tributi che non graviti direttamente o indirettamente sul

_necessario_ alla _vita_; imprese nazionali dirette a conquistare alla

produzione i quattro milioni d'ettari di terra italiana oggi incolta, a

creare colle colonizzazioni volontarie una nuova classe di piccoli

proprietarî e dare al paese le forze produttrici ch'oggi emigrano in

cerca di lavoro a lontani lidi stranieri; e additammo ultima soluzione

del problema da conquistarsi lentamente, progressivamente, liberamente,

la sostituzione del sistema d'_associazione_ del _capitale_ e del

_lavoro_ e dell'equa partecipazione di tutti i produttori ai frutti del

lavoro, all'attuale sistema del _salario_. Ajutammo come era in

noi--e gli operaî, che non sono sofisti nè ingrati, non lo

dimenticano--l'impianto delle società di mutuo soccorso, preludio a

quelle di cooperazione. Tentammo di far intendere alla classi medie che

il moto operajo non era sommossa sterile e passeggiera, ma cominciamento

d'una Rivoluzione provvidenziale voluta dalla progressione storica che

governa la vita e l'educazione dell'Umanità--che _associazione_ era il

termine elaborato dall'Epoca nuova e da aggiungersi, in tutte le

manifestazioni della vita, ai termini _libertà_ ed _eguaglianza_ già

conquistati dall'umano intelletto--che tra noi quel moto e quel termine

erano a un tempo, dacchè ogni Epoca chiama, sorgendo, ad attività un

nuovo elemento, pegno del nostro esser chiamati a farci Nazione e d'un

vincolo d'alleanza che si porrebbe presto o tardi fra le Nazioni

ordinate a vita di popolo--ma che quel moto salutato, ajutato

fraternamente dall'altre classi con atti d'apostolato simili ai nostri,

si serberebbe incontaminato d'errori funesti e di basse passioni e

frutterebbe a quanti ordini di cittadini vivono sulla nostra terra;

combattuto colla violenza, tormentato di diffidenze o abbandonato da una

colpevole noncuranza all'isolamento, si svierebbe facilmente a torti

pensieri e accoglierebbe, invece della nostra severa parola DOVERE, le

promettitrici parole dei primi demagoghi cupidi, anelanti vendetta o

vogliosi d'erigersi sui bisogni reali degli Operaî un seggio di

dominazione.

Non fummo ascoltati.

I Governi senza missione che tennero dal 1815 in poi un potere fondato

sul privilegio durarono paghi a _vietare_ e _reprimere_. Le classi medie

non guardarono al moto o guardarono con sospetto. Gli economisti

_officiali_ seguirono a dire che la _libertà_ finirebbe per sanare ogni

piaga, come se tra chi propone patti giusti o ingiusti di lavoro e chi è

costretto dal bisogno d'oggi o del dì dopo ad accettare potesse mai

esistere _libertà_ di contratto. I cattolici additarono a chi soffriva

il cielo, come se non dovessimo meritarlo colle opere nostre qui sulla

terra e si trattasse unicamente del _nostro_, non dell'_altrui_

soffrire. Taluni fra i migliori s'illusero a potere risolvere un grande

problema sociale insegnando agli Operaî le grette egoistiche avvertenze

di Franklin sul modo di salvare di giorno in giorno pochi centesimi o

fondando, come se tutta una classe potesse salire ed emanciparsi colla

elemosina, qualche istituto di beneficenza.

L'_Internazionale_ è il frutto inevitabile della repressione governativa

e della noncuranza delle classi educate e più favorite dalla fortuna.

La repressione brutale di pretese ch'erano da principio giuste in sè

generò riazione e pretese ingiuste: l'uomo respinto violentemente da un

lato trabocca oltre ogni equilibrio dall'altro. La noncuranza di chi

avrebbe dovuto affratellarsi al moto e contribuire a dirigerlo

riconcentrò l'operajo in sè stesso, lo indusse a non far calcolo che

delle proprie forze, a numerarle, a trovarsi libero d'usarne, il giorno

in cui fossero predominanti, a danno degli indifferenti ai suoi mali:

chi viola o lascia che si violi il diritto altrui non può presumere

ch'altri protegga o rispetti il suo. Nessuno ha _diritti_ se non compie

_doveri_.

Oggi, la livida luce di lampo che solcò impreveduta l'orizzonte francese

in Parigi ha rotto i sonni delle classi medie e la stampa che le

rappresenta parla di gravi problemi che non possono più trascurarsi; ma,

e lo diciamo con dolore, quel ridestarsi assume sembianza, più che

d'amore, di paura; e la paura è pessima consigliera. Non parliamo della

feroce repressione consumata in parte, in parte minacciata dagli uomini

che usurpano un potere _costituente_ in Versailles: essa ha rinfiammato

e rinfiammerà più sempre, se dura, le ire segrete e l'anelito alla

vedetta; non parliamo delle persecuzioni iniziate ad arbitrio da altri

Governi: per ciò appunto che non sanno se non _reprimere_, i Governi

d'oggi sono irrevocabilmente condannati a perire. Ma gli uomini, gli

ordini intermedî di cittadini, compiono essi o s'apprestano a compiere

il debito loro?

Il problema è grave, dicono, _perchè_ è minaccioso; bisogna _studiarlo_:

intanto raccomandano vigilanza ai Governi, rassegnazione agli Artigiani.

Trascorsi pochi mesi, se nulla turberà l'apparente quiete, i consiglieri

s'illuderanno intorno al futuro e ricomincieranno, prevediamo, a tacere.

Il problema è non solamente grave, ma santo, e prima condizione per

meritar di risolverlo senza crisi violente è il _sentirlo_ tale, e

l'affacciarsi ad esso non col senso di paura ch'esce dalla minaccia, ma

col palpito di speranza che vien dall'amore. Se volete governare e

dirigere al bene un popolo, amatelo. È santo per voi il nascere alla

famiglia _individuale_ d'un pargolo e ne circondate la culla d'affetti,

di sorriso e di cure proteggitrici: non sarà santo il sorgere d'una

classe intera? non verserete su quel pargolo della famiglia _nazionale_,

a proteggerne ed ajutarne il progresso, parte della vostra forza?

L'Angelo della Patria siede alla culla di quel fanciullo collettivo che

domanda ammissione al consorzio civile e recherà alla Madre comune

incremento di vita e nuovo vigore di pensiero e d'azione.

L'emancipazione politica data ai quattro milioni d'operaî dell'industria

manifatturiera e ai nove milioni d'agricoltori li svierà, colla

coscienza d'una nuova e degna missione da compiere, da molte funeste

abitudini, sopirà ogni fiamma di discordia tra classe e classe,

allontanerà ogni cagione di subiti e pericolosi rivolgimenti e trarrà

dal loro intelletto oggi muto nuovo alimento al deposito collettivo

d'inspirazioni e d'idee che forma la tradizione italiana. L'Educazione e

la loro partecipazione progressiva a seconda delle opere nei prodotti

del Lavoro, accresceranno la quantità e la qualità della produzione,

conquisteranno ad essa il tempo oggi speso nell'invigilare,

sopprimeranno la necessità d'una moltitudine d'agenti improduttivi

intermedî. E ogni passo dato innanzi, sulla via dell'Eguaglianza e del

Progresso, da quei milioni è un passo verso quell'unità morale della

Famiglia italiana e per essa dell'Umanità, ch'è il nostro ideale e

sorgente di tutti i nostri doveri.

Voi dovreste salutare con gioja di fratelli questo moto ascendente delle

Classi artigiane e vergognarvi d'aver aspettato che la paura vi

insegnasse a intenderne l'importanza.

E il problema è studiato: studiato, da ormai mezzo secolo, quanto basta

perchè sian noti i vizî che affliggono le Classi artigiane e i primi

rimedî coi quali dovrebbe iniziarsi la loro emancipazione. Ma quel

lavoro che dovremo probabilmente ricapitolare un dì o l'altro nella

_Roma del Popolo_ e ch'or voi vorreste, quando urge il _fare_,

ricominciare, ha un difetto: fu fatto, spesso sotto gli impulsi della

paura, quasi sempre con amore esclusivo d'uno o d'altro sistema

preconcetto e prendendo, come in altro scritto dicemmo, le mosse da un

solo degli elementi che costituiscono la vita dell'Umanità, da pensatori

isolati, da letterati di gabinetto, da uomini che--i più

almeno--studiarono il problema, non nelle officine e nelle abitazioni

dove trascinano la vita le famiglie degli artigiani, ma sui libri,

statistiche e documenti talora errati, quasi sempre incompiuti perchè

compilati o da autorità tendenti a celare il male o da individui

tendenti ad esagerarlo. La verificazione di quel lavoro non può farsi se

non dagli Artigiani medesimi.

È necessario che gli Artigiani d'Italia dicano pacificamente, ma

seriamente e _officialmente_, ai loro fratelli di patria i loro bisogni

e le loro aspirazioni, ciò che patiscono, ciò che, nella loro opinione,

porgerebbe ai loro patimenti rimedio.

E perchè la loro voce suoni _officialmente_ al paese, è necessario che

esca, non da una o altra società capace di rappresentare soltanto

condizioni, interessi, opinioni locali, ma convalidata da un'Autorità

interprete riconosciuta dalla Classe artigiana intera e che compendii

legalmente in sè tutti i caratteri del suo moto collettivo ascendente.

L'esposizione escita da quell'Autorità centrale, sarà l'unica base che

possa per noi ragionevolmente idearsi agli studî ch'altri annunzia voler

imprendere.

La costituzione di questa Rappresentanza centrale e l'impianto di una

pubblicazione periodica, organo collettivo della Classe artigiana

convalidato dalla Direzione centrale, devono essere appunto il _fine_

principale del Congresso operajo che si terrà, speriamo fra non molto,

in Roma.

E questo Congresso porge, a quanti s'affratellano nell'animo al

progresso delle classi operaje e desiderano pel bene della Patria comune

che quel progresso si compia pacifico, sobrio nelle esigenze e fondato

sulla concordia di tutte le classi, una mirabile opportunità per dare ai

loro fratelli operaî un pegno delle loro intenzioni amorevoli e al moto

stesso un carattere normale alieno da ogni tristissima realtà o

apparenza di conflitto civile.

L'invio dei delegati delle società dalle diverse parti d'Italia a Roma,

la retribuzione che dovrà stabilirsi per gli eletti a formare in Roma la

Commissione centrale, l'impianto della pubblicazione periodica che dovrà

esserne l'organo, costano, e gli artigiani son poveri. Le società

faranno, non ne dubitiamo, il debito loro; nondimeno ogni spesa è vero

sacrificio per esse; e ci sembra che toccherebbe a noi tutti di provare,

concorrendo, agli uomini del Lavoro, che nostro è il loro problema,

nostre sono le loro speranze, nostro è il loro avvenire.

Noi proponiamo che s'apra una sottoscrizione per lo scopo accennato di

contribuire alle spese che il Congresso e i _fini_ cercati da esso

vorranno. E proponendola e invitando i buoni a secondarla, crediamo far

cosa giusta e giovevole. È probabile che la proposta perirà sommersa

nell'inerzia comune. Pure, i tempi son tali da rompere quella inerzia; e

di fronte agli incitamenti che vengono dal di fuori, importa davvero che

in qualche modo, con qualche dimostrazione visibile, le classi medie

convincano gli artigiani che non sono, come altrove, condannati alla

solitudine e che il loro progresso è a cuore di quanti hanno a cuore il

progresso della Nazione.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 209 / 227 题