Noi intendiamo il dubbio e l'esitanza dei più davanti alla prima
proposta d'un mutamento, d'un grado di progresso da salirsi, quando
s'affaccia subita, proferita da poche voci, assoluta e minacciosa alle
basi dell'esistente assetto sociale e isolata da ogni tradizione.
Ma quand'essa si presenta parte di tutto un moto d'emancipazione
collegato colla vita provvidenziale dell'Umanità e anello logicamente
aggiunto alla catena della Tradizione universale--quand'essa persiste
crescente per lunghi anni, attraverso ogni sorta di prove, e conquista
gradatamente a sè un maggior numero d'intelletti--quando il suo _fine_ è
sulla via del fine generale assegnato all'Umanità e le sue conseguenze
non accennano a rovina di giusti interessi attuali e di diritti
legittimamente acquistati, pecca contro Dio e contro gli uomini, tenta
l'impossibile e provoca riazioni tremende chi ad essa resiste.
Debito d'ogni uomo che ama davvero il paese e intende la Legge morale è
ajutarla e dirigerla per le vie più pacifiche alla vittoria.
L'emancipazione degli _schiavi_ era una rivoluzione di _libertà_
inevitabile tra il conchiudersi del Politeismo e il trionfo del
Cristianesimo. L'emancipazione dei _servi_ era una rivoluzione
d'_eguaglianza_ inevitabile nell'epoca iniziata dai nostri Comuni.
L'emancipazione degli operaî è una rivoluzione che si compirà in nome
del principio di _associazione_, nell'epoca nostra. Essa darà,
compiendosi, un nuovo elemento di vita al progresso morale delle
affiacchite generazioni, un nuovo pegno di forza al nostro sviluppo
politico, un nuovo impulso alla produzione.
Gli operaî hanno diritto meritato di sviluppo alle loro facoltà morali,
e devono averlo dall'amore e dal plauso di tutti i loro
fratelli--diritto di sviluppo alle loro facoltà intellettuali, e devono
averlo dall'Educazione Nazionale obbligatoria per tutti e
dall'insegnamento di professione agevolato, accessibile a tutti--e
dacchè quel doppio sviluppo non può compirsi quando le necessità della
vita fisica esigono un lavoro di tutte le ore, diritto di miglioramento
nelle loro condizioni economiche; e devono averlo in parte dall'opera
loro, in parte dalla Nazione. Ma questa parte della Nazione non
costerebbe gravi sacrificî ad alcuno e accrescerebbe a benefizio di
tutti le sorgenti della produzione. Un sistema di tributi che
lascierebbe inviolato il necessario alla vita: un sistema di Banchi che
fonderebbero il credito _locale_ e _speciale_ tanto da concedere alla
moralità e alla capacità accertate delle Associazioni operaje quelle
anticipazioni ch'oggi non si concedono se non a firme note di
negozianti; un sistema di colonizzazione applicato ai quattro milioni, o
poco meno, d'ettari di terreno tuttora incolto in Italia; pochi ajuti e
agevolmente dati al metodo d'associazione destinato a riunire nelle
stesse mani il _capitale_ e il _lavoro_; alcune instituzioni tendenti a
costituire giusti giudizî arbitrali tra gli operaî e gli attuali
detentori di capitali, basterebbero ad accertare pacifico trionfo al
moto emancipatore, senza perturbazione alcuna nelle condizioni
economiche ch'oggi sono.
Inseparabili da questi provvedimenti e dal moto emancipatore delle
classi industriali sono, noi lo sappiamo, altri mutamenti nelle
condizioni civili ed economiche necessarî ad assicurarne la durata e gli
effetti reali--una semplificazione delle forme giudiziarie, gravi
_egualmente_ in oggi a chi ha molto e può superarne i danni, e a chi ha
poco e nol può--l'abolizione d'ogni _privilegio_ dato ad alcune
categorie di creditori sui beni mobili ed immobili dei debitori--la
soppressione d'ogni cosa che inceppi la circolazione dell'elemento
territoriale--l'abolizione dei tributi indiretti e la successiva
unificazione di tutti in uno--un sistema finanziario fondato
sull'_economia_ e sull'incremento delle sorgenti di _produzione_--ed
altro. E sappiamo pure che disposizioni siffatte non sono da sperarsi
colla Instituzione che regge, ed esigono l'ordinamento d'un Potere
Legislativo nel quale il Lavoro possa essere largamente
rappresentato--d'un Potere _esecutivo_, responsabile _tutto_ e
amovibile, richiamato all'ufficio definito dal nome--d'una
_amministrazione_ lasciata il più possibile all'elezione delle
località--d'un sistema di difesa che sostituisca all'Esercito permanente
la Nazione armata--d'un concetto di vita politica insomma che,
considerando il Progresso come _fine_ alla Società, il _diritto_ come
emanazione del Dovere, l'Educazione morale verso la coscienza del _fine_
comune come base di Legislazione, il Voto e l'Armi come segno di
missione nei cittadini, inalzamento dell'umana dignità e stadio
iniziatore all'Educazione, faccia possibile l'armonia fra Governo e
Popolo, l'economia nelle spese, l'applicazione dell'entrata al bene di
tutti, l'aumento della produzione e del consumo corrispondente. Ma non
sono, per gli uomini di buona fede, le questioni di forma governativa
dipendenti dal _fine_ che dobbiamo raggiungere? E se essi dovessero,
riesaminando, convincersi che il problema delle classi artigiane, quale
noi lo accennammo, _esige_ una soluzione, e che questa soluzione è
nell'attuale sistema impossibile, non dovrebbero cercarla altrove con
noi?
È tempo che i buoni s'adoprino a intendersi e a cancellare dall'animo le
ostili, sospettose, rissose abitudini di _partito_. Avversi e
irreconciliabili a quelle poche centinaja di tipi, che, nascenti
dall'avidità o dall'ambizione, fanno bottega del tempio, noi non
guardiamo ai dissenzienti sinceri come a nemici; combattiamo idee, non
uomini; serbiamo l'anatema a quei che illudono, non agli illusi. In
questa nostra Italia nascente, sui primi passi della quale dovremmo noi
tutti vegliare con amore e trepidanza religiosa, ogni guerra di
passioni, ogni linguaggio che susciti a istinti di terrore, d'invidia,
di riazione, ci sembra colpa. Fummo e saremo, affermando, colla parola e
quando che sia col fatto, la nostra credenza, tolleranti d'ogni passato
leale. E perchè ci sentiamo tali, abbiamo diritto d'esser creduti quando
diciamo che scrivendo ai _moderati_ d'oneste intenzioni, noi non
pensiamo che all'avvenire della madre comune e al male che può escire
dal loro improvvido attraversarsi a ciò che è disegno di provvidenza più
assai che d'uomini, dall'indifferenza stessa a un progresso che deve
compirsi, con essi o contr'essi.
L'Italia, quale oggi l'abbiamo, senza patto, senza norma morale che
inspiri gli atti pubblici della sua vita, senza intelletto delle sue
grandi tradizioni, senza coscienza di missione nel mondo, senza definita
politica internazionale, trascinata da pochi uomini che si sottentrano
sempre gli stessi, cadendo e rizzandosi a vicenda per breve tempo, entro
un cerchio che ha scritto da un lato: _inferiorità fra le Nazioni_,
dall'altro: _resistenza_ e _rovina_, non è l'Italia che essi vogliono,
che noi vogliamo. Ma limitandoci ora alla questione speciale che ci
occupa, credono essi che una rivoluzione nazionale possa compirsi
nell'angusta sfera _politica_ e senza produrre gravi modificazioni nella
sfera della vita _sociale_? Credono che le classi diseredate di diritti
politici e socialmente inferiori possano affratellarsi durevolmente con
essa, possano eternamente rassegnarsi a dare per essa il loro sangue e
l'opera loro se non raccogliendone giovamento alle loro misere
condizioni? Intendono la voce del Fato che domina d'alto la logica
progressione storica seguìta sulla spirale del Progresso dal moto
emancipatore? Non sentono nell'anima ciò che spira di santamente solenne
nel lento sorgere del popolo tendente a formare nell'eguaglianza e
nell'amore l'unità della umana famiglia? E hanno mai veduto nella Storia
milioni d'uomini agitarsi lungamente in seno a una Patria verso un
giusto miglioramento e rimanere lungamente inascoltati, senza
travolgersi, dietro a suggerimenti pericolosi, nel rancore, nella
tendenza a ribellioni violente e nella esagerazione del _fine_ cercato?
Gli uomini delle classi medie, gli _agiati_, pensino e provvedano. Figli
dei Comuni, ricordino che gli artigiani chiedono oggi emancipazione
dagli ordini che regolano il _salario_, ajuti all'_associazione_ e
diritti di cittadini in nome della stessa legge di Progresso che li
spingeva, sei secoli addietro, a emanciparsi dagli ordini del
signorilismo feudale. Sciolgano il problema del Lavoro, se possono,
colla Instituzione attuale: se non possono, vengano a noi. Ma sopratutto
rinneghino ogni linguaggio simile a quello del gazzettiere imprudente
dal quale prendemmo le mosse. Ogni sillaba d'articoli siffatti è veleno
nelle vene del corpo sociale.