II.

Noi intendiamo il dubbio e l'esitanza dei più davanti alla prima

proposta d'un mutamento, d'un grado di progresso da salirsi, quando

s'affaccia subita, proferita da poche voci, assoluta e minacciosa alle

basi dell'esistente assetto sociale e isolata da ogni tradizione.

Ma quand'essa si presenta parte di tutto un moto d'emancipazione

collegato colla vita provvidenziale dell'Umanità e anello logicamente

aggiunto alla catena della Tradizione universale--quand'essa persiste

crescente per lunghi anni, attraverso ogni sorta di prove, e conquista

gradatamente a sè un maggior numero d'intelletti--quando il suo _fine_ è

sulla via del fine generale assegnato all'Umanità e le sue conseguenze

non accennano a rovina di giusti interessi attuali e di diritti

legittimamente acquistati, pecca contro Dio e contro gli uomini, tenta

l'impossibile e provoca riazioni tremende chi ad essa resiste.

Debito d'ogni uomo che ama davvero il paese e intende la Legge morale è

ajutarla e dirigerla per le vie più pacifiche alla vittoria.

L'emancipazione degli _schiavi_ era una rivoluzione di _libertà_

inevitabile tra il conchiudersi del Politeismo e il trionfo del

Cristianesimo. L'emancipazione dei _servi_ era una rivoluzione

d'_eguaglianza_ inevitabile nell'epoca iniziata dai nostri Comuni.

L'emancipazione degli operaî è una rivoluzione che si compirà in nome

del principio di _associazione_, nell'epoca nostra. Essa darà,

compiendosi, un nuovo elemento di vita al progresso morale delle

affiacchite generazioni, un nuovo pegno di forza al nostro sviluppo

politico, un nuovo impulso alla produzione.

Gli operaî hanno diritto meritato di sviluppo alle loro facoltà morali,

e devono averlo dall'amore e dal plauso di tutti i loro

fratelli--diritto di sviluppo alle loro facoltà intellettuali, e devono

averlo dall'Educazione Nazionale obbligatoria per tutti e

dall'insegnamento di professione agevolato, accessibile a tutti--e

dacchè quel doppio sviluppo non può compirsi quando le necessità della

vita fisica esigono un lavoro di tutte le ore, diritto di miglioramento

nelle loro condizioni economiche; e devono averlo in parte dall'opera

loro, in parte dalla Nazione. Ma questa parte della Nazione non

costerebbe gravi sacrificî ad alcuno e accrescerebbe a benefizio di

tutti le sorgenti della produzione. Un sistema di tributi che

lascierebbe inviolato il necessario alla vita: un sistema di Banchi che

fonderebbero il credito _locale_ e _speciale_ tanto da concedere alla

moralità e alla capacità accertate delle Associazioni operaje quelle

anticipazioni ch'oggi non si concedono se non a firme note di

negozianti; un sistema di colonizzazione applicato ai quattro milioni, o

poco meno, d'ettari di terreno tuttora incolto in Italia; pochi ajuti e

agevolmente dati al metodo d'associazione destinato a riunire nelle

stesse mani il _capitale_ e il _lavoro_; alcune instituzioni tendenti a

costituire giusti giudizî arbitrali tra gli operaî e gli attuali

detentori di capitali, basterebbero ad accertare pacifico trionfo al

moto emancipatore, senza perturbazione alcuna nelle condizioni

economiche ch'oggi sono.

Inseparabili da questi provvedimenti e dal moto emancipatore delle

classi industriali sono, noi lo sappiamo, altri mutamenti nelle

condizioni civili ed economiche necessarî ad assicurarne la durata e gli

effetti reali--una semplificazione delle forme giudiziarie, gravi

_egualmente_ in oggi a chi ha molto e può superarne i danni, e a chi ha

poco e nol può--l'abolizione d'ogni _privilegio_ dato ad alcune

categorie di creditori sui beni mobili ed immobili dei debitori--la

soppressione d'ogni cosa che inceppi la circolazione dell'elemento

territoriale--l'abolizione dei tributi indiretti e la successiva

unificazione di tutti in uno--un sistema finanziario fondato

sull'_economia_ e sull'incremento delle sorgenti di _produzione_--ed

altro. E sappiamo pure che disposizioni siffatte non sono da sperarsi

colla Instituzione che regge, ed esigono l'ordinamento d'un Potere

Legislativo nel quale il Lavoro possa essere largamente

rappresentato--d'un Potere _esecutivo_, responsabile _tutto_ e

amovibile, richiamato all'ufficio definito dal nome--d'una

_amministrazione_ lasciata il più possibile all'elezione delle

località--d'un sistema di difesa che sostituisca all'Esercito permanente

la Nazione armata--d'un concetto di vita politica insomma che,

considerando il Progresso come _fine_ alla Società, il _diritto_ come

emanazione del Dovere, l'Educazione morale verso la coscienza del _fine_

comune come base di Legislazione, il Voto e l'Armi come segno di

missione nei cittadini, inalzamento dell'umana dignità e stadio

iniziatore all'Educazione, faccia possibile l'armonia fra Governo e

Popolo, l'economia nelle spese, l'applicazione dell'entrata al bene di

tutti, l'aumento della produzione e del consumo corrispondente. Ma non

sono, per gli uomini di buona fede, le questioni di forma governativa

dipendenti dal _fine_ che dobbiamo raggiungere? E se essi dovessero,

riesaminando, convincersi che il problema delle classi artigiane, quale

noi lo accennammo, _esige_ una soluzione, e che questa soluzione è

nell'attuale sistema impossibile, non dovrebbero cercarla altrove con

noi?

È tempo che i buoni s'adoprino a intendersi e a cancellare dall'animo le

ostili, sospettose, rissose abitudini di _partito_. Avversi e

irreconciliabili a quelle poche centinaja di tipi, che, nascenti

dall'avidità o dall'ambizione, fanno bottega del tempio, noi non

guardiamo ai dissenzienti sinceri come a nemici; combattiamo idee, non

uomini; serbiamo l'anatema a quei che illudono, non agli illusi. In

questa nostra Italia nascente, sui primi passi della quale dovremmo noi

tutti vegliare con amore e trepidanza religiosa, ogni guerra di

passioni, ogni linguaggio che susciti a istinti di terrore, d'invidia,

di riazione, ci sembra colpa. Fummo e saremo, affermando, colla parola e

quando che sia col fatto, la nostra credenza, tolleranti d'ogni passato

leale. E perchè ci sentiamo tali, abbiamo diritto d'esser creduti quando

diciamo che scrivendo ai _moderati_ d'oneste intenzioni, noi non

pensiamo che all'avvenire della madre comune e al male che può escire

dal loro improvvido attraversarsi a ciò che è disegno di provvidenza più

assai che d'uomini, dall'indifferenza stessa a un progresso che deve

compirsi, con essi o contr'essi.

L'Italia, quale oggi l'abbiamo, senza patto, senza norma morale che

inspiri gli atti pubblici della sua vita, senza intelletto delle sue

grandi tradizioni, senza coscienza di missione nel mondo, senza definita

politica internazionale, trascinata da pochi uomini che si sottentrano

sempre gli stessi, cadendo e rizzandosi a vicenda per breve tempo, entro

un cerchio che ha scritto da un lato: _inferiorità fra le Nazioni_,

dall'altro: _resistenza_ e _rovina_, non è l'Italia che essi vogliono,

che noi vogliamo. Ma limitandoci ora alla questione speciale che ci

occupa, credono essi che una rivoluzione nazionale possa compirsi

nell'angusta sfera _politica_ e senza produrre gravi modificazioni nella

sfera della vita _sociale_? Credono che le classi diseredate di diritti

politici e socialmente inferiori possano affratellarsi durevolmente con

essa, possano eternamente rassegnarsi a dare per essa il loro sangue e

l'opera loro se non raccogliendone giovamento alle loro misere

condizioni? Intendono la voce del Fato che domina d'alto la logica

progressione storica seguìta sulla spirale del Progresso dal moto

emancipatore? Non sentono nell'anima ciò che spira di santamente solenne

nel lento sorgere del popolo tendente a formare nell'eguaglianza e

nell'amore l'unità della umana famiglia? E hanno mai veduto nella Storia

milioni d'uomini agitarsi lungamente in seno a una Patria verso un

giusto miglioramento e rimanere lungamente inascoltati, senza

travolgersi, dietro a suggerimenti pericolosi, nel rancore, nella

tendenza a ribellioni violente e nella esagerazione del _fine_ cercato?

Gli uomini delle classi medie, gli _agiati_, pensino e provvedano. Figli

dei Comuni, ricordino che gli artigiani chiedono oggi emancipazione

dagli ordini che regolano il _salario_, ajuti all'_associazione_ e

diritti di cittadini in nome della stessa legge di Progresso che li

spingeva, sei secoli addietro, a emanciparsi dagli ordini del

signorilismo feudale. Sciolgano il problema del Lavoro, se possono,

colla Instituzione attuale: se non possono, vengano a noi. Ma sopratutto

rinneghino ogni linguaggio simile a quello del gazzettiere imprudente

dal quale prendemmo le mosse. Ogni sillaba d'articoli siffatti è veleno

nelle vene del corpo sociale.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 202 / 227 题