XXIII.

Ed io so che parecchî fra voi, incadaveriti in ogni libera facoltà per

troppo lungo soggiorno appiè dell'Idolo _Forza_, dell'Idolo _Tattica_,

dell'Idolo _Lucro_, s'irriteranno delle mie parole e diranno _raca!_ al

fratello; e appiattati, siccome ladri in viottoli, in qualche angolo

oscuro dei loro diarî e libercoli, schizzeranno contro me fango, bava e

veleno. Ma essi non hanno potere sull'anima mia, nè contro le verità

ch'io parlo ai giovani e ai figli del Popolo, e che i giovani e i figli

del Popolo ascolteranno quando che sia.

Però che Dio mi diede, chiamandomi a vita quaggiù, una inesauribile

potenza d'amore ed una di spregio. E come Giovanni Huss di sul rogo,

vedendo un uom del contado affaccendarsi per aggiungere legna a quella

che già lo ardeva, esclamava: _o semplicità santa!_ io diffondo la prima

sulla testa di quei che m'oltraggiano per errore di mente debole: e la

seconda, io la verso sulla testa degli idolatri che calunniano per basso

livore d'invidia o per secondi fini. Nè guardo o curo più oltre.

Ma il Vero ch'io parlo, come m'è inspirato dalla tradizione d'Italia e

dalla pura coscienza, è immortale; nè calunnia di codardi o malia di

false dottrine o bastardure di corti può soffocarlo se non per poco.

E in nome di quel Vero oggi io grido:

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 155 / 227 题