Tra noi e voi, signore, corre un abisso. I nostri sono due programmi
radicalmente diversi. Perchè, come noi facciamo, nol dite? Perchè
persistere a ingannare l'Italia e l'Europa sul vostro intento?
Noi rappresentiamo l'Italia: voi rappresentate la vecchia, cupida e
paurosa ambizione di Casa Savoja.
Noi vogliamo anzitutto l'unità Nazionale: voi non cercate se non un
ingrandimento territoriale nel nord dell'Italia ai regî dominî; voi
avversate l'Unità, perchè disperate di conquistarla e di dominarla.
Noi crediamo nell'iniziativa del popolo d'Italia: voi la temete, e vi
studiate di allontanarla. Voi sperate l'accrescimento sognato, dalla
diplomazia, dal favore dei Governi Europei. Ogni _iniziativa_ v'è dunque
contesa, e voi non potete porgere alla Nazione _opportunità_ per sorgere
e costituirsi.
Noi vogliamo che il paese, sorto una volta che sia, scelga libero la
forma d'instituzioni che dovrà reggerlo: voi negate la sovranità
nazionale, e fate della monarchia una prepotente condizione d'ogni ajuto
all'impresa.
Noi cerchiamo i nostri ajuti fra i popoli che hanno con noi comunione
d'intento, di dolori e di lotte: voi li cercate fra i nostri oppressori,
fra i poteri deliberatamente, necessariamente avversi alla nostra Unità.
Noi consacriamo tempo, mezzi, anima, vita, a persistere in una guerra
che, attraverso una serie inevitabile di sconfitte, educa il nostro
popolo a combattere, radica in Europa l'Idea che l'Italia vuole davvero,
e deve infallibilmente conchiudersi colla vittoria: voi consacrate
tempo, mezzi e politica, ad attraversarci la via, a perseguitarci
dovunque potete scoprirci, a denunciarci alle polizie dei Governi
assoluti, a dissuggellare le nostre lettere, a cercar di sopprimere,
legalmente ed illegalmente, i nostri giornali.
Noi adoriamo una fede: la FEDE NAZIONALE;--un principio: il PRINCIPIO
popolare repubblicano;--una politica: l'espressione ardita, continua,
colla parola e coi fatti, del DIRITTO italiano: voi piegate il ginocchio
davanti alla forza, ai trattati del 1815, al dispotismo, a ogni cosa che
sia, purchè sorretta da _squadre grosse_. Non avete scorta di moralità
nè di fede.
Noi vi accusiamo: voi ci calunniate.
Tra voi e noi, signore, l'Italia giudicherà. Io penso talora che voi
avreste potuto, volendo, fare l'Italia, e che la politica del marchese
d'Azeglio e la vostra non sommeranno che a disfare il Piemonte.
_Giugno, 1858._