IX.

Tra noi e voi, signore, corre un abisso. I nostri sono due programmi

radicalmente diversi. Perchè, come noi facciamo, nol dite? Perchè

persistere a ingannare l'Italia e l'Europa sul vostro intento?

Noi rappresentiamo l'Italia: voi rappresentate la vecchia, cupida e

paurosa ambizione di Casa Savoja.

Noi vogliamo anzitutto l'unità Nazionale: voi non cercate se non un

ingrandimento territoriale nel nord dell'Italia ai regî dominî; voi

avversate l'Unità, perchè disperate di conquistarla e di dominarla.

Noi crediamo nell'iniziativa del popolo d'Italia: voi la temete, e vi

studiate di allontanarla. Voi sperate l'accrescimento sognato, dalla

diplomazia, dal favore dei Governi Europei. Ogni _iniziativa_ v'è dunque

contesa, e voi non potete porgere alla Nazione _opportunità_ per sorgere

e costituirsi.

Noi vogliamo che il paese, sorto una volta che sia, scelga libero la

forma d'instituzioni che dovrà reggerlo: voi negate la sovranità

nazionale, e fate della monarchia una prepotente condizione d'ogni ajuto

all'impresa.

Noi cerchiamo i nostri ajuti fra i popoli che hanno con noi comunione

d'intento, di dolori e di lotte: voi li cercate fra i nostri oppressori,

fra i poteri deliberatamente, necessariamente avversi alla nostra Unità.

Noi consacriamo tempo, mezzi, anima, vita, a persistere in una guerra

che, attraverso una serie inevitabile di sconfitte, educa il nostro

popolo a combattere, radica in Europa l'Idea che l'Italia vuole davvero,

e deve infallibilmente conchiudersi colla vittoria: voi consacrate

tempo, mezzi e politica, ad attraversarci la via, a perseguitarci

dovunque potete scoprirci, a denunciarci alle polizie dei Governi

assoluti, a dissuggellare le nostre lettere, a cercar di sopprimere,

legalmente ed illegalmente, i nostri giornali.

Noi adoriamo una fede: la FEDE NAZIONALE;--un principio: il PRINCIPIO

popolare repubblicano;--una politica: l'espressione ardita, continua,

colla parola e coi fatti, del DIRITTO italiano: voi piegate il ginocchio

davanti alla forza, ai trattati del 1815, al dispotismo, a ogni cosa che

sia, purchè sorretta da _squadre grosse_. Non avete scorta di moralità

nè di fede.

Noi vi accusiamo: voi ci calunniate.

Tra voi e noi, signore, l'Italia giudicherà. Io penso talora che voi

avreste potuto, volendo, fare l'Italia, e che la politica del marchese

d'Azeglio e la vostra non sommeranno che a disfare il Piemonte.

_Giugno, 1858._

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 121 / 227 题