Ho detto che salutereste liberatore ed eroe l'uomo dal cui pugnale
escisse, come dal dardo di Tell, l'insurrezione trionfante d'un popolo.
E dico che salutereste glorioso fra tutti i popoli quel popolo che,
sprovveduto d'altre armi, trovasse modo d'emanciparsi dall'oppressore
straniero con soli pugnali. I vostri poeti inneggiarono in ogni tempo ai
pugnali che liberarono col VESPRO la Sicilia dagli invasori Francesi. I
vostri scrittori politici, Balbo fra gli altri, proposero venti volte
all'Italia l'esempio della Guerra d'Indipendenza spagnuola; e fu, come
la intimava il grido energico di Palafox, guerra a coltello. Tra voi e
me non corre differenza se non quest'una: ch'io dico: _santa è ogni
guerra contro lo straniero_, e onoro chi la tenta s'anche soccombe; voi
dite: _santa è ogni guerra che vince_, e insultate ai caduti. Voi
gittate l'oltraggio sugli arditi popolani Milanesi del 6 febbrajo: li
avreste detti magnanimi e salvatori del paese, se avessero vinto. Voi di
certo non credeste che un popolo servo dello straniero e capace di
liberarsi non debba farlo, sol perchè l'armi rimaste in sue mani non
raggiungono una data lunghezza; voi credete _morale_ l'uso d'un'arme da
fuoco sparata di dietro da una barricata, o di una granata avventata in
una insurrezione nazionale da un tetto di casa, e gridate _immorale_
l'uso d'un pugnale brandito sul petto al soldato straniero da chi
avventura nel tentativo la vita. Voi non credete, in guerra, colpa le
sorprese o infamia le mire: voi non offrireste duello al masnadiere che
v'occupasse la casa, ma fareste arme d'ogni cosa a liberarvene
speditamente e col menomo vostro pericolo. A voi riesce mal gradita
l'insurrezione _iniziata_ da popolani. Come piegare davanti al prestigio
monarchico moltitudini che hanno raggiunto coscienza di emanciparsi da
sè? Dietro a tentativi come quello del 6 febbrajo, voi intravedete il
fantasma, che vi turba i sonni, della sovranità popolare; dietro a un
VESPRO, la dittatura indipendente degli uomini che lo diressero: quindi
l'ire. Non millantate moralità. Se i popolani d'Italia vibrassero i loro
coltelli al grido di _Viva il re Sardo!_ e vincessero, voi li
abbraccereste fratelli. E se vincessero anche senza quel grido, voi li
abbraccereste il dì dopo, per cercare d'impossessarvene e sviarne e
tradirne i nobili istinti a benefizio d'un concettuccio ambizioso della
monarchia.
Ma intorno al pugnale adoprato com'arme di guerra dal popolo, a cacciar
dalla terra, ch'è sua, il ladrone straniero, non occorre ch'io spenda
parole. Se gl'Italiani, determinati una volta a conquistarsi libertà e
patria coll'insurrezione, si ritraessero, per dubbiezze intorno ai palmi
e pollici delle loro armi, sarebbero, più che stolti, ridicoli. Se la
bestemmia d'un popolo tormentato potesse, concentrata miracolosamente a
veleno, spegnere in un subito e senza tempo a difesa quanti violano le
nostre Alpi per avidità di potenza e d'oro, quanti contaminano di sozza
tirannide e di pianti materni e di sangue di onesti le contrade che Dio
ci diede, la bestemmia sarebbe santificata agli uomini e a Dio.