IV.

Ho detto che salutereste liberatore ed eroe l'uomo dal cui pugnale

escisse, come dal dardo di Tell, l'insurrezione trionfante d'un popolo.

E dico che salutereste glorioso fra tutti i popoli quel popolo che,

sprovveduto d'altre armi, trovasse modo d'emanciparsi dall'oppressore

straniero con soli pugnali. I vostri poeti inneggiarono in ogni tempo ai

pugnali che liberarono col VESPRO la Sicilia dagli invasori Francesi. I

vostri scrittori politici, Balbo fra gli altri, proposero venti volte

all'Italia l'esempio della Guerra d'Indipendenza spagnuola; e fu, come

la intimava il grido energico di Palafox, guerra a coltello. Tra voi e

me non corre differenza se non quest'una: ch'io dico: _santa è ogni

guerra contro lo straniero_, e onoro chi la tenta s'anche soccombe; voi

dite: _santa è ogni guerra che vince_, e insultate ai caduti. Voi

gittate l'oltraggio sugli arditi popolani Milanesi del 6 febbrajo: li

avreste detti magnanimi e salvatori del paese, se avessero vinto. Voi di

certo non credeste che un popolo servo dello straniero e capace di

liberarsi non debba farlo, sol perchè l'armi rimaste in sue mani non

raggiungono una data lunghezza; voi credete _morale_ l'uso d'un'arme da

fuoco sparata di dietro da una barricata, o di una granata avventata in

una insurrezione nazionale da un tetto di casa, e gridate _immorale_

l'uso d'un pugnale brandito sul petto al soldato straniero da chi

avventura nel tentativo la vita. Voi non credete, in guerra, colpa le

sorprese o infamia le mire: voi non offrireste duello al masnadiere che

v'occupasse la casa, ma fareste arme d'ogni cosa a liberarvene

speditamente e col menomo vostro pericolo. A voi riesce mal gradita

l'insurrezione _iniziata_ da popolani. Come piegare davanti al prestigio

monarchico moltitudini che hanno raggiunto coscienza di emanciparsi da

sè? Dietro a tentativi come quello del 6 febbrajo, voi intravedete il

fantasma, che vi turba i sonni, della sovranità popolare; dietro a un

VESPRO, la dittatura indipendente degli uomini che lo diressero: quindi

l'ire. Non millantate moralità. Se i popolani d'Italia vibrassero i loro

coltelli al grido di _Viva il re Sardo!_ e vincessero, voi li

abbraccereste fratelli. E se vincessero anche senza quel grido, voi li

abbraccereste il dì dopo, per cercare d'impossessarvene e sviarne e

tradirne i nobili istinti a benefizio d'un concettuccio ambizioso della

monarchia.

Ma intorno al pugnale adoprato com'arme di guerra dal popolo, a cacciar

dalla terra, ch'è sua, il ladrone straniero, non occorre ch'io spenda

parole. Se gl'Italiani, determinati una volta a conquistarsi libertà e

patria coll'insurrezione, si ritraessero, per dubbiezze intorno ai palmi

e pollici delle loro armi, sarebbero, più che stolti, ridicoli. Se la

bestemmia d'un popolo tormentato potesse, concentrata miracolosamente a

veleno, spegnere in un subito e senza tempo a difesa quanti violano le

nostre Alpi per avidità di potenza e d'oro, quanti contaminano di sozza

tirannide e di pianti materni e di sangue di onesti le contrade che Dio

ci diede, la bestemmia sarebbe santificata agli uomini e a Dio.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 116 / 227 题