Voi siete ministri di Francia, signori: io non sono che un esule. Voi
avete potenza, oro, eserciti e moltitudini d'uomini pendenti dal vostro
cenno; io non ho conforti se non in pochi affetti, e in quest'alito
d'aura che mi parla di patria dall'Alpi e che voi forse, inesorabili
nella persecuzione come chi teme, v'adoprerete a rapirmi. Pur non vorrei
mutar la mia sorte con voi. Io porto con me nell'esilio la calma serena
d'una pura coscienza. Posso levare tranquillo il mio occhio sull'altrui
volto senza temenza d'incontrar chi mi dica _Tu hai deliberatamente
mentito_. Ho combattuto e combatterò senza posa e senza paura dovunque
io mi sia, i tristi oppressori della mia patria: la menzogna, qualunque
sembianza essa vesta; e i poteri che, come il vostro, s'appoggiano a
mantenere o ricreare il regno del privilegio, sulla corruttela, sulla
forza cieca e sulla negazione del progresso nei popoli: ma ho combattuto
con armi leali; nè mai mi sono trascinato nel fango della calunnia, o
avvilito ad avventare la parola _assassino_ contro chi m'era ignoto ed
era forse migliore di me.
Dio salvi a voi, signori, il morir nell'esilio; perchè voi non avreste a
confortarvi coscienza siffatta.
_Settembre 1849._