VII.

Voi siete ministri di Francia, signori: io non sono che un esule. Voi

avete potenza, oro, eserciti e moltitudini d'uomini pendenti dal vostro

cenno; io non ho conforti se non in pochi affetti, e in quest'alito

d'aura che mi parla di patria dall'Alpi e che voi forse, inesorabili

nella persecuzione come chi teme, v'adoprerete a rapirmi. Pur non vorrei

mutar la mia sorte con voi. Io porto con me nell'esilio la calma serena

d'una pura coscienza. Posso levare tranquillo il mio occhio sull'altrui

volto senza temenza d'incontrar chi mi dica _Tu hai deliberatamente

mentito_. Ho combattuto e combatterò senza posa e senza paura dovunque

io mi sia, i tristi oppressori della mia patria: la menzogna, qualunque

sembianza essa vesta; e i poteri che, come il vostro, s'appoggiano a

mantenere o ricreare il regno del privilegio, sulla corruttela, sulla

forza cieca e sulla negazione del progresso nei popoli: ma ho combattuto

con armi leali; nè mai mi sono trascinato nel fango della calunnia, o

avvilito ad avventare la parola _assassino_ contro chi m'era ignoto ed

era forse migliore di me.

Dio salvi a voi, signori, il morir nell'esilio; perchè voi non avreste a

confortarvi coscienza siffatta.

_Settembre 1849._

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 80 / 227 题