Da cinque giorni noi siamo rivestiti d'un sacro mandato dall'Assemblea.
Abbiamo maturamente interrogato le condizioni del paese, quelle della
patria comune, l'Italia, i desiderî dei buoni, e la nostra coscienza; ed
è tempo che il popolo oda una voce da noi; è tempo che per noi si dica
con quali norme generali noi intendiamo soddisfare al mandato.
Provvedere alla salute della repubblica; tutelarla dai pericoli interni
ed esterni; rappresentarla degnamente nella guerra dell'indipendenza:
questo è il mandato affidatoci.
E questo mandato significa per noi non solamente venerazione a una
forma, a un nome, ma al _principio_ rappresentato da quel nome, da
quella forma governativa; e quel _principio_ è per noi un principio
d'amore, di maggiore incivilimento, di progresso fraterno con tutti e
per tutti, di miglioramento morale, intellettuale, economico per la
universalità dei cittadini. La bandiera repubblicana inalzata in Roma
dai rappresentanti del popolo non esprime il trionfo d'una frazione di
cittadini sopra un'altra; esprime un trionfo comune, una vittoria
riportata da molti, consentita dalla immensa maggiorità, del principio
del bene su quello del male, del diritto comune sull'arbitrio dei pochi,
della santa eguaglianza che Dio decretava a tutte le anime, sul
privilegio e sul dispotismo. Noi non possiamo essere repubblicani senza
essere e dimostrarci migliori dei poteri rovesciati per sempre.
Libertà e Virtù, Repubblica e Fratellanza devono essere inseparabilmente
congiunte. E noi dobbiamo darne l'esempio all'Europa. La repubblica in
Roma è un programma italiano: una speranza, un avvenire pei ventisei
milioni d'uomini fratelli nostri. Si tratta di provare all'Italia e
all'Europa che il nostro grido _Dio e il Popolo_ non è una menzogna--che
l'opera nostra è in sommo grado religiosa, educatrice, morale--che false
sono le accuse d'intolleranza, d'anarchia, di sommovimento avventate
alla santa bandiera, e che noi procediamo, mercè il principio
repubblicano, concordi come una famiglia di buoni, sotto il guardo di
Dio e dietro alle inspirazioni dei migliori per Genio e Virtù, alla
conquista dell'ordine vero, Legge e Forza associate.
Così intendiamo il nostro mandato. Così speriamo che tutti i cittadini
lo intenderanno a poco a poco con noi. Noi non siamo governo di un
partito; ma governo della nazione. La nazione è repubblicana. La nazione
abbraccia quanti in oggi professano sinceri la fede repubblicana,
compiange ed educa quanti non ne intendono la santità; schiaccia nella
sua onnipotenza di sovranità quanti tentassero violarla con ribellione
aperta o mene segrete provocatrici di risse civili.
Nè intolleranza, nè debolezza. La repubblica è conciliatrice ed
energica. Il governo della repubblica è forte; quindi non teme; ha
missione di conservare intatti i diritti e libero il compimento dei
doveri d'ognuno: quindi non s'inebria di una vana e colpevole securità.
La nazione ha vinto; vinto per sempre. Il suo governo deve avere la
calma generosa e serena e non deve conoscere gli abusi della vittoria.
Inesorabile quanto al principio, tollerante e imparziale cogli
individui: nè codardo nè provocatore: tale dev'essere un governo per
esser degno dell'instituzione repubblicana.
Economia negli impieghi; moralità nella scelta degli impiegati;
capacità, accertata dovunque si può per concorso, messa a capo di ogni
ufficio, nella sfera amministrativa.
Ordine e severità di verificazione e censura nella sfera finanziaria,
limitazione di spese, guerra a ogni prodigalità, attribuzione d'ogni
denaro del paese all'utile del paese, esigenza inviolabile d'ogni
sacrificio ovunque le necessità del paese la impongano.
Non guerra di classi, non ostilità alle ricchezze acquistate, non
violazioni improvvide o ingiuste di proprietà; ma tendenza continua al
miglioramento materiale dei meno favoriti dalla fortuna, e volontà ferma
di ristabilire il credito dello Stato, e freno a qualunque egoismo
colpevole di monopolio, d'artificio, o di resistenza passiva,
dissolvente o procacciante alterarlo.
Poche e caute leggi; ma vigilanza decisa sull'esecuzione.
Forza e disciplina d'esercito regolare sacro alla difesa del paese,
sacro alla guerra della nazione per l'indipendenza e per la libertà
dell'Italia.
Sono queste le basi generali del nostro programma: programma che
riceverà da noi sviluppo più o meno rapido a seconda dei casi, ma che,
intenzionalmente, noi non violeremo giammai.
Recenti nel potere, circondati d'abusi spettanti al governo caduto,
arrestati a ogni passo dagli effetti dell'inerzia e delle incertezze
altrui, noi abbiamo bisogno di tolleranza da tutti; bisogno sovra ogni
cosa che nessuno ci giudichi fuorchè sulle opere nostre. Amici a quanti
vogliono il bene della patria comune, puri di core se non potenti di
mente, collocati nelle circostanze più gravi che sieno mai toccate ad un
popolo e al suo governo, noi abbiamo bisogno del concorso attivo di
tutti, del lavoro concorde, pacifico, fraterno di tutti. E speriamo
d'averlo. Il paese non deve nè può retrocedere: non deve nè vuole cadere
nell'anarchia. Ci secondino i buoni; Dio, che ha decretato Roma risorta
e l'Italia nazione, ci seconderà.
_5 aprile 1849._