Tenente generale F. BAVA BECCARIS.»

L’esagerazione interessata, la vera ubbriacatura locale, infine, spiega

come e perchè si abbia perduto l’esatta percezione degli avvenimenti a

Roma e fa anche supporre la buona fede nei Ministri, che distribuirono

medaglie ed onorificenze in numero sbalorditivo e suggerirono al Re

questo telegramma, di cui a loro resta tutta la responsabilità:

«_Roma, addì 6 giugno 1898 — ore 21,20._

«Ho preso in esame la proposta delle ricompense presentatemi dal

ministro della guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e

col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la

virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero

mirabile esempio. A Lei poi personalmente volli conferire di

_motu proprio_ la Croce di Grand’ufficiale dell’ordine militare

di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle

_istituzioni_ ed alla _civiltà_ e perchè Le attesti col mio affetto

la riconoscenza mia e della Patria.

«UMBERTO».

Dinanzi a questo lusso di ringraziamenti, di lodi e di ricompense,

saremmo curiosi di conoscere quali severe parole dovrebbe adoperare

l’onorevole Deputato Franchetti, che altra volta si scandalizzò

— consenziente l’on. Pelloux allora ministro della Guerra — delle

numerose ricompense accordate per la cosidetta battaglia di Coatit,

e nelle quali non esitò a scorgere «sintomi, nei gradi supremi

dell’esercito, di stanchezza, di rilassatezza nell’apprezzare l’ideale

militare, di disinteressamento da quegli interessi alti, il cui

complesso, costituisce appunto la forza militare della nazione»[20].

E molti che amano la monarchia e l’esercito, con uno sconforto

indicibile, di fronte alla suprema onorificienza militare — il titolo

di _Grande uffiziale dell’ordine militare di Savoia_ — accordato al

Generale Bava Beccaris, si domandano quale altra si dovrebbe e potrebbe

concedere al fortunato soldato che salvasse l’Italia da un invasore

straniero![21]

Se la vittoria ottenuta dall’esercito in Milano, dal punto di vista

militare, per denominarla benevolmente, si deve dirla lillipuziana,

dall’altro canto non si può dire che brillarono le doti politiche e

civili del Regio Commissario Straordinario in guisa da compensare

l’assoluta mancanza dei meriti guerreschi — mancanza aggravata da

questo ingenuo appello ai cittadini di Milano:

_Cittadini!_

Da tre giorni la truppa del presidio, in continuo servizio di

pubblica sicurezza, si trova talvolta nella impossibilità di

provvedere alla confezione del rancio giornaliero.

Questo disagio aggiunto agli altri di questi giorni riesce assai

penoso.

Faccio quindi appello al cuore della cittadinanza, fiducioso

che essa vorrà concorrere volonterosamente ad eliminare questo

inconveniente.

A tale scopo ho autorizzato i signori comandanti dei singoli

riparti di truppa a rivolgersi ai privati, ai proprietari delle

locande, dei ristoranti, degli alberghi per ottenere da essi la

concessione temporanea delle cucine e di quanto occorra per la

cottura del vitto.

Dai signori comandanti militari saranno rilasciati, a richiesta,

buoni per ottenere, a suo tempo, il rimborso del prezzo delle

somministrazioni fatte.

_Milano, 10 maggio 1898._

L'Italia nel 1898 (Tumulti e reazione) · 第 22 / 46 题